di MADDALENA CELANO

Articolo tratto da ilSudEst

Da una ricerca di Claudete Ferreira de Souza Monteiro, Universidad Federal do Piauí, Campus Universitario Ministro Petrônio Portela

Secondo un’ inchiesta internazionale dell’ US National Library of Medicine National Institutes of Health le sex-workers sperimentano sistematicamente e frequentemente violenza sessuale. In generale, le sex-worker riportano dal 45-75% di probabilità di subire uno stupro e una possibilità dal 32-55% di subire violenze sessuali nell’arco di un anno.

La violenza sessuale contro le sex-worker negli Stati Uniti è piuttosto elevata. A Phoenix, AZ il 37% dei delle sex-worker ha dichiarato  di essere stata violentata da un cliente, e il 7,1% di esse di essere state violentate da un magnaccia. A Miami, FL, il 34% le sex worker di strada riportano d’ aver subito scontri violenti con i clienti. A New York, il 46% delle sex worker dichiara  di essere stata costretta a fare qualcosa di non desideravano  da un cliente, e oltre l’80% delle sex worker di strada ha subito rapine ed aggressioni.

Le sex worker più giovani e  più povere hanno subito un maggior numero di infortuni rispetto alle altre vittime più anziane.

Dalla ricerca si deduce che la criminalizzazione poliziesca e gli abusi polizieschi, gli ambienti di lavoro, le condizioni economiche e la disuguaglianza di genere sono correlate con l’aumento della violenza contro le sex worker. In altri studi, i giovani, le persone senza fissa dimora, gli individui che furono precedentemente arrestati per prostituzione (negli USA la politica è proibizionista e particolarmente repressiva contro le prostitute), i lavoratori del sesso migranti, i lavoratori del sesso che fanno uso di droghe risultano particolarmente a rischio di violenza.

A Toronto, in Canada (paese in cui vige un sistema più “liberale” verso la prostituzione, se confrontato con il rigido sistema proibizionistico statunitense), il 100% delle sex worker migranti intervistate hanno affermato che non avrebbero chiamato la polizia se avessero sperimentato violenza. A Vancouver, sempre in Canada, solo il 25% delle prostitute stuprate ha denunciato i fatti alla polizia. Delle giovani sex worker canadesi vittime di stupro, il 18% non ha ricevuto l’aiuto di nessuno, né da fidanzati, né da altre sex worker, né da amici o genitori.  Dati e situazioni del tutto similari (indipendentemente dalle politiche adottate dai singoli stati riguardo il sistema prostituente) si sono registrate in Europa centrale e orientale , in Asia , in Africa e Sud America .

Le sex worker sono particolarmente vulnerabili alla violenza della polizia, gli agenti di polizia possono minacciare le sex worker con l’arresto o molestare le sex worker durante un accertamento o un colloquio.

Nell’ex Blocco Sovietico, una percentuale elevata di sex worker è stata aggredita sessualmente da parte della polizia – con tassi fino al 90 per cento in Kirghizistan. In Bangladesh (paese regolamentarista e del tutto liberista per quanto concerne la prostituzione), tra il 52% e il 60% delle sex workers di strada riferisce di essere stata violentata da uomini in uniforme. In Sud Africa, le sex worker sono regolarmentemolestate, picchiate e aggredite.

Lo studio sostiene che le donne che lavorano nella prostituzione sperimentano alti livelli di violenza nei loro confronti rispetto alle donne che lavorano in qualsiasi altro campo. Nel 2004 il tasso di femminicidi contro le sex workers negli Stati Uniti è stato stimato a 204 casi contro i 100.000 di omicidi del tutto generici, anche se questa cifra mescola lavoro nero con lavoro legale. Questa cifra è notevolmente superiore a quella delle occupazioni più rischiose negli Stati Uniti per un periodo del tutto simile (come guidare un taxi in periferia o tenere aperto un negozio notturno di alcolici). Uno studio condotto a Vancouver, in Canada, riferisce che diverse sex worker, di età superiore ai 14 anni, hanno usato droghe illecite diverse da marijuana e oltre il 57% di esse ha subito violenza sessuale nell’ arco di un anno.

