Articolo tratto da Inannaheh

Le lotte di potere dei più potenti Stati Nazione si combattono ancora una volta sul corpo delle donne, a migliaia infatti le Kurde, soprattutto Yazide (5000 solo con il massacro di Shingal nell’agosto 2014), spesso giovanissime e bambine, rapite e vendute sui mercati arabi, violentate, torturate e rese schiave sessuali quando da sole non riescono a togliersi la vita per impedire che questo accada. Le unità di difesa del popolo YPJ e YPG, associate al PKK, costrette a difendere la propria gente e la propria vita dagli attacchi casa per casa effettuati da “ISIL”, rientrano invece ancora nelle liste delle organizzazioni terroristiche anche in Europa e negli Stati Uniti, perché così vuole la Turchia, “membro di ferro” della NATO.

 La schiavitù sessuale è una pratica istituzionalizzata ormai da un anno: esiste non solo una burocrazia dello stupro (mercati dove vengono vendute, listini prezzi, contratti d’acquisto «notarizzati» da corti islamiche), ma anche una teologia dello stupro. Lo scorso ottobre il settimanale di ISis «Dabiq» ha spiegato come sia legittimo trattare le donne yazide come «khums», spoglie di guerra. Il mese scorso il «Dipartimento Fatwe» di IS ha spiegato che «è consentito avere rapporti anche se la ragazza non ha raggiunto la pubertà».

Chiediamo all’Alta rappresentate dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini e ai ministri degli esteri di tutti i paesi membri di rivolgere al segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon, al Consiglio per i diritti umani dell’ONU e al Consiglio di sicurezza dell’ONU un pubblico appello affinché intervengano a sostegno del popolo yazida contro quello che è un genocidio, un vero e proprio stupro di guerra, un crimine contro l’umanità.

Un “Ci dispiace” non ci basta.

**Un dispiace non ci basta

**Isis and yazidi

«Sono stata per tre volte a parlare alle Nazioni Unite. Qualcuno ha pianto, tutti hanno battuto le mani. Mi hanno detto “ci dispiace”, e poi “arrivederci”» (La deputata yazida Vian Dakhil)

 Lo stupro non fu mai considerato un crimine di guerra internazionale, almeno fino a 1995, cioè subito dopo la guerra in Bosnia che scatenò migliaia di denunce-internazionali da parte delle donne balcaniche. Per secoli, lo stupro fu considerato un sottoprodotto delle guerre – un semplice danno collaterale sofferto dalle donne, orrore spesso oscurato da massacri. In realtà lo stupro costituisce un arma da guerra, spesso la più letale. Un arma che ha come obbiettivo lo scopo di infliggere danno fisico e mentale alla vittima, isolare la vittima dal gruppo e ledere l’ identità del gruppo nemico. Quindi, lo stupro è un atto genocida quando è parte di questo programma. In guerra, gli stupri accadono su ambo i fronti contendenti. I soldati delle opposte fazioni approfittano del caos di guerra per stuprare. L’atto porta anche con se una comunicazione di potenza aggressiva: spesso si accompagna ad invettive o insulti contro l’ appartenenza etnica della donna, la fazione politica della vittima o la sua appartenza religiosa. Non solo gli uomini stuprano la donna, ma cercano di indebolirne la volontà, di renderla impotente denigrandone i suoi valori, il credo ed il gruppo di appartenenza. Nei fenomeni di genocidio, lo stupro è, comunque, sotto controllo. Diviene un mezzo, non un incidente. Nel genocidio, gli uomini stuprano in gruppo perché a loro viene ordinato o perché a loro è sistematicamente permesso. Gli uomini non stuprano come uomini individuali, ma come membri di un gruppo etnico, di una religione o nazionalità. La distruzione della fazione nemica è la meta, la distruzione di un’ intera comunità. La violenza sessuale è molto effettiva ed anche arma strategica, determina il ruolo della sessualità e la violenza nel plasmare la vita di ogni giorno. È un’esperienza che mina il tessuto delle comunità, con connotazioni sociali e politiche e conseguenze che riverberano nel futuro. È anche parte delle relazioni di genere violente, e spesso disequilibrate in tempo di pace che alimentano l’intensificazione di tale violenza in guerra. Oltre alla violenza fisica contro le donne nelle sfere pubbliche, il conflitto armato spesso provoca problemi come gravidanze non desiderate, l’infezione di HIV, la perdita di reddito da parte dei maschi, dislocamento e insicurezza fisica e socio-economica che, a turno, aumenta la vulnerabilità delle donne, la violenza sessuale e lo sfruttamento. Gli aspetti fisiologici dello stupro, come una penetrazione violenta nelle parti sessuali di una donna contro la sua volontà e senza possibilità di ritorsione, riporta degli effetti atroci sulla vittima: non soltanto la donna subirà un trauma fisico, ma la donna soffrirà anche di un tracollo nervoso. Inoltre proverà dolore per ulteriori maltrattamenti conseguenti: il trattamento umiliante riservato alle vittime di stupro in stazioni di polizia, negli ospedali e l’impossibilità di ottenere un processo equanime; sono circostanze tutt’ ora presenti. Le donne vivranno tutta la loro vita nel timore dello stupro.

Maddalena Celano e Ilaria B.Bohm

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