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Manuela Saenz Orinoco

Manuela Saenz

La politica come azione ed amore universale


da http://www.ilsudest.it

Questo mese ci sono stati due eventi consecutivi: 
La Politica come azione ed amore universale, 
questo 17/04/2019 a Varese, alle ore 20:30, 
presso la CASA Del Popolo, in via F. Del Cairo, 34.


Successivamente, La Politica come azione ed amore universale, 
questo 18/04/2019 a Malnate (Va), alle ore 20:30, 
presso il Centro Sociale Lazzari,
in via Marconi n. 16.
 

 Manuela Sáenz è stata una delle donne che ha svolto un ruolo fondamentale nella lotta per l’indipendenza contro la Spagna, in America Latina. Ma in Italia è una figura sconosciuta ai più. Spia e potente cospiratrice, ha incoraggiato l’organizzazione dei ribelli contro il potere monarchico spagnolo.

(…) ed io gli domandai di Manuelita,
ma essi non sapevano,
non sapevano il nome dei fiori.
Al mare lo domandammo,
al vecchio oceano.
Il mare peruviano
aprì con la schiuma vecchi occhi incas
e
parlò la sdentata bocca del turchese.

Pablo Neruda, L’Insepolta di Paita, Canto Generale  


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La maggior parte degli storici, dei biografi e dei romanzieri che hanno scritto su Manuela Sáenz, hanno trascurato il suo ruolo di militante e combattente per l’Indipendenza ispanoamericana. Hanno creato, attraverso i loro testi, una leggenda “erotica” legata alla visione eroico-mitica del più grande eroe della lotta per l’Indipendenza delle nazioni del Sud America: Simón Bolívar.  Nel contesto storiografico patriarcale, Manuela Sáenz è stata disprezzata, denigrata, stigmatizzata, persino ritratta come un “difetto” di Bolívar. Ma nel XX secolo, storici e scrittori dell’Ecuador e di altri paesi dell’America Latina, hanno rivalutato Manuela Sáenz con nuove scoperte e stanno riscrivendo la sua biografia, che ha contribuito a cambiare la percezione della sua presenza nella storia, riconoscendone l’equo valore nella sua partecipazione alla campagna di Indipendenza. Manuela fu un’indipendentista e una rivoluzionaria molto prima di incontrare Bolívar, a Quito nel 1822.




La nostra redattrice Maddalena Celano, nel maggio 2003, si laurea in Filosofia all’ Università degli Studi di Roma3. Nel 2005 consegue un Master in Formazione e Media presso la stessa Università. Nel 2018 porta a termine il dottorato di ricerca in “Studi Comparati: Lingue, Letteratura e Formazione”, presso l’ Università di Roma “Tor Vergata”.

Fonte: http://www.ilsudest.it/component/content/article/90-forum/13351-la-politica-come-azione-ed-amore-universale.html

MANUELA SÁENZ: ICONA FEMMINISTA ED ANTI-IMPERIALISTA IN AMERICA LATINA

2 MARZO 2019

Scritto da La Villetta per Cuba e Mario Gianfrate

di MARIO  GIANFRATE

Intervista a Maddalena Celano, autrice di due saggi sull’eroina latinoamericana

Tratto dal sito: http://www.ilsudest.it

La nostra redattrice, Maddalena Celano, laureata in filosofia all’Università degli Studi di Roma Tre e dottore di ricerca in Studi Comprati presso l’Università di Tor Vergata di Roma, da diversi anni studia e analizza l’America Latina e le lotte per l’emancipazione femminile. Di recente, ha dato alle stampe due saggi relativi all’eroina latinoamericana Manuela Sáenz (1797 -1856), ovvero “Manuela Sáenz: l’altro volto dell’Indipendenza latinoamericana”, edito da Edizioni Accademiche Italiane e “Manuela Sáenz Aizpuru – Il femminismo rivoluzionario oltre Simon Bolívar”, edito da Aras. L’autrice, in questa intervista, ci parlerà dei suoi saggi e dei suoi studi.

Manuela Sáenz è stata una delle donne che ha svolto un ruolo fondamentale nella lotta per l’indipendenza contro la Spagna, in America Latina. Ma in Italia è una figura sconosciuta ai più. Spia e potente cospiratrice, ha incoraggiato l’organizzazione dei ribelli contro il potere monarchico spagnolo. Faceva parte dello Stato Maggiore dell’Esercito di Liberazione di Bolívar e ha combattuto con Antonio de Sucre ad Ayacucho, essendo l’unica donna che sarebbe passata alla storia come eroina di questa battaglia. Potreste tracciare una breve biografia dell’eroina?

Nata nel 1795 a Quito, città cui era imposto un modello di vita europeo, diverso dall’intera realtà del continente. Fu figlia naturale di Simon Sáenz, mercante spagnolo e realistico, e Maria Joaquina de Aizpuru, di origine spagnola che avrebbe preso le parti dei ribelli. Manuela fin da giovane entrò in contatto con una serie di eventi che incoraggiarono il suo interesse per la politica. Nel 1809, l’aristocrazia creola stava già tramando contro il potere della corona spagnola, che provocò una serie di rivolte sempre più sanguinose e, in questo senso, aderì a  favore del movimento rivoluzionario e sostenne il lavoro Manuela Cañizares, una nobile rivoluzionaria e cospiratrice. A causa dei disordini stessi, Manuelita si assentò dalla città per rifugiarsi con la madre nella fattoria di Catahuango. Lì divenne un’amazzone eccellente, mentre sua madre le insegnò a comportarsi nell’ alta società e a gestire le arti del buon vestire, del ricamo e dei dolciumi. Qualche tempo dopo, entrambi tornarono a Quito, e Manuelita entrò, a 17 anni, nel convento delle monache di Santa Catalina. Tuttavia, il suo slancio ribelle la portò ad abbandonare il chiostro del convento. Imparò  a leggere e scrivere in un momento in cui quell’apprendimento era riservato solo gli uomini. All’età di 19 anni fu costretta a sposare James de Thorne, un medico di quarant’anni che commerciava con suo padre e che non avrebbe mai amato. Nel 1819, il popolo di Lima cominciò a cospirare e Manuelita divenne una delle principali attiviste. Gli incontri dei cospiratori erano tenuti in casa e mascherati da feste; Manuela ha agito come spia. Ha partecipato a negoziati con il battaglione di Numancia, e nel 1822, una volta liberato il Perù, le fu conferita l’ onorificenza di  “Caballeresa del Sol”. Con la scusa di accompagnare suo padre, Manuelita marciò su Quito per collaborare attivamente con le forze liberatrici: si occupò di spionaggio, medicò i feriti e donò cibo ai soldati. Il 16 giugno 1822, Simón Bolívar entrò trionfalmente in città e, dopo un gioco di sguardi, nacque la loro passione. Da allora hanno mantenuto un rapporto in cui Manuelita partecipò attivamente al consolidamento dell’indipendenza dell’Ecuador. Fu nominata da Bolívar membro dell’Esercito di Liberazione e guerreggiò con Antonio de Sucre ad Ayacucho, essendo l’unica donna a passare alla storia come un eroe di questa battaglia. Una volta approvata la Costituzione per le nuove nazioni, andò a Bogotá con il Libertador. Manuelita militò attivamente nel movimento bolivariano e fu responsabile del trasporto delle informazioni riservate del Libertador. Durante il giorno si vestì da soldato e, insieme ai suoi fedeli servitori, si dedicò a pattugliare la zona. Si occupò della sicurezza di Bolivar. Il 25 settembre 1828, grazie al suo intuito lo salvò da un agguato orchestrato da Francisco de Paula Santander. Nel 1830, Bolívar dovette rifugiarsi a Santa Marta, dove morì sette mesi dopo. Dopo aver conosciuto la morte del suo amato, Manuelita, decise di suicidarsi. Andò a Guaduas, dove si fece mordere da una vipera ma fu salvata dagli abitanti del luogo. Dopo ciò , e in risposta alla continue calunnie contro il Libertador, scrisse La Torre de Babel (1830), motivo per cui fu emesso un ordine di prigionia e fu rinchiusa nel carcere femminile. Suo padre riuscì a ottenere la grazia e fu costretto all’esilio, così si trasferì in Giamaica. Manuela tornò  in Ecuador nel 1835 ma il presidente Vicente Rocafuerte, alla notizia del suo arrivo, la cacciò. Tornò in Perù, dove si stabilì nel porto di Paita, dove si sostentò attraverso la fabbricazione di dolci, sigari e ricami. Contratta la difterite morì per le complicazioni di questa malattia, il 23 novembre 1856. Il suo corpo fu sepolto in una fossa comune nel cimitero locale e tutti i suoi averi, per evitare il contagio, sono stati bruciati, tra cui una parte importante delle lettere d’amore di Bolívar e vari documenti. Manuela consegnò al Generale O’Leary gran parte dei documenti per elaborare la voluminosa biografia del Generale, di cui Manuela disse: “Vivo in onore di Bolívar”.

