di MADDALENA CELANO & ARIANNA DI VITTO

Articolo tratto da il settimanale www.ilsudest.it

Questo 20 Gennaio 2017 –  alle ore 9.00, presso YWCA – UCDG e Iroko onlus, in via Cesare Balbo 4, Roma, l’ Associazione Resistenza Femminista, Salute Donna e UDI Napoli,  in collaborazione con le organizzazioni internazionali CATW, Norvegian Women’s Front e  SPACE international, hanno tenuto un Seminario Internazionale sul Modello Nordico, in risposta alla prostituzione.

Vi sono stati numerosi e autorevoli interventi, sin dalle ore 09:10, si è trattata la situazione in Italia, discutendo la necessità di una risposta adeguata al problema della tratta, con Elvira Reale, dell’Associazione Salute Donna e Stefania Cantatore dell’ UDI  di Napoli. Quindi si è discusso del traffico sessuale e della prostituzione nel contesto internazionale con Taina Bien-Aime, della Coalition Against Trafficking in Women degli USA. In seguito si è dibattuto del Modello Nordico: il punto di vista del Governo svedese.

Vi sono stati perfino interventi sulla legge norvegese con Agnete Strom, del Women’s Front, Norvegia.

Si è esaminata la legge abolizionista in Francia con Grégoire Théry, del International Laurence Rossignol e del Ministero delle Pari Opportunità Francese, la  Deputata Maud Olivier Rappourter  e la Deputata Catherine Coutelle.

Si è analizzato il rapporto fra tratta e prostituzione nell’industria del sesso: attraverso il punto di vista del Movimento Internazionale delle Sopravvissute allo sfruttamento sessuale di Resistenza Femminista. Una donna sopravvissuta al disumano sistema del bordello tedesco, Marie Merklinger, di Space International – ha riportato le sue agghiaccianti testimonianze.

Mentre le conclusioni del dibattito sono state affidate all’attivista Esohe Aghatise.

Marie Merklinger ha descritto la situazione degradante e umiliante delle “libere-prostitute” costrette a lavorare nei bordelli tedeschi: fare sesso senza preservativo, subire gang bang senza alcun sistema di protezione e sicurezza, persino quando ci si trova in stato interessante. Farsi eiaculare sulla faccia, farsi eiaculare in bocca, senza poter sputare lo sperma, farsi defecare o urinare addosso, tutto questo, da un uomo al quale non stringeresti nemmeno la mano se fossi libera. Queste pratiche rientrano perfettamente nelle clausole contrattuali dei bordelli tedeschi. Le così dette “libere-lavoratrici”, composte prevalentemente da donne straniere provenienti da paesi in via di sviluppo (Europa dell’Est, Africa e America Latina) o da tedesche (molto poche) con gravi problemi di credito o gravi problemi economici, subiscono spesso contratti “capestro”, senza che alcun osannato ed elogiato “sindacato delle sex workers” sia mai stato in grado di difenderle e tutelarle adeguatamente.  Ecco quello che devono subire le prostitute, le schiave nei bordelli della civilissima Germania:  90% di loro a Stoccarda ha contratto malattie veneree o gravi disturbi psichiatrici. Ma intanto passiamo ai dati-ufficiali riportati da autorevoli ricerche sul tema: da una ricerca di Melissa Farley si apprende che l’86% delle prostitute colombiane, il 60% di quelle tedesche, il 54% di quelle messicane e il 66% di quelle turche soffrono di sindrome da stress post traumatico, un disturbo psicologico caratteristico delle donne che hanno subito stupri.

L’abuso di alcool, stupefacenti e psicofarmaci è elevatissimo. In un’alta percentuale di prostitute è stata riscontrata la presenza di ansia e di depressione che può condurre a pensieri suicidi. Quanto ai disturbi fisici sono frequenti problemi gastrointestinali: dolori allo stomaco, nausea, vomito, disturbi pelvici e molti altri tipi di affezioni. Inoltre anche un ingente numero d’infezioni uterine ed anali e di gravidanze indesiderate.
Per non parlare delle malattie sessualmente trasmissibili.

Nei bordelli tedeschi, almeno in quelli che applicano la tariffa forfettaria, non è infrequente che sia pubblicizzata dai proprietari e, quindi, sostanzialmente imposta alle prostitute la pratica del sesso orale senza preservativo, come accade ad esempio nel celeberrimo bordello Pascha.

In Svizzera, altro Paese regolamentarista, è molto diffusa la prostituzione coatta che si svolge sotto il controllo di prosseneti particolarmente violenti. Le ragazze, provenienti soprattutto dalla comunità rom dell’Ungheria, vengono picchiate fino a perdere conoscenza, costrette ad abortire e ad accettare qualsiasi tipo di rapporto sessuale senza l’uso del profilattico. L’80% dei clienti chiede che non venga usato il preservativo

(Fonti: Sur nos trottoirs, la mafia du sexe – rts.ch – émissions – temps présent – société – moeurs.
Oltre la missionaria, di Michel Venturelli | Criminologia Online )

