LA PROSTITUZIONE NON SI ESERCITA, SI SUBISCE!images

Ultimamente stanno spuntando, in alcuni media generalisti, interviste o reportage sulla prostituzione in cui le signore intervistate o che prestano le loro testimonianze ci parlano delle benedizioni di essere puttana. Guarda caso, sono sempre le stesse donne.
Il sistema fa bene il suo lavoro a livello ideologico, l’obiettivo è questo: di fronte alla crescente crisi economica e ai tagli che stanno per essere effettuati (al sociale, alla sanità, all’ istruzione), e che produrranno più povertà, più precarietà e meno aiuti sociali per i lavoratori e soprattutto per le lavoratrici, la soluzione che il sistema offre alle donne è quello di fare la prostituta. Rappresentando l’attività come libera scelta, scelta standard come quella di andare a lavorare in negozio di abbigliamento o a lavare i pavimenti, anche come qualcosa di buono.

Perché: chi non ha amiche che sognano di esercitare questo grandioso mestiere?

Chi non ha mai sognato da bambina di fare la prostituta?

Chi non desidera che le proprie figlie siano prostitute?
Essere prostituta non è un mestiere, è la forma più estrema della violenza di genere, è il vertice della “cosificazione” femminile, la donna ridotta a un oggetto di compra-vendita. Ci sono migliaia di testimonianze di donne che sono state prostitute o che tutt’ ora si prostituiscono, di tali testimonianze risulta solo una cosa: sofferenza. Ci dicono anche che è si è altrettanto sfruttate nella cassa di un supermercato o in una fabbrica. Ma nella prostituzione è il proprio corpo e la propria vita privata a divenire oggetto di libero scambio, la plusvalenza che esce dalla nostra carne, per non parlare di tutti i rischi derivanti. L’ integrità fisica e mentale è fortemente a rischio nel mondo della prostituzione. Quindi essere puttana non è un mestiere, perché se lo fosse, quale sarebbe la richiesta che qualsiasi datore di lavoro che si rispetti può “richiedere” ad un’ aspirante lavoratrice? Un giorno ci chiameranno per un colloquio e ci diranno: abbiamo un posto di lavoro per voi come prostituta, un posto che non può rifiutare. O quel giorno che chiedendo un colloquio di lavoro per candidarci come segretaria o commessa, ci chiederanno delle esperienze professionali? Cosa risponderemo? Che siamo capaci di fare le “Dominatrici” o che siamo brave a fare la “fellatio”? Se sappiamo il Greco?… Questo come se fosse tutto normale.

Non dimentichiamo che l’età minima per poter lavorare è a partire dai 16; tutto a vantaggio per una prostituzione regolamentata, tutto legale, anche i minori potranno esercitare la prostituzione.

Passiamo al prossimo stadio di questa ipotetica regolamentazione….
La percentuale di quelle che chiamano prostitute libere, è così infima, che metterla sul tavolo farebbe ridere se la questione non fosse così grave.
La realtà è un’altra. La maggior parte di queste donne, che sono state reclutate da mafie, attraverso l’ inganno o sotto minaccia e costrizioni, hanno vissuto un’infanzia di abusi e violazione da parte di familiari o amici, eventi traumatici che portarono irrimediabilmente alla prostituzione, o semplicemente erano talmente povere che, per amore dei loro figli, non hanno avuto altra scelta che scendere in strada. Ci spiegano i regolamentaristi: dove sta la libertà qui? Glielo diciamo noi, la libertà qui non esiste e non è nell’attesa (fare la prostituta precariamente o, ogni tanto, per arrotondare). La percentuale di quelle che chiamano prostitute libere, è così infima che metterla sul tavolo farebbe ridere se la questione non fosse così grave. Famiglie destrutturate, maltrattamenti, abusi durante l’infanzia, miseria, tossicodipendenze o altri fattori legati alle “dipendenze” di alcool o farmaci, di solito compongono il profilo di coloro che scelgono “liberamente” di dedicarsi alla prostituzione. Ancora una volta chiediamo: dov’è la libertà qui?
Essere per l’abolizione della prostituzione non significa voltare le spalle alle esigenze delle prostitute.

Semplicemente significa affrontare prioritariamente ciò che rappresenta il massimo sfruttamento o la violenza esercitata contro un essere umano e, in particolare, contro le donne che vengono utilizzate nell’ industria del sesso.
E’ opportuno, prima di qualsiasi atto legale, giuridico ed amministrativo regolamentarista, stabilire e verificare se la “scelta” sia stata totalmente libera o è stata, al contrario, condizionata o eterodiretta (dalla mafia, dalla tratta o, più semplicemente, dalla miseria, dal disagio-sociale, dall’ analfabetismo o dalle dipendenze verso sostanze).
Assistiamo inoltre totalmente stupefatte come, in alcuni di questi cosiddetti “Comuni del cambiamento”, si cerchi di regolamentare la prostituzione sostenendo che e ‘ una professione e che quindi bisogna offrire diritti alle lavoratrici (anche se tutti sappiamo che la stragrande maggioranza di esse sono costrette o condizionate) che svolgono tale attività. Come femministe e comuniste, comprendiamo subito che i comuni che si fanno chiamare “del cambiamento”, non solo non cambiano nulla su questo aspetto ma lo promuovono, assumendone interamente i valori dominanti più neoliberali, più liberisti e consumisti.
L’ attrice porno spagnola Miller, dichiarata elettrice di Podemos, che ha anche fatto campagna per Podemos completamente nuda e con il logo del partito che copriva i suoi genitali, pochi giorni fa era al Salone del Porno di Barcellona ci parlava in un’intervista di quanto ipocriti siano le persone che condannano il porno, e raccontava la sua esperienza in questo campo, sostenendo che a lei gli è andato tutto molto bene e che, in fin dei conti, aveva dominato una folla di segaioli e clienti a cui rispondere. Occasione più che utile per sostenere e promuovere tale settore curioso, al salone del porno, dove forniva la sua opinione, la signora Miller pubblicizzava un bordello chiamato Apricots. Alcune di noi non sono abituate a pensare male ma sospettiamo che tali eventi, tali interviste e apparizioni nei media, semplicemente portano dietro di sè la sponsorizzazione di imprese come il bordello nominato, affinché con la crisi, le donne vadano in massa a prestare servizi sessuali ai figli sani del patriarcato, che necessitano di donne sessualmente disponibili 24 h.
Capitalismo e patriarcato, sempre mano nella mano, una coppia inseparabile e doppiamente oppressora per noi donne. Ecco perché riteniamo che alcuni di questi “Comuni del cambiamento” come Barcellona, diretto dalla signora Ada Colau, a favore della regolamentazione della prostituzione e la promozione di attività come il salone del porno, non rappresentano nessun cambiamento rispetto ai loro predecessori. Come comuniste e femministe, pensavamo che potesse rappresentare un vero cambiamento in questo senso e che si cominciasse, una volta per tutte, ad usare il potere che si ha in queste istituzioni per creare egemonia ideologica in questi aspetti. Il cambiamento ci sarebbe se si smettesse di considerare le donne come oggetti di compra vendita, se si lavorasse ed una legislazione per l’abolizione (….) Ora ci dicono che la prostituzione si sceglie liberamente, che una donna può alzarsi la mattina e tra una folla di opzioni che la vita offre, in tutte le tue circostanze, la più gratificante è quella di essere una prostituta.
Il femminismo moderno ha assunto i valori più neoliberisti e pertanto non c’è nulla di imbarazzante per il patriarcato e per il capitalismo, perché non si mette mai in discussione la radice del problema, cioè lo sfruttamento, che è anche doppio in questo caso, poichè il lavoro sessuale coinvolge l’ integrità di una persona (non poche ore al giorno o parte della giornata in relazioni del tutto formali e superficiali: come succede in qualunque ufficio o una fabbrica): ma mette in gioco la vita privata, l’ intimità, le relazioni personali. I comunisti, al contrario, pensano che saranno presenti su tutti i fronti con un messaggio molto chiaro: non può esserci cambiamento politico tantomeno sistemico se non si tocca questo argomento, la prostituzione non è affatto un mestiere. È un esercizio di potere sulle donne, potere economico, potere sessuale e dominio.
Dove alcuni intravedono libertà, noi intravediamo solo la libertà di opprimere. La prostituzione non si esercita, si subisce.
Fonte: http://linkis.com/larepublica.es/2016/MoPqP
#Dottoressa Anabel Madiedo Oropeza…
Segretaria generale dell’agenzia di informazione ‘ ARGOSIS-Internazionale sulla rete… Argosissecretariageneral@Yahoo.Com-Web: http://www.argosisinternacional.com-Twitter... http://twitter.com/@AnabelMadiedo