articolo tratto da http://www.ilsudest.it

Intervista a Giusy Sbrisson, personalità eclettica e complessa: transessuale, donna, femminista-internazionalista, marxista, ex militante di Lotta Continua, musulmana e attivista presso MIT – Movimento Identità Transessuale. Giusy da anni conduce battaglie sociali e civili contro la tratta delle donne e per i diritti dei transessuali nell’Islam.

  1. Prostituzione e politiche regolamentarie, termini, diversi fra loro, ma di questo si parla. Si parla di legalizzare la prostituzione per “liberare” le sex workers dalla strada per includerle in luoghi sicuri e confortevoli, come delle normali lavoratrici. Dunque sarebbe questa la soluzione di tutti i mali (criminalità e violenza sulle prostitute) legati alla prostituzione?

No, quello di cui si sta parlando e l’abominio di una società-borghese in decadenza che desidera perpetrare e regolamentare la “doppia-morale” su cui si fonda la stessa borghesia: cioè vizi privati e pubbliche virtù. Chi gode della “doppia-morale” è prevalentemente il maschio, bianco, eterosessuale e borghese. Chi subisce la “doppia-morale” è la donna, la transessuale e la “checcha”. Si tratta di una schiavitù edulcorata e dissimulata che destina parte dell’umanità al soddisfacimento meccanico e “asettico” della propria sessualità, mentre l’altra metà dell’umanità è destinata a fungere da oggetto di piacere. Il rapporto mercenario è poco emotivo, poco comunicativo, un rapporto in cui la “relazione” è ridotta alla mera transazione economica. Mentre il resto dell’umanità (donne, transessuali e “checche”) svolgono esclusivamente la funzione di “