Intanto è curioso come le attiviste pro-sex-working, stiano delegittimando vergognosamente le testimonianze delle sopravvissute all’industria sessuale e delle vittime di tratta, il tutto per sostenere la presunta libertà di si e no 4 donne che affermerebbero di scegliere “volontariamente” queste pratiche. Continuando a ciarlare di presunta “libera scelta”, questi soggetti promuovono un’industria che è l’emblema della disparità tra i sessi, che normalizza e promuove la violenza sulle donne (lo stupro di una prostituta in Germania è considerato un “incidente sul lavoro”, la polizia non interviene, anzi fa pagare le spese processuali alla donna-prostituita) e una nuova forma di sfruttamento razziale e neocoloniale. La globalizzazione ha ulteriormente inclinato lo squilibrio di potere tra il compratore maschile con il portafogli pieno e la donna che noleggia i propri orifizi a pagamento. In Francia, l’85 per cento delle prostitute sono immigrate, molte senza documenti, vulnerabili a ogni forma di sfruttamento. In Germania, con i suoi super-bordelli-legali, si ospitano i due terzi delle donne immigrate (Janice Turner, 2014). Alcuni protettori, alcuni acquirenti di sesso e alcuni governi hanno preso la decisione di tollerare lo sfruttamento sessuale e la violenza sessuale, al fine di sfruttare economicamente le donne migranti. Queste donne, molto spesso, sono povere e il più delle volte etnicamente o razzialmente emarginate. Gli uomini che le acquistano o le stuprano a pagamento, riportano sempre maggiore potere sociale e più risorse materiali rispetto a esse. Questa forma di darwinismo-sociale-autocelebrativo evita di porsi questa domanda:

le donne hanno il diritto di vivere senza subire molestie sessuali o sfruttamento sessuale? Se si: questo diritto sarebbe riservato solo alle donne benestanti e bianche?

Perché tollerare l’abuso sessuale e il sesso non desiderato è esattamente la descrizione del lavoro prostituente.

Una delle menzogne più diffuse, nella comune vulgata, è che la maggior parte delle prostitute sarebbero volontarie. Se non vi sono prove di forza o segni di violenza, l’esperienza della prostituzione è descritta costantemente come “volontaria” o “consenziente”. Ciò significa che subire fame, vivere senza documenti o non riuscire a trovare un posto di lavoro, non costituirebbe violenza (secondo l’opinione politica più diffusa). Anche se l’esclusione sociale, la discriminazione etnica o razziale e la povertà sono, a tutti gli effetti, una vera e propria forma di violenza. Il pagamento di un cliente non cancella quello che conosciamo sulla marginalità sociale ed etnica, sulla violenza sessuale, sulla violenza domestica e sullo stupro. La prostituzione, sia quella legale, sia quella illegale, sia quella coatta, sia quella “volontaria”, resta un’esperienza costantemente dannosa per le donne. Le donne che si prostituiscono, regolarmente subiscono stupri, aggressioni fisiche che sovente possono sfociare nell’omicidio. In uno studio olandese, si riporta che il 60% delle donne in prostituzione legale sono state aggredite fisicamente, il 70% di esse sono state minacciate di violenza fisica, il 40% ha sperimentato la violenza sessuale e il 40%, in realtà, è stata costretta alla, così detta, prostituzione “legale” (Vanwesenbeeck I, Prostituzione, benessere e rischio, Amsterdam, VU University Press, 1994).

Oggettivazione e mercificazione sono la radice delle violenze nella prostituzione.

Gli acquirenti di donne non riconoscono la piena umanità delle prostitute che noleggiano per il sesso. Una volta che una persona si trasforma in oggetto da noleggio, lo sfruttamento e l’abuso sembrano quasi giustificati.

Nelle interviste con gli acquirenti di sesso nelle diverse culture, sono stati forniti alcuni esempi agghiaccianti di mercificazione. La prostituzione viene intesa come “l’affitto di un organo per dieci minuti” (Farley, M., 2007).  Un altro acquirente del sesso, negli USA, ha dichiarato che, “andare con una prostituta è come chiedere un bicchiere di caffè, quando hai finito il caffè, (il bicchiere) si butta fuori.” (Farley, M., Schuckman, E., Golding, JM, Houser, K., Jarrett, L., Qualliotine, P., Decker, M., 2011).  I clienti delle prostitute mercificano e selezionano le donne sulla base della razza, degli stereotipi etnici e tramite l’etno-sessualizzazione (Marttila, AM., 2000). Il compratore di sesso ritiene che oltre a acquistare un accesso sessuale, il denaro compri anche il diritto di evitare di pensare che tipo d’impatto possa suscitare sulla donna che usa per il sesso. (Spurrell, C.; Chi paga per il sesso? Sareste sorpresi. Times Online, 7 novembre 2006. www.timesonline.co.uk/tol/life_and_style/men/article627388.ece)

La sua fantasia primaria resta quella di una fidanzata senza problemi, che non fa mai domande, che non chiede mai nulla, ma che sia disposta a soddisfare tutti i suoi bisogni sessuali. “E ‘come affittare una fidanzata o moglie. Si arriva a scegliere come in un catalogo”, ha spiegato un acquirente del sesso nel Regno Unito (Farley, M., Bindel, J. e Golding, JM, 2009).  In realtà gli acquirenti di sesso cercano la negazione di ogni forma di relazione con una donna, che non sia puramente ormonale, fisiologica e meccanica. Oppure, all’opposto, cercano una relazione fittizia, una donna che faccia da specchio deformante, che accresca, che gonfi ed esageri la loro immagine, in altre parole una sorta di “incantesimo-narcisista”. Un certo numero di uomini ha chiarito il proprio desiderio (alle prostitute) di creare l’illusione di aver acquisito una donna giovane e attraente senza pagamento: in sintesi, si acquista anche l’illusione di una conquista che, in realtà, non c’è, né mai ci sarà. In tutti i casi, i clienti delle prostitute sembrano affetti da forme, in parte gravi, di anaffettività, autismo-emotivo o narcisismo patologico.