VENERDÌ 03 MARZO 2017 

Articolo tratto da ilSudEst

di MADDALENA CELANO

La figura storica e letteraria di Manuela Sáenz, da diversi anni, in Ecuador, ma anche in tutto il continente latino-americano, è rappresentata e celebrata come musa e ispiratrice del movimento femminista ed emancipazionista latinoamericano.

Ma chi era Manuela Sáenz?

Riporto qui una breve biografia:

Manuela nata a Quito, fu figlia illegittima dell’ecuadoregna Maria Joaquina Aizpuru e del nobile spagnolo Simón Sáenz Vergara (o Sáenz y Verega).  “Manuelita” venne affidata al Convento di Santa Catalina, dove imparò a leggere, a scrivere, ed esprimere se stessa. Fu costretta a lasciare il convento all’età di diciassette anni, quando scappò via, sedotta dall’ufficiale dell’esercito Fausto D’Elhuyar, nipote e figlio di Juan José e Fausto de Elhuyar y de Suvisa, uno dei co-scopritori del tungsteno. Per diversi anni, Manuela visse con il padre, che nel 1817 organizzò il suo matrimonio con un ricco mercante inglese, James Thorne, uomo molto più vecchio di Manuela. La coppia si trasferì a Lima, in Perù, nel 1819 dove ricevettero ospiti notevoli nella loro casa, tra cui leader politici e militari. Quando Simón Bolívar partecipò alla liberazione della Nuova Granada, Manuela Sáenz era diventata membro attivo nella cospirazione contro il viceré del Perù, José de la Serna e Hinojosa durante 1820. Manuela nel 1822, lascia il marito e si dirige a Quito, dove incontrò Simón Bolívar. Sentirono un’immediata attrazione tra loro e, per i successivi otto anni, Manuela scambia con lui lettere d’amore, lo visita mentre si trasferisce da un paese all’altro, ne sostenne la causa rivoluzionaria con la raccolta di informazioni, la distribuzione di volantini, soccorrendolo nelle azioni militari e protestando per i diritti delle donne. Come una delle prime donne coinvolte nella causa rivoluzionaria, Manuela entrò nell’Ordine del Sole (“Caballeresa del Sol” o ‘Dame del Sole’), titolo onorifico per il lavoro rivoluzionario svolto. In questo momento, i resti simbolici di Manuela (dopo la sua morte il suo cadavere venne gettato in una fossa comune a Paita e non fu mai ritrovato) si trovano nel Pantheon Nazionale del Venezuela accanto a quelle del suo amante, Bolívar.

Il 13 giugno 2014, in Ecuador, la professoressa Mariana Libertad Suárez tenne una prima conferenza sul patriottismo femminile latino-americano, lavoro in seguito premiato della Casa de las Américas, per i Women’s Studies.

La professoressa Mariana Libertad Suárez, del Dipartimento di Lingua e Letteratura presso l’Università Simón Bolívar, nonché coordinatrice della casa editrice USB Equinox, recentemente presentò una conferenza sul suo lavoro politico di Manuela Sáenz, patriota ecuadoriana ed amante del Generale Bolívar. Lavoro che risultò vincitore della 55esima edizione del Premio Casa de las Américas.

Suarez analizza cinque opere di cinque femministe latino-americane, pubblicate tra il 1944 e il 1963. Tra le scrittrici latino-americane che trattarono la vita di Manuela Sáenz si ricorda la scrittrice Concha Peña, con l’opera dal titolo La Libertadora: l’ultimo amore di Bolívar (1944); l’ haitiana Emmeline Carriès Lemaire, con Coeur de héros, Coeur d’Amant (1950), tradotto in spagnolo nel 1958 con il titolo di Eroina e amante; la venezuelana Olga Briceno, con Manuela Sáenz, la folle dvina; la peruviana Maria Jesus Alvarado, con Amore e Gloria: il romanticismo di Manuela Sáenz e Simón Bolívar (1952); e l’ ecuadoriana Verdesoto Romo Raquel Davila, con Manuela Sáenz: biografia romanzata (1963). La gamma di posizioni e discorsi che attraversano questi scritti è veramente complessa, ma tutti riportano punti d’incontro e similitudini teoriche. La riflessione su queste opere aiuta a ripensare e riarticolare l’unicità delle principali tendenze femministe del continente, mentre le sfumature etiche rivelano come le soggettività femminili emergenti siano state rinsaldate dalle lotte degli anni passati. I lavori letterari analizzati sono stati tutti realizzati quando le lotte per la cittadinanza delle donne e dei diritti politici femminili raggiunsero il loro apice (dagli anni ’50 agli anni ’80).

Sono cinque autrici, cinque femministe latino-americane, portatrici di un capitale simbolico differente, donne che osservano il mondo in modo dissimile, che lottano contro gli stereotipi che hanno dominato la politica dal secolo scorso. L’analisi di queste opere sono state  giudicate degne, all’unanimità, dagli intellettuali  dalla Casa de las Américas “per il genere ben realizzato, una scrittura eccellente e il trattamento brillante delle fonti bibliografiche”.