Articolo tratto da ilSudEstplan-condor

di MADDALENA CELANO

La resistenza indigena all’invasione imperialista spagnola in Venezuela, durante il periodo indipendentista, offrì un ruolo di primo piano alle donne. Il ruolo femminile non si limitò al processo cospiratorio, poiché le donne parteciparono a combattimenti clandestini e, alcune donne, si misero al comandato delle truppe indipendentiste, come Josefa Camejo nel Venezuela Occidentale o Manuela Saenz. La Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela è stata la prima Costituzione, nella storia del paese, a sopprimere il linguaggio sessista. Ha protetto le donne dalla discriminazione. Per la prima volta il diritto costituzionale è stato esteso alle donne e al loro lavoro invisibile ed essenziale nella sfera domestica (il riconoscimento economico del lavoro casalingo e di cura). La Costituzione è stata fondata su una piattaforma di lotta e la base da cui partire per andare avanti. “Senza una vera liberazione della donna, sarebbe impossibile una piena liberazione dei popoli e sono convinto che un vero socialista debba essere anche un autentico  femminista” ha scritto Hugo Chavez l’8 marzo del 2009. Con Chavez il femminismo divenne una politica di Stato. Durante la sua presidenza è stata emanata la legge organica sul diritto delle donne a una vita libera dalla violenza, la protezione della famiglia, della maternità e della paternità e una legge sulle pari opportunità per le donne in ambito politico ed economico. Il 25 ottobre 1999 si creò in Venezuela l’Istituto Nazionale per le donne (Inamujer, in questo periodo chiamato Unamujer), al fine di garantire pari opportunità e promuovere la partecipazione attiva delle donne in tutti i settori della vita sociale. Chavez è il fondatore della Banca delle Donne (Banmujer), che fornisce sostegno finanziario per le donne che hanno maggiori necessità: ragazze-madri, vedove e donne indigenti; e il Ministero del Potere Popolare per le donne e l’uguaglianza di genere, un istituto dedicato a promuovere la protezione delle donne e l’uguaglianza di genere. La Missione Madres del Barrio, inizialmente creata come istituzione, è un’altra strategia integrante del governo bolivariano per affrontare la situazione di estrema povertà nel paese. Il programma ha servito più di 100.000 donne e si basa su politiche di assistenza globale e inclusione delle donne in processi socio-produttivi per l’empowerment in vari campi. “Facciamo un governo delle donne”, il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, disse dal Pantheon Nazionale questo 8 marzo.

L’America Latina e le donne

Un totale di 20 paesi dell’America Latina e dei Caraibi dispone attualmente di leggi sulla violenza contro le donne. Solo otto paesi destinano specifiche risorse dal loro bilancio nazionale, secondo la Commissione Economica per l’America Latina (Cepal). Nei 14 paesi della regione che hanno criminalizzato il femminicidio solo due hanno stabilito, nella loro legislazione, l’ aggravante del reato per sessismo. Il Femminicidio nella regione è cresciuto negli ultimi anni. Il 98 per cento dei casi resta impunito. Dei 25 paesi con il più alto tasso di crimini di genere, 14 sono latinoamericani. Il 25 novembre, il gruppo #NiUnaMenos ha pubblicato i risultati del primo indice di violenza machista in Argentina. Al sondaggio hanno partecipato più di 59.000 donne provenienti da tutto il paese latino-americano. I risultati sono agghiaccianti:Il 79% delle donne che ha risposto al sondaggio dichiara di essere stata toccata e molestata, sui mezzi pubblici, senza il loro consenso. Il 69% delle donne teme di essere violentata, il 99% delle donne intervistate dichiara di aver subito violenze dal loro partner e il 95% delle donne sentiva di essere in una situazione che giustificata una denuncia. In Cile l’anno scorso, nel suo secondo mandato, Michelle Bachelet ha firmato una legge sul diritto delle donne a una vita libera dalla violenza. Secondo le statistiche dell’esecutivo cileno, almeno 2 milioni e mezzo di donne cilene sono vittime di qualche forma di violenza, di cui solo il 4% ha fatto un reclamo o ha cercato aiuto.

Quando il machismo è politica-statale

Il nuovo governo del Brasile, emerso da un colpo di stato, non ha mai risparmiato espressioni sessiste. Dilma Rousseff lo denunciò per sessismo proprio poco prima di essere rovesciata. Temer ha ordinato, ai suoi gruppi di difesa, di distribuire adesivi con l’immagine della Rousseff a gambe aperte. Jair Bolsonaro, un membro del Congresso, ha dedicato il suo voto di estrema destra ai militari che torturarono e stuprarono la Rousseff durante la dittatura militare. Temer nel suo gabinetto non ha incluso alcuna donna. Mauricio Macri in Argentina non ha mai nascosto di essere sessista: “Vengo da una famiglia machista, una donna non ha altro destino che educare i bambini”.  Il presidente dell’Argentina, Mauricio Macri, ha affermato a febbraio che la lotta contro la violenza di genere è al “centro dell’agenda”. Tuttavia, le sue parole sono in contraddizione con le sue azioni: il governo ha annunciato tagli al bilancio del 2017 per la lotta alla violenza sessista. Intanto nel 2016 si sono registrati 290 omicidi di donne in Argentina che hanno lasciato 401 bambini orfani di madre.