COMUNICATO:

la testimonianza della ex vittima del racket della prostituzione Adelina Adelina.

Salve a tutte e a tutti!

Questa domenica 23 aprille 2017, ho partecipato all’assemblea nazionale, a Roma, di Non Una in Meno. Ho preso anch’io la parola: ho proferito al tavolo e il tutto era in diretta streaming. Ho proferito per 4 minuti perché quello era il tempo disponibile per parlare: detto questo sono intervenuta  sia a titolo di ex schiava del racket della prostituzione, sia come attivista femminista, supplicando loro di non usare il termine sex workers perché le donne sulle strade sono costrette alla prostituzione, sono corpi in vendita offerti per mano della criminalità organizzata, perciò non possono definirsi sex workers giacché esse sono schiave del racket della prostituzione. Dopo aver raccontato in breve i miei 4 anni di schiavitù sulle strade e la mia ribellione al racket della prostituzione, ho affermato che non si può legalizzare la schiavitù della prostituzione perché prostituirsi non è affatto reato in Italia, perciò perché legalizzare un’ attività che è di per sé già legale? Pertanto sospetto che non si parli realmente di legalizzare la prostituzione, bensì suppongo che, in realtà, si stia parlando di legalizzazione del prossenetismo e le varie attività economiche legate allo sfruttamento prostituente: perciò ho espresso il mio forte NO a qualunque richiesta di legalizzazione di un’ industria che, nel mondo, produce migliaia di morti e forme indicibili di degrado e sfruttamento sociale. Il traffico di esseri umani viene collocato al terzo posto tra i proventi dei gruppi criminali, con una stima di 31 miliardi di dollari l’anno, dopo il traffico di droghe (tra i 300 e i 1000 miliardi) e il traffico di armi (290 miliardi)

(fonte: http://www.centroimpastato.com/17504/).

Nell’ assemblea di Non Una di Meno ha parlato al tavolo del tema tratta e, al momento, le ringraziai ma, dopo il mio intervento, si sono individuate due presunte sex workers che, nel loro intervento, si esaltarono e raccontarono di quanto fosse bello e soddisfacente essere puttana … Scusate il termini utilizzati ma sono le parole esatte usate dalle presunte sex workers. Esse affermano che non sarebbero mai andate a lavare il culo a persone anziane o a fare le badanti e preferiscono prostituirsi (mi scuso per i termini, ma è il linguaggio utilizzato da queste presunte prostitute). Qui subentra una grave discriminazione nei confronti delle migranti e non solo delle migranti ma di tutte le donne che lavorano come badanti e colf nel nostro paese, donne badanti e colf che lavorano onestamente e dignitosamente e si guadagnano da vivere accudendo anziani, disabili, malati e bambini. Perciò tale discriminazione va denunciata presso gli uffici competenti. Inoltre trovo di inaudita gravità veder applaudire, in un’assemblea pubblica e nazionale, composta anche da associazioni anti-violenza di tutta Italia, frasi volgari basate sull’ apologia della prostituzione e frasi denigranti verso il lavoro di cura effettuato da milioni di donne nel mondo. Non era un preciso dovere e compito del femminismo la valorizzazione economica, politica e sociale del lavoro di cura e non la sua s-valorizzazione e denigrazione? O mi sono persa qualcosa? Nessuna è intervenuta a contrastare sia la discriminazione verso le badanti, sia il fatto che puntualizzino quanto sia bello e soddisfacente essere delle puttane. Mi scuso nuovamente per il termine ma sono le stesse parole  che continuano ad utilizzare le presunte sex worker. Detto questo, io sostengo che in un’assemblea pubblica di Non Una di Meno si debba avere la responsabilità politica di ciò che si afferma e si propone. Pertanto mi chiedo, visto che del tema tratta si è parlato a tavolino e, quanto detto a tavolino, a primo impatto sembrava ottimo, ma successivamente avete parlato di binari di genere e cose varie che subdolamente prospettano una legalizzazione della schiavitù della prostituzione e un piano nazionale anti violenza che trascura piani e programmi sociali per la fuoriuscita della prostituzione. Io rispetto la sessualità di tutte e tutti e ho avuto anche amiche transessuali le quali sono in ottimi rapporti e sul tema della prostituzione la pensano esattamente come me. Non solo: ritengono che le trans siano costrette a sottoporsi alla prostituzione per via di una grave discriminazione sociale, economica e giuridica nei loro confronti.

