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Dal saggio: @Socialfemminismo

La causa socialista si fortifica decisamente grazie a Flora Tristan, pioniera dell’antropologia sociale. Classe 1803, parigina, nasce nella villa del colonnello Mariano Tristan y Moscoso, erede di una famiglia di possidenti spagnoli nella colonia del Perù. Alla morte del padre a soli 4 anni, Flora e la madre cadono in povertà a causa del mancato valore legale del matrimonio con Moscoso. Tristan vive una giovinezza di stenti e costrizioni, da quando la madre la obbliga a lavorare nella bottega dell’incisore André Chazal e a sposarlo. Lui scommette e beve, picchia la giovane moglie, che in pochi anni perde due figli su tre. Alla prima occasione Flora fugge nel Regno Unito, dove lavora come dama di compagnia. In seguito salpa dall’Italia e approda in Perù alla ricerca di una parte dell’eredità nelle mani dei parenti di Moscoso. Nel paese andino Tristan ha modo di confrontare le condizioni delle comunità locali con quelle europee, sperimentando una curiosità intrepida che l’accompagnerà per tutta l’esistenza. Di fatto s’inventa un mestiere, sovvertendo i dogmi patriarcali che vietano alle donne di viaggiare e ragionare nel dibattito pubblico. Nei suoi diari peruviani descrive una società post coloniale bellicosa, infestata da corruzione nei gangli delle nuove istituzioni di tipo feudale, superstizioni e arretratezza culturale. Quel che più ripugna Tristan è lo sfruttamento degli indios che comporta anche la sottomissione delle donne. Rientrata in Francia, viene perseguitata dal marito Chazal, ansioso di vendetta. L’uomo, non pago di averla bersagliata di denunce per l’abbandono, prova a rapire Flora e la figlia Alina, che lo accusa anche di un tentato stupro; infine spara all’ex convivente ferendola gravemente al polmone. I giudici condannano l’aspirante uxoricida a vent’anni di lavoro obbligatorio, rafforzando in Tristan la convinzione che la donna sia “paria di nascita, serva di condizione, infelice per dovere”, poiché “l’uomo più oppresso del mondo ha il potere di opprimere un altro essere umano, la moglie: la donna è la proletaria del proletariato”.582 La compagna Flora intende superare l’astrattismo teorico di Saint Simon, Proudhon e Fourier, con il quale discute alla pari. Non è chiaro se lo stilema, la cui ricchezza linguistica si fregia di licenze grammaticali, sia una geniale anticipazione dei movimenti del XX secolo. Certamente il contenuto è d’avanguardia. L’intellettuale di origini peruviane scrive per gli operai, anziché degli operai, fissa il centro del proprio raggio d’azione nella conoscenza diretta dell’oppressione. Perciò Tristan si reca a Londra a denunciare le condizioni subumane del proletariato: “La divisione del lavoro spinta fino all’estremo limite, che ha fatto fare così tanti progressi alla produzione, ha annichilito l’intelligenza riducendo l’uomo a semplice ingranaggio di una macchina (…) Alla maggior parte degli operai mancano vestiti, letto, mobili, fuoco, alimenti sani, spesso addirittura le patate!… Restano per dodici o quattordici ore al giorno chiusi in ambienti bassi dove respirano, assieme all’aria viziata, filamenti di cotone, lana, lino; residui di rame, piombo, ferro, ecc, e passano di frequente da un cibo insufficiente a bevute eccessive: così, tutti quegli infelici sono deperiti, rachitici, malaticci; hanno corpi smagriti, accasciati, membra deboli, colorito pallido, occhi smorti”583. L’ispezione nelle fabbriche e nelle manifatture, ostacolata da capi reparto omertosi, è una magnifica pagina di giornalismo d’inchiesta: “Da quando conosco il proletariato inglese, la schiavitù, ai miei occhi, non è più il maggior male dell’umanità: almeno lo schiavo è sicuro, vita natural durante, del pane quotidiano e di essere curato se si ammala; mentre non esiste nessun legame tra l’operaio inglese e il padrone. Se quest’ultimo non ha lavoro da dare, l’operaio muore di fame; se poi si ammala, muore sulla paglia del suo giaciglio, a meno che, in fin di vita, non sia ammesso in un ospedale: infatti riuscire a entrarvi è un privilegio. Se l’operaio diventa vecchio, se resta storpio per un incidente, viene licenziato e costretto a chiedere l’elemosina di nascosto, per paura di essere arrestato”.584 Analizzando il grande potere economico degli industriali inglesi, la studiosa ne prevede il declino: “(Il Regno Unito) Finirà di essere più ricco delle altre nazioni non appena verranno fatte rappresaglie nei suoi confronti; credo perfino che si impoverirà alquanto; perché laggiù il lavoro è ancor meno organizzato nell’interesse del proletario, di quanto non lo sia sul continente; perché la donna non è libera di lavorare o di avere una professione e la sua fortuna economica è priva di garanzie; per finire, perché i pregiudizi la schiacciano con un peso molto maggiore rispetto a qualsiasi altro paese”.585 Il nodo è l’egemonia culturale: “Si dà il caso che la scuola, la Chiesa e la stampa siano complici degli oppressori. Credete forse che, se il popolo inglese fosse stato educato nei principi di libertà e eguaglianza, se avesse imparato a considerare come la resistenza all’oppressione sia non solo il diritto naturale dell’uomo ma che, per giunta, quando il popolo venga oppresso, diventa un sacro dovere insorgere; credete sopporterebbe che lords, legislatori per diritto di nascita, proprietari terrieri feudali, facessero a suo danno leggi da fame per vendergli il grano più caro?”.586 In Francia Flora Tristan visita le città industriali, confida nella presa di coscienza dei portuali di Tolone, degli operai di Lione e delle lavandaie di Nîmes, costrette a lavare la biancheria con metà del corpo immerso nell’acqua: “Ecco molte donne condannate, per guadagnarsi il pane, a malattie dell’utero, a reumatismi acuti, a gravidanze dolorose, ad aborti, insomma a tutti i mali immaginabili (…) Loro, non trovano neanche un filantropo, neppure un giornalista, che reclami in loro favore!”587 “Giusto al fin della licenza”588 Tristan tocca, disvelando già il conformismo della gauche caviar. E’ lei sola a denunciare la viltà dei colleghi e a criticare il mancato impegno politico di George Sand, accusata di usare le storie degli umili per vendere romanzi589. Il senso di giustizia che l’anima non può tollerare il cinismo borghese: “Lord Brougham, uno dei più forsennati antropofagi moderni, alla Camera dei pari ha proferito le seguenti parole, col sangue freddo del matematico che fa una dimostrazione: “Poiché è impossibile riuscire a portare la sussistenza al livello delle necessità della popolazione, occorre sforzarsi di far scendere la popolazione al livello della sussistenza”.590 Mentre incrocia gli esiti delle ricerche antropologiche, Tristan elabora una proposta rivoluzionaria, anticipatrice dell’idea di Marx ed Engels: l’unione di tutte le associazioni operaie. E’ lo sbocco necessario per il proletariato industriale che in Inghilterra ha dato vita alle trade unions e si sta raccogliendo attorno al movimento cartista guidato da Feargus O’ Connor, il cui giornale Northern Star supera le 50mila copie. I padri del comunismo contribuiscono alla formazione delle idee cartiste sul diritto al lavoro, discutendo del plusvalore sottratto al salariato e riflettendo sulle ipotesi di abolizione della proprietà privata. In quella fase, mentre Karl Marx ha appena esordito sulle pagine della <Gazzetta renana>591, Flora Tristan sollecita a contattare più compagni possibili592 andando di persona, “col mio progetto d’unione in mano, di città in città da un capo all’altro della Francia per parlare agli operai che non sanno leggere e a quelli che non hanno il tempo di leggere”593. L’analfabetismo all’epoca è molto diffuso: 4.196 comuni non hanno una scuola.594 Tristan prefigura la costruzione di palazzi che fungano da residenze sanitarie, pensioni dei lavoratori e scuole per i loro figli. Il modello è analogo a quello dei falansteri di Fourier, con la sostanziale differenza che non si tratta di idealizzare un’intera società del futuro ma di coltivare un progetto graduale e sostenibile economicamente. Infatti l’Unione avrebbe finanziato i palazzi con il contributo volontario degli operai, proprio come si andranno a organizzare i sindacati e i partiti di massa. Per cercare di influenzare il Parlamento, gli unionisti avrebbero delegato un avvocato in rappresentanza degli interessi proletari prendendo spunto dal popolo irlandese alla Camera dei Comuni del Regno Unito595. Il materialismo socialfemminista che offre Tristan è degno della miglior ingegneria sociale e politica. Nel reclamare i diritti si pone dall’angolatura dei maschi oppressi, cui spiega la ragione strutturale dell’ingresso delle donne nel lavoro: “Le industrie, vedendo le operaie lavorare più in fretta e a metà prezzo, licenziano ogni giorno gli operai delle fabbriche e li sostituiscono con operaie. Così l’uomo incrocia le braccia e muore di fame sul marciapiede! E’ il modo in cui si sono comportati i capi delle manifatture in Inghilterra. Una volta messi su questa strada, vengono licenziate le donne per sostituirle con bambini di 12 anni! Si economizza mezzo salario! Alla fine, si arriva a non assumere altro che bambini di sette e otto anni. Lasciate correre un’ingiustizia, e siate sicuri che ne genererà a migliaia”.596 In secondo luogo l’antropologa franco-peruviana enuncia i benefici che il proletario e la vita familiare trarrebbero da una società femminista: “Trovando nella moglie intelligenza, buon senso, pensieri elevati, potrà parlare con lei di argomenti seri, comunicarle i suoi progetti, lavorare ai mezzi di migliorare ulteriormente la loro posizione”. Discorso simmetrico per la sfera pubblica: “E’ evidente che la ricchezza crescerà indefinitamente, il giorno in cui le donne saranno chiamate ad apportare nell’attività sociale la loro parte di intelligenza, forza, capacità. E’ facile capirlo, come due e due fanno quattro”. Ergo, spetta “a voi operai stabilire finalmente sulla terra il regno della giustizia e dell’assoluta uguaglianza fra donna e uomo. Date al mondo un grande esempio, un esempio proverà ai vostri oppressori che volete trionfare col diritto e non con la forza bruta”.597 Essenziale e incisiva. Troppo, per l’androcrazia capitalista. Politici e giornalisti ricoprono d’infamie Tristan, disprezzandone le origini, la polizia governativa la pedina e ne sequestra gli scritti. Benché malata, Flora sèguita a propagandare senza sosta l’Unione a Lione, a Nimes, infine a Bordeaux, dove muore l’11 novembre 1844. Gli operai della città della Guascogna le dedicheranno un monumento, mentre per la memoria piccolo borghese Tristan resterà la nonna del pittore Paul Gauguin.

Santachiara, Stefano.

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