Come nacque il suo interesse per Manuela Sáenz e il suo lavoro politico e militare?

Sin dalla mia più tenera infanzia, sviluppai una certa sensibilità per le questioni “di genere”, avendo notato differenti trattamenti tra bambini maschi e femmine (tutti a svantaggio delle femmine) nonché le diverse aspettative che i genitori proiettano sui maschi (una eccessiva sopravvalutazione dei figli maschi e, al contrario, un’eccessiva sottovalutazione delle figlie femmine). Da adolescente feci le mie prime ricerche sul sessismo e, scoprii, come avevo ben sospettato, che non ha nulla d’inesorabile e naturale ma trattasi di un “artificio” del potere per tenere a bada più della metà della popolazione e usarla per la riproduzione e i lavori servili (lavori domestici e di “cura”) non retribuiti, come Welfare State elargito gratuitamente e senza riconoscimento alcuno. Da allora, sviluppai una sensibilità “rivoluzionaria” e, continuando con le mie indagini, scoprii le rivoluzionarie cubane che mi affascinarono molto.  Partii per il mio primo viaggio a Cuba nel 2011. Conobbi a La Habana, la professoressa Acela Caner Román, autrice del saggio “Voci di donne cubane. La Tia Angelina e le altre”, che mi regalò un fumetto dal titolo “Manuelita”. Le chiesi dunque chi fosse “Manuelita” e lei mi rispose che si trattava di un personaggio storico, conosciuta come “l’amante dell’eroe indipendentista latinoamericano Simón Bolívar”, detto “Il Libertador”. Tornai a Cuba nel 2017, dopo un viaggio in Colombia e in Ecuador. Scoprii che in Ecuador Manuelita è a tutti gli effetti venerata come madre della Patria e che, in Colombia, non è difficile trovare gadget con la sua effige. In Colombia, ebbi anche l’opportunità di approfondire ulteriormente il pensiero del movimento femminista latino-americano che è indubbiamente una delle espressioni più critiche e alternative di fronte all’ attuale pensiero egemonico politico, sociale ed economico. Inoltre, all’interno dei movimenti sociali, in America Latina, il femminismo è forse più attivo e rafforzato negli ultimi decenni, avendo realizzato cambiamenti sostanziali sia in termini di politiche pubbliche che di consapevolezza delle donne di essere soggetti di diritto e protagoniste nella costruzione di nuovi paradigmi di analisi e trasformazione della realtà.

All’ interno dei movimenti femministi latino-americani, la Marcia mondiale delle donne (WMW) gode di particolare rilievo. È, probabilmente, l’organizzazione con maggiore consenso internazionale per la critica al capitalismo e le sue conseguenze sulla vita delle donne. A che punto si trova, in questo momento, il movimento?

Le proteste e le proposte creative fatte da questo movimento dal 1995, dalla “grande marcia delle donne contro la povertà”, contemplano la produzione di numerosi documenti per promuovere l’autonomia economica delle donne; il bene comune e i servizi pubblici; la pace e smilitarizzazione e la lotta contro la violenza sulle donne. Alcune riflessioni degne di nota di WMW sono inclusi anche in documenti come “finanziamenti per il diritto allo sviluppo sostenibile con equità”, sviluppato nel 2002 come un contributo al Global Forum prima della Conferenza delle Nazioni Unite sul finanziamento allo sviluppo di Monterrey ONG, e le azioni del 2005 attorno alla “Carta mondiale delle donne per l’umanità”.

L’economia femminista è il quadro teorico e l’asse centrale della WMW, così come l’autonomia economica delle donne. Questa corrente dell’economia critica colloca la sostenibilità della vita umana e il benessere collettivo al centro dell’organizzazione economica e territoriale, sopra la ricerca della mera redditività economica. Nella WMW l’analisi critica anticapitalista che viene dal femminismo si unisce ad altri principi e pratiche, per mettere in discussione gli attuali modi di produzione. Il movimento mondiale della Marcia Mondiale delle Donne, lotta anche affinché si rispetti il principio di autodeterminazione e sovranità dei popoli e contro l’imperialismo. Infatti, ha recentemente chiesto sostegno e riconoscimento per il Governo Maduro (in Venezuela) e ha espresso solidarietà al popolo venezuelano che, dopo numerose lotte storiche, ha combattuto per la propria libertà e autodeterminazione. “Il Venezuela rappresenta la lotta dei popoli dell’America Latina per la propria sovranità”, afferma la dichiarazione del documento di solidarietà.

Quali sono le principali preoccupazioni della WMW riguardo il Venezuela?

La pressione esercitata oggi sul popolo e il governo del Venezuela è della stessa origine e della stessa intensità di quella subita dagli argentini, durante la dittatura militare di Videla.  Nella sfera economica si sta sviluppando un processo d’iperinflazione con numeri di quattro cifre annuali, che ha causato un feroce aggiustamento dei salari che ora sono tra i più bassi in America Latina, ma paradossalmente si è rafforzato il collegamento (e la dipendenza) dei settori i più poveri con il governo e lo Stato, giacché sono gli unici a proporre (governo e Stato venezuelano) qualche iniziativa per proteggere il popolo dalla crisi. In Venezuela, il blocco economico imposto dagli USA e il terrorismo delle “guarimbas” ostacola l’economia del paese e la distribuzione degli alimenti. Il governo ha smesso di intervenire sui prezzi che sono saliti senza intraprendere alcuna azione se non l’urgente bancarizzazione per contenere la crisi delle casse dello stato. Si registra però un miglioramento nella distribuzione dei CLAP (aiuti alimentari governativi) e aumenti periodici di stipendi e obbligazioni sotto all’inflazione. Il maggior peso dell’aggiustamento salariale è stato pagato dai lavoratori della pubblica amministrazione, dell’istruzione e della salute.

Gli stipendi dei lavoratori privati sono raddoppiati rispetto a quelli degli impiegati statali. Tuttavia, tali bassi salari sono compensati, in parte, dai CLAPS.

I mercati alimentari sono forniti, ma con prezzi molto alti, quindi vi sono pochi movimenti di acquisti. Per incoraggiare le vendite, il governo ha incoraggiato alcune promozioni, come quello delle fette La Polar con una combinazione di prodotti ad un prezzo inferiore. A Caracas e in altri luoghi dove i Claps funzionano molto bene, alcune famiglie sono rifornite di cibo secco e la merce in eccesso è utilizzata per pagare i servizi. Ad esempio, qualcuno che viene a fare una riparazione domestica è pagato con un pacchetto di farina e riso. Pagano persino il trasporto con il cibo.

Oltre all’embargo e al colpo di stato subito, la minaccia di un’invasione incombe sul Venezuela, dall’assunzione di Iván Duque come presidente della Colombia. Dunque risponde alla linea di Uribe, un settore di proprietari terrieri e membri corrotti della borghesia colombiana, la cui attività principale è stata la guerra. Per questo motivo si sono fortemente opposti agli accordi di pace con le FARC. In termini geopolitici, la Colombia è la portaerei statunitense sul continente, negli ultimi anni è stata progettata per svolgere un ruolo simile a quello svolto da Israele in Medio Oriente.

L’offensiva militare può avvenire attraverso un’invasione diretta dalla Colombia o promuovendo progetti secessionisti come quelli che hanno smantellato l’ex Jugoslavia. C’è un vecchio progetto per separare le regioni della mezzaluna occidentale (Zulia, Táchira e Mérida) con la protezione colombiana. Ciò che è nuovo è un tentativo secessionista del Sud supportato dal discorso sull’autonomia dei popoli originali (The Pemon Nation) con il sostegno delle chiese evangeliche, dell’Impero e del Brasile di Bolsonaro.

Ha 60 anni…. e più la guardo… e più mi sembra bella

Cuba festeggia i suoi ideali

Articolo tratto  da http://www.ilsudest.it

di MADDALENA CELANO- NICOLA VICECONTI- PATRIZIA GRADITO

  • Nella nostra Capitale, la cerimonia per la celebrazione dei 60 anni della Rivoluzione Cubana, ha avuto luogo questo martedì 15 gennaio 2019 ed è stata organizzata dall’Ambasciata della Repubblica di Cuba presso la Repubblica Italiana e in Vaticano. La location è stata il CirCuba. “CirCuba” è il Circo Nazionale di Cuba della Compagnia La Habana, che mescola danza, folklore, arti circensi su ritmi e melodie rumbamerenguecha cha cha e salsa. Alla ricca cerimonia hanno partecipato, oltre me, anche i due  autori Nicola Viceconti e Patrizia Gradito, promotori  del progetto Novelas Por la Identitad e del progetto i Cantieri del pensiero libero. Viceconti (che da qualche anno collabora con l’autrice Patrizia Gradito) è autore di nove libri (romanzi, raccolte di poesie e di racconti brevi), cinque dei quali pubblicati contemporaneamente in Italia e in Argentina – distribuiti anche a Cuba (distribuzione Artex), in Cile (Concepción, libreria “Nuestra América”) – uno in Spagna e uno in Messico. Dal 2008 al 2010, è socio della Camera di Commercio Italo Argentina. In questo momento, è socio di 24 marzo Onlus, associazione dedicata al sostegno dei familiari dei desaparecidos. Il suo romanzo “Dos Veces Sombra” (Acercandonos Ediciones) è stato recensito dal quotidiano cubanoGranma, il quotidiano più diffuso e letto a Cuba. Il titolo del nostro articolo è tratto da una poesia di E. De Amicis.

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La rivoluzione cubana festeggia il 60° anniversario e tutto il mondo è impegnato a celebrarne gli ideali, dalla data del “trionfo”, il 1° gennaio 1959. Sull’isola la ricorrenza è stata onorata con una cerimonia a Santiago, nel cimitero monumentale di Santa Ifigenia, dove è sepolto il lider maximo Fidel, scomparso il 25 novembre del 2016. Il capo del Partito Comunista cubano Raul Castro, ha ribadito in questa occasione che l’unica via da seguire per il suo paese è la “continuità con il socialismo”, attraverso lo sviluppo dellarivoluzione perpetua e permanente, nonostante il duro confronto con gli Stati Uniti

A Roma, i festeggiamenti hanno avuto luogo martedì 15 gennaio e sono stati organizzati dall’Ambasciata della Repubblica di Cuba presso la Repubblica Italiana e in Vaticano che ci ha esteso l’invito, in qualità di autori italiani, da anni appassionati di cultura latino americana e impegnati sui temi della memoria e dell’identità con il progetto letterario Novelas por la identiad. La manifestazione è stata realizzata presso “CirCuba”, lo storico circo cubano, con musica tipica dal vivo, esibizioni varie e le performance dello straordinario corpo di ballo della scuola di Stato “Compagnia de La Habana”.

L’elemento identitario di questa isola caraibica è particolarmente interessante. La resistenza del suo popolo è pari a quello del desiderio d’indipendenza e di dignità nazionale. Per i cubani, vivere laRevolución significa consolidare e difendere principi attraverso un attivismo politico che non si può ridurre a mera questione ideologica, ma costituisce il volano di risultati tangibili, che hanno portato a grandi avanzamenti sociali, nonostante ogni ostruzionismo e i diversi anni di bloqueo unilaterale (economico, finanziario e commerciale). Sessant’anni dopo, Cuba emoziona ancora, solleva discussioni, rompe equilibri.

La commemorazione consegna all’umanità l’immagine viva di Cuba, l’Isla grande che, con spirito di sacrificio, ha sempre insegnato a milioni di esseri umani, il valore della solidarietà e dell’autodeterminazione. Quando si pensa alla realtà di Cuba, non si può non rilevare la perseveranza e il coraggio con i quali i cubani portano avanti il loro progetto di società socialista, mostrando a tutto il mondo quello che aveva previsto Fidel Castro quando, riferendosi agli americani, sosteneva che: “non capiscono che la nostra nazione si estende ben oltre Cuba per raggiungere tutta l’umanità”. È interessante osservare come in quest’ottica il concetto di frontiera acquisisca un rilievo differente da quello che si adotta normalmente. Sono gli ideali a stabilire i confini di un territorio, soprattutto quando, come ricorda il poeta Héctor Celano nella sua raccolta “Hasta la poesia siempre”, “una rivoluzione genuina non guarda la nazionalità”,

I fatti storici, infatti, ci offrono una certezza: la rivoluzione è più che mai viva. La Isla grande prosegue nella sua missione, tenendo sempre alti i valori degli indicatori sociali rispetto ai quali la maggior parte dei Paesi del nostro mondo occidentale non riesce a tenere il confronto. La Rivoluzione ha realizzato un sistema d’istruzione gratuito e aperto a tutti, un sistema sanitario universale e, dagli anni Ottanta, un’industria biotecnologica di indiscusso livello mondiale. Non a caso l’UNESCO, ha definito Cuba una “società dell’educazione” grazie alle 22 facoltà di medicina, distribuite in tutte le province del paese.

È donna audace e sensuale Cuba, con le sue palme spettinate, spiagge assolate e case incrostate dal vento e dal mare. L’isola dei miti e della musica. Il luogo sacro della poesia e delle leggende. E proprio con una poesia di Celano vogliamo ricordare Cuba, l’isola più donna dei Caraibi.

Sale per il contorno

Dello splendore che porti

L’iride musicale di calde regioni

Ti seminano lune sole

Tra spiagge e dirupi

Con aroma di semina di eruttive praterie

Il tuo corpo è terra e creta

Impastato alla pioggia

E un vasaio

Il tempo

Modellando la luce

Che a te rovescia la forma

Femminile del sogno

Il tuo tropicale silenzio

Presagisce un uragano

Di amore

Per le viscere

Bambina giovane che vai

Nuda

Caraibica

Dai seni

Inlunati

Illuminando l’America.

(Isla Hembra)

60 anni di Rivoluzione: 60 di conquiste artistiche e culturali!

Fidel lo capì, citando l’Apostolo (J. Martí) nella sua arringa difensiva nel 1953, in seguito nota come “lastoria mi assolverà”: le persone più felici sono quelle che hanno la migliore educazione per i loro figli, nell’istruzione del pensiero e nella direzione dei sentimenti. Una persona istruita sarà sempre forte e libera”.

La volontà politica acquisita durante l’effervescenza rivoluzionaria, rispetto alla Cultura, si rifletteva nei metodi usati dal governo cubano nelle prime ore (politica culturale e campagna di alfabetizzazione, tra gli altri).
La campagna di alfabetizzazione avviata nel 1961 non fu solo una pietra miliare nell’educazione a Cuba, ma fu anche propedeutica nella politica di apertura nella sfera culturale. I diversi passi compiuti verso il consolidamento della cultura nazionale e la creazione del Ministero della Cultura cubano – nel 1976 – mostrano un nuovo incoraggiamento in questo settore.

Rendere la cultura accessibile e comprensibile è ciò che è stato fatto per decenni, ma soprattutto non dovrà essere delimitato da un’immagine di fredda proprietà dei musei ed esclusiva “intellettualità”. “La politica culturale rivoluzionaria è stata orientata (…) per incoraggiare la partecipazione della nostra gente ai processi culturali e al loro accesso al meglio dell’arte cubana e universale (…)” (Saunders 2008, 150).

Oppure, come afferma un rapporto dell’UNESCO nel 1998, “la politica culturale che deriva dal processo rivoluzionario è il recupero della cultura originariamente portata dalle classi oppresse, ora in condizioni di espansione e sviluppo e liberate dal contesto di un’ ideologia colonialista o imperialista”.

Gli esempi sono chiari, palpitano nella memoria della Storia di Cuba. Dai primi anni del 1959, anche in un contesto di profonde trasformazioni come in qualsiasi rivoluzione, emersero istituzioni che celebreranno il loro 60 ° anniversario in questo momento e che costituiscono la spina dorsale della politica culturale cubana: l’ Istituto Cubano di Arte e Industria Cinematografica la casa delle Americhe la stampa nazionale , rifondazione del balletto nazionale sotto la guida di Alicia Alonso, laNational Symphony Orchestra,laNational School of Art Instructors, tra gli altri.

L’Istituto Cubano di Arte e Industria Cinematografica (ICAIC)

Appena due mesi dopo il trionfo, il 24 marzo 1959, per la precisione, è nata l’ICAIC, l’istituzione che ha chiarito il suo obiettivo di incoraggiare la creazione di un “nostro” Cinema, “il cinema è un’arte “, per produrre opere di alto valore estetico.
Il suo presidente fondatore fu il famoso intellettuale Alfredo Guevarache mantenne la carica dopo la pubblicazione della legge n. 169 del Consiglio dei Ministri del governo rivoluzionario della Repubblica di Cuba, firmata da Fidel Castro Ruz, come primo ministro e Armando Hart Dávalos, come Ministro della pubblica istruzione. Allo stesso modo, ci sono altre entità, alcune attive e altre no, che promuovono la creazione audiovisiva in stretto collegamento con l’Istituto come laCinemateca de Cuba, l’America Latina ICAIC News , diretto da Santiago Álvarez, Cuban Cinema Magazine, il Grupo de Sound Experimentation of the ICAIC, Festival internazionale del nuovo cinema latinoamericano Studi sull’animazione dell’ICAIC .

La Casa delle Americhe

Fondata dalla rivoluzionaria Haydee Santamaría, La Casa compie 60 anni. Con la legge 299 del 28 aprile 1959, il governo rivoluzionario creò la Camera delle Americhe, un’istituzione con una propria personalità giuridica che “continua con la massima espansione e sviluppo delle relazioni socio-culturali con i popoli dell’America Latina, dei Caraibi e il resto del mondo”.

