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Manuela Saenz Orinoco

Manuela Saenz

Intervista ad Alessandro Bonafede: presidente dell’ASS. ISOLA Italia*‬

da www.ilsudest.it

di MADDALENA CELANO

M. C.: Con quale ONG ha collaborato e che ruolo ottenne? Era un semplice cooperante o il leader di un progetto sociale in Colombia?

‪A. B.: Ho lavorato come cooperante di una ONG che aveva il compito di proteggere la vita di attivisti sociali: sindacalisti leader contadini soprattutto e leader indigeni.

Mi proposero di fare il presidente ma rifiutai per attenermi alla mia passione: responsabile della comunicazione e accompagnatore internazionale, cosa che mi ha permesso di viaggiare molto e vedere paesaggi bellissimi, conoscere gente meravigliosa in zone dove nemmeno i bogotani conoscono adeguatamente, invece che stare in un ufficio, dietro a una scrivania con gli occhi sullo schermo di un pc.

La ONG si chiamava IPO International Peace Observatory, poi il progetto è stato chiuso e se ne è aperto un altro che si chiama IAP International Action for Peace.

Sarebbe interessante se i nostri lettori, su youtube ascoltassero il brano dei Los Nandez, Lero lero, è un brano che descrive adeguatamente l’ attuale realtà colombiana

(‪https://www.youtube.com/watch?v=hSBCO6wx2i8) .

Ho vissuto in molte metropoli e sono romano ma il mio mondo ideale assomiglia più a una cittadella di 200mila abitanti massimo con paesini intorno. Il resto l’ho già visto e mi annoia.

In Colombia più volte mi hanno chiesto se volevo maneggiare armi e ho sempre rifiutato. Mi sono trovato in mezzo a numerose sparatorie, sia urbane che da guerra vera campestre. Non è proprio semplicissimo mantenere la calma come se stessi su facebook, a casa propria.

M. C.: Purtroppo il TRENO DELLA STORIA, quando va bene, passa una volta ogni 150 anni! Chi sa se vedremo mai una rivoluzione… Forse continueremo a vivere in un paese capitalista che ci toglierà la dignità fino alla morte! Sempre che non si fugga per raggiungere l’America Latina o il Donbass! Come ha vissuto queste continue rivolte campestri o contadine?

A. B.: la guerriglia fa esattamente questo: attacca velocemente e a fondo e si ritira ancora più velocemente. La guerra la faccio per vincerla: SI VIS PACEM PARA BELLUM (se vuoi la pace preparati alla guerra). Sennò stabilizzo il risultato, come diciamo a Torpignatatra, e mi tengo quello che ho! Intanto suggerisco ai nostri lettori un nuovo video che descrive le rivolte contadine in Colombia: Toma de las FARC  a mitu coordinada y planeada por el…

‪(https://www.youtube.com/watch?v=eeZgy8rgWYs)

M. C: Ha mai collaborato con le FARC?

A. B.: Non sono precisamente PRO-FARC ma di tattiche militari ne capiscono tanto per rimanere in topic! “Beh, Alessandro noi delle FARC non siamo stinchi di santo…” uno delle FARC mi disse durante un incontrato al bar! Mi dispiace ma qui ti contesto lo schema logico di base. Il conflitto colombiano è esente da giudizi kantiani di valore, sennò si fa neocolonialismo europeo. Non si può schematizzare in chi ha ragione e chi ha torto. Magari fosse così!

Facendo un parallelo con Cuba (dove tra l’altro si trova la sede della Massoneria Internazionale: in cui i più grandi massoni internazionali s’incontrano annualmente): “Cuba non è quello che ha voluto essere. Cuba è quello che ha potuto essere” (Fidel Castro).

Io ero sposato con la nipote del Gran Maestro della Massoneria Colombiana: ma divorziai molto presto. Sono fuggito da questo contesto: vivere come un iper-privilegiato ricco tra migliaia di poveri. Purtroppo non sono furbo. Lasciai tutto e andai a vivere a San Augustin, nel quartiere 7 Agosto di Bogotá (la Torpignattara bogotana): però stavo in una casa di artisti poveri ma divertentissimi (senza cocaina).

Quando si ha denaro a sufficienza, si ragiona così: “proviamo a fare di più”. Ma quando ne hai pochi si ragiona differentemente, come loro: “teniamoci quello che abbiamo e prendiamocene un po’ di più piano piano”. A Torpigattara si dice: stabilizzare il risultato…

Suggerisco un brano su youtube che descrive la vita nei quartieri poveri bogotani: El viejo nandez en mi barrio (‪https://www.youtube.com/watch?v=zl-XlK7iubk).   Sono 12 anni che combatto. Una volta a Santa Marta (Caribe colombiano) mi hanno sparato su un piede ma per scherzo perché lavoravo come cameriere: facevo la lasagna, la pizza, organizzavo  feste gratis per il villaggio e la gente mi voleva bene anche se nell’ area paramilitare non ero affatto ben visto! Mi hanno anche rubato un computer…

M. C.: Non è chiara la risposta: cosa ne pensa del processo di pace e del ruolo politico delle FARC?

A. B.: Il referendum per il sì o il no alla pace, tenutosi nell’ Ottobre 2016, è finito con pochissimi voti (10000) a favore del no all’accordo poiché moltissimi pensano che prima le FARC debbano rispondere dei propri crimini.

M. C.: Attaccare un normale partito politico?! Un movimento di difesa contadina che ha deposto le armi e che ha deciso ad operare nel rispetto della dialettica democratica? Perché, i paramilitari sarebbero esenti da colpe? Non sono i fascisti di Alvaro Uribe ostili alla dialettica democratica?

A. B.: La guerra è guerra! La guerra è uno stato d’ eccezione ed è esente dalle regole di una normale dialettica democratica. Un’amica psicologa mi ha detto che ci vorranno 15 anni minimo per rimarginare i danni psicologici di 50 anni di guerra. Una donna specializzata in psicologia del post conflitto.

M. C.: Crimini delle FARC?! Perché i paramilitari usavano bouquet di fiori?! E le migliaia di bambine e ragazzine stuprate e rapite dai paramilitari, rinchiuse nei loro bordelli legali, bordelli sostenuti dallo stato colombiano per finanziare l’acquisto di armi e uccidere indios e contadini?!

A.B.: Oh, finalmente ci siamo!

No di certo: se si fanno correttamente i conti e si è intellettualmente onesti, i crimini di guerra sono per il 60% imputabili ai paramilitari e solo il 40% è imputabile alle varie guerriglie! Ora c’è una nuova guerriglia: l’Esercito Popolare di Liberazione che ha messo una bomba in un supermercato e ha ammazzato una ragazza straniera, proprio questo mese, pochi giorni fa. Vorrei qui ricordare che anche un semplice cantante di un gruppo rap “alerta camerada” (attenzione compagno) è stato freddato con un colpo alla nuca.

M.C.: Ma se appena le FARC hanno deposto le armi, i paramilitari hanno ricominciato a macellare ex guerriglieri e contadini! Vi sono più morti adesso che con la guerriglia! Che senso avrebbe continuare a demonizzare solo le FARC?

A. B.: Ancora ricordo un concerto rap in un quartiere popolare di Bogotá, in cui i cantanti avevano meno di 18 anni. Mentre cantava una ragazza, tanto erano di fuoco le liriche e ad alto contenuto sociale che l’esercito colombiano pretese di fermare il concerto. Cosa che non avvenne solo per la presenza di noi cooperanti internazionali. Quello a cui tengo particolarmente è evidenziare come la Colombia sia un posto meraviglioso, dove fare turismo sostenibile e responsabile, una terra con una ricchezza incredibile di flora, fauna e buon cibo. Il conflitto armato impedisce di visitare larghe zone del paese e impone alla popolazione civile sofferenze enormi. Sono inoltre un non violento e un pacifista per convinzione: non penso che nella nostra metà di mondo occidentale vi siano gli estremi per giustificare forme di opposizione violenta e che la violenza diffusa sia un gran problema anche in tutto il continente americano. Parallelamente sono contrario a qualunque forma di dittatura.

M. C.: Non pensa che il termine dittatura ormai sia ormai inflazionato? Usato dai presunti “democratici” per demonizzare qualsiasi tentativo, da parte dei paesi sovrani e autonomi dagli USA, a restare sovrani e autonomi…? Ad esempio, si accusa di “dittatura” il governo Venezuelano. Cosa che indigna! Quel governo non è in alcun modo definibile una dittatura, non lo è sotto il profilo giuridico, non lo è  sotto il profilo ideologico, tantomeno sotto il profilo della partecipazione popolare! Ovviamente non considero dittatura neanche il sistema cubano che ritengo persino superiore e più evoluto del sistema Venezuelano! Sai bene che a Cuba annualmente si svolgono libere elezioni, l’astensionismo non esiste, la partecipazione popolare è massiccia, si candida tutta la società civile (associazioni e comitati popolari) e  l’ unica entità a cui è proibito candidarsi è proprio il Partito Comunista Cubano! Ecco perché dico che, spesso, sedicenti anarchici o “democratici” si rendono inconsapevolmente servitori dell’imperialismo USA! Non trovo giusto neanche demonizzare la guerriglia, nei paesi in via di sviluppo, che spesso altro non è che resistenza partigiana verso regimi efferati che praticano apartheid, pulizia etnica, genocidi ed esproprio abusivo di terre ai contadini!

A. B.: Nella “costituzione” inglese (il termine costituzione è improprio perché si tratta di paesi del Common Law non del  Civil Law), è sancito il diritto alla ribellione popolare in caso di dittatura. Voltaire disse: schiacciate l’infame! Dove l’infame era la Chiesa Cattolica che esercitava da secoli un regime autoritario e repressivo. La nostra democrazia è nata dalla ribellione popolare della Resistenza dei partigiani, comunisti per lo più ma anche liberali, cattolici, etc. Da ciò nacque la nostra “democrazia”, sulle ceneri del fascismo. La Colombia è l’unico paese dell’America latina dove non c’è stata una dittatura negli anni 70. Tuttavia vi è stato un conflitto armato durato più di 50 anni, tutt’ora in corso. Nelle democrazie occidentali siamo indubbiamente di fronte a una forma nascente e inedita di totalitarismo, basato sulla dittatura della merce, il saccheggio delle risorse naturali, la guerra imperialista, etc. E’ anche vero però che sono stati faticosamente rosicchiati spazi di libertà e altri bisogna conquistarne. Ma il processo è culturale, sociale e politico. Non certo militare!

*(organizzazione di solidarietà, per la resistenza non violenta e la tutela delle popolazioni indigene in Colombia) cooperante, internazionalista e attivista pacifista

Adelina Adeluna: un’ex schiava contro il prossenetismo organizzato

di MADDALENA CELANO

Articolo tratto da  www.ilSudEst.it

L’attivista anti-tratta Adelina Adeluna, ex vittima del racket della prostituzione, dal 21 al 25 febbraio riprenderà, in Puglia, le sue battaglie e le manifestazioni contro l’abolizione della Legge Merlin, “ventilata” a Bari durante il Processo Tarantini e da alcuni partiti politici, dall’estrema destra all’estrema sinistra.  La piattaforma di Adelina Adeluna è chiara: la prostituzione è sfruttamento. Per Adelina, le donne coinvolte sono pensate come “donne prostitute” che sono abusate da una società patriarcale di dominio maschile e sfruttamento sessuale. I risultati di diversi studi statunitensi sulla prostituzione supportano l’idea che la prostituzione sia associata all’abuso di droghe, ai rischi di HIV / AIDS, alla violenza sessuale e a problemi emotivi e di salute mentale per le donne coinvolte. Risulta un forte collegamento tra l’abuso di droghe e prostituzione. Le scoperte della ricerca suggeriscono che alcune donne usano droghe per far fronte alla vergogna, alla violenza e ai traumi che affrontano come prostitute, mentre altre donne entrano nella prostituzione già drogate e usano la prostituzione per finanziare la dipendenza dalla droga. Le donne prostitute continuano a correre il rischio di contrarre l’HIV / AIDS. I ricercatori citano la dipendenza dalle droghe, la resistenza del cliente all’uso del condom, lo stupro, la prostituzione forzata da parte di sfruttatori / sfruttatrici e la mancanza di uso del preservativo. La violenza subita dalle donne prostitute è odiosa e pervasiva, i ricercatori riferiscono che il 70% di queste donne ha subito frequenti e vari atti di violenza. Le donne sono più comunemente vittime di violenza fisica da parte di clienti, amanti intimi, protettori e polizia. Gli studi sul benessere psicosociale e sulla prostituzione trovano che le donne prostitute riportano in genere bassa autostima e alti livelli di depressione e disturbo da stress post-traumatico.

Politiche e programmi supportati dagli abolizionisti

La maggior parte degli abolizionisti sostiene politiche che depenalizzano la prostituzione per le vittime. Incoraggiano sanzioni rigide e / o interventi efficaci per i protettori, che sono spesso noti come “trafficanti” o clienti, a sua volta noti come “John”. I programmi incentrati sulle comunità fondate da sopravvissute o che impiegano sopravvissute per intervenire permettono di aiutare a costruire relazioni con le donne prostituite. I programmi di assistenza sociale possono anche aiutare le vittime ad affrontare i loro problemi e soddisfare i loro bisogni offrendo trattamenti per gli abusi di sostanze, alloggi temporanei, gestione dei casi, trattamento di traumi, lavoro di gruppo, consulenza interpersonale e programmi di formazione professionale.

Ridurre la violenza contro le donne

Ridurre la violenza contro le donne richiede che si veda la prostituzione di per sé come violenza verso le donne. Per Adelina, la prostituzione non è una scelta; la prostituzione è un “ripiego” per le donne a causa di circostanze difficili come grave povertà, gravi debiti o abusi.

Perché il prossenetismo non dovrebbe essere legale

L’idea che legalizzare o decriminalizzare il sesso commerciale ridurrebbe i suoi danni è un mito persistente. Molti sostengono che se il commercio sessuale fosse legale, regolamentato e trattato come qualsiasi altra professione, sarebbe più sicuro. Ma la ricerca dice il contrario. I paesi che hanno regolamentato il prossenetismo hanno subito un’ondata di traffico di esseri umani, sfruttamento della prostituzione e altri crimini correlati. La seguente ricerca afferma che la legalizzazione o la depenalizzazione non è la risposta alla riduzione dei danni inerenti al sesso commerciale.

