Sciopero della fame di un’ex vittima di tratta

 

 

Adelina Adeluna, ex vittima di tratta e schiavitù sessuale, scende in campo per uno sciopero della fame a Roma, dal 29 giugno in poi, per dare un messaggio alla politica e fare delle richieste importanti.

Quest’azione dimostrativa intende porre l’attenzione sulla schiavitù di donne costrette a vendere il proprio corpo a persone che, come dimostrano i video di Adelina, anche quando messe esplicitamente al corrente di avere a che fare con una persona obbligata da un pappone, continuano a interessarsi solo del proprio piacere.

Chiediamo ai comune di fermare questa tratta di schiave e di sanzionare con multe questi CLIENTI, e non le prostitute, in quanto esse non scelgono questa strada: non scelgono di essere carne in vendita; non scelgono di essere rinchiuse in postriboli; non scelgono di subire gli impeti violenti di questi uomini che pagano lo sfruttatore, e non realmente le donne che usano. Chiediamo ai giudici di non annullare le multe, come in passato è stato fatto, perché i sindaci hanno diritto di comminare multe non solo per una questione di decoro urbano, ma soprattutto per ORDINE PUBBLICO, che attiene all’incolumità delle persone, come queste schiave. Chiediamo inoltre ai comuni di non obbligare le donne a iscriversi come libere professioniste per far pagare loro le tasse. Secondo le sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo l’iscrizione non può essere una scelta imposta, e non può essere fatta da chi è alle dipendenze di qualcuno o da chi si trova per strada o in case di prostituzione: in quei casi, sono da considerare donne costrette, come, in effetti, sono, e quindi la cosa giusta da fare è semplicemente multare i clienti e indagare per scoprire chi sono i loro lenoni e arrestarli. Chiediamo a tutti di non utilizzare il termine “sex work” quando ci si riferisce a queste schiave che sono per strada o stipate in centri massaggi, night e altro, né per tutte coloro che sono soggette in ogni caso a un datore di lavoro, che è giusto chiamare con il proprio nome:

PAPPONE, SFRUTTATORE, VENDITORE DI CORPI ALTRUI.

Ognuna può dire solo per se stessa di aver compiuto una libera scelta, ma non potete parlare di “sex work” riguardo la quasi totalità del fenomeno della prostituzione, di donne stuprate a pagamento che hanno bisogno invece di tutela. Tutela che si compie iniziando anche a punire chi finanzia il loro sfruttamento, cioè i clienti.

 

Per maggiori informazioni consultare il gruppo facebook: https://www.facebook.com/Comitato-in-difesa-delle-Vittime-di-Tratta-e-contro-la-cultura-prosseneta-1331257863634815/

 

 

Comitato in difesa delle vittime di tratta e contro la cultura prosseneta

 

 

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