La ricercatrice brasiliana Claudete Ferreira de Souza Monteiro ritiene che il mondo della prostituzione sia un mondo relazionale, nel quale, poiché si tratta di uno scambio di soddisfazione sessuale e fantasie erotiche per denaro, senza un contratto scritto-formale, è piuttosto prevedibile che sorgano problemi in questo rapporto d’affari. In questo solco, la violenza può nascere e porta l’uomo a pratiche e atti aggressivi per soddisfare i suoi desideri di dominio più reconditi. […] Ci sono molti che vogliono solo pagare 10 dollari, poi dicono: ah, sto pagando, devi fare quello che voglio. E ‘umiliante, è necessario essere coraggiosi per andare con questi uomini. […] (D 5).

Il rapporto prostituta-cliente si esprime come un incontro permeato da umiliazioni, da repulsione e avversione, perché le prostitute oltre ad essere aggredite, sono tenute a fare “cose” contro la loro volontà e accettare qualsiasi cliente pur di far quadrare i conti e le spese. Lo facciamo per i soldi, alcuni vogliono baciare sulla bocca, afferrarci e baciarci, provo a farlo finire in fretta, ho messo il cuscino sulla faccia […] (D 2).

In questo rapporto commerciale, le donne stabiliscono regole tra l’attività professionale e la vita privata, differenziando i rapporti con clienti e partner. La relazione è costituita soltanto dallo scambio di sesso per denaro. Il rapporto che s’instaura tra la prostituta e il cliente è commerciale. Si caratterizza per la vendita del corpo e / o piacere per denaro, in cui la donna è vista come una merce dovuta per i servizi resi. In questo negoziato, si è costruita un’immagine dispregiativa della prostituta, in cui si perde il riferimento dei ruoli cittadini, di moglie, di madre e figlia, favorendo così le pratiche discriminatorie nella loro quotidianità, espressa da violenza simbolica, abusi fisici e perfino l’ omicidio.

Per le donne prostituite, l’orrore è presente quando le aggressioni provengono dai clienti; i clienti non sono quindi configurati nello stesso modo dei familiari.

Il cliente impone il tipo di pratica sessuale che desidera svolgere, impone le proprie condizioni ed esigenze. Ha fatto sesso con me e quando ha finito ha preso i miei soldi che avevo già ricevuto da un altro cliente, ha preso quello che mi aveva dato, mi ha spinto, mi ha fatto male, mi ha chiamata puttana[…] ( D 3).

Il mancato pagamento per i servizi forniti è considerato, in alcuni studi, violenza e la svalutazione del lavoro della prostituta. Rompere l’accordo significa che i clienti utilizzano la forza fisica e l’imposizione della paura e l’umiliazione in modo che i loro desideri di sopraffazione siano soddisfatti. In questo scenario, si osservano le relazioni ineguali e asimmetriche di svalutazione, che sono permeate di superiorità maschile e discriminazione della prostituta giacché donna e, spesso, povera. In questa violenza è configurato il rapporto di genere, i cui risultati influenzano negativamente l’integrità bio-psico-sociale della prostituta, con manifestazioni che vanno dalle malattie dell’apparato digerente e del sistema circolatorio per l’ansia, la depressione, l’uso di farmaci, così come la comparsa di lesioni fisiche.

L’attività della prostituzione mette la donna in una posizione vulnerabilità di fronte agli attacchi che provengono dalla società nel suo complesso. In questa situazione, la popolazione discrimina  svaluta la donna che esegue questa pratica.