Fonte principale: American Journal of Epidemiology

Copyright © 2004 della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Healt

La carne femminile come “merce”e strumento di corruzione

Tratto da   www.ilsudest.it

di MADDALENA CELANO

Le battaglie di Adelina Adeluna

Qualche notizia sulla stampa le intercettazioni telefoniche in cui Silvio Berlusconi svela rapporti frequenti con il prossenetismo nostrano. Le intercettazioni telefoniche sono state rilasciate per un’indagine sull’imprenditore Gianpaolo Tarantini, accusato di aver pagato donne per Berlusconi, 74 anni, una casa sua nel 2008 e nel 2009. L’ex primo ministro italiano non è sotto inchiesta, anche se le intercettazioni telefoniche attive in dubbio le affermazioni di Berlusconi secondo cui non hanno mai pagato per il sesso. “Sono tutte ben messe”, dice Berlusconi a Tarantini delle ragazze che hanno suonato la loro residenza di Roma in una delle migliaia di conversazioni registrate, che hanno riempito tutti i giornali italiani. In un’altra conversazione, una donna di nome Vanessa Di Meglio invia un messaggio dalla residenza di Berlusconi a Tarantini alle 5.52 chiedendo “Chi paga?” Tarantini è finito in prima pagina attraverso le rivelazioni della prostituta di Patrizia D’Addario, che affermo ‘di essere stata reclutata per fare sesso con Berlusconi. Un secondo scandalo scoppiò sulle feste di Berlusconi nella sua villa vicino a Milano, con il primo ministro sotto processo accusato di aver pagato per sesso la ballerina marocchina minorenne di Karima El Mahroug. Le intercettazioni telefoniche riportano: “ieri sera hanno fatto la fila fuori dalla porta della mia camera da letto … Erano in 11 … Me ne sono fatte solo otto perché non ce la faccia più”, disse Berlusconi a Tarantini nel 2009. ” Ascolta, tutti i letti sono pieni qui … “. Berlusconi, affermo ‘ad una showgirl televisiva di essere solo “primo ministro nel tempo libero”. Berlusconi ha a lungo insistito sul fatto che le sue feste private fossero affari informali ma eleganti, che si affrontano solo scherzi e canzoni, ma alcuni nastri rivelano pressioni su Tarantini e sui suoi associati per avere belle donne come ospiti. In un’altra conversazione Tarantini dice un un collega: “Trova una puttana, per favore”. Tarantini, è un imprenditore barese che vendeva articoli sanitari prima di incontrare Berlusconi nel 2008, e divenne presto un confidente del primo ministro. “Ascolta Gianpaolo, ora ci servono al massimo due minuti”, disse Berlusconi in una telefonata. “Perché ora voglio che tu abbia la tua, altrimenti mi sentirò sempre in debito con te (….) dopotutto, la figa deve andare in giro”. Berlusconi ha anche cercato di stupire le sue ospiti femminili invitando i dirigenti della sua società di produzione cinematografica e della rete televisiva statale RAI. “Queste sono persone che possono trovare lavoro per chiunque vogliano”, ha detto un Tarantini. “Perciò le ragazze devono avere l’idea di trovarsi di fronte a uomini che scelgono il loro destino”. Tarantini è sospettato di procurare donne ad altri alti funzionari, tra cui un magistrato e un dirigente del gruppo controllato dallo stato, Finmeccanica. In una lettera pubblicata sul quotidiano Il Foglio, Berlusconi ha risposto alle ultime intercettazioni telefoniche, affermando: “La mia vita privata non è un crimine, il mio stile di vita può piacere o no, è personale, riservato e irreprensibile”. Un  leader dell’opposizione, nel frattempo, afferma:  “l’Italia, con i suoi gravi problemi, non può permettersi un governo che governa nel tempo libero, il tempo delle parole è finito, Berlusconi deve … dimettersi”, disse Davide Zoggia, funzionario del Partito Democratico.

Nel dicembre 2007 la registrazione audio di una telefonata tra Berlusconi, allora leader dei partiti di opposizione, e Agostino Saccà (direttore generale della  RAI) furono pubblicati dalla rivista L’espresso e causarono scandalo presso diversi media. L’intercettazione fece parte di un’indagine della Procura della Repubblica di  Napoli , in cui Berlusconi era stato indagato per corruzione. Nella telefonata, Saccà proferisce parole di appassionato sostegno politico a Berlusconi e critica il comportamento dei suoi alleati. Berlusconi esorta Saccà a trasmettere una serie di telefilm … Saccà lamenta che molte persone hanno diffuso voci su questo accordo causandogli problemi. Poi Berlusconi chiede a Sacca’ di trovare lavoro in RAI per una giovane donna e gli annuncia esplicitamente che questa donna sarebbe utile in uno scambio segreto con un senatore. Dopo la pubblicazione di queste intercettazioni, Berlusconi è accusato di altri politici e di alcuni giornalisti di corruzione politica attraverso lo sfruttamento della prostituzione. Nel rapporto sul perimetro del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti , del Segretario di Stato  Hillary Clinton, Berlusconi fu esplicitamente nominato come  persona coinvolta nello sfruttamento sessuale di una minorenne marocchina.

Alla fine di aprile 2009 Veronica Lario scrisse una  lettera pubblica esprimendo la sua rabbia per la scelta di Berlusconi di candidare giovani donne attraenti – alcune con meno o nessuna esperienza politica – per le elezioni del Parlamento Europeo del  2009.  Berlusconi si scusa pubblicamente, sostenendo che, per la terza volta, la moglie lascia intravedere problemi nel suo matrimonio. Il 3 maggio, Veronica Lario chiese  il divorzio in seguito alla partecipazione di suo marito alla festa per il diciottesimo compleanno di una ragazzina di Casoria, a Napoli. Noemi Letizia, la ragazzina in questione, ha rilasciato interviste alla stampa italiana, rivelando che lei chiama Berlusconi  “papi” , che passavano spesso tempo insieme, e che Berlusconi si sarebbe preso cura della sua carriera come showgirl o politico o qualunque cosa decidesse di fare .

Dieci giorni dopo, l’ex fidanzato di Letizia, Luigi Flaminio, ha affermato che Berlusconi aveva contattati personali con la ragazza dall’ottobre 2008, colpito dalla sua “purezza” e “faccia angelica” dopo aver visto le sue foto in un libro fotografico , portato dal giornalista  Emilio Fede (direttore del  TG4 ). Flaminio ha anche segnalato di aver trascorso una settimana senza genitori nella villa di Berlusconi intorno a Capodanno 2009, un fatto confermato in seguito da sua madre. Le foto dell’evento scattate da un paparazzo furono confiscate dalla Procura di Roma per violazione della privacy ma una selezione di quelle foto fu pubblicata su  El País il 4 giugno.

Il 28 maggio 2009, Silvio Berlusconi ha dichiarato di non aver mai avuto rapporti “intimi” con Noemi Letizia, giurando anche sui suoi figli. Disse anche se qualcosa del genere fosse successo si sarebbe dimesso.

Il 17 giugno 2009, Patrizia D’Addario, una 42enne escort e attrice in pensione di  Bari, ha sostenuto di essere stata reclutata due volte da un amico comune di Berlusconi, che le avrebbe dato 2000 euro per trascorrere la sera, e una volta anche la notte, con Berlusconi. I magistrati a Bari stanno indagando su questo caso, dal momento che l’amico comune è stato perseguito per favoreggiamento della  prostituzione.

Silvio Berlusconi ha negato ogni conoscenza con D’Addario come escort a pagamento: “Non ho mai pagato una donna … Non ho mai capito che piacere c’è se il piacere della conquista è assente”. Inoltre ha accusato una persona non specificata di manovrare e pagare D’Addario (accusa che lei ha negato con veemenza).

Altre giovani donne hanno testimoniato sulle feste tenute nella residenza romana di Berlusconi (Palazzo Grazioli), mentre le foto e le trascrizioni delle intercettazioni circolavano ampiamente sulla stampa. Queste informazioni hanno sollevato, in particolare, problemi per la mancanza di sicurezza e per l’accesso alla residenza del primo ministro.

Lo stile di vita di Berlusconi ha irritato i circoli cattolici, con forti critiche espresse in particolare dal quotidiano  Avvenire , di proprietà della  Conferenza Episcopale Italiana. Il 22 settembre 2009, dopo una conferenza stampa, Silvio Berlusconi dichiara di aver chiesto ai suoi ministri di non rispondere più alle domande sui pettegolezzi. Ma durante un episodio di  AnnoZero del 1 ottobre 2009, il giornalista e presentatore Michele Santoro ha intervistato Patrizia D’Addario. Daddario dichiarò di essere stata contattata da Giampaolo Tarantini – un uomo d’affari di Bari – che la conosceva già e chiese la sua presenza a Palazzo Grazioli con “il Presidente”. D’Addario afferma che Berlusconi conoscesse la sua identità’ di escort a pagamento. 

Recentemente assistiamo a un colpo di scena nelle esperienze di Silvio Berlusconi. Secondo “Il Fatto Quotidiano” la III sezione della Corte di Appello di Bari, dinanzi al processo di secondo grado sulle donne accompagnate dal 2008 e il 2009 dall’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini nelle dimore dell’allora presidente del Consiglio, ha, infatti, accolto l’istanza presentata dai difensori e sospeso il processo. I giudici hanno rinviato gli atti alla Corte, perché dopo 60 anni da quando è stata approvata la legge Merlino del 1958, si parla per la prima volta della incostituzionalità di alcune norme in essa. L’istanza, rigettata nel processo di primo grado, è stata presentata dai difensori di Gianpaolo Tarantini, gli avvocati Nicola Quaranta e Raffaele Quarta, e di Massimiliano Verdoscia, gli avvocati Ascanio Amenduni e Nino Ghiro. Sempre secondo “Il Fatto Quotidiano”, è giudicato il fatto che si tratta di reclutamento ai fini della prostituzione anche quando si tratta di escort che scelgono liberamente e volontariamente. Il processo di reclutamento e favoreggiamento della prostituzione quattro persone: l’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini, che porta 26 giovani donne ed escort, affinché si prostituissero, nelle residenze del leader di Forza Italia; Massimiliano Verdoscia e il pr milanese Peter Faraone, entrambi amici di Tarantini. In sintesi, l’obiettivo di queste iniziative giudiziarie e ‘quello di svuotare la legge Merlino e rendere la prostituzione un business come gli altri, su cui lucrare. Ad opporre strenua resistenza contro questa deriva è una sopravvissuta alla tratta, Adelina Adeluna. La battaglia più dura che Adelina ha mai combattuto come attivista femminista contro la violenza maschile è proprio quella contro l’espansione e la normalizzazione della prostituzione. Durante la sua vita e sacrificata vita, in cui cercò di esporre la verità sul commercio sessuale, ha incontrato una versione distorta della realtà – propagata dal cosiddetto movimento “sex workista” – che narra una versione edulcorata e “igienica” del commercio sessuale come un innocuo settore terziario.

Il suo più grande ostacolo è stata la macchina della propaganda ben oliata che narra il commercio sotto forma di cibo igienizzato.

Adelina analizzando da vicino le risce della ricerca accademica a favore della prostituzione; guardando i finanziatori ei sostenitori del commercio sessuale; facendo domande sui cosiddetti “benefici” della depenalizzazione generale; e ascoltando da vicino io sono sopravvissuto al commercio sessuale, ho scoperto la vera storia di ciò che accade quando l’acquisto e il noleggio di carne femminile non sono più sanzionati legalmente e culturalmente. C’è una grande quantità di malvagità in agguato appena sotto la superficie, indagini approfondite su particolari richieste nella lobby pro-prostituzione, sono in stretta relazione con il magnaccia Douglas Fox e l’Unione internazionale dei lavoratori del sesso (IUSW), un ‘ organizzazione che sostiene di parlare a nome delle donne nel mercato del sesso nel Regno Unito. Il trafficante di esseri umani e il truffatore John Davies ha cercato di essersi mascherato come ricercatore accademico legittimo, scrivendo un diffuso lavoro del genere sotto l’ala protettrice dell’Università del Sussex. La prostituzione è descritta come “pratica commerciale”, il sesso agisce come “servizio affettivo-erotico” e lo stupro come “violazione del contratto”. “Coercizione”, “vittima” e “tratta” sono censite e demonizzate. Adelina, vieni vittima di una ragazza che cerca di abolire la prostituzione, che è intrinsecamente strumentale e coercitiva. Le ragioni per cui le donne restano nella prostituzione sono simili alle ragioni per cui molte donne restano intrappolate in relazioni abusive e violente. Non è un caso, è una prova di gravidanza che è una prova per la sopravvivenza del commercio sessuale. Le intersezioni tra prostituzione, razzismo e classismo, così come il numero elevato di donne e ragazze sono più vulnerabili della società (vedi Carter e Giobbe 2006, Farley 2006, Center for Impact Research 2002, Mayor’s Office on Domestic Violence, 2006). Il commercio sessuale è immerso nel patriarcato e la sua componente principale e fondamentale, ed è particolarmente evidente. Il commercio sessuale è quindi equiparabile allo sfruttamento sessuale in quanto sono i “gestori” dei “protettori” di terzi, poiché sono loro che cercano la domanda per il commercio. Per ragioni, Adelina Adeluna, questo lunedì 19 febbraio 2018, marcerà a Bari, assieme ad altre attivisti anti-tratta, contro l’attacco alla Legge Merlin e la normalizzazione dello sfruttamento della prostituzione.

Esistenzialismo è umanesimo

ESISTENZIALISMO FILOSOFICO COME NEO-UMANESIMO DELL’IMPEGNO SOCIALE E CIVILE

di Maddalena Celano (sito)
mercoledì 3 gennaio 2018
dal sito:  www.agoravox.it

 

“Essere” e “nulla” erano già stati visti da Hegel come le due prime categorie della logica, dalla quale poi scaturiva poi il divenire come sintesi concreta dei due termini astratti. Per Sartre invece il rapporto tra essere e nulla è un rapporto di rinvio continuo e dialettico, che non trova mai una sintesi, la storia della coscienza è la storia di un perpetuo “annientare” la realtà, negarla, superarla: è questo l ‘” atto ontologico “della coscienza. La stessa conoscenza altro non è che una forma d’annullamento dell’essere. La conoscenza è, infatti, un rapporto tra soggetto ed oggetto; ma questo rapporto è valido nella misura in cui implica una differenza radicale tra soggetto ed oggetto. Quindi il soggetto è la negazione degli oggetti, il per sé è la negazione per sé. Io conosco questa sedia nella misura in cui, ovviamente non sono questa sedia. Il mondo è il continuo riflettere degli oggetti nei soggetti, senza che però, dietro ad essi, vi sia alcuna realtà, è un’illusione, si dice Sartre ,endendo da Nietzsche, che vi sia “un mondo dietro il mondo”. La negazione che la coscienza, per la sua opera nei confronti, è la radice prima della libertà. L’essere è considerato da una connessione necessaria di causa fisico; la coscienza v’introduce la “libertà annullatrice”, che nega meccanicismo causale, agendo in modo diverso da tutti i fattori determinanti. La libertà è così la realtà stessa dell’uomo; non è una qualità aggiunta, è la stessa storia dell’essere umano. ESISTENZIALISMO: l’uomo non ha una natura, è vissuto coscienza, quindi progetto, libertà, scelta continua. Il suo essere dipenderà dalle sue scelte, essere semplicemente la sua essenza, ma prima esiste come libertà, come pura e nuda possibilità di ogni possibilità che solo in seguito, assumendo una configurazione in funzione della scelta operata, diventerà realtà, essere, essenza : l’esistenza precede l’essenza. Si tratta di un rapporto tra per sé ed in sé, intendendo con termine termine gli oggetti in generale. Ma le altre persone, gli altri? Quando io trovo di fronte ad una realtà, e sento apparire la presenza dell’altro, colgo in cui si arriva una limitazione radicale. Gli altri sono un rendermi una cosa, ma come posso fare una tariffa lo stesso. Questo è un aspetto, del resto, in una splendida analisi fenomenologica di alcune pagine di “Essere e Nulla”, quella relativa allo “sguardo”, perciò io non mi sento più libero, mi sento osservato, mi sento anzi cosa in mezzo ad altre Cose. Lo sguardo altrui mi pietrifica: posso cercare di dominare a mia volta gli altri, ma non riuscirò a liberarmene. Lo stesso amore non è altro che un impossibile tentare di considerare un’altra persona, ma anche come cosa mia. Infatti, concludo Sartre in “Porta Chiusa”: “L ‘inferno sono gli altri”. Gli altri, quindi, sono un ostacolo alla mia libertà; ma anche la durata dell’esistenza, i condizionamenti materiali e di ogni tipo, il mio stesso tempo passato, limiti dei limiti alla mia libertà. Per questi sono considerati non idonei, quindi non sono dei condizionamenti insuperabili. Ogni nostra scelta presuppone questa libertà assoluta: siamo condannati ad essere liberi! In questo sta bene tutto il dramma della vita umana, perché nessuno può scegliere al nostro posto, ognuno è responsabile delle proprie scelte. Questa gravissima dimensione della scelta, come si è già detto, è una tensione senza fine verso il futuro. Conseguentemente una cosa noi non potremmo considerare nulla come se non partendo dal concetto stesso di “libertà”. La quale non è una conquista, lo sforzo è reale e liberato da una qualche forma di oppressione e dominio. C ‘è oppressione quando una classe o un gruppo sociale si trova in una situazione materiale difficilmente sopportabile e non può cambiarla a causa della libera volontà di altri. L’oppressione è soggettivamente sentita perché la situazione è unita alla libertà dell’altro. Non è mai stato così veloce e veloce. Ma cos’è che genera la violenza? E ‘la speranza di fondare la propria vita “sugli” altri che si traducono in un paese latente che accompagna tutte le relazioni interpersonali. L’altro può essere un vero e proprio amore, solo se il suo modo di essere è diverso da quello delle cose; ma proprio perché è libero niente e nessuno lo obbligherà mai essere un mezzo all’interno del nostro progetto. La violenza, infatti, sorge sempre dalla sconfitta del desiderio che l’altro sia “liberamente” quello che noi vorremmo. La violenza è dunque un certo modo d’intendere l’azione e il rapporto che attraverso l’azione l’uomo instaura con il mondo. Il fronte allo scopo che il violento si è prefisso, l’universo e tutto ciò che appare contiene inessenziale, sacrificabile, è l’ostacolo che separa dal suo scopo. Quest’approccio è considerato ciò che è stato percepito. Ecco perché l’azione tipica del violento è la distruzione. “Creare” significherebbe tener conto del mio modo di agire, di adattarsi alle loro leggi, mentre nella distruzione il violento realizza un rapporto univoco, oltre che istantaneo ed irripetibile. E Sartre sottolinea che si sono meglio l’essere distruggendolo che non creandolo, anche perché, così facendo, lo si sottrae all’altro. Il violento è qualcuno che nega la condizione umana, ed in particolar modo il mondo degli uomini inteso come regno delle mediazioni, lui vuole tutto e subito. Per questo nega ogni forma di ragionevolezza (l’attesa, il dialogo, il compromesso). Ma distruggendo l’oggetto o rifiutando la situazione in cui si trova, il violento vuole sempre distruggere simbolicamente l’altro uomo, vuole sottrarsi allo sguardo di chi, dall’esterno, gli conferisca un’oggettività e gli assegna un posto preciso nel mondo, relativizzando la sua violenza in semplice rabbia o vana agitazione. Per questo il violento vuole essere la volontà pura che non è intralciata da nessuna norma che non sia la sua. Ognuno è oppressore nella misura in cui è stato scritto, è così che non è mai stato così tanto come ad altri l’oppressione originaria di cui ha fatto esperienza. La violenza con cui il ribelle intende liberarsi dal suo giogo, è una contrarietà, è dunque considerato allo scacco.E ‘naturale che qualsiasi forma di violenza generi, a sua volta, altra violenza. E ‘proprio da qui che parte quello che è il circolo vizioso della rivolta. Tra le due violenze c’è una differenza di carattere morale. Il ribelle in realtà si trova in una situazione dialettica, egli nega ciò che lo nega, egli vuole riconquistare la sua dignità, la sua umanità che è stata negata, a qualsiasi rischio ed un prezzo. Attraverso la negazione egli vuole giungere ad un’affermazione. Dall’altra che è che chiamiamo “Libertà” non è che, sul piano antropologico e sociale, altro che lo sforzo La rivolta appare allora come l’operazione necessaria ed inevitabile cui deve prestarsi la libertà per liberarsi, per riconquistare la sua capacità di progettualità reale e non immaginaria. E ‘da questa prospettiva, faticosamente guadagnata attraverso il travaglio dei “Quaderni” e nei primi anni cinquanta che il problema della violenza, e sopratutto della “violenza rivoluzionaria” e della sua valenza libertaria, sarà affrontato da Sartre negli anni sessanta.

Ma è possibile un incontro tra esistenzialismo e marxismo? La questione, posta nei suoi termini astratti, è forse difficilmente solubile; ma gli uomini non sono solo e sempre idee. Gli uomini partecipano delle situazioni storiche, sono immersi nella realtà, che interagisce in modo estremamente vivace con le coscienze. Un distogliere Sartre dall’isolamento della “Nausea” ed un impiego in rapporto fraterno con la resistenza francese, e quindi con il marxismo fu la guerra. Sartre fu richiamato in sanità all’inizio della guerra e nel 1940 fu fatto prigioniero dai tedeschi. Invitato dal cappellano a scrivere qualcosa per Natale, scrisse (e recitò), nonostante la sua professione di ateismo, il “Mistero della Natività di Nostro Signore Gesù Cristo”. Viene liberato nel 1941 e ritorna a Parigi. Ma ormai è la guerra civile, la divisione degli animi. Ma il professore di filosofia sente adesso il bisogno di correre allo scoperto, di impegnarsi, non solo nella sua produzione letteraria, ma anche nella sua persona. Combatte nella Resistenza, scopre la solidarietà umana, la compartecipazione ad un unico destino; si trova con uomini soli e di fronte ai loro carnefici grassi, rasati, potenti. Eppure in questa sua solitudine sono tutti gli altri, sono difendevano tutti i compagni di Resistenza; una sola parola era sufficiente per provocare dieci, cento arresti. Non è forse questa totale responsabilità, nella totale solitudine, la rivelazione stessa della nostra libertà? In “Ribellarsi è Giusto” Sartre inizia così a spiegare il suo impegno politico : “Credo che si debba considerare nel trentasei. Allora non facevo politica ………………… .Ma quando l’ideologia si sgretola, restano una serie di credenze che danno al pensiero una valenza magica: ciò che ancora mi rimanevano erano i principi dell’individualismo; dalle folle che facevano il Fronte Popolare mi sentivo attratto, ma non capivo veramente di farne parte e che il mio posto era in mezzo ad esse: mi vedevo come un solitario ………………… ..Sono quindi rimasto inattivo fino al trentanove , limitandomi a scrivere, ma in totale con gli uomini della sinistra. Gli occhi sono piccoli … La durata della guerra, e quella sopratutto della prigionia in Germania (da cui è scaturita la trasmissione per titolo) sono per me l’occasione di un tutto prolungato della folla, da cui credevo di essere uscito e in cui in realtà non mi ero mai allontanato . La vittoria dei nazisti mi aveva sconvolto ed avevo mandato all’aria tutte le mie idee che ancora si ispiravano al liberalismo “. Sulla scia dell’esperienza resistenziale Sartre fonda, nel 1945, la rivista “Tempi Moderni”, i cui il dialogo con il marxismo è ancora portato avanti in termini “terzaforzisti”, penso cioè una via intermedia tra marxismo e capitalismo, quella cioè di un socialismo democratico ed antiautoritario. L’avvicinamento al marxismo prende l’avvio dal superamento del pianoforte puramente individuale e soggettivo per ritrovare la dialettica della prassi, del concreto e scopre, in tal modo, l’oggettività. Ma questo viene operato attraverso un continuo tentativo di smascherare la mitologia del marxismo, scopri i lati più deboli, demistificare gli aspetti più ideologici, pungolandola criticamente. E ‘una lotta contro ogni falso apriorismo, contro ogni sia pur involontaria contraffazione, contro qualsiasi mistificazione che impedisca la piena realizzazione della personalità umana. Infatti nell’intervista condotta da Michel Contat in “Autoritratto a settant’anni” Sartre dice: ” Penso che ci siano aspetti fondamentali del marxismo tutt’ora validi: la lotta di classe, il plusvalore, ecc …… I sovietici si sono impossessati di quello che potremmo chiamare l ‘”elemento di potere” contenuto nel marxismo. Nella misura in cui si può considerare una filosofia integrabile al potere, penso che il marxismo abbia fornito prova di sé nella Russia Sovietica. Quello che oggi, vieni ho un po ‘di dire in “Ribellarsi è Giusto”, occorrà un altro tipo di pensiero, un pensiero che tenga conto del marxismo per superarlo, per respingerlo e recuperarlo, assorbirlo in sé. E ‘la condizione per giungere ad un socialismo  autentico ……. “. Vieni alla critica alla società borghese era condotta sul filo della demistificazione, della “malafede”, così la critica al marxismo è condotta sul filo del disincantamento dei vecchi miti materialistici e deterministici. Ma la solidarietà con il proletariato in lotta contro il capitale, con le forze democratiche in lotta contro il nazismo, con gli oppressi i diseredati non potrebbe non essere una guida di sinistra, nonostante le diffidenze ideologiche. Scriveva nella “Critica della ragione dialettica”, 1960: ” Fu la guerra ad infrangere i quadri avanzati del nostro pensiero. La guerra, l’occupazione, la Resistenza, gli anni successivi. Volevo combattere un fianco della classe operaia, abbiamo finalmente compreso che il futuro è la storia e l’azione dialettica. Abbiamo abbandonato il realismo pluralista per averlo trovato nei fascisti e scoprivamo il mondo “ . La formazione di una sinistra non comunista era l’obiettivo politico del filosofo francese nell’immediato dopoguerra. Sono gli anni del ” Rassemblement dèmocratique et rèvolutionnaire “, un piccolo partito molto libertario che ebbe il pieno appoggio dal filosofo. Ma presto anche quest’esperienza sarà abbandonata da Sartre, che si rende conto della pratica inutilità di quella formazione. Il movimento tentava in realtà ingessata, quella della creazione di un partito critico nei confronti delle degenerazioni dello stalinismo ed insieme parallelo, sul piano degli spazi politici, al PCF. Ma l’operazione non potrebbe coinvolgere larghe masse, non si spingerà più in là delle adesioni di intelligenza ed uomini di cultura. Ma l’orientamento del nostro pensatore va sempre più accostandosi alla linea di pensiero marxiana, mentre, sul piano politico politico, comprende che non è possibile criticare stalin senza in qualche modo finire nell’anticomunismo. Nel saggio ” Materialismo e Rivoluzione ” 1946 ormai Sartre si professa marxista, sia pur eterodosso. Ciò che egli rifiuta è un tipo di materialismo che appesantisce e rende fatalistico e deterministico il comunismo. Le sue critiche sono rivolte non contro Marx (che lui ritiene invece il massimo pensatore moderno) quando contro i marxisti francesi, da lui accusati di aver travisato l’autentico messaggio marxista. L’ortodossia marxista, lo distrugge in una concezione deterministica della storia e dell’uomo. Se il vero marxismo è il marxismo dell’interazione fra teoria e prassi, è la prassi, non la materia il suo fondamento. L’assolutizzazione che il marxismo compie di certi stadi dialettici è considerato il vero peccato originale del pensiero marxista. Io marxisti criticano subito la posizione sartriana, pur rilevando in modo positivo che Sartre si fosse schierato con loro. In realtà ciò che interessa è un concetto di rivoluzione, inteso come uno stato collettivo della coscienza. In questo Sartre è pienamente coerente con i suoi presupposti, come è coerente allorché critica tutta quella che chiama “mitologia” marxista. Il materialismo è una fede richiesta che il proletariato è necessario per svolgere il proprio ruolo di demistificazione dell’assetto borghese della società per fare la rivoluzione; ma esso non può in sé essere altro che un mito. L ‘aspetto che invece è il nostro filosofo valorizza al massimo è il passaggio dalla necessità alla libertà nella coscienza del proletariato, allorché l’operaio prende coscienza di essere “reificato”, ridotto a “cosa” da parte del capitalismo, e quindi si organizza in partito che ha come scopo ultimo il rovesciamento della prassi e l’instaurazione del socialismo, cioè la rivoluzione. Questo aspetto, rilevante nel suo primo Marx, è una garanzia della libertà contro la necessità. Per quanto riguarda il futuro, per un futuro in cui tutti gli oppressi saranno liberati “inventando” una società diversa, senza nulla di assolutamente precostituito. Il materialismo, in quanto racconto, può distruggere questa dinamica di libertà, creando una situazione in cui gli schiavi seguono uno schiavi, sotto un altro profilo a quello della società precedente. In questo senso la prospettiva sartriana è più vicina a quella di Trotzky che vedeva, come è noto, la necessità di una “rivoluzione permanente”. Dichiara Sartre in “Autoritratto a settant’anni” : ……… .. quando scrivevo “La Nausea” ero anarchico senza saperlo: non mi rendevo conto che quel che scrivevo in quel libro poteva dar luogo ad un ‘interpretazione anarchica; mi sembra di scorgere solo il rapporto fra l’idea metafisica di “nausea” e l’idea metafisica di esistenza. Ho scoperto in seguito, attraverso la filosofia, l’essere anarchico che è in me. Ma non l’ho scoperto sotto questo termine, perché l’anarchia oggi non è più nulla a vedere con l”anarchia del 1890 …… ..Non ho mai accettato alcun potere su di me ‘anarchia, vale a dire una società senza poteri “.  Se è vero che il comunismo ha in sé germi pericoloso in senso autoritario, e persino imperialista, è anche vero che il mondo non è mai stato meglio di niente, anzi offre qualcosa di estremamente peggiore. La critica allo stalinismo ed alla degenerazione dell’ideologia comunista non può essere esterna al marxismo, deve collocarsi al suo interno. Il culto della personalità non fa parte per niente dell’ideologia marxista e solo una rigorosa critica del marxismo al modo di edificazione del socialismo può costituire un valido contributo all ‘umanesimo. Infatti ogni esigenza serve per bloccare il desiderio che la gente ha di realizzare qualcosa oggi, subito. Per cui interiorizza il desiderio di cambiamenti vi si sostituisce, è il cambiamento. E ‘una sostituzione banale! Il partito è poi la rivoluzione una formulazione consacrata ed una cerimonie ……… Il voto come la Chiesa e le altre istituzioni, trasformato in un sé stesso, permette a coloro che vorrebbero trasformare la propria vita e non L’interiorizzazione di questa impresa attraverso l’iniziativa …… ..Bisogna considerato che fin dai primi anni, dopo la rivoluzione russa, c ‘erano in URSS due poteri: l’uno democratico e cioè i sovietici, l’altro centralizzato ed autoritario , il partito. E ‘dal tempo di Lenin e non dal tempo di Stalin che il partito è imposto sui sovietici, prima come organo di controllo poi, poco a poco, penetrando in essi. Fu il partito un regnare la dittatura del proletariato: divenne divenne istituzionale, e la dittatura del proletariato divenne anch ‘essa un’ istituzione: fu la dittatura sul proletariato. La sartriana critica al marxismo si potrebbe tradurre con la definizione “sovrasaturazione di oggettività”. Infatti il ​​concetto di realizzazione della filosofia in Marx è documentato dal primo passo, criticamente rivolto agli ideologi tedeschi: “… ..voi non si può  eliminare la filosofia senza realizzarla”. [1]  Il mito hegeliano della “coscienza spirito” è superato in Marx, ma la lotta di classe non è mai stato, secondo Sartre un fattore attivo. “Le masse servili riportate” sempre in essa “come un elemento d’inerzia”. Marx, per Sartre, non ha visto nella sua compiutezza la “dialettica” tra strategie offensive e difensive, non ha approfondito le “posizioni di ripiego”, le tattiche e le manovre “della borghesia”. Si può affermare che, in queste pagine, si tratta di un processo di lotta nei confronti dei ceti dominanti che non è l’operatività di questi fenomeni nelle masse, di cui si intravede appena la possibile strategia storica. Infatti il ​​fine di queste riflessioni morali, pur nella storia, è di cancellare l ‘incoscienza dell’ oppressione nel dominante, nella speranza che “il carattere d ‘oppressore che gli è venuto dal fuori”, trovi “in lui un eco”, che è in grado di agire sulle trasformazioni sociali più rapidamente del progetto dell’oppresso cui, come sappiamo, occorrono secoli per costruire un ordine, che ha in sé la propria misura. La connessione tra dialettica e filosofia dell’esistenza conduce, in chiave positiva, ad un metodo che è insieme registico o analitico e progressivo o sintetico. Con questa formula si deve intendere venire analitica una ricerca che, a partire dalle condizioni, tenda ad illuminare la genesi di un progetto di istituzione, le cose che diventano suscitare, la possibilità dei significati, che può dar luogo e la possibilità totalizzazione di questi; come sintetica va intesa la rappresentazione del progetto stesso in un unità entro cui strutture, anche eterogenee, scoprono l’incognita che unifica, quale passaggio al limite, le totalizzazioni stesse. L’oggetto verrà allora considerato un tutto umano, coi suoi condizionamenti, sia produttivo di ulteriori possibilità dialettiche, tutte derivanti dall’intrecciarsi degli oggetti con nuovi progetti e tensioni. Di fronte al marxismo moderno, degenerato in oggettivismo, Il Capitale di Marx è visto come l’opera in cui mi sono dovuto attenere problemi nella loro tensione. La dialettica è quindi “la totalizzazione delle totalizzazioni concrete, opera da una molteplicità di singolarità totalizzanti” e presuppone un osservatore di sembianze all ‘interno del processo. Mentre la totalità di Hegel è costruita da una forza esterna, la totalizzazione di Sartre è invece il movimento e il suo creatore fondamentale è, vieni in Marx, ‘individuo agente. La dialettica sartriana è duale nel senso che al suo momento costituente si accompagna quello analitico della passività o del pratico-inerte (che già era stato stato avvertito in “Quaderni per una morale”). Questa era antidialettica è giustamente intesa da Marx come “alienazione”, ma si sta analizzando ulteriormente, sia pur essendo adatta e si piega agli impulsi attivi, sicchè anch ‘essa è umana, essendo l’inerzia una forma dell’ intervento storico. La praxis inerte è la prassi nella dimensione della passività e, incontrandosi colla penuria, produciamo antagonismo, odio, fuga. Se la critica del dogmatico marxismo moderno è stata verificata dalla prassi, che ha confermato la degenerazione del progetto di socializzazione in prassi seriale o “pratico inerte”, l’analisi di Sartre trova risposta nel rapporto tra dialettica delle totalizzazioni ed antidialettica del pratico-inerte , all’interno del mondo capitalistico e delle sue relazioni col terzo mondo. L ‘autonomia degli impulsi e dei messaggi dei gruppi dominanti produce anche qui passività, sia attribuendo valore “magico” alle cose (il “feticismo” di Marx) sia moltiplicando le occasioni e le tentazioni di affidarsi all’ inerzia. Il rimedio ad una storia sta nelle capacità di una comune società vissuta dagli individui sicchè la costituzione dei gruppi divenga un ‘impresa attiva, purificata dal bisogno di trascendere sofferenza e disagi. IL “gruppo” deve potere erodere la “serialità” (cioè i caratteri non liberi della socializzazione) ed eliminare l’impotenza passiva degli oppressi. La stessa lotta tra le classi, che sono le totalizzazioni radicali, è soggetta al male ricadere nella serialità, quando una di esse perda la coscienza dei suoi fini e divenga complice inconsapevole dell ‘azione dell’ altra che la supera, la manipola, l ‘aliena . Il regno dell ‘uomo nell’ inerzia dei più è disumanizzazione. Ecco quanto dichiarato Sartre sul rapporto tra politica e spiritualità, meglio, marxismo ed esistenzialismo in ” Situazioni III” 2 : ” Lo spirito profondo della scienza è materialista, ne sono convinto. Ma ecco qui che ci viene presentata come analitica e borghese. Di colpo, le prospettive sono invertite ed io vedo chiaramente due classi in lotta: l’una, la borghesia è materialista, il suo metodo di pensiero è l’analisi, la sua ideologia è la scienza. L’altro, il proletariato, è idealista, il suo metodo di pensiero è la sintesi, la sua ideologia è la dialettica. E siccome c ‘è la lotta tra le classi, ci deve essere incompatibilità tra le ideologie. Ma niente affatto. sembra che la dialettica coroni la scienza e sfrutti i suoi risultati; sembra che la borghesia, servendosi dell ‘analisi ed in seguito, sia il più basso, è idealista, mentre il proletario, che pensa per sintesi ed è condotto dall’ ideale rivoluzionario, anche se l’irriducibilità di una sintesi ai suoi elementi , è materialista ………………… .Come trovare spazio in questa esteriorità per quel movimento di interiorizzazione Non si vede che, secondo l’idea stessa di sintesi, la vita sarebbe irriducibile alla materia e la coscienza irriducibile alla vita? Tra la scienza moderna oggetto dell’amore e della fede materialista e la dialettica di cui i materialisti pretendono di fare il loro modo ed il loro metodo, c’è lo stesso sfasamento che non constatiamo sempre il loro positivismo e la loro metafisica: l ‘ una rovina l ‘altro ………………………… Se al contrario la dialettica rappresenta la maniera di sviluppo del mondo materiale, come la coscienza, lungi dall’ identificare tutta intera con la dialettica, non è che un “riflesso dell ‘essere “, un prodotto parziale, un momento del progresso sintetico, è, invece, che si invasa dall’esterno dei sentimenti e dalle ideologie che hanno le loro radici fuori di esso subisce senza produrli, essa non è un anello della catena di cui l’inizio e la fine sono fortemente lontani; e che può dire di certo sulla catena, un meno di essere la catena tutta intera? La dialettica depone in sé alcuni effetti e segue il suo movimento; considerare questi effetti; la riflessione può giudicare che testimoniano l’esperienza formale di un modo sintetico di progressione. O meglio ancora si può parlare delle congetture sulla considerazione dei fenomeni esterni: in ogni modo bisognerà che si contenti di guardare la dialettica come un ‘ipotesi di lavoro, come un metodo e come cercare grazie alla sua riuscita. ………. ”  E semper Sartre aggiunge nell ‘intervista intitolata” I comunisti hanno paura della rivoluzione ” 3 :” Penso che il partito comunista ha avuto, in questa crisi, un aspetto che non era in alcun modo rivoluzionario e che, d’ altronde, non era considerata riformista. Il PC e la CGT (Confederazione Generale del Lavoro) sono prodigati, all ‘inizio, per ridurre le rivendicazioni della classe operaia a richieste di aumenti, certamente legittimi, e fergli abbandonare le rivendicazioni relative ai cambiamenti di struttura ……… .Il PC si trova in una situazione di complicità obbiettiva con DeGaulle: si scambiavano un mutuo servizio invocando, tutti e due, le elezioni. De Gaulle, certo, indicava il PC come il nemico numero uno, accusandolo, pur sapendo che era falso, di essere all ‘origine dei disordini di maggio. Ma era anche un modo per ridare ai comunisti una specie di prestigio. E DE Gaulle aveva tutto l’interesse per presentarsi i primi istigatori della rivolta 4 poichè si comportano come avversari “leali”, decisi un rispettare le regole del giuco, dunque come avversari poco pericolosi “.  Le poche frasi di una bruciatura intervista è uno dei documenti più importanti della svolta estremistica, come la voglia chiama, di Sartre. Ma di qui parte anche il suo dramma; ribelle al partito comunista, è ben presto di nuovo attaccato da questo, senza essere stato compreso dagli studenti, che non sopportavano un maestro di dubbia fede marxista. Dai drammatici di molti intellettuali europei, la cui volontà di stare a sinistra è stata costantemente criticata come ipocrisia e “falsa coscienza” dai comunisti di matrice stalinista (che io oserei definirli “fascisti rossi”) oppure dai marxisti “puristi” ed Ortodossi. Ma Sartre non è mai troppo preoccupato di essere accettato; caso mai si preoccupava del contrario, ai tempi della sua massima celebrità.Un organo della sinistra extraparlamentare , La causa du Peuple , attacca violentemente il governo, ed i suoi direttori vengono sistematicamente arrestati; Sartre, assume tutto il peso della sua personalità, assume la direzione del giornale. Sartre ha anche assunto la direzione di un altro giornale che è il portatore degli ideali più radicali della sinistra , La Libèration. Questo gesto è stato l’ultima grande iniziativa del filosofo francese.

[1] Si veda K.Marx , Critica della filosofia del diritto. Introduzione.

2 Situazioni III; JP Sartre; Casa Editrice: Gallimard, 1949; pag.154.

3 JPSartre, Les communistes on peur de la rèvolution, Parigi, 1968, pp.10-11

4 Si riferisce agli episodi del Maggio francese del 1968.

DISCORSO SULL ‘ALGERIA: IL TERZO-MONDISMO SARTRIANO

Questa figura alfanto sfuggente di intellettuale vicino al marxismo senza essere marxista, rivoluzionario ma pur sempre legato ad un pensiero innegabilmente individualista, vivacemente polemico contro la scolastica marxista eppure assai concorde con la tematica del “Marx autentico” contro le contraffazioni della “scolastica marxista”, Si tratta di una circostanza estremamente efficace nella crisi della guerra in Algeria. Il discorso di Sartre sul problema dell’Algeria e delle sue ripercussioni in Francia va ben al di là del problema specifico, implicando tutti il ​​problema del colonialismo, della sua liquidazione e del ruolo dell’Occidente in questa fase storica. La posizione assunta dalla sinistra sul problema del colonialismo, la cui fine non coincide sempre con gli interessi della classe operaia europea, dà effetti alla misura dell’autenticità della posizione rivoluzionaria: non vi può essere dovuto pesi e due misure, è necessario stare sempre dalla parte degli oppressi, e tutto l’occidente è responsabile nel suo complesso, della politica imperialistica. La violenza fascista è una riprova che non basta l’appartenenza al proletariato per essere veramente dalla parte giusta. L’azione che la Francia ha fatto uscire dalla sua crisi attraverso l’ascesa di De Gaulle al potere scopre un ‘altra verità drammatica: la liberazione dell’ Algeria è stata interpretata al prezzo della pena della libertà da parte della Francia. Di qui l ‘idea di una radicale decadenza di tutto l’ Occidente, dell’Europa, della sua cultura e della sua civiltà, di fronte ai popoli nuovi che si affacciano alla ribalta della storia. L ‘autocritica che il filosofo conduce nei confronti della sua cultura d’ origine non potrebbe essere più sincera e spietata: dentro di noi abita un colonizzatore, l ‘imperialismo è qualcosa che inficia non solo chi, come io “paras” e le l’integrità destra, è meglio la violenza della violenza, guardiamo alla storia con occhio eurocentrico, senza considerare la gravità delle nostre responsabilità nello sfruttamento e nella violazione dei diritti dell ‘ uomo perpetuata in secoli di colonialismo. Lo sfruttato, il colonizzato ritrova la propria coscienza nel momento in cui usa la violenza nei confronti del colonizzatore. E ‘qui che riemerge quella “trasparenza della coscienza” che è tipica di tutte le filosofie sartiane; nella rivoluzione, nella speranza di un futuro migliore e finalmente libero da ogni ipoteca coloniale si afferma quella trascendenza della libertà che costituisce il nucleo essenziale de “L ‘Essere ed il Nulla”. Due personalità Sartre considera centrali nel suo studio sul colonialismo, quella di Franz Fanon, autore de “I Dannati della Terra”, e Patrice Lumumba, il leader congolese che si era posto a capo del movimento di liberazione non solo nel suo paese, ma in generale, in tutto il continente nero. La grande scoperta di Fanon è la violenza esercitata dal bianco sul colonizzato non significa affatto superiore del secondo, bensì il contrario. Scoprire la verità in modo chiaro, ma è malato, quanto sia impotente di fronte al mondo che egli vuole vuole dominare; più profondo, quando lo stesso Occidente sia in crisi, sia sull ‘orlo di quelle barbarie che ha sempre voluto sconfiggere, salendo di farsi portatore di un messaggio di civiltà e cultura. La scoperta che l’Europa ha perso il suo ruolo di dirigenza civile sul mondo, almeno sul piano morale, anche se continua ad esercitarla brutalmente sul piano materiale, guida tutte le riflessioni sartiane, che si allargano dall ‘Algeria a tutte le zone del mondo mondo colpite dalla violenza bianca: Angola, Indocina, Congo, America Latina, etc. Chi sta dalla parte dell’uomo è già combattuto dalla parte contraria di quella in cui si trovano molti connazionali, spesso addirittura i loro stessi compagni di partito. L ‘umanesimo europeo fa conoscere le parti, perché non si fa conto che per valere veramente in modo universale sta rompere i suoi schemi nazionali, le sue tradizioni culturali, la sua stessa visione del mondo. In questa crisi dell ‘Europa è tutto il mondo in entrata, lo stesso mondo coloniale che deve considerare come non più validi i modelli culturali del passato. E ‘evidente che questa posizione era suscettibile di attirarsi tutte le criticità di coloro che credono che una storia posizione costituisca una grave debolezza da parte di una cultura, la quale appunto sarebbe in decadenza perché si autodistrugge. Al suo estremo limite questa posizione genera violenza e fascismo, nella contrapposizione indiscriminata di tutti i valori “ad altre culture e civiltà. In effetti, invece, ci pare molto positivo che l’uomo comprenda la sua funzione di oppressore e la condizione di oppresso dall’altra parte. Questo non è il massimo della dignità con cui può essere condotta la liquidazione di ogni forma di colonialismo, che si colloca nell ‘offrire all’ ex mondo coloniale quando può essere ad esso utile e valido nella nostra civiltà. E ‘un patrimonio che non deve essere sprecato, ma deve essere posto come bene comune di tutta l’umanità. Questa è in fondo la proposta sartriana, che certo non esclude che l’Europa possa, senza mettersi in cattedra, svolge un ruolo proficuo per lo sviluppo del Terzo Mondo, evitando d’altronde anche di distruggersi.

PATRICE LUMUMBA E LA FEDE NELL ‘IMPEGNO

E ‘ il caso di leggere un discorso che richiama l’attenzione dell’opinione pubblica, spesso poco tenute nei confronti del grande rivoluzionario congolese, secondo il ruolo , sul problema del colonialismo. Lumumba non è solo il leader del Congo: la sua morte non solo la perdita di un grande uomo. Lumumba diventa realtà il simbolo dell ‘intera Africa, uccisa con lui dalla mano di un cittadino mandato dagli europei, ma rinata sotto la spinta dei popoli che si riconoscono nella sua ideologia, nella sua lotta, nella sua dedizione alla liberazione. La morte del capo congolese si sviluppa una profonda crisi di coscienza in tutto l’occidente; quella crisi, appunto, di cui si parla prima. Così il filosofo francese, scettico, disperato, disincantato e pessimistico, osservatore della realtà, dell’essere e della coscienza trova in qualche modo una fede, la fede nell’impegno. Certo sull ‘acquisto di questa fede hanno inciso gli eventi, la Resistenza, i fatti d’Algeria. E ‘la crisi dell’intelligenza borghese, ribelle ma insieme figlio della sua classe. Questa condizione d’ambivalenza verso la borghesia attraversa, come una spada, tutta l’evoluzione politico-culturale di Sartre, che ha lottato sempre contro questo fantasma, oltre che contro il fantasma di Stalin. Ma tutti i grandi ideologi rivoluzionari sono figli della borghesia, ed è per questo che accusa un Sartre ha ben poco fondamento. La questione verrà completamente reimpostata da “La Critica della Ragione Dialettica”, in più, in generale, libertario-individuale con le più profonde e valide elaborazioni del marxismo.

Sumak Kawsay: l’alternativa indigenista al liberal capitalismo

dal sito:  www.agoravox.it

El Sumak Kawsay: una nuova prospettiva sociale e politica

 

Sumak Kawsay è una parola quechua usata prettamente dagli amerindi ecuadoriani per indicare il loro stile di vita ancestrale, prima dell’invasione coloniale. In Bolivia, la parola originale in Aymara era Suma Qamaña , tradotta con il termine “vivere bene”. Il presidente boliviano Evo Morales, che è un indigeno aymara, ha spesso detto che è necessario pensare al superamento del capitalismo come sistema sociale e storico. Il popolo indigeno dell’Ecuador, all’inizio degli anni Novanta, pensando ad un’alternativa al capitalismo come sistema, ha prodotto uno dei concetti politici più attuali: lo stato Plurinazionale, che ci costringe a riconsiderare i contenuti che sono alla base del contratto sociale e della società nel suo complesso. Gli zapatisti messicani hanno sfidato le tradizionali teorie del potere quando hanno espresso il loro mandato politico come: “comandare obbedendo”.
Dall’ultimo decennio del 1990, il Sumak Kawsay si è sviluppato come politica che cerca il ”  bene comune ” e la responsabilità sociale dal suo rapporto con Madre Natura e un freno senza preclusione, che emergono come alternativa allo sviluppo tradizionale. [1]  Il “buon vivere” pone la creazione di un punto di vista sul modello di sviluppo basato su un valore  economico . Inizialmente, il concetto è usato dai movimenti indigeni  dell’Ecuador  e della  Bolivia  insieme ad un gruppo di intellettuali per definire un paradigma alternativo allo sviluppo capitalistico che acquisisce una dimensione  cosmologica  ,  olistica  e  politica . Nel primo decennio del XXI secolo il Sumak Kawsay è stato incorporato nella  Costituzione dell’Ecuador  (2008) e nella  Costituzione dello Stato Plurinazionale della Bolivia (2009). Diversi teorici Specializzati in materia, vieni Gli Economisti  Alberto Acosta  e  Magdalena León,  sottolineano che è una teoria completa o Completamente strutturata, ma Piuttosto Una proposta sociale. Gli indigeni della Bolivia, dell’Ecuador e del Perù, che ora propongono un nuovo concetto per descrivere il rapporto con la natura, con la storia, con la società, con la democrazia hanno coniato il termine quechua Sumak Kawsay (in spagnolo: Buen Vivir ). Un concetto che propone di CHIUDERE le  Cesure  aperte alla via neoliberale di Sviluppo e Crescita economica.
La nozione di  Sumak Kawsay  è la possibilità di collegare l’uomo e la natura in un’orizzonte di rispetto, si prospetta venire per l’etica nella convivenza umana, perché è necessario un nuovo contratto sociale in cui l’unità può coesistere nella diversità , perché è l’occasione per opporsi alla violenza del sistema capitalista e consumista.
Sumak Kawsay  è l’espressione di un modo ancestrale di essere e di essere nel mondo. Il “buen vivir” si trova e concorda con le esigenze di “décroissance” di Latouche, di “convivialità” di Iván Ilich, di “ecologia profonda” di Arnold Naes. Il “buen vivir” comprende anche le proposte di decolonizzazione di Aníbal Quijano, di Boaventura de Souza Santos, di Edgardo Lander, tra gli altri. Il “buen vivir” è un contributo delle origini indigene dell’Abya. Yala ai popoli del mondo, fa parte del loro lungo viaggio nella lotta per la decolonizzazione della vita, della storia e del futuro. [2] Il Sumak Kawsay  è in profonda polemica con tutti i concetti creati dall’economia neoliberale.

Il concetto di crescita economica come base per lo sviluppo sociale è, infatti, una delle connotazioni più simboliche e politiche del liberalismo che è in netta opposizione al Sumak Kawsay indigeno. La crescita economica è un concetto su misura per le illusioni e le utopie del neoliberismo e del tardo capitalismo. Con la stessa forza con cui il credente crede all’epifania della volontà divina, l’economia neoliberista crede nelle virtù magiche che la crescita economica ha. Questa nozione di crescita economica recupera i bisogni politici del neoliberismo e, per legittimarsi, fa appello al concetto di “progresso” dell’illuminismo e del diciannovesimo secolo. In effetti, la crescita economica è il più altro simbolo di  progresso  e questo, per definizione, non argomenti discussioni. In questo modo, il neoliberismo mira a una soluzione di continuità storica con l’illuminazione e con le promesse emancipatorie della modernità. Nel simbolico moderno, ogni persona, o tutte le persone, almeno in teoria, progenire genitori, vogliono “andare avanti”; vuoi “eccellere”. Per il neoliberismo, porre ostacoli al progresso è ritardarlo. Porre ostacoli alla crescita è un’aberrazione dei popoli “arretrati” che, imperativamente, devono modernizzarsi. Lo sviluppo contrario, quindi, è anti-storico. Essere contrari alla crescita economica è percepito come sintomo e segno di opposizione al cambiamento.
Ma la crescita economica, cioè lo sviluppo, per eccellenza, è il lavoro dei mercati e, una sua volta, delle aziende private. L’impresa privata (e la sua forma più moderna: la corporazione), grazie al discorso neoliberista della crescita economica, crede di essere portatrice di una missione di trascendenza storica: l’esecuzione di una delle promesse più costose della modernità capitalista: progresso economico in condizioni di libertà individuale. [3]

In questa nozione di  crescita e sviluppo economico  il discorso neoliberista crea un feticcio a cui paga tributi, preghiere e penitenze. La crescita economica, secondo la dottrina neoliberista, risolverà da sola i problemi di povertà, iniquità, disoccupazione, mancanza di opportunità, investimenti, inquinamento e degrado ecologico, ecc.
La crescita economica diventa la parusia del capitale. Nell’orizzonte utopistico verso il quale è necessario arrivare, una condizione che, ovviamente, i mercati sono lasciati liberi e che lo Stato rispetti le regole del gioco del settore privato. Nella teologia del neoliberismo, la parusia della crescita economica può venire solo attraverso la mano invisibile dei mercati. Grazie a questa nozione di crescita economica, il neoliberismo può decostruire questi modelli e includenti l’intervento dello Stato; e posiziona il tuo progetto politico come un modello di crescita attraverso i mercati. La crescita economica, nelle coordinate teoriche e politiche del neoliberismo, compagnie di disarmare quelle nozioni di pianificazione sociale, beni pubblici e solidarietà collettiva che fa parte del dibattito politico latino-americano e mondiale, prima della “lunga notte neoliberista”.

Tuttavia, la teoria della crescita economica attraverso i mercati e come base per lo sviluppo è un’invenzione recente. La sua formula è parte delle teorie dello sviluppo e la sua riflessione sono possibili per lo sviluppo economico, la politica monetaria di Friedman e la scuola di Chicago, prodotto negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso.

In realtà, la crescita come strumento concettuale dello sviluppo neoliberale è una discussione vuota. In effetti, la crescita economica,  rigorosamente armonica , non esiste. Ciò che è è l’accumulo di capitale, è una relazione sociale mediata dallo sfruttamento e dalla reificazione. L’espansione del capitale implica, per definizione, l’espansione dei confini dello sfruttamento e dell’alienazione umana. A più crescita, più accumulato di capitale e, quindi, più sfruttamento, più degrado, più alienazione.
Lo sviluppo basato sulla nozione neoliberale di crescita economica, è un commento bugiardo e una forma di occultamento di relazioni di potere che genera l’accumulo di capitale nel suo momento speculativo. La crescita economica come teleologia (o come scopo) è un dispositivo simbolico ed epistemico che ha una funzione nel suo momento speculativo e neoliberale. Ha anche una funzione storica: quella di chiudere gli spazi umani nelle coordinate dell’economia e del mercato. Il neoliberismo è la fine della storia moderna. Non c’è nulla oltre la fine della storia: le utopie scompaiono e le metanarrative della modernità sono frammentate. Nel mondo neoliberale, le promesse emancipatorie di libertà e progresso sono state soddisfatte.Tuttavia, quella libertà e il progresso sono posti nelle prospettive del mercato e della libera impresa. È già stato messo in discussione dai filosofi marxisti della scuola di Francoforte, inoltre, il discorso sulla crescita economica è stato oggetto di intensi domande da Ivan Illich, Arnold Naess, Herbert Marcuse, A. Escobar e Serge Latouche, tra gli altri.
Da Quelle critiche e Domande al discorso neoliberista della Crescita economica, e usando Una figura retorica Che rottura implica, Interruzione e fessura, dovrei Ricordare Quelle  Cesure  Che questa nozione ha prodotto e le cui connotazioni storiche e sociali Sono inevitabili quando SI Tratta di ripensare allo Sviluppo e alle sue alternative, nei momenti della storia e della postmodernità neoliberista.
La prima di queste  parole  è quando il discorso della crescita economica frammenta che rompe la relazione dell’essere umano con la natura. Dal progetto di Descartes dell’uomo uscito  “padrone e amante della natura”,  alla relazione della Commissione Brundtland del 1986, passando attraverso il vertice di Rio e le ultime notizie sul riscaldamento globale, lo sviluppo economico e il discorso della crescita, non sono stati in grado di chiudere questa  cesura  . Al contrario, ora generi problemi che in precedenza sembravano inconcepibili.
Comprendiamo, grazie alla proposta di privatizzazione della natura, che il concetto di “sviluppo sostenibile” della Commissione Brundtland non è mai stato più un simulacro, un’espiazione del tardo capitalismo nella sua fase neoliberista. Un alibi per i progetti di privatizzazione della Banca Mondiale. Tuttavia, il riscaldamento globale è una vera minaccia. Il mistero e il suo Discorso di Sviluppo, per la  Sicurezza e  Che è stata spezzata, sta causando Una crisi Più informazioni e profonde Che Mette in Pericolo Tutta l’Esperienza Umana sulla Terra. Dal punto di vista del mercato non ci sono possibilità di frenare i cambiamenti climatici e il riscaldamento globale.Venere un giorno in cui l’umanità si sceglie tra la validità dei mercati capitalistici o la propria sopravvivenza. Verrà un giorno in cui la conoscenza ancestrale delle terre sarà l’unica opzione per salvare il mondo dalla devastazione causata dal libero mercato. [4]
Una seconda  cesura  del discorso sulla crescita e lo sviluppo economico è quella relativa all’etica. Né lo sviluppo né la crescita economica sono, ma incorpora le variabili etiche nella crescita economica, si corrono il rischio di entrare in serie contraddizioni logiche che si fanno un ripensamento la validità epistemologica liberale nel suo insieme.
Il comportamento massimizzante  dell’homo economico  è in contrasto con l’etica e con una scelta razionale nei mercati competitivi. Prima di una merce non pensa mai agli altri, ma a se stesso. Il momento in cui sta per agire è invalidato. Per l’attuale teoria del consumatore, che è il fondamento dell’intero edificio moderno, queste non sono considerate gravi razionali.

Pensare eticamente, per definizione, è considerato contro il mercato e l’interesse individuale. Pensare eticamente non è razionale, almeno nei contenuti che l’economia-liberale comprende come “razionali”. L’etica e la crescita economica sono dimensioni contrastanti. La  cesura  rispetto all’etica ha prodotto una strumentalizzazione della conoscenza, della conoscenza sociale e della convivenza umana.

Una società che si dedica all’industria bellica, può esibire parametri e indicatori invidiabili dello sviluppo economico, ma che la società può rivelarsi come un pericolo per gli altri. Più la società cresce in termini economici, più rischi ci sono per la pace mondiale.

Una lezione che il capitalismo vuole dimenticare con l’esperienza del nazismo in Germania e la ricostruzione economica attraverso l’industria bellica. Il professor Galbraith, con la sua mente ironia, ha affermato che i problemi, in cui ho risolto il problema della disoccupazione in Germania, hanno deciso di risolverlo nel resto dell’Europa e nel mondo.

Quella  cesura  tra etica e “crescita” significa che nella soggettività del capitalismo, il fine giustifica i mezzi e la fine l’etica appare come una risorsa nel bisogno di legittimare il potere. Non dimenticato che il tasso di crescita dei mercati è cresciuto in media del 15% tra il 2001 e il 2006, grazie a “guerra contro il terrorismo”, e questa guerra ha causato la comparsa di gravi attacchi ai diritti umani in tutte le parti del mondo.

È possibile, quindi, restituire l’etica alla convivenza umana? La risposta appare condizionata all’esistenza dei mercati come regolatori sociali e storici. I mercati non sono spazi per l’etica. Sono spazi per profitto individuale e azione strategica. Salvare l’etica significa superare il mercato. I mercati usando l’etica e precorrono un ritmo nel mondo e le condizioni di coesistenza pacifica tra i popoli.

Una terza  cesura  del discorso di sviluppo e crescita economica è con la storia e la cultura dei popoli. Lo sviluppo e la crescita economica e il contenuto di argomenti di redditività, dell’egoismo e del calcolo strategico. Quando la crescita economica si avvicina alle società o ai popoli che non sono contaminati dalla modernità o dallo sviluppo economico, li fagocitano secondo i bisogni è un’immigrazione di capitale e colonizzano ciò che Habermas chiama il “mondo della vita”.

Per la crescita economica, i costumi tradizionali dei popoli e della loro cultura sono un ostacolo che può essere superato eliminandoli attraverso strategie di modernizzazione. Nelle coordinate del mercato, le differenze culturali non possono sussistere, purché diventino eccellenti meccanismi di marketing. Lo sviluppo e la crescita economica non hanno idea di cosa significhi rispetto culturale e coesistenza in contesti di diversità sociale e culturale. I mercati non supportano la diversità umana. La straordinaria diversità culturale dei popoli è una minaccia che deve essere controllata. Il mondo semplice e piatto di Burguer King, Nike, Mc Donalds, Coca Cola, Wal-Mart, ecc. reppresenta l’impegno a colonizzare questa diversità culturale e integrarla nel capitalismo, come un’altra dimensione del mondo aziendale. Una quarta  cesura  è, paradossalmente, con la stessa economia. Anche se sembra poco plausibile, lo sviluppo economico è un’amministrazione politica della scarsità. Il discorso neoliberista sulla crescita economica è un discorso di scarsità. L’uso dei prezzi come taumaturghi della realtà è l’espressione del controllo politico della scarsità. Di fatto, l’intero discorso sull’economia neoliberale si basa sulla nozione di scarsità.

I concetti di neoliberismo (tra cui i concetti di prezzo sono il margine marginale, il concetto di agente massimizzante, rendimenti decrescenti, equilibrio generale, curva di indifferenza, ecc.). Sono concetti che emergono da un’analisi di scarsità. Non si tratta di una situazione di scarsità, ma della sua razionalizzazione e operazionalizzazione politica attraverso il potere, e in economia, in questo modo, diventa un altro modo di esercitare il potere. Lo sviluppo crea scarsità. Lo sviluppo e la crescita economica. La povertà è inerente allo sviluppo e alla crescita economica. L’intera strategia di aggiustamento e riforma strutturale del Fondo Monetario Internazionale e della Banca mondiale, e la sua terapia d’urto, provocarono artificialmente scarsità e provocarono e esacerbarono la povertà come requisito ineludibile per il principio della legge del mercato capitalista. Pensare che la crescita sia un problema, è un problema di povertà in termini di economia (il dollaro quotidiano della Banca Mondiale), quando in realtà è un fenomeno politico; e, in secondo luogo, perché si suppone che la povertà possa essere superata dalla stessa economia (per questo motivo Marx era riluttante a parlare di povertà, per lui la povertà era una manifestazione sociale e storica dello sfruttamento, sfruttamento dell’essere umano), quando dovrebbe essere superato dalla politica.

Nessuna società, comprese quelle definirsi “sviluppate”, ha risolto il problema della povertà e ancora meno dello sfruttamento. Il discorso sull’economia neoliberale come analitica della scarsità serve da copertura e alibi per chiudere la distribuzione del reddito sociale. L’intera società partecipa alla produzione del surplus sociale, è logico, che è successo in questo momento. privatizzato e la scarsità diventa la migliore argomentazione per il controllo politico che prevede la privatizzazione della ricchezza sociale.

Una quinta  cesura  , e forse la più grave, è la colonizzazione epistemica. Quando si assume il discorso sullo sviluppo e sulla crescita economica, è impossibile vedere il mondo in altro modo. Forse Wallerstein ha ragione quando proposto da “non pensare alle scienze sociali”. Per Wallerstein, lo sviluppo è un “mito organizzativo”. La colonizzazione epistemologica provoca l’indifferenza verso quelle non si rivelano le strutture teoriche date dalla modernità e dallo sviluppo, e causa anche loro. In una frase, Bonaventura de Souza Santos li chiama “epistemicidios”.

La colonizzazione epistemologica è dal punto di vista economico ha neutralizzato la capacità che l’umanità ha nel ripensare le alternative al capitalismo. Forse è più difficile disimparare che imparare. Per uscire da questa colonizzazione, potresti volerci molto tempo per dimenticare tutto ciò che abbiamo imparato sullo sviluppo e la crescita. Il superamento di questa  cesura  epistemica è uno dei compiti più complessi del presente perché la ragione è sempre autoreferenziale, e l’analisi della crescita economica ha affondato le sue radici nell’episteme moderna inclusa nelle sue proposte di emancipazione.
Tutti questi processi non possono essere sostenuti senza l’uso strategico della violenza. Il libero mercato ha bisogno di violenza come la vita ha bisogno di ossigeno. Un mercato più è libero, più è violento. Tutte le riforme neoliberali di crescita economica sono state imposte e mantenute con la violenza. La violenza assume il formato della politica come un’estensione della guerra, e questa è una condizione di esistenza hobbesiana. Lo sviluppo e la crescita economica frammentano l’uomo della sua società e lo iscrivono in una relazione segnata, appunto, dalla violenza. La libertà dei mercati implica carceri, persecuzioni, terrorismo di stato, tortura, genocidio, impunità. La crescita economica è violenta per natura. Generare violenza e gestirla politicamente, sotto l’egida della democrazia, è stata una delle sfide più importanti del neoliberismo. Il Concetto neoliberale Che consentiva l’Addomesticamento della politica, coordinare inclusa la sottomissione della democrazia alle del Mercato, e Stato Quello dello  Stato sociale del diritto .
È necessario chiudere queste  cesure . Il discorso neoliberale di sviluppo basato sulla crescita economica non può avere una seconda possibilità. Il suo retaggio di distruzione ambientale, violenza sociale, violenza sociale, colonizzazione delle coscienze, terrorismo di stato, genocidio, espulsione di interni popoli, ghettizzazione delle minoranze, appare imperativa (quasi come gli imperativi morali di Kantla ricerca di alternative alle sviluppo nel suo insieme . 


[1] A. Viola Recasens, Discursos “pachamamistas” contro políticas desarrollistas: el dibattito sobrio el sumak kawsay en los Andes, “Pachamamista” Discorsi contro politiche di sviluppo: il dibattito su Sumak Kawsay nelle Ande,  Íconos, Revista de Ciencias Sociales, Num. 48, Quito, enero 2014, pp. 55-72.

Le categorie di genere e classe

dal sito: www.agoravox.it

Il concetto di genere è più recente rispetto al concetto di classe sociale, è benché esistano ancora discussioni su cosa sta accadendo di classe sociale. Judith Butler, tra le più note teoriche e studiose della teoria queer scrive:

Anche se l’unità problematica delle “donne” viene spesso invocata per costruire una solidarietà identitaria, la distinzione tra sesso e genere introduce una scissione nel soggetto femminista. Originariamente intesa come si ha messo in discussione l’idea che la biologia è un destino, la distinzione tra sesso e genere è un sostenere la tesi, il genere è considerato culturalmente: ha, pare, la stessa fissità. L’unità del soggetto viene così già contestata da quella distinzione che vedere di genere come entrare in multipla del sesso. Se il genere si svolge nei significati culturali assunti dal corpo sessuato, allora non si può dire che un genere derivi univocamente da un sesso. Portata alle sue estreme conseguenze logiche, la distinzione tra sesso e genere suggerisce una radicale discontinuità tra corpi sessuati e generi culturalmente determinati. Pur assumendo temporaneamente la stabilità del binarismo sessuale, non ne consegue che la costruzione degli uomini derivi specifici da corpi di sesso maschile. InOLTRE, Anche se i sessi sono aproblematicamente binari Nella Loro morfologia e Costituzione (Cosa che discuterò) non è ragionevole di Assunzione Presupporre Che Il Sistema del Genere SIA binario ribadisce implicitamente la convinzione Che il genere SIA nella relazione con il sesso, E che così lo rispecchi o ne sia altrimenti limitato. Se si teorizza lo statuto di costruzione del genere in Quanto è radicalmente indipendente dal sesso, il Genere diventa un artificio fluttuante, con la previsione di Che arriva Uomo e mascolinità PUÒ significare con la STESSA FACILITA di sesso venire donna o femminilità Un corpo di sesso SIA maschile sia femminile. Questa radicale scissione del soggetto connotato dal punto di vista del genere pone un’altra serie di problemi. Fare riferimento a un dato, a un «dato», senza prima indagare il modo in cui il sesso e il genere sono dati, attraverso quali mezzi? E comunque, che cos’è il «sesso»? È naturale, anatomico, cromosomico o ormonale? Un / a critico / a femminista come deve valutare i discorsi scientifici che dicono di fissare per noi tali «fatti»? Il sesso ha una storia? Ogni sesso ha una storia diversa o storie diverse? Esiste una storia di come è stata istituita la dualità dei sessi, una genealogia che potrebbe far apparire le opzioni binarie come una costruzione variabile? Il sesso, come fatto apparentemente naturale, è prodotto discorsivamente da diversi discorsi scientifici, al servizio di altri interessi politici e sociali? Se si contesta il carattere immutabile del sesso, allora forse questo costrutto detto «sesso» è culturalmente costruito proprio come lo è il genere; anzi, forse il sesso è già da sempre genere, così che la distinzione tra sesso e genere finisce per rivelarsi una non-distinzione. Non è dunque vero il senso interpretpretazione culturale del sesso, visto che la stessa categoria di sesso è connotata dal punto di vista di genere. Il genere non erebbe concepito come mera iscrizione culturale di significato su un sesso già dato (concezione giuridica); il genere deve anche designare quell’apparato di produzione per mezzo di quanto segue istituiti i sessi. Ne consegue che il genere non sta alla cultura come il sesso sta alla natura; il genere è anche il mezzo discorsivo / culturale con cui è «natura sessuata» o «un sesso naturale» i prodotti sono fissati in quanto «pre-discorsivi», precedenti la cultura, una superficie politicamente neutrale su cui agisce la cultura. Il problema della costruzione del «sesso», in quanto radicalmente non costruito, tornerà al capitolo 2 nella discussione di Lévi-Strauss e dello strutturalismo. È già chiaro a questo punto che uno dei modi per fissare la stabilità e la struttura binaria del sesso sta nel proiettare questa sua dualità in un ambito pre-discorsivo. La produzione del sesso in quanto pre-discorsivo dovrebbe essere intesa come effetto di quell’apparato di costruzione culturale designato dal termine genere. Come va allora riformulata la nozione di genere per contemplare quelle relazioni che hanno per effetto sia la produzione discorsiva di un sesso pre-discorsivo sia il suo nascondimento? 1

Il cosiddetto sistema “sesso / genere” è stato filtrato dall’antropologia americana Rubin, che lo descrive come un insieme di società con la sessualità biologica in un prodotto umano e soddisfacente già trasformato il desiderio sessuale. Nel 1975 un notissimo saggio dell’antropologia americana Gayle Rubin tracciava una mappa del sistema che collega il sesso cromosomico al genere culturale, fondamento della norma eterosessuale su cui poggia il patriarcato. Riprendendo questo Discorso, Adrienne Rich, nel Suo Famoso saggio “Eterosessualità obbligatoria ed Esistenza lesbica” (1980), tracciava Una linea politica di affinità femminile, un “basso continuo lesbico” basato su un lato sullo specifico del corpo e sull’oppressione delle donne Materiale E MENTRE nel saggio “Pensare Sex” (1984), Rubin poneva Quella Distinzione Tra sessualità e Genere cui avrebbero poi Fatto Riferimento le varie teorie dell’omosessualità, dal lesbo-femminismo al queer , Ricco pubblicava in Quello Stesso anno la SUA Teoria politica sul segno di genere, riconoscendo, a partire dal corpo, le differenze tra donne, specie quelle razziali ed economiche, cancellate dal concetto femminista di sorellanza. 2 che è un vero professionista che parte dall’idea che la sessualità è una costruzione culturale separata dal genere, che non è possibile negare la funzionalità o strumentalizzazione politica della terminologia: tuttora l’argomentazione biologista (secondo cui il genere deve coincidere con il sesso biologico) giustifica l’oppressione delle donne e la naturalizza. Mentre altre correnti di pensiero, più “liberali” o “marxiste” definiscono il “genere” (che non coincide con il sesso biologico) come una molteplicità d’influenze derivanti da diversi fattori: psicologici, culturali, sociali, economici e solo marginalmente fisiologici o biologico. Ecco perché vi sono svariati dibattiti tra le donne marxiste. Una volta che una classe sociale dedita (diretto o indirettamente) alla “cura”, è quella fondata da Andrea D’Atri. Detto questo è “interclassista”, fermo restando che il concetto di genere non è dovuto a un livello di conoscenza esplicativo. Si può dire che, una seconda classe, subiscano variabilmente, discriminazioni giuridiche, educative, culturali, politiche ed economiche, il fatto che esista, una volta, anche una differenza di classe all’interno della categoria Particolare interesse per l’abuso sociale e interesse , che si raggiungerà l’abbattendo l’ordine sociale capitalista che ha interesse a preservare antiche discriminazioni su una superficiale emancipazione femminile che resta prevalentemente formale ma mai sostanziale:

Para el pensamiento marxista, la pertenencia de clase no puede agregarse simplemente à las otras múltiples y diversas identidades, ya que constituye el núcleo alrededor del cual se articulan y adquieren su definición concreta estas otras pertenencias. Le identidades del sistema enteende como subordinadas (mujer, negro, omosessuale, ecc.) Hanno detto su social concreta con una relazione su una clase sociale, mentre la clase è la prima cosa che determina la vittoria in particolare su propia subordinazione identitaria. La definizione delle diverse determinazioni del genere, la sessualità, l’etnia, ecc. È la base per la produzione di articoli di intrattenimento e di esplorazione e la dominanza del capitale. Es córto que cada sujeto es una combinación particular de pertenencias múltiples a diversos lugares de identidad; pero sólo una lectura liberal podría llevarnos a la interpretación de que la sociedad existente e la resultado de una sumatoria de individuos con múltiples pertenencias identitarias. Negativo un comprendente la totalidad del sistema capitalista como una estructura, conlleva, necesariamente, l’imposibilidad de cuestionarlo profundamente y por ende, de subvertirlo. Si, per esempio, è un istituto di un amore sessuale, subordina una donna al ballo, también es cierto che è il matrimonio di una donna con un vestito di clanduna posa dei medi di produzione dell’esistenza della positività di esplosioni. Per quanto riguarda il contrario, gli aquellas mujeres che deben vender su fuerza de trabajo, arrastrarán las dobles cadenas a las este sistema capitalista las somete como mujeres y como trabajadoras. Per quanto riguarda il caso, l’opresi e l’esplosione se coniugata drammaticamente; en el primer, por el contrario, la relación de opresión exime de lo segundo. Marxisti di Como, non è il confine della diferencia lo che è il culmine della naturalezza della biologia o dell’assolutizzazione. Incluso il relativismo con que se enfocan las diversas identidades, consideras igualmente reses hombre porque alguien más mare mujer, en el sentido de que alguna gente es sólo trabajador sin tierra porque otros son latifundistas. 3

Una delle critiche alle femministe è che la conquista di una società non è così facile da superare. Eisenstei Z. indica che le femministe radicali come le femministe socialiste concordate sul fatto che il patriarcato sia al di sopra del capitalismo, cronologicamente precedere e struttura il sistema capitalista, mentre io marxisti ritengono che il patriarcato sia nato con il capitalismo o forme primitive di accumulazione 4 . Tra le due Forze, E appunto Che La Conquista Di Una Società socialista non SIA SUFFICIENTE in Realtà per garantire una Liberazione delle Donne Giacché, forme arcaiche patriarcali, possono sopravvivere all’ordine socialista (andiamo Successo in alcune aree dell’Est Europa). D’altra parte, le femministe socialiste vieni Andrea D’Atri demistificano l’idea che i marxisti credevano che non vi fosse oppressione patriarcale nel sistema capitalista, evidenziando come Marx ed Engels si confronti l’oppressione delle donne in tutti i tipi di società – e non solo nel capitalismo patriarcale:

Il rovesciamento del matriarcato segnò la sconfitta sul pianoforte storico universale del sesso femminile. L’uomo è nelle mani anche il timone della casa, la donna è avvilita, asservita, resa schiava delle sue voglie e semplice strumento per produrre figli. 5

Di solito, quando si dibatte sul socialismo-femminista o il femminismo-socialista, la prima e più comune lettura va alle fonti del socialismo utopico o ai contributi del socialismo scientifico; ma quasi sempre glissano i riferiamo e gli apporti critici di Flora Tristán, Rosa Luxemburg, Clara Zetkin e Alexandra Kollontai.

1 J. Butler, Questione di genere Il femminismo e la sovversione dell’identità , Laterza & Figli Edizione digitale, Bari, 2013, pp. 30-31, su internet: http://www.archeologiafilosofica.it/wp-content/ uploads / 2016/06 / Judith-Butler.-Questioni-di-genere.pdf , ultimo accesso 05/05/2017.

2 L. Borghi, Gender , “postgender”, “Gender”, In Lessico postfordista: scenari della mutazione, una cura di Adelino Zanini e Ubaldo Fadini, Milano, Feltrinelli, 2001, p.3, su internet: http: // www .leswiki.it / repository / testi / 2000borghi-postgender.pdf , ultimo accesso 05/05/2017.

 

3 A. D’Atri, Pan y Rosas, Pertenencia de género y antagonismo de clase en el capitalismo , Ediciones Las Armas de la Crítica, Pasteur 460 4º “G” Ciudad Autónoma de Buenos Aires, Argentina, 2004, pp.128-129 , su internet: http://www.mindefensa.gob.ve/CIEG/download/pan-y-rosas-andrea-d-atri.pdf , ultimo accesso 04/05/2017.

4 Z. Eisenstein, Women and revolution: una discussione sul matrimonio infelice del marxismo e del femminismo , South End Press, serie di polemiche politiche; Boston, 1981, pp. 1-25; su internet: http://library.ithaca.edu/sp/subjects/zillah , ultimo accesso 04/05/2017.

5 F. Engels, L’origine della famiglia della proprietà privata e dello Stato , Editori Riuniti, Roma, 2005, p. 84

Prostituzione, violenza e tratta sono fenomeni interconnessi: ma in Italia è tabù!

Dal sito: www.ilsudest.it

 

Nigeriana

Le acque del Mediterraneo tra la Libia e l’Italia sono l’attuale frontiera per la crisi dei migranti in Europa. Almeno 2.196 persone sono morte in mare cercando di raggiungere l’Europa nel 2017, più del tasso del 2016. Ma il rischio di morte non ha scoraggiato le persone che hanno iniziato il viaggio: l’anno scorso, più di 80.000 persone hanno raggiunto l’Italia su barche di legno e di gomma, la maggiore parte proveniente da paesi dell’Africa occidentale.

Anche la rotta verso la Libia è pericolosa – ed è particolarmente infida per le donne. In ogni missione di soccorso, s’incontrano donne che affermano di aver subito violenza sessuale e stupro. In alcuni casi le donne contraggono l’HIV per violenza sessuale mentre attraversano i confini. Eppure, nonostante i pericoli noti nel viaggio verso l’Europa, le donne sono disposte a rischiare la vita per sfuggire a violenze sessuali altrettanto gravi subite a casa. Nel 2016 le Nazioni Unite hanno identificato la violenza di genere – come il matrimonio precoce e forzato e la violenza domestica – come ragioni per cui le donne lasciano i loro paesi di origine. Il problema persiste da qualche tempo nella regione. Nel 2010, uno studio di MSF su un campione di donne sub-sahariane che erano fuggite in Nord Africa, ha scoperto che il 70% aveva lasciato i propri paesi a causa di violenze o abusi. Quasi un terzo delle donne ha dichiarato di essere stata stuprata nel proprio paese d’origine. Gli autori di violenze sessuali sulla rotta verso la Libia possono essere chiunque: forze di sicurezza e di polizia, contrabbandieri che sfruttano e trafficano donne e, a volte, persino uomini con le loro scialuppe di salvataggio. A febbraio, un rapporto dell’UNICEF ha affermato che i livelli di violenza sessuale, sfruttamento, abusi e detenzione lungo la rotta migratoria del Mediterraneo centrale la rendono “tra le rotte migratorie più mortali e pericolose del mondo per bambini e donne”.

Un gruppo di rifugiati ha descritto le condizioni sulla rotta come “inferno sulla Terra”, con abusi sessuali che avvengono in “ogni fase del viaggio” e che riguardano “quasi tutte” le donne migranti e rifugiate. Il rapporto dice che alcune donne scelgono di ricevere iniezioni contraccettive mentre viaggiano per prevenire gravidanze, sapendo che la probabilità di stupro durante il viaggio è alta. Anche quando quelli in transito raggiungono la Libia, le condizioni restano disastrose. Uomini, donne e bambini sono trattenuti indefinitamente nei centri di detenzione, dove molti sono torturati, stuprati e affamati. Alcuni sono venduti nella moderna tratta degli schiavi: l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, un organismo delle Nazioni Unite, ha stimato che l’ 80% delle 11.009 donne nigeriane arrivate in Sicilia dalla Libia nel 2016 sono state trafficate.

Le donne che lavorano come domestiche in Libia talvolta sono rapite a metà del giorno per essere introdotte clandestinamente in Europa. “Le donne sono sedute nelle case a mangiare il loro pranzo, e l’attimo dopo vengono afferrate, trascinate e lanciate su una barca”, ha detto Sarah Adeyinka, una mediatrice culturale di MSF, la cui cugina nigeriana era stata vittima di tratta. La risposta dell’Europa alle questioni affrontate dalle donne rifugiate e migranti è stata lenta. Ad aprile 2017, i membri del Consiglio d’Europa hanno riconosciuto che “la dimensione di genere della crisi dei rifugiati è stata in gran parte trascurata”, affermando che la protezione delle donne “dovrebbe essere una priorità, indipendentemente dal loro status”. Il mese prima, il Consiglio ha ratificato la legislazione per prevenire e combattere la violenza contro le donne, sottolineando la necessità di avviare procedure di asilo sensibili al genere, nonché la presenza di assistenti sociali, interpreti, agenti di polizia e guardie nelle strutture di transito. Tuttavia, alcune organizzazioni di beneficenza e organizzazioni avvertono che la violenza sessuale sulle rotte migratorie è gravemente sottostimata. Dicono che l’insufficiente formazione del personale e la mancanza di procedure efficaci per identificare i casi di violenza sessuale rendono le donne migranti riluttanti a rivolgersi a un medico o a denunciare i crimini. Di conseguenza, secondo l’Agenzia dell’Unione Europea per i diritti fondamentali, l’Europa “non è in questo momento in grado di prevenire o rispondere alle sopravvissute alla violenza sessuale e di genere in alcun modo significativo”. Anche quando quelli in transito raggiungono la Libia, le condizioni restano disastrose.

Molti operatori sociali sospettano che la maggior parte delle ragazze nigeriane, soprattutto degli arrivi più recenti – anche se non tutti – sapessero prima di lasciare la Nigeria che i loro trafficanti le avrebbero messe a lavorare come prostitute, cosa che comunque non ha alcuna importanza quando si tratta di aiutare le donne, giacché sono tutte vittime di abusi e hanno bisogno di compassione e aiuto, non certo di qualcuno che le avvii al, così detto, “sex work” autoderminato (secondo la moda del “femminismo-pop”) o che qualche femminista liberal-pop le etichetti come “sex-worker-migranti”, come recentemente è successo in alcune assemblee di NUDM in Italia. In ogni caso le donne trafficate non sembrano per niente consapevoli di quanto estenuante fosse il loro lavoro in Italia, quanto fossero spaventose le loro condizioni di vita, quanto fossero mal pagate e quanto tempo ci sarebbe voluto per pagare i debiti ai trafficanti, che richiedono alle donne circa $ 41.000 (35.000 euro) per il viaggio. Lo staff di On the Road, un’associazione benefica che aiuta le donne a uscire dalla prostituzione, non crede per niente che le nigeriane conoscano il loro destino in Italia. Piuttosto afferma che il vero problema è che le nigeriane sono abbindolate e ingannate. Lo scorso anno, Human Rights Watch ha intervistato 47 donne migranti appena sbarcate in Sicilia che hanno descritto i gravi abusi in Libia da parte di funzionari governativi, contrabbandieri e membri di milizie e bande criminali.

L’articolo 6 della Convenzione delle Nazioni Unite del 1979 sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne usa la stessa formulazione della Convenzione del 1949, invitando gli Stati membri a: “prendere tutte le misure appropriate, compresa la legislazione, per sopprimere tutte le forme di tratta delle donne e sfruttamento della prostituzione femminile” (Nazioni Unite 1979). In entrambi i documenti, lo “sfruttamento della prostituzione” si riferisce al profitto derivante dalla prostituzione da parte di terzi. In entrambi i documenti, la prostituzione è considerata inestricabilmente legata alla tratta, il che indica che, almeno fino al 1979, c’era un consenso sulla vecchia politica femminista e internazionale secondo cui la prostituzione e la tratta di esseri umani non potevano essere considerate questioni separate (Jeffreys 2003). Lo storico libro di Kathleen Barry dello stesso anno, Female Sualvery Slavery, conteneva prove scientifiche inequivocabili di violenza contro le donne nella prostituzione, trafficate o meno, e dei più ampi legami con tutte le forme di violenza sessuale. Dorchen Leidholdt osserva che “la percezione della necessità di definire la tratta e di distinguerla dalla prostituzione è avvenuta solo molto più tardi, negli anni ’80 (2003: 175) e attribuisce questo alla lobby dell’industria del sesso per “limitare sia la portata delle leggi nazionali che internazionali” (2003: 175):

“Ignorare o negare il danno dell’industria del sesso non era un’opzione, perché quel danno era ben documentato, un approccio più pragmatico era focalizzare l’attenzione sulle pratiche più brutali ed estreme dell’industria del sesso – come trasportare le donne dai paesi poveri ai paesi ricchi usando la schiavitù del debito e la violenza brutale – mentre legittima le altre attività in nome dei “diritti dei lavoratori” (Leidholdt 2003: 175-6).

Questa citazione di Leidholdt fa riferimento alla divisione apparsa solo nell’ultimo decennio sul fatto che la prostituzione non debba più essere vista come violenza contro le donne di per sé ma come area di lavoro legittimo (in cui le donne potrebbero scegliere di essere impiegate), dove la violenza è vista come “accidentale” piuttosto che “inerente”. Alcune organizzazioni, come la Scarlet Alliance in Australia, adottano quest’ultimo punto di vista e hanno esercitato pressioni massive per regolamentare la prostituzione e il suo riconoscimento come lavoro legittimo. Sostengono che ciò ridurrà il danno arrecato alle donne nell’industria del sesso. Altre organizzazioni di donne ex-prostitute hanno l’opinione opposta (ad esempio, WHISPER o SAGE: Standing Against Global Exploitation). Queste organizzazioni sostengono che la legalizzazione, invece di diminuire il danno materiale e morale procurato della prostituzione, serva semplicemente a ritrarre la stessa come fenomeno sociale innocuo, legittimando in tal modo l’uso da parte degli uomini di prostitute e l’aumento della domanda. Il dibattito è molto acceso per la questione della tratta delle donne a fini di sfruttamento sessuale, con governi e teorici politici negli Stati Uniti e in Svezia che giustamente collegano la legalizzazione della prostituzione a un aumento di questa forma di traffico (Ekberg 2001, US State Department 2004b). Ricercatori indipendenti come Victor Malarek, nel suo libro The Natashas: Inside the New Global Sex Trade, sostengono che la regolamentazione serva a potenziare i trafficanti poiché la vittimizzazione delle donne nella prostituzione diventa fenomeno legalmente non sanzionabile (Malarek 2004). Ultimamente vi è una mancanza di ricerche primarie sull’argomento giacché le accademie italiane tendono sempre più spesso a finanziare ricerche favorevoli al “sex work” e a isolare e marginalizzare il fronte abolizionista e quello proibizionista. Questo significa che vi sono poche prove per supportare o contraddire i vari approcci, rendendo difficile il dibattito pubblico. Questo fenomeno produce successive implicazioni nell’affrontare il problema della domanda della tratta e crea una censura comunicativa sugli effetti psicologici e morali legati al fenomeno. Secondo studi condotti dalla ONG Human Rights Watch, ogni anno, molte migliaia di giovani donne e ragazze, in tutto il mondo, sono rapite o vendute e avviate alla prostituzione forzata e al matrimonio involontario. Sono barattate a prezzi che variano secondo l’età, la bellezza o la verginità e sono sfruttate in condizioni che equivalgono a una forma moderna di schiavitù. Le donne e le ragazze che sono state trafficate raramente riescono a fuggire o negoziare le condizioni del loro impiego o matrimonio. Nei paesi in cui Human Rights Watch ha condotto indagini sul problema della tratta, è stato scoperto che molti agenti di polizia e altri funzionari del governo locale facilitano e traggono profitto dal commercio di donne e ragazze: ignorando gli abusi che avvengono nelle loro giurisdizioni; proteggendo i trafficanti, i proprietari di bordelli, i papponi, i clienti e gli acquirenti; e aiutano il traffico di donne come esecutori, conducenti e reclutatori. Se una donna è portata oltre i propri confini nazionali, i funzionari dell’immigrazione spesso aiutano e favoriscono il suo passaggio. Il fiorente commercio di donne e ragazze è legato fondamentalmente allo status di disuguaglianza delle donne. Nella maggior parte dei casi, in particolare nelle aree povere e rurali, le donne e le ragazze hanno minori opportunità educative ed economiche rispetto ai maschi. L’attrazione di una grande città, posti di lavoro ben pagati e la prospettiva di una vita migliore fanno sì che donne e ragazze che hanno poche possibilità nelle loro terre, acconsentano a presunti lavori o offerte di matrimonio provenienti da paesi molto lontani. Inoltre, anche se la donna o la ragazza stessa non è tentata, la preferenza per i figli maschi in molte società (sia per portare avanti il nome di famiglia che come assicurazione economica per la vecchiaia) e la promessa di pagamenti immediati spesso portano le famiglie a vendere le loro figlie. Poiché molti agenti-reclutatori sono autoctoni che hanno familiarità con le condizioni locali, reclutano strategicamente nel periodo di magra prima dei raccolti o prendono di mira le famiglie con difficoltà finanziarie. Il tempismo dei reclutatori, unito alla tradizionale responsabilità delle donne di prendersi cura delle loro famiglie, rende molto difficile resistere alle false offerte di lavoro o di matrimonio. Sebbene la tratta di donne e ragazze sia diventata un commercio transfrontaliero redditizio e in espansione, essa sfugge sistematicamente a sanzioni sia nazionali che internazionali efficaci. La tratta a fini di prostituzione forzata è stata spesso mal interpretata dai governi e dalle organizzazioni per i diritti umani, come se fosse a un atto volontario, presumendo il consenso delle donne, anche quando esistono numerose prove contrarie. Sia la prostituzione forzata che il matrimonio forzato sono stati in gran parte liquidati come reati perpetrati da privati, per i quali gli stati non hanno alcuna responsabilità ai sensi del diritto internazionale. Al contrario, i governi hanno specifici doveri legali internazionali per sradicare la tratta e gli abusi correlati.

Maddalena Celano

Brussels: End the Blockade Against Cuba!

da www.ilSudEst.it

di MADDALENA CELANO

Come delegata dell’ Ass. La Villetta per Cuba, assieme a Volfango Siniscalchi (ed al Presidente Luciano Iacovino), abbiamo partecipato all’ incontro “End the Blockade Against Cuba” a Brussels, presso il Parlamento Europeo.

Questo 29 e 30 novembre a Bruxelles, si è tenuto l’ incontro europeo contro il  blocco degli Stati Uniti contro Cuba che colpisce la nazione caraibica, ma anche altri paesi, data la portata extraterritoriale delle sanzioni, hanno denunciato i partecipanti all’  evento al Parlamento Europeo. I partecipanti hanno discusso dell’impatto di quella politica ostile e hanno denunciato che la sua portata arriva anche in Europa e in altre nazioni del mondo.

A questo proposito, la portavoce del movimento svedese del Comitato Internazionale per la Pace, la Giustizia e la Dignità dei Popoli, Vania Ramírez, ha sostenuto che il blocco contro Cuba riguarda anche i cittadini europei, che spesso incontrano ostacoli  quando cercano di accedere ai prodotti cubani.

Allo stesso modo, sono state citate le ammende inflitte a varie banche europee per lo svolgimento di operazioni relative a Cuba.

L’incontro è stato organizzato da eurodeputati e rappresentanti dei movimenti sociali provenienti da Portogallo, Svezia, Spagna, Germania, Italia e Belgio, tra le altre nazioni, e organizzato dal Gruppo Confederale della Sinistra unitaria europea / Sinistra verde nordica e dall’associazione di solidarietà Cubanista.

Erano presenti il direttore del William Soler Pediatric Cardiology Hospital, prof. Eugenio Selman Hussein Sosa, e il vicepresidente della commissione permanente per gli affari economici dell’Assemblea nazionale cubana, Oscar Luis Hung Pentón; e Camilo Guevara (figlio di Ernesto “Che” Guevara), direttore del Centro Studi Che Guevara.

Vari delegati delle associazioni di solidarietà hanno ricordato che  questo mese di ottobre 2017 gli Stati Uniti votarono contro la risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, che chiese di rimuovere il blocco di Washington contro Cuba.

L’ambasciatore statunitense Nikki Haley votò contro la risoluzione, presentata ogni anno da L’Avana da circa 26 anni.

In ciascuna di queste occasioni, Washington si schierò contro la proposta cubana, nonostante il sostegno della maggioranza della comunità internazionale per il documento della nazione caraibica e solo nel 2016, per la prima volta nella storia delle risoluzioni, l’amministrazione di Barack Obama (2009 – 2017) decise di astenersi.

Così, lo scorso anno quasi tutti i paesi hanno sostenuto Cuba nella sua richiesta che il blocco fosse revocato e nessun membro si opponesse a tale richiesta, con le sole astensioni degli Stati Uniti e di Israele.

A quel tempo, l’allora ambasciatore statunitense presso l’ONU, Samantha Power, disse che per più di mezzo secolo Washington mantenne una politica volta ad isolare la nazione caraibica e invece la strategia isolò solo gli Stati Uniti anche all’interno dell’ONU.

Questo argomento fu  ribadito ad ottobre da 10 senatori democratici che hanno esortato il presidente Donald Trump ad astenersi  per quanto riguarda la risoluzione contro il blocco,  descritta come fallita, pubblicamente condannata dalla comunità internazionale e dannosa per il popolo dell’isola.

“Più manterremo questa obsoleta politica della guerra fredda, più soffriremo nella nostra credibilità internazionale e regionale”, hanno avvertito i legislatori in una lettera al capo della Casa Bianca.

La posizione di Trump sulla nazione caraibica è stata annunciata il 16 giugno 2017, quando ha firmato un memorandum da Miami, in Florida, per invertire il processo di riavvicinamento che ha avuto luogo sotto l’amministrazione del suo predecessore.

Più di tre mesi dopo, e con la giustificazione di alcuni incidenti sanitari riportati dai diplomatici statunitensi a L’Avana, il suo governo ha dato un nuovo colpo ai legami bilaterali ritirando gran parte del suo staff dell’ambasciata sull’isola ed espellendo 15 funzionari cubani da Washington.

I delegati dei vari movimenti sociali presenti hanno ribadito che la politica del blocco USA continua ad essere una massiccia, flagrante e sistematica violazione dei diritti umani del popolo cubano e si qualifica come un atto di genocidio, afferma l’ ultimo rapporto che Cuba presentò all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (ONU) il 1 ° novembre 2017.

Gli effetti causati dalla struttura delle leggi che regolano questa politica sono spiegati nella relazione sulla risoluzione 71/5 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite , intitolata Necessità di porre fine al blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti d’America contro Cuba.

Il testo denuncia che questa politica costituisce il più grande ostacolo per l’attuazione del Piano nazionale di sviluppo economico e sociale del paese e per lo sviluppo in generale di tutte le potenzialità dell’economia.

Specifica che il blocco continua  e viene applicato con tutto il rigore, e che per quasi sei decenni ha causato danni all’economia cubana che raggiungono la cifra di 822 mila 280 milioni di dollari, tenendo conto del deprezzamento del dollaro rispetto al valore dell’oro nel mercato internazionale.

Inoltre, a prezzi correnti, il blocco ha causato danni quantificabili per oltre 130 mila 178,6 milioni di dollari e, nel periodo in cui è stato inquadrato il rapporto, ha causato perdite a Cuba nell’ordine di quattromila 305,4 milioni di dollari.

Secondo il documento, che mostra gli effetti dell’applicazione nel periodo tra aprile 2016 e giugno 2017, quella politica continua a essere il principale ostacolo allo sviluppo dell’economia cubana e al pieno godimento di tutti i diritti umani del popolo cubano.

Le misure per rafforzare il blocco influenzano e danneggiano non solo il popolo cubano, ma anche i cittadini europei e statunitensi le cui possibilità di concludere affari con persone e società cubane, di usufruire dei prodotti commerciali o di artigianato cubano o, semplicemente, di esercitare il loro diritto costituzionale di viaggiare liberamente saranno ancora più limitate. Considerato l’aumento della retorica aggressiva contro Cuba e le misure annunciate, si sta  generando maggiore sfiducia e incertezza nelle istituzioni finanziarie e negli stessi fornitori statunitensi a causa del timore e del reale rischio di essere penalizzati per la loro scelta di commerciare con Cuba.

Il testo avverte che le dimensioni finanziarie ed extraterritoriali della legge sono mantenute, con l’imposizione di multe a società straniere che intrattengono relazioni commerciali con Cuba e il rifiuto delle banche e delle istituzioni finanziarie internazionali di effettuare operazioni con l’isola per timore di essere multate.

Subito dopo l’iniziativa, Norma Goicochea, Ambasciatrice della Repubblica di Cuba presso Brussels, ha invitato la delegazione dell’ Ass. La Villetta per Cuba a pranzo, assieme a diversi funzionari dell’Ambasciata Cubana a Brussels e a Camilo Guevara March, figlio del rivoluzionario Ernesto “Che” Guevara.
Norma Goicochea e Camilo Guevara March si sono rivelati molto affettuosi e riconoscenti per l’ impegno profuso, di questi ultimi anni, dall’ Ass. la Villetta per Cuba nel contrasto del criminale bloqueo economico.

Il caso delle due ragazze americane: come evolve il terrorismo machista in Italia

di MADDALENA CELANO 

da ilSudEst.it

I pubblici ministeri di Firenze stanno indagato sulle accuse di stupro di due studentesse statunitensi. Le studentesse affermano di essere state violentate dai carabinieri che le hanno scortate fino a casa,  in una macchina della polizia da una discoteca, accuse che il Dipartimento di Stato Americano dice di prendere molto sul serio.  Secondo le studentesse statunitensi, mercoledì 6 settembre 2017, due agenti dei Carabinieri hanno offerto loro il passaggio, fino a casa, da una discoteca di Firenze e poi le hanno violentate nell’ascensore e sulle scale dell’edificio. L’intervento diplomatico statunitense è stato celere, mentre il console generale degli Stati Uniti a Firenze, Benjamin V. Wohlauer, ha incontrato il capo della polizia di Firenze e il comando provinciale dei Carabinieri. Il ministro della Difesa italiana, Roberta Pinotti, ha definito la situazione di “estrema gravità”, se l’accusa di stupro risultasse essere vera. Le studentesse, rispettivamente di 19 e  di 21 anni sono state interrogate dai pubblici ministeri per diverse ore al giorno. Le donne hanno accusato gli ufficiali dei carabinieri di averle violentate all’inizio di giovedì mattina (il primo giovedì del settembre 2017) sulle scale del loro condominio. Le tv locali affermano che tre auto di pattuglia sono andate in una discoteca per indagare su una rissa. Due auto sono partite dopo che la calma è stata ripristinata, ma la terza auto è rimasta. Le donne, che secondo quanto riferito hanno trascorso la serata in discoteca, hanno confermato alle autorità che gli ufficiali le hanno portate verso il loro condominio e le hanno violentate. Testimoni  confermavano di aver visto le donne entrare nella macchina della polizia. Le studentesse hanno affermato di essere state violentate all’interno dell’edificio condominiale,  prima che potessero raggiungere le loro stanze.

“Le indagini sono ancora in corso, ma vi sono alcune basi per quanto riguarda le accuse”, ha detto il ministro della Difesa Roberta Pinotti a una conferenza sulle questione femminile.

“Lo stupro è sempre una questione grave. Ma è di una gravità senza precedenti se viene commesso dai carabinieri in uniforme”.

Le due ragazze, che provengono dagli stati del Maine e del New Jersey, hanno detto agli investigatori di aver bevuto alcool e fumato cannabis la notte dell’accaduto. Dissero che erano  troppo spaventate per urlare o chiedere mentre l’ assalto sessuale aveva luogo. La polizia ha eseguito il test del DNA per cercare di verificare le loro accuse, con risultati schiaccianti: i due carabinieri hanno consumato un rapporto con le due ragazze.Il caso, che ha ricevuto ampio spazio nei media italiani, arrivò meno di due settimane dopo che un turista polacco e una transessuale peruviana sono stati brutalmente violentati nella località balneare di Rimini.  Due marocchini, un nigeriano e un richiedente asilo congolese sono stati arrestati per gli attacchi, il che ha portato ad un forte aumento del sentimento anti-immigrazione in Italia.

Le accuse mosse ai carabinieri hanno sconcertato l’establishment italiano.

“Se questo è vero, e spero che si chiarisca quanto prima, sarebbe un atto di gravità inaudita”, ha detto all’agenzia di stampa dell’ANSA Tullio Del Sette, il capo dell’esercito. Il corpo di polizia  dei carabinieri  ha sospeso i due agenti che hanno presumibilmente violentato le due studentesse americane a Firenze, mentre erano in servizio. Le due studentesse, ritengono di essere state coinvolte in una rissa ed hanno spinto la polizia ad arrivare fino alla discoteca.

Secondo il Corriere della Sera , uno dei carabinieri ha ammesso di aver avuto rapporti sessuali con una delle donne, ma insiste che era consensuale. Secondo gonews

(http://www.gonews.it/2017/11/22/violenza-studentesse-americane-oggi-linterrogatorio-alle-ragazze-modalita-protetta/) le studentesse sono state interrogate il 21 novembre 2017, ad interrogarle è stato il gip Mario Profeta nell’aula bunker: le studentesse sono state ascoltate in modalità protetta con l’ausilio di un interprete in una stanza separata dove non ci sono altre persone, mentre pm, difensori e i due carabinieri indagati (presenti nella struttura) potranno assistere all’interrogatorio tramite sistema audio-video. Gli avvocati non possono intervenire mentre il giudice rivolge domande alle due ragazze americane, tuttavia possono proporre allo stesso gip proprie domande. Sembra che uno dei difensori dei militari abbia appunto consegnato circa 250 domande da porre alle ragazze. Starà però al giudice, di sua iniziativa, decidere quali domande porre. L’incidente probatorio, iniziato verso le ore 10, si è protratto fino a tarda serata con una sola breve pausa per pranzo. Probabilmente prolungare il lavoro del giudice l’esigenza di tradurre in inglese l’intero interrogatorio. Secondo Fanpage (https://www.fanpage.it/stupro-firenze-domande-degradanti-e-12-ore-di-interrogatorio-le-vittime-violentate-anche-dalla-giustizia/
http://www.fanpage.it/)  i carabinieri vengono difesi da una moltitudine di persone che non credono assolutamente alla versione delle ragazze americane. “Erano ubriache, quindi anche fosse successo se la sono andata a cercare”, uno dei commenti più gettonati. E poi, ancora: “Avevano un’assicurazione contro lo stupro, sicuramente la denuncia fa parte di un piano ben architettato per incastrare due povere vittime e intascarsi i soldi del premio”. Peccato che, nonostante inizialmente la notizia dell’esistenza di questa speciale assicurazione fosse stata spacciata per certa dai giornali, si è poi infine scoperto che questa copertura non esisteva affatto così per come era stata descritta, ma faceva parte di un classico pacchetto acquistato da una moltitudine di studenti stranieri in viaggio di studio all’estero. Per giorni, giorni e giorni, le ragazze sono state accusate, vilipese e maltrattate e poi, a un certo punto, quando la notizia “non tirava più” sui social, abbandonate al loro destino. Nella giornata del 23 novembre, però, complice l’inizio del processo contro i due carabinieri accusati di stupro, la storia della violenza sessuale di Firenze è tornata alla ribalta, nel peggiore dei modi. Gli avvocati difensori dei due militari dell’Arma, che per carità fanno il lavoro che loro compete, hanno presentato ben 250 domande per l’incidente probatorio, molte delle quali non accettate dai giudici titolari del caso perché ritenute degradanti e lesive della dignità della donna. “Avevano le mutandine?”, recitava una delle domande scartate, per fortuna, dai giudici. Una domanda che suona come una sorta di stigma, come se gli avvocati volessero suggerire che quelle ragazze tanto sante non erano, che quelle ragazze alla fine erano un po’ troppo libertine, delle troie provocatrici. L’interrogatorio nell’ambito dell’incidente probatorio ha confermato la versione delle due studentesse, ma è durato ben dodici ore filate. Dodici ore di interrogatorio per ricostruire quei venti minuti di violenza sessuale, le due ragazze sono state bombardate di domande che manco un boss di Cosa Nostra. A un certo punto, causa l’intenso stress provocato dall’incidente probatorio, una delle due americane ha anche accusato un malore, finendo quasi per svenire in Aula. Nessuna scusa da parte degli imputati, secondo l’avvocato Giorgio Carta “i militari sono stati fessi a dare alle studentesse un passaggio in auto ma non le hanno violentate perché loro erano consenzienti, dunque sono innocenti e non devono chiedere scusa”. Un consenso che secondo il legale sarebbe stato espresso dalle due vittime incoscienti, come provato dagli esami alcolemici effettuati dai sanitari a ridosso dello stupro. Fa specie che un avvocato – che ripeto, fa il mestiere che gli compete e difende i propri assistiti – arrivi a negare l’evidenza, a negare il fatto che in caso sussista uno stato alterato di coscienza non esista alcun tipo di consenso che tenga. Insomma, tra interrogatori fiume, domande degradanti che per fortuna non sono state ammesse dai giudici e illazioni sessiste, le due ragazze sembra siano state violentate per l’ennesima volta, questa volta dalla Giustizia italiana.

Ma non è l’ unico caso in cui si evince una totale legittimazione dello stupro e dello stupratore e, al contrario, un’ ulteriore vittimizzazione della vittima.

Il 16 giugno 2016, uno studente di Stanford è stato condannato a soli sei mesi per aver violentato una ragazza mentre erano entrambi ubriachi. Il nome del ragazzo è Brook Turner, e scrisse una lettera incolpando la sua partner  e non si prese alcuna  responsabilità. Piuttosto, ha interpretato il ruolo di vittima, dicendo che la propria vita era stata rovinata. La sua vittima rispose con una lunga lettera che gli ricordava che, sebbene fossero entrambi  ubriachi, fu l’unico a decidere di abusare sessualmente di lei ed è stato lui ad aver rovinato realmente e materialmente la sua vita. La cultura  dello stupro  è qualcosa di reale, esiste, e ogni giorno si divulga a macchia d’ olio. Il termine “Cultura dello stupro”  fu coniato negli anni ’70, da femministe statunitensi, per descrivere tutti i modi in cui la società colpevolizza la vittima di uno stupro.

Emily Buchwald , autrice di un libro intitolato Transforming a Rape Culture (Trasformare una cultura dello stupro) lo definisce come segue:

[…] una serie di credenze che fomentano le aggressioni sessuali da parte degli uomini e sostengono la violenza contro le donne. È una società in cui la violenza è vista come sexy e la sessualità è violenta. In una cultura dello stupro, le donne ricevono continue minacce di violenza che vanno dai commenti di natura sessuale […] allo stesso stupro. Una cultura dello stupro condona il terrorismo fisico ed emotivo contro le donne come se fosse  norma … In una cultura dello stupro, uomini e donne presumono che la violenza sessuale sia un dato di fatto, qualcosa di inevitabile.

È anche definito come  ambiente in cui la violenza sessuale contro le donne è normalizzata e la paura di essere violentata è costante. La cultura dello stupro si evince anche da queste frasi ed affermazioni: Perchè una donna parla con sconosciuti? Sono donne e se ne sono andate sole di notte? Perchè una donna fa tardi a casa?  Perchè una donna esce sola la sera? Forse allora sappiamo di cosa stiamo parlando. Ma nel caso non fosse ancora chiaro spiegherò come si manifesta la cultura dello stupro.

La vittima viene incolpata se c’è un attacco sessuale. Molte volte, in caso di stupro, il vestito della vittima è causa di colpa e delegittimazione, sia che indossasse minigonne o pantaloni attillati; anche se la vittima ha consumato alcool o  è uscita da sola, eccetera. La prima cosa che subiscono molte vittime è una quantità brutale di domande che cercano solo di biasimarle.

Le molestie sono tollerate. L’esempio più chiaro è la molestia da strada, che cerca di essere banalizzata o vista come qualcosa che non è importante dicendo che “era solo un complimento” o “solo un apprezzamento”, ma la verità è che se la vittima di quella molestia si sente a disagio, non è un complimento, è una molestia. Le aggressioni sessuali sono banalizzate. Molto probabilmente suonano come i seguenti commenti: “eri così bella da essere stuprata”, “lo volevi anche tu”. All’improvviso, scherzare sulle violazioni è visto come irriverente, piuttosto che offensivo –  per qualcuno è una semplice barzelletta, per una vittima, è forse il peggior ricordo della sua vita – ma vogliono farlo sembrare come qualcosa di accettabile. Invece, non lo è. Le accuse di stupro non vengono prese sul serio. In molti casi, si dice che la vittima cerca solo attenzione. Molte volte, in casi come questi, le donne vengono interrogate quasi come criminali per respingere le accuse.

Questi sono solo alcuni dei modi in cui si manifesta la cultura dello stupro, ma sono tra i più rappresentativi.

 

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