“Concepita come uno spazio per l’incontro e il dialogo da diverse prospettive in un clima di rinnovamento delle idee, Casa de las Américas incoraggia gli scambi con istituzioni e persone provenienti da tutto il mondo. Quando tutti i governi dell’America Latina, ad eccezione del Messico, ruppero i rapporti con Cuba, l’istituzione contribuì a prevenire la distruzione totale dei legami culturali tra l’isola e il resto del continente. La Camera ha diffuso il lavoro della Rivoluzione e ha portato a Cuba intellettuali che sono entrati in contatto con la nuova realtà del Paese “.

Il Balletto Nazionale di Cuba, sotto la direzione di Alicia Alonso

La compagnia emerse nel 1948 e due anni dopo nacque la National Ballet School, ad essa collegata. Tuttavia, nel 1959, segnò “l’inizio di una nuova tappa per il balletto cubano. Quell’anno, nell’ambito di un nuovo programma culturale (alla portata di tutti i pubblici), la compagnia venne riorganizzata con il nome del National Ballet of Cuba, e da allora ha avuto un boom vertiginoso, arricchendo il suo repertorio e promuovendo lo sviluppo di nuovi ballerini, coreografi, insegnanti e altri creatori di altri generi legati alla danza, come le arti plastiche e la musica.

Istruttori della Scuola Nazionale d’Arte

Gli anni 1963 e 2004 appaiono come due momenti distinti nella storia delle Scuole di Istruttori d’Arte (EIA) a Cuba. Un progetto nato nella Rivoluzione e fin dalla sua genesi ha concepito l’idea che i giovani con vocazione e talento artistico porteranno la cultura in tutte le comunità del Paese, come modo per difendere le tradizioni nazionali e promuovere la conoscenza dell’arte. Così, nel settembre del 1963, ebbe luogo la prima laurea della National School of Art Instructors.

Ma gli anni di bisogni economici affrontati dal paese, che continuarono nei decenni successivi – come gli anni ’90 e il cosiddetto periodo speciale – evidentemente influenzò la sfera della cultura. Le scuole che istruiscono gli istruttori scompaiono, e c’è un esodo quasi di massa di laureati nel Sistema nazionale di case di cultura per ragioni economiche.

Quindi, con l’arrivo del nuovo secolo, Fidel Castro promuove la creazione dei nuovi Istruttori di scuole d’arte (EIA) e inizia una nuova fase per questo progetto. L’obiettivo imminente era quello di salvare la situazione degli artisti dilettanti in tutte le comunità, e di dare priorità al lavoro con i bambini e i giovani nei centri d’insegnamento.

La prima promozione della VIA si è svolta nel 2004 e gli istruttori degli eventi di Teatro, danza e arti plastiche si sono diplomati contemporaneamente. Un anno dopo, gli studenti di musica lo fecero, perché il loro programma di studi era più esteso.

Le scuole che istruiscono i maestri d’arte hanno sofferto o vissuto ad alti e bassi coerenti con i diversi momenti storici del paese.

L’Unione degli scrittori e degli artisti di Cuba (Uneac)

“Con l’obiettivo di preservare il progetto di giustizia sociale e indipendenza nazionale, in cui tante generazioni di cubani hanno profuso i loro sogni e sforzi”, l’Uneac è stata fondata il 22 agosto 1961 dal poeta nazionale Nicolás Guillén. Uno sguardo al discorso pronunciato dal Comandante in Capo, durante la chiusura del Primo Congresso degli Scrittori e degli Artisti, tenutosi al Teatro “Chaplin”, dimostra la fiducia di Fidel nello sviluppo delle arti estetiche e filosofiche.

Alcuni, forse quelli che non sono ancora in grado di vedere cosa sia la Rivoluzione – e noi dovremmo essere molto ciechi in questo momento, o irremissibilmente ciechi – sono stati incuriositi da questo congresso, di cosa si tratterà in quel congresso? Non ci sarebbe stata la mancanza di chi pensava che questo congresso mirasse a mettere a tacere lo spirito artistico, che alla fine avrebbe costretto scrittori e artisti.

Ci sono molte persone alle quali un pregiudizio insormontabile impedisce loro di penetrare profondamente nelle grandi verità della Rivoluzione; tendono a distorcere tutto e a vederlo attraverso il vetro del loro pessimismo cronico.

Questo congresso di scrittori e artisti è stato caratterizzato proprio da due fattori: per il suo spirito fraterno e per il suo spirito democratico.

Fidel Castro

Colombia: militari e paramilitari infliggono torture crudeli alle donne

Dal settimanale: http://www.ilsudest.it

VENERDÌ 28 DICEMBRE 2018 00:00

di MADDALENA CELANO

Il risultato di un rapporto del Centro della Memoria

Martedì scorso è stato diffuso il documento Planas Vereda de Puerto Gaitan ‘violenza paramilitare in Altillanura: Self-Defense Forces of Meta and Vichada Campesino’, che racconta l’origine e le azioni dei gruppi paramilitari in questi dipartimenti.

Un esempio lo offre Sandra: era una delle donne cui piaceva giocare a biliardo, ballare e lavorare in una mensa a Puerto Gaitán, Meta.

Una notte, un giovane uomo in motocicletta diede a Sandra una lettera che la informava che il giorno dopo si sarebbe dovuta far vedere sul ponte del fiume Manacacías (era una minacciadi morte). Il rapporto nota che tutte le donne che si dedicavano alle stesse attività e che uscivano per divertirsi senza paura ricevevano la stessa lettera. Una volta che l’ACMV (gruppo paramilitare contadino) ha preso il controllo, ha notato che i casi di violenza di genere hanno iniziato a intensificarsi.

In Colombia, intere popolazioni sono state etichettate come guerrigliere, paramilitari o addirittura collaboratrici dell’esercito, per le quali sono diventate un obiettivo militare dei gruppi armati. Massacri, omicidi selettivi e femminicidi sono stati commessi in conformità a queste accuse.

Un elemento che riflette la violenza esercitata sulle popolazioni stigmatizzate sono stati i ricorrenti massacri che hanno terrorizzato intere regioni e prodotto enormi spostamenti di vittime in fuga dalle minacce. Molti di questi crimini sono stati giustificati dai gruppi armati, che hanno rilevato gli abitanti di alcuni comuni come aiutanti dei loro nemici.

Ad esempio, durante l’espansione paramilitare della metà degli anni ’90, intere città, in diverse zone del paese, sono state rase al suolo con il pretesto che i loro abitanti fossero collaboratori della guerriglia. In molte di queste regioni, con l’abbandono permanente dello Stato, i gruppi sovversivi godettero di lunga presenza che li aveva portati a esercitare il controllo delle attività sociali ed economiche, compreso il traffico di droga.

Così, quando i paramilitari arrivarono in questi municipi massacrando la popolazione, usarono lo stigma per giustificare se stessi, sebbene in realtà volessero diventare l’attore armato dominante nella zona..

“Nel caso di aree dominate dai guerriglieri, ci si aspettava che il sopravvissuto capisse il messaggio che l’attore armato stava dichiarando: questo è il costo che devi pagare se non cambi la tua lealtà”, spiega Andrés Suárez, un sociologo l’Università Nazionale, autore di numerose indagini accademiche relative ai massacri nel conflitto in Colombia.

Il rapporto Ya Basta, del Centro Nazionale per la Memoria Storica, CNMH, affronta le forme e le conseguenze della stigmatizzazione. Comunità come quelle di Remedios, Segovia, El Salado, El Tigre, San Carlos e Comuna 13, per esempio, sono state identificate dagli autori come guerrigliere o comunità paramilitari. Per molto tempo, il rischio e il rifiuto di questo stigma impedirono loro di viaggiare liberamente attraverso il territorio e di iscrivere i loro figli nelle scuole, perciò si stabilirono in nuovi quartieri o municipalità. In vista della lunga lista di omicidi di leader sociali, diverse organizzazioni hanno espresso preoccupazione per l’arrivo di attori armati nelle aree in cui erano presenti le FARC, soprattutto nei luoghi in cui si trovano le cosiddette zone di concentrazione.

Maribel Ceballos, residente a Vista Hermosa, dice che i paramilitari giungono accusando molte persone nella città di essere un aiuto alle FARC. “Mio marito, Pedro Octavio Franco, era un funzionario del sindaco di Vista Hermosa. Non appena il processo di pace è finito, ha ricevuto una minaccia telefonica. A quel tempo, quando la zona smilitarizzata stava per finire, tutti i funzionari pubblici in questi comuni diventavano obiettivi militari. Il 7 maggio 2002 è andato a Bogotá per una commissione di lavoro e non è più tornato “, afferma Ceballos.

La memoria e la verità sono sempre minacciate

Martedì scorso, il Centro Nazionale di memoria storica (CNMH) presenta il rapporto “violenza paramilitare in Altillanura: Self-Defense Forces of Meta and Vichada Campesino“.

Questo documento descrive la brutale violenza che questi gruppi hanno esercitato in questi dipartimenti per 15 anni. La violenza più utilizzata contro le donne consisteva nell’applicare di una forma di pulizia sociale, attacchi che colpivano il 61% delle vittime in quei territori. Omicidi selettivi (39%), sparizione forzata (37%), tortura (22%), lesioni personali (10%), violenza sessuale (6%) e rapimento (6%).

La verità: faccia a faccia!

Una delle più crudeli umiliazioni verso le donne includeva la rasatura della testa delle teste o persino il fatto di camminare nude attraverso le aree urbane.

Vi sono accuse che Guillermo Torres (un capo paramilitare) abbia reclutato delle ragazze dalla scuola, di fronte ai loro genitori, e le abbia prese per fare sesso e svolgere lavori come cucinare, lavare e lavorare nei laboratori di coca.

Inoltre, le donne che facevano parte dell’ACMV sono state anche vittime di duro trattamento all’interno dell’organizzazione. Molte sono state sottoposte a stupro se si rifiutavano di fare sesso con un partner o se semplicemente sorridevano ad altri uomini.

L’ACMV ha inoltre tentato di combattere la comunità LGBTI accusandola di voler corrompere l’ordine sociale. Un ex membro ha raccontato come fossero trattati gli omosessuali. “Non hanno fatto casino con queste persone, ma quando scoprono che si è malati o che sono stati contagiati da una malattia sessuale, li uccidono”.

Ha anche rilevato che hanno ricevuto testimonianze di massa, il cui numero ammonta a 18.000 testimonianze di paramilitari.

I gruppi di autodifesa contadini esistevano tra il 1990 e il 2004, ma ebbero antecedenti un decennio prima, compresi i tardi anni ’70, ed erano articolati da gruppi provenienti da ovest di Boyacá.

Non bisogna trascurare che nel contesto vi è stata un’azione delle FARC e la collaborazione di paramilitari con forza pubblica. Il comitato del National Memory Center si è recato a Villavicencio, dove ha presentato questo rapporto in un evento più ampio, lo scorso mercoledì presso l’Universidad de los Llanos.

Un caso di stigma: Icononzo

Icononzo si trova a 123 chilometri a sud-ovest di Bogotá. È un comune di Tolima che, come molte altre città, non è sfuggito alla guerra e i suoi abitanti hanno subito lo stigma di essere identificati come guerriglieri. A causa della connotazione storica, le aree circostanti Sumapaz, come Icononzo, erano considerate guerrafondaie e comuniste.

Dalla fine degli anni ’40 il Partito Comunista, sotto la guida della guerriglia Juan de la Cruz Varela, prese le armi in quella zona del paese per combattere il governo dell’ex presidente Mariano Ospina Pérez per la rivendicazione del diritto alla terra. Varela sosteneva che i contadini avevano il diritto alla propria terra e di non lavorare su terreni appartenenti ad altri grandi proprietari terrieri. In quel periodo nacquero i primi gruppi di autodifesa contadini di Icononzo e Villarrica.

Il passaggio attraverso Sumapaz fu essenziale per l’espansione di questa guerriglia. In questa zona, gli scontri con l’esercito aumentarono al punto che più di 2000 contadini di Icononzo e Villarrica dovettero trasferirsi in altre zone del paese.

Nel 1953 Juan de la Cruz Varela accettò l’amnistia concessa dal dittatore Gustavo Rojas Pinilla. Tuttavia, Icononzo e Villarrica si dichiararono aree di operazione militare a causa della loro forte influenza comunista e gli scontri continuarono fino al 1957 quando Varela decise di sedersi per negoziare con il governo e si ritirò completamente dagli scontri. Dopo la fine della dittatura di Rojas Pinilla, il governo del presidente Alberto Lleras Camargo ha offerto una seconda amnistia ai guerriglieri di quella zona e di altri luoghi del paese.

Quando Marulanda Vélez alias “Tirofijo” e altri guerriglieri fondarono la Farc, ereditarono le basi ideologiche e le forme di lotta dei guerriglieri comunisti del passato.  Diversi capi guerriglieri nacquero a Icononzo, come Jorge Briceño, alias “Mono Jojoy”. Sin dai tempi de La Violencia, Icononzo è stato stigmatizzata per essere una città di guerriglia. Molte volte i suoi abitanti non potevano dire di essere venuti da lì perché erano rifiutati o messi a rischio per la loro vita.

Ma nonostante quello che dice lo stigma, Icononzo è stato vittima della violenza da guerriglia. Nel 1980 i guerriglieri dell’M-19 presero la popolazione, attaccarono il Comando di polizia e derubarono alcune banche. Diciannove anni dopo, nel 1999, sette guerriglieri furono uccisi dai guerriglieri dal fronte XXV del Blocco Centrale delle Farc.

Diversi abitanti del comune affermano di essere stati vittime delle Farc che per oltre quaranta anni sono stati presenti in quel comune.

Lo stigma di essere una città di guerriglieri finì per giustificare la violenza paramilitare della fine degli anni 90. Gli abitanti di Icononzo ricevettero anche minacce e decine di persone furono uccise dai paramilitari del Blocco di Tolosa de los Auc. Il Blocco di Tolima si formò nel 1999 quando arrivarono in questo dipartimento le strutture di autodifesa di Puerto Boyacá e dei fratelli Castaño, che addestrarono bande paramilitari nella zona, diedero loro armi e nominarono Diego José Martínez Goyeneche alias “Daniel” come loro capo. La presenza delle Farc è diminuita dopo la firma degli accordi di pace. In questo momento, gli abitanti sono tranquilli perché da tre anni non è stata presentata alcuna azione violenta, anche se temono che se l’ONU abbandoni il posto, i casi di stigmatizzazione possano essere ripetuti.

Intervista a Carlos Andres Balderra, leader contadino colombiano

dal sito: www. ilsudest.it

di MADDALENA CELANO

In collaborazione con il cooperante Alessandro Bonafede

Carlos Andres Balderra nasce nel 1988 nel Departamento del Caqueta, nel sud della Colombia , un luogo  che ha acquisito grande eco storico nella comunità internazionale per via del “Dialogos de paz en el Caguan”, molto citato per il suo contributo politico al paese.

1. Nel corso della sua storia, la Colombia ha conservato feroci conflitti sulla questione agraria con implicazioni nella sfera sociale, politica, economica e culturale del paese. La questione agraria è sempre stata al centro dello storico conflitto politico armato colombiano. Non c’è dubbio, il conflitto è stato attraversato dalla disputa sulla terra.

In questo paese, come in altri paesi dell’America Latina, l’esistenza e la permanenza della struttura latifondista di possesso della terra, porta a un atavico problema: a beneficiare delle politiche e dei programmi sono solo i signori della terra, cioè proprietari terrieri, latifondisti, élite agricole e investitori stranieri.

I dati ufficiali mostrano una tendenza inarrestabile verso la concentrazione della proprietà, l’aumento di terreni dedicati al vasto bestiame di produzione, il calo della produzione alimentare e l’aumento forzato dello spostamento di comunità agricole insediate nei dipartimenti di concentrazione della proprietà rurale (CODHES / UNICEF, 1998, Machado, 1998).

Durante il secolo scorso, i contadini colombiani peggiorarono le loro condizioni di vita e considerevoli estensioni di territori e importanti ecosistemi furono distrutti dai processi di colonizzazione che propiziavano le politiche agrarie.

La realtà è che la campagna colombiana, teatro del conflitto armato, ha subito importanti trasformazioni negli ultimi anni. C’è una tendenza regressiva delle colture transitorie, mentre quelle del ciclo lungo mostrano un rafforzamento. Questa tendenza è stata associata al conflitto sulla terra, al dislocamento, ai rapporti di lavoro precari, ai sussidi o sostegni statali. È il caso, oggi così in voga, delle piantagioni per la produzione di agrocombustibili dalla canna da zucchero e dalla palma da olio.

In Colombia, contadini, mezzadri, indigeni, lavoratori agricoli, neri, hanno una lunga e dura storia di lotta e di scontro con i proprietari terrieri, gli imprenditori agricoli e le multinazionali. Ci sono molti fatti che ricordano questa storia.

Potreste raccontarci vostri aneddoti ed esperienze circa questo lungo e sanguinoso conflitto?

Carlos Andres Balderra: Il luogo in cui io sono natoil Departamento del Caqueta, nel sud della Colombia , ha acquisito grande eco storico nella comunità internazionale per via del “Dialogos de paz en el Caguan”.

Ma la società non riconosce ciò giacché siamo una popolazione stigmatizzata dai media poiché etichettati come “guerriglieri” o narcotrafficanti, perché in questa zona era piantata gran parte della coca che poi veniva esportata. Quest’eco, più che politico, fu storico per cui lascia un cattivo gusto a causa dei molteplici genocidi perpetuati dal potere, come forma di repressione, contro tutto ciò che era ed è  diverso da ciò stabilito dal potere centrale. Nel nostro caso si trattava di un conflitto tra le élite e i nostri contadini in queste aree, poiché qui c’era la zona smilitarizzata che era culla del FARC, dove riposava tutto il loro potere bellicoso. Questo ci ha portato a diventare obiettivi militari perché, secondo il governo e la tesi di Alvaro Uribe, i contadini di queste aree erano membri di questa struttura (le FARC) e quindi si dovette ricorrere ai crimini contro l’umanità per reprimere la guerriglia.  Sin da bambino ho visto come vengono aggrediti i contadini, le donne e i bambini, mentre alcuni di loro scomparivano. Diversi corpi sono stati ritrovati smembrati con machete, asce e talvolta motoseghe, con lo spirito di generare panico nella società. Questo è quello che ha dovuto subire la nostra popolazione solo per aver richiesto di vivere in pace e in condizione di auto-rifornirsi per i loro bisogni di base. Ci sono molte cose che la nostra società, in questo momento, riconosce su questo genocidio perpetuato dal Dipartimento della Caqueta. Potrei dire che lo stato colombiano è in debito con questa popolazione. Ma il sistema è in grado di non permettere mai che siano approvate leggi che favoriscano la giustizia e il riscatto delle vittime di genocidio. I proprietari terrieri, gli uomini d’affari e politici hanno partecipato all’eccidio, attraverso il modello Plan Colombia, che era solo un’offensiva contro i ribelli e contro tutto ciò che era coinvolto nelle politiche di sviluppo sociale.

2. E ‘nota la Strage delle Bananeras del 1928, durante il movimento di sciopero che ha portato alla ribalta l’eccezionale capo agrario Raul Mahecha, che Gabriel García Márquez ricorda magistralmente inCent’anni di solitudine.  Ancora oggi, gli agricoltori, i movimenti indigeni e i farmworker continuano a inquadrare le loro richieste nella lotta per la terra e la riforma agraria.

La disputa e il controllo sulla terra sono stati permanenti. In Colombia, come in altri paesi, l’opposizione storica dei signori della terra (gli attori politici rappresentati da: proprietari terrieri e élite dominante) ha impedito l’avanzare di leggi sulla riforma agraria. I pochi progressi furono troncati da queste élite agrarie nazionali e straniere che cercarono di proteggere i loro interessi.

Durante il secolo precedente, le disuguaglianze sono cresciute e la concentrazione della terra in mani di pochi oggi è più grande; il supporto statale per modernizzare e meccanizzare le proprietà, attraverso crediti e infrastrutture è rimasto nelle mani di pochi.

Questo è il motivo per cui nel processo di pace la questione agraria è stata preponderante e lo sarà nel periodo di post-conflitto. Ci potreste illustrare le tappe di questo famigerato “processo di pace”, l’esito e le sue contraddizioni?

Carlos Andres Balderra: Il giorno in cui stavano per uccidere, Luis Plaza, sindacalista e leader sociale,  andò a un’assemblea di insegnanti a Cartagena de Indias. Aveva già ricevuto 15 minacce di morte e il governo colombiano gli aveva assegnato una scorta e un’auto blindata, anche se doveva condividerla con un’altra persona minacciata. Era segretario generale della Central Unitaria de Trabajadores (CUT) nel dipartimento di Bolívar, l’unione con più affiliazione del paese, con oltre 700 organizzazioni settoriali.

Sette proiettili hanno colpito la sua auto ma si salvò. Quando l’uomo incappucciato ha premuto il grilletto, Luis si era già raggomitolato a terra, pensava alla sua famiglia e pensava che il suo nome sarebbe stato aggiunto alla lunga lista di sindacalisti uccisi in Colombia. Chi voleva Luis morto è ancora un mistero, anche se si insiste che possa essere un uomo d’affari noto come El Turco Hilsaca che pagò 400 milioni di pesos (125.000 euro) per il suo omicidio. Dopo ciò, Luis trascorse alcuni mesi nelle Asturie grazie a un programma di benvenuto per i leader sociali minacciati in Colombia.

Minacce, estorsioni e uccisioni di sindacalisti, leader contadini, attivisti e difensori dei diritti umani sono aumentati nel paese mentre le FARC stavano già  abbandonando la propria attività armata. I massacri sono cresciuti così tanto che, per molti, la situazione ricorda loro un’altra era: quella del paramilitarismo impunito di  trent’anni fa, un déjà vú oscuro che adombra il processo di pace. Non c’è accordo riguardo le cifre. Il programma “Somos Defensores”  parla di 80 di questi omicidi l’anno scorso. Amnesty International ne ha contati 75. Altri collettivi come la Marcia patriottica – il collettivo con più morti all’attivo – ha aumentano il bilancio delle vittime a 125. Nel corso di questo rapporto sono stati segnalati almeno quattro omicidi. In realtà c’è  la mancanza di volontà politica di porre fine al paramilitarismo, assunto come killer e il traffico di droga. Fattori che, in molte occasioni, sono difficili da differenziare e mescolare con gli interessi di grandi imprenditori, proprietari terrieri e, persino, politici. Inoltre, questi gruppi stanno occupando i territori controllati dalle FARC prima del cessate il fuoco. È normale quando scompare l’unica vera autorità che ha operato in gran parte della Colombia rurale, dove lo Stato non è mai arrivato o lo ha fatto solo per attaccare l’insurrezione. Molti contadini si fidano poco o nulla della protezione di un governo che li ha ignorati per tutta la vita.

Secondo l’associazione degli insegnanti di ADEMACOR, più di mille insegnanti sono stati assassinati negli ultimi tre decenni in Colombia.  Queste sono le cifre ufficiali, ma ve ne sono altre.  Queste bande criminali hanno nomi, cognomi, scudo, logo e anche sito web, anche se il governo dice che non esistono, sono solo dei criminali il cui unico interesse è il denaro e non la pulizia ideologica, il genocidio politico. Le “forze di autodifesa colombiane” o le aquile nere sono  gruppi paramilitari di destra che firmano opuscoli e messaggi contro coloro che sono minacciati in buona parte del paese. Eredi degli estinti Autodefensas Unidas de Colombia (AUC), sono il gruppo attacca gli insegnanti a Monteria, per esempio, ma anche i contadini di Cauca e Magdalena Medio o sicari che utilizzano i proprietari terrieri per sfrattare i contadini dalle terre comunali. Nonostante tutto, il governo continua a mettere in discussione la loro autenticità. Forse alcuni  usano i loro loghi e simboli per spaventare, per ottenere denaro senza nemmeno appartenere a loro, insinua il Vice Ministro della Difesa.

3. La lotta politica dei contadini colombiani, nel secolo scorso, ha conosciuto l’influenza politica e intellettuale degli agrari, guidati da Erasmo Valencia. Il leader liberale Jorge Eliecer Gaitan ha affermato:“la sinistra ha difeso i contadini e ha messo radici in essi fin dalla sua nascita, attraverso le organizzazioni socialiste o marxiste, in particolare il Partito socialista rivoluzionario e poi il Partito comunista”.

Le tesi centrali di queste tre correnti contadine ponevano:

  1. i.    i)          “il benessere nazionale dipende dall’agricoltura”: era lo slogan agrario di Erasmus Valencia.
  2. ii.   ii)         Gaitán propose un’economia regolamentata e un intervento statale con criteri sociali.
  3. iii.  iii)        Invece i comunisti chiedevano una rivoluzione agraria e antimperialista guidata dalla classe operaia.

Sebbene il programma comunista fosse più radicale ed esteso, coincise con il programma gaitanista riguardante il destino della proprietà fondiaria della riforma agraria, che sarebbe stata data gratuitamente ai contadini. La differenza più importante tra questi due programmi era che mentre Gaitán chiedeva l’incorporazione delle regioni indigene nell’economia nazionale, il Partito Comunista rivendicò il riconoscimento delle comunità indigene, la loro completa libertà e l’autodeterminazione dei loro governi.

La verità è che il programma dei contadini colombiani non ha mai incluso nei loro repertori di contesa la rivendicazione della proprietà della terra inalienabile e collettiva o comunale, per non parlare di nazionalizzazione. Per questo motivo, in base agli studi Héctor Mondragón (2003), in conformità con i programmi scritti, “un trionfo della rivoluzione agraria in Colombia nel ventesimo secolo sarebbe sembrato più la rivoluzione boliviana del 1952 che la rivoluzione messicana, russa, cinese o cubana.

Ciò nonostante, il movimento indigeno, tra cui il Quintin Lame e altri indigenisti socialisti come Blanca Ochoa de Molina e Antonio Garcia, nei loro programmi di contesa contemplano l’ inalienabilità delle terre delle comunità, da un punto di vista culturale (Mondragón, 2003). A che punto si trova la “questione indigena” e qual è stato il suo ruolo nel processo di pace?

Carlos Andres Balderra: Gli indigeni della Colombia, questo mese di maggio 2018, hanno denunciato alla Commissione Inter-Americana sui Diritti Umani (CIDH), una  maggiore aggressività subita, da attori armati, dopo aver firmato, alla fine del 2016, l’ accordo di pace con le FARC. Secondo un rapporto pubblicato da quest’ organizzazione, a Bogotá, tra il 2016 e il 2017, sono stati registrati oltre 18.000 eventi violenti contro le popolazioni indigene, tra cui 67 omicidi e 11.455 casi di sfollamento forzato. Nonostante la firma di un accordo di pace con l’ex guerriglia comunista delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC) nel novembre 2016, nel dipartimento di Nariño (al confine con l’Ecuador), i paramilitari sono tornati. É aumentata  la presenza di 17 gruppi armati al di fuori della legge. In aggiunta agli scontri tra i gruppi armati che provocano esodi al confine con l’Ecuador, va aggiunto che al confine con il Venezuela si stanno perdendo le terre ancestrali. É sempre più chiaro, che il conflitto armato aveva a che fare con le licenze ambientali per l’industria mineraria e di consultazione preventiva per l’esecuzione di estrazioni o progetti sul petrolio, perciò non sono per niente garantiti i diritti dei popoli indigeni. La Colombia vive un conflitto armato che dura più di mezzo secolo che vede come attori principali guerriglieri, paramilitari, trafficanti di droga e politici corrotti, con un saldo di circa otto milioni di morti e numerosi dispersi e sfollati, soprattutto tra gli indigeni.

Brasile: attacco letale all’istruzione pubblica

Dal sito: http://www.ilsudest.it

In Brasile hanno recentemente pubblicato una nuova legislazione sull’educazione, che coinvolge le scuole superiori con cambiamenti fondamentali.

Non saranno più obbligatori gli studi di: Sociologia, Filosofia, Arte, Educazione Fisica e Musica. L’insegnamento della cultura afro-brasiliana non sarà più obbligatorio. L’universalità dell’istruzione di base non è più garantita. Non è più garantita la gratuità dell’istruzione pubblica di base (sia elementare che media). Non è più obbligo dello Stato garantire l’educazione della prima infanzia a tutti.

Le fonti sono:  http://www.planalto.gov.br/ccivil_03/leis/L9394.htm

http: //www.planalto.gov.br /…/_ Ato2015 -… / 2016 / Mpv / mpv746.htm …

Nel link del LDB sopra indicato si trova nel corpo del testo delle modifiche di questo MP.

In questo nuovo formato si sostituiscono tutti i paragrafi inclusi nelle leggi 10.639 e 11.645.

È inoltre visibile questa aberrazione della magistratura che riportiamo. Il culmine sarà l’approvazione della nuova legge organica sulla magistratura nazionale (LOMAN). Il progetto prevede, ad esempio, aiuti educativi fino a 24 anni per i figli dei giudici, dei pubblici ministeri e ministri giudiziari nelle scuole private e nelle università; assistenza abitativa equivalente al 20% del salario; trasporto, quando non ci sono veicoli ufficiali; rimborso delle spese mediche e dentistiche non coperte dall’assicurazione e permessi di studiare all’estero con una retribuzione extra. La fonte si trova sul sito: http://www.planalto.gov.br 

In sostanza hanno tolto l’obbligatorietà delle materie letterarie dalla scuola dell’obbligo. Il concetto è che non si debba fare politica. E cosi dà pure una spallata a tutta la classe degli insegnanti di materie umanistiche: il concetto è che la cultura non si mangia. È obbrobrioso. E il mondo ancora non sa!

Per visionare gli articoli di legge modificati, andare su: http://www.ilsudest.it/politica-menu/86-politica/1765-brasile-attacco-letale-allistruzione-pubblica.html

Manuela Sáenz: l’eroina tardivamente riscoperta


di MADDALENA CELANO

da sito: http://www.ilsudest.it

(…) ed io gli domandai di Manuelita,

ma essi non sapevano,

non sapevano il nome dei fiori.

Al mare lo domandammo,

al vecchio oceano.

Il mare peruviano

aprì con la schiuma vecchi occhi incas

e

parlò la sdentata bocca del turchese.

Pablo Neruda, L’Insepolta di Paita, Canto Generale

Manuela Sáenz è senza dubbio uno dei personaggi più interessanti delle guerre d’indipendenza in America meridionale. Secondo i suoi detrattori, la sua relazione con Simón Bolívar oscura i suoi meriti personali, come difensora dell’indipendenza dei paesi sudamericani e come difensora dei diritti delle donne.

A suo tempo, fu severamente criticata da alcuni suoi contemporanei a causa del suo atteggiamento eccessivamente estroverso e provocatorio, così come per l’influenza politica che venne ad esercitare. Anche molti decenni dopo la sua morte, influenti intellettuali e storici hanno omesso il suo impegno nelle campagne di liberazione, mentre altri la hanno limitata a una condizione decorativa, romantica e persino degradante, intrecciando una leggenda sessuale attorno alla sua figura, che continua ad avere peso oggi.

Solo verso la metà del XX secolo, grazie al revisionismo storico, sono apparse biografie e saggi in cui s’incomincia a rivendicare il suo ruolo di leader nell’impresa liberatrice di paesi che ora sono la Colombia, l’Ecuador e il Perù. Negli ultimi anni Sáenz è diventata un’icona del femminismo latinoamericano e proprio mentre continua ad avere detrattori, la sua vita è esaltata anche da scrittori e storici rispettabili.

Nota biografica

Manuela Sáenz nacque a Quito il 27 dicembre 1797, come figlia naturale di Simón Sáenz e María Joaquina de Aispuru. Suo padre era facoltoso e sposato con un’altra donna; sua madre proveniva da una famiglia benestante ma non dalle alte sfere.

Quando la ragazza aveva solo sei anni, era già orfana di madre. Questo evento dà forma al suo personaggio. Manuela era circondata dai suoi due fratelli, assidui partecipanti alla rivoluzione liberatrice. Così, sempre ribelle e con grande forza, Manuelita divenne ben presto un’estimatrice della Rivoluzione Indipendentista.

Mentre tutte le ragazze dell’epoca erano educate al matrimonio e alla sottomissione, Manuela già all’età di dodici anni si unì a un gruppo di donne rivoluzionarie (donne colte e nobili) dell’aristocrazia progressista quiteña. Queste donne cospirarono per dare il via alla rivolta di Quito del 9 agosto 1809. Questo processo fu di breve durata ma non le idee ribelli di Manuela che l’ha accompagnarono per tutta la vita.

Nel 1814, a 17 anni, fu mandata al Convento di Santa Catalina per essere educata come tutte le donne nobili di Quito. Ma la personalità irrequieta dell’eroina non avrebbe permesso questo riposo e, in breve tempo, s’innamorò di Fausto D’Elhuyary, con il quale fuggì dal convento. Quest’amore fu abbastanza instabile e finì presto. Nel 1818, a causa dell’imposizione di suo padre, sposò il dottore inglese James De Thorne, un uomo che aveva il doppio della sua età, ma che era molto ricco.

Un anno dopo, la coppia in difficoltà arrivò a Lima, dove Manuelita iniziò a frequentare raduni rivoluzionari. Quella era la sua vita sociale. Il 28 luglio 1821, Manuelita era presente quando fu dichiarata l’indipendenza del Perù e partecipò pienamente all’intero processo. Fu grazie ai suoi servizi patriottici e al suo coraggio che fu nominata Cavaliera dell’Ordine del Sole.

Nel 1822, Manuela viaggiò in Ecuador con suo padre, lasciando il marito a Quito. Il 24 maggio, giorno del trionfo di Pichincha, Manuela ebbe l’opportunità di stabilire un’amicizia con il generale Sucre. Incontrò anche il generale Juan José Flores e il generale Simón Bolívar. Da quel momento, la giovane donna di 25 sarebbe stata la fedele compagna e amante del grande eroe.

L’anno seguente, si trasferì con Bolívar in Perù e divenne uno dei suoi più stretti segretari. Negli anni che seguirono, Manuela è arruolata nell’esercito che combatte per la libertà. Trascorse un po’ di tempo nella residenza di La Magdalena, la casa segreta della coppia, dove teneva in ordine i documenti del suo amato Simon.

Quando il Libertador si trovava nel sud del Perù e in quella terra che ora è la Bolivia, il marito di Manuela ha cercato di riavvicinarsi a sua moglie. Ma Manuela gli spedisce una lettera, dove spiega perché la relazione è impossibile e in cui pone termine al suo matrimonio. Grazie al fatto che Manuelita non era solo molto attiva e credente nella causa, ma anche sospettosa, coraggiosa, curiosa e intelligente, fu in grado di salvare la vita del suo amante due volte durante l’anno 1828, a seguito della quale divenne famosa comeLibertadora del Libertador.

Nel 1829, il Libertador viaggiò in Ecuador e lei rimase in Perù. A Bogotá s’incontrarono di nuovo, era l’anno 1830. L’8 maggio, Bolívar la salutò per recarsi sulla costa atlantica dove morì. Era così scioccata dalla notizia della morte del suo amato, che Manuelita cercò di suicidarsi quell’anno.

Nonostante l’instabile situazione politica e che non avesse più la presenza del caro Simon, Manuelita continuò a fare la rivoluzionaria. Così quando il

generale Francisco de Paula Santander (1792-1840) fu eletto presidente, la espulse da Nueva Granada.  Manuelita andò in esilio in Giamaica dove Maxwell Hyslop l’accolse, dato che era un collaboratore del defunto Libertador. L’anno seguente tornò in Ecuador, credendo di potersi fidare del generale Juan José Flores, ma il 18 ottobre 1835 fu espulsa dal governo da Vicente Rocafuerte. Esiliata dalla sua terra natia, Manuelita si stabilì nel porto Paita del Perù dove visse per i 21 anni successivi in povertà e confidandosi con Flores a cui scrisse durante l’intero esilio. Anche se suo marito cercò una nuova riconciliazione e le offrì del denaro, e sebbene nel 1837 fosse permesso il suo ritorno in Ecuador, decise di permanere in povertà ed in esilio. Non fu mai in grado di recuperare la sua proprietà o la dote che De Thorne le restituì nel suo testamento. Il 23 novembre 1856, nel porto peruviano, Manuela Sáenz morì di difterite. Il suo corpo, i suoi beni e i suoi ricordi furono bruciati. Le sue ceneri gettate in una fossa comune. Su di lei piombò un lungo silenzio: un secolo e mezzo di menzogna e omertà.


Fonte:http://bicentenarioenlacapital.gdc.gob.ve/content/site/module/pages/op/displaypage/page_id/201/format/html/
http://es.wikipedia.org/wiki/Manuela_S%C3%A1enz

Raccontare il femminismo rivoluzionario

Manuela Saenz Aizpuru

Redazionale

dal sito: http://www.ilsudest.it

Il femminismo rivoluzionario oltre Simón Bolívar: il primo saggio completamente dedicato alla Libertadora del Libertador di Maddalena Celano

Raccontare il femminismo rivoluzionario.

Fano, 20/11/18– Sarà la vetrina nazionale di Più Libri Più Liberi – Fiera nazionale della piccola e media editoria ad accogliere presso lo stand G45 della casa editrice Aras Edizioni, il saggio di Maddalena Celano, Manuela Saenz Aizpuru,Il femminismo rivoluzionario oltre Simón Bolívar, pubblicato all’interno della collana Le crinoline.

Manuela Sáenz Aizpuru nacque a Quito nel 1797 e morì in esilio in Perù all’età di 59 anni. Sostenne la causa rivoluzionaria raccogliendo informazioni, distribuendo volantini e protestando per i diritti delle donne, già da giovanissima, incarnando la più pura delle passioni politiche. Protagonista di una delle più famose storie d’amore dell’America Latina e, nello stesso tempo, più controverse, fu la compagna del Libertador Simón Bolívar, che le diede il soprannome di “Libertadora del Libertador”, giacché gli salvò la vita da attacchi politici in diverse occasioni. Sáenz combatté anche in importanti battaglie, tanto da ricevere il grado di colonnella e, nel 2007, il governo ecuadoriano, durante un’onorificenza postuma, la dichiarò Generale d’Onore della Repubblica. Il saggio desidera recuperare la memoria storica dell’operato civico ed ideologico di una delle donne più influenti delle Americhe. La sua figura è un inno alla partecipazione civile, alla lotta politica, all’emancipazione femminile, ancora oggi minata su più fronti.

In appendice il “Carteggio intimo: Manuela Sáenz e Simón Bolívar”.


MANUELA SAENZ AIZPURU. Il femminismo rivoluzionario oltre Simón Bolívar (Aras, 2018) è disponibile per l’acquisto sia in libreria che online a partire dal 3 dicembre.

Maddalena Celano, dopo la laurea in Filosofia all’Università degli Studi di Roma 3, consegue un Master in Formazione e Media presso la stessa  Università e nel 2018 porta a termine il dottorato di ricerca in Studi Comparati: Lingue, Letteratura e Formazione, presso l’Università di Roma Tor Vergata..

Grave denuncia sul “Tour degli stupri” nei dintorni di Cartagena – Colombia

Traduzione di Tito Pez e Maddalena Celano 

dal sito: http://www.ilsudest.it


Una grave denuncia è stata effettuata da una donna durante il programma radiofonico “Notturna RCN”.

La signora è stata presentata al pubblico sotto il nome di “Alma” (Anima). La stessa assicurava che recentemente aveva assistito a una festa nei dintorni di Cartagena alla quale partecipavano anche più o meno una ventina di uomini dove  simulando un safari  “cacciavano” giovanissime ragazze per poi stuprarle in gruppo.


Secondo il racconto la donna, che dice di dedicarsi alla prostituzione da anni, è stata invitata sul posto da un cliente, presumibilmente per godere di una festa. “Nessuno di due sapevamo che tipo di festa era, lo abbiamo compreso solo dopo il nostro arrivo e ovviamente ci siamo rifiutati di partecipare”, spiega durante la trasmissione.


La testimonianza, è stata riprodotta durante la mattinata nella Stazione radiofonica delle notizie locali La Cariñosa (“La Affettuosa”), e anche nella filiale di RCN Radio, in cui “Alma”, ha raccontato dell’ aberrante “business”, conosciuto come il ” Il Tour degli stupri”. A gestire questo giro sono dei cittadini israeliani che contattano donne diciottenni e anche minori per offrirli di guadagnare denaro esercitando la prostituzione. A loro “Dicono che staranno in una villa dove arriveranno i clienti, però al loro arrivo alla villa, saranno  informate che i cliente si trovano in un’altra fattoria”.


La testimone ha raccontato che le ragazze sono preparate durante tutto il giorno che precede la “caccia”. “Dando a loro molta marijuana, questa erba provoca molta fame e sete, tuttavia non li forniscono cibo e nell’acqua viene diluita una droga normalmente utilizzata per  stimolare l’appetito sessuale degli animali ”. Esse non sanno che l’acqua contiene tale sostanza. Quando hanno perso completamente il controllo, inizia l’inseguimento come nel migliore dei safari. “


La Donna ha precisato che le ragazze erano più o meno cinque o massimo dieci, invece a perseguitarle c’erano una trentina di uomini. “Il safari ha inizio all’alba, e quando una delle ragazze  viene cacciata, la stuprano tra tutti, e la sottopongono a ogni sorta di perversione, quelle povere ragazze non si rendono conto di nulla a causa del farmaco e le droghe che le hanno somministrato durante tutto il giorno, per cui hanno perso  il controllo e la coscienza di se stesse”. 

Abbiamo fatto presente che a Cartagena non si conoscono casi di giovani scomparse, e alla nostra domanda su cosa succede dopo alle ragazze? La donna ha risposto:. “Quel che succede è che si cercano solo le persone che si conoscono, quelle che nessuno conosce non saranno mai cercate…Come se mai fossero esistite “.


“Alma”: Ha anche manifestato che avrebbe voluto presentare formale denuncia in maniera di allertare sia le autorità competenti come le giovani donne che ” devono” prostituirsi, e che non lo fa ancora per la grande paura che ha.  Ha voluto chiarire che: “Quando una giovane si prostituisce, è perché ha bisogno di qualcosa, o necessita soldi per aiutare la sua famiglia, dunque non deve venire stuprata, né drogata senza il suo consenso”.



Il giornalista ha spiegato che ottenere la testimonianza della donna non è stato per niente facile, che ci sono voluti almeno due mesi di conversazioni e trattative per convincerla a parlare nella stazione di radio di questo argomento.


Il comandante della polizia metropolitana di Cartagena, il colonnello Juan Rivera, ha precisato che le Forze dell’ordine che rappresenta non sono a conoscenza di questi fatti, però con questa testimonianza inizieranno le indagini  per chiarire, e controllare la veridicità dei fatti  raccontati dalla testimone.

Fonte:http://www.eluniversal.com.co/sucesos/hacen-grave-denuncia-sobre-un-tour-de-la-violacion-en-cercanias-cartagena-273725?fbclid=IwAR2BibX5PbM6XBSTvt_dUMJXgS6Qsjdb8dQwisDONihvb2AcbfokOaFJRZs


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