Il degrado morale di quest’attività può essere attribuito alle pratiche sessuali, che vanno a rilevare una sorta di ‘sessualità criminale’, estrema o illecita: i clienti spesso chiedono alle prostitute di compiere pratiche che normalmente non eseguono con le legittime fidanzate, con le loro mogli e nemmeno con le loro amanti. L’oppressione cui questo gruppo è soggetto banalizza la violenza contro le donne, sulla base del fatto che queste aggressioni siano inerenti alla stessa attività della prostituzione.

La repressione da parte delle autorità di polizia è anche parte della vita quotidiana della prostituta. Nelle loro dichiarazioni, di aggressioni fisiche, minacce di arresto si denota la contraddizione che: chi le dovrebbe tutelare sono anche gli stessi autori delle violenze. In questo segmento di società, i clienti, la polizia e la società stessa vede in queste donne una minaccia per la famiglia nucleare e quindi si esercita la violenza contro questo gruppo sociale.

Quest’attività è percepita come uno spazio di sofferenza e verbalizzata dalla maggioranza delle prostitute come una pratica pericolosa da eseguire. Alcune prostitute chiariscono che di fronte alle difficoltà, all’aggressività subita e alla mancanza di rispetto, desidererebbero svolgere un’altra attività, un altro mestiere, ma a causa della mancanza di qualifiche culturali e professionali non riescono a individuare altre possibilità professionali, perciò sono costrette a restare nella prostituzione. Noi soffriamo, soffriamo davvero. Se potessi lasciare questo mestiere lo farei. Non abbiamo scelto questo percorso (D 8) […] quando avrò un lavoro, una cosa che saprò fare, lascerò e non avrò neanche voglia di ricordare che esista tutto questo. (D 11).

Pertanto, in questa quotidianità, la violenza per la prostituta è il risultato dei rapporti e delle esperienze con i clienti, con la società e con la polizia. Queste donne mostrano conflitti costanti nella convivenza quotidiana con altre realtà.

In questo studio, le donne intervistate erano tutte di periferia, con un basso livello d’istruzione e basso reddito. Per quanto riguarda il tema della salute, lo studio rivela la necessità di programmi di prevenzione sulla violenza di genere, che dovrebbero essere strutturati in università, scuole, istituzioni sanitarie primarie, unità sanitarie e movimenti sociali.

FONTI

1. Krug EG, Dahlberg JA, Merci AB. Rapporto Zvi RL.World sulla violenza e la salute. Ginevra: Organizzazione mondiale della sanità; 2002.

2. Ministério da Saúde (BR). Secretaria de Políticas Públicas. Coordenadoria Nacional de DST, l’HIV e l’AIDS. Prevenção e tratamento dos agravos resultantes DA Violencia contra sessuali mulheres e adolescentes. Programa Saúde da Mulher. Norma tecnica. Brasília (DF): Ministério da Saúde; 2002. [acesso 20 set 2009] Disponível em: < http://bvsms.saude.gov.br/bvs/publicacoes/normas.pdf >

3. Marinheiro ALV, Vieira EM, Souza L. prevalenza da violência contra un mulher USUARIA de Serviço de Saúde. Rev Saúde Pública. 2006; 40 (4): 604-10. doi: 10,1590 / S0034-89102006000500008.

4. Drezett J. Violencia contra sessuale un mulher e Impacto sobre un Saúde sessuale e reprodutiva. Rev Psicol UNESP 2003; 2 (1): 36-50.

5. Souza RA, Souza L. Os Dilemas DA nomeação: prostituição Infanto-juvenil e conceitos relacionados. Estudos Psicol. 2009; 26 (2): 247-56. doi: 10,1590 / S0103-166X2009000200012.

6. Nicolau AIO, Aquino PS, Pinheiro AKB. Caracterização sociale de prostitutas diante da Visão integrale da Saúde. Rev Min Enferm 2008; 12 (1): 11-6.

Da una ricerca di
 Claudete Ferreira de Souza Monteiro 
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19 settembre  2012

http://www.prostitutionresearch.com/Farley%26Barkan%201998.pdf