Le trans con cui sono in contatto prospettano altri percorsi e non certo la legalizzazione della schiavitù della prostituzione. Noi condanniamo esclusivamente chiunque voglia legalizzare la schiavitù della prostituzione e tale piano prospettato, più che un piano anti violenza, sembra il piano di “puttanopoli” (scusate il termine ma è stata questa la terminologia utilizzata) e la gara a chi e più puttana e meno “colf” o badante.

A questo punto, chiedo anche al Governo Italiano di bloccare i fondi che hanno stanziato perché i fondi dello Stato non possono assolutamente essere utilizzati per sostenere l’industria del sesso, perché sostenere ciò significa continuare a sostenere la discriminazione, la diseguaglianza, la schiavitù, il razzismo e lo stupro (poiché l’industria del sesso è questo e non potrà mai essere altro).

Certo l’assemblea deve ascoltare sia le schiave del racket, sia le presunte sex workers ma, in ultima analisi, è degradante assistere ad un’ apologia della prostituzione ed, al contrario, ad un’ ulteriore degradazione e vilipendio del lavoro di cura svolto da milioni di donne del mondo. Poi, tutto ciò, in un’assemblea che si dichiara “femminista” e contro la violenza di genere. Proporre il piacere del vendere sesso e che, addirittura, esso sia un diritto che diventi, successivamente, un lavoro a tutti gli effetti, in un piano anti violenza, è qualcosa non all’ altezza di ciò che proponete.

Perciò vi suggerirei di cambiare nome giacché, in tutta la mia vita, non ho mai assistito ad un piano anti violenza basato sull’ apologia della prostituzione e che proponga la prostituzione come autoderminazione della donna e suo percorso di emancipazione.

Alcune “femministe” (o presunte tali) affermano che la prostituzione abbia tante sfaccettature e che esisterebbero anche le presunte “felici” e “volontarie”.

In realtà, non esiste solo la pistola puntata alla testa ma ci sono storie di miseria e di povertà che inducono anche alla scelta della prostituzione, qualcuna lo fa per sopravvivere, c’è chi si prostituisce saltuariamente in appartamento per non morire di fame o, semplicemente, per rientrare nelle spese in una società sempre più cinica e competitiva ma anche queste non sono scelte completamente libere, si tratta di costrizioni per mancanza alternative e poi sulle strade italiane nessuna donna può prostituirsi da sola, ma si ha sempre bisogno di un protettore (pena: aggressioni fisiche, rapimenti od addirittura omicidio). Io con i video denuncia lo dimostro chiaramente, i territori sono tutti gestiti dalle cosche della criminalità organizzata.

Quindi, mi chiedo, perché il video di quanto sì è detto sul tema tratta non appare su pagina internet e in rete?

Che cos’é che vi fa paura del tema tratta?

Perché un Piano Nazionale Anti Violenza propone il mestiere della prostituzione?

Riaprire le case chiuse, pur regolamentando la prostituzione attraverso controlli sanitari e fiscali, rappresenterebbe un passo indietro nel cammino di civiltà e libertà della società. Essa non è un’attività lavorativa come le altre, bensì una schiavitù e una forma di violenza verso chi la esercita; lede la dignità della donna, spinta alla mercificazione del proprio corpo, spesso per contrastare condizioni di miseria e povertà o perché costretta dallo sfruttamento illegale e dal controllo della malavita.
Immorale è anche lo sfruttamento autonomo (la mercificazione del corpo per arricchimenti illeciti) e il favoreggiamento da parte dei “clienti”.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la libertà sessuale garantisce il godimento di diritti e della salute sessuale, basandosi sull’eguaglianza e sulla libertà da ogni forma di discriminazione, coercizione o violenza. Proprio per il non rispetto di questi punti fondamentali risulta evidente che la prostituzione non riguarda la libertà sessuale, bensì il potere.

La soluzione è continuare a ridurre il fenomeno cercando di estinguerlo, sostenendo gli enti che aiutano coloro che desiderano sottrarsi al fenomeno.
(fonti: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archi…
http://archiviostorico.corriere.it/1994/sette…
http://www.bresciaoggi.it/stories/Home/698832…
http://www.sosinfanzia.org/FC/da_famiglia_cri…
http://www.tempi.it/e-inaccettabile-che-lo-st…
http://www.west-info.eu/it/18-miti-da-sfatare…
http://www.citizengo.org/it/5391-insieme-libe…
https://w2.vatican.va/content/benedict-xvi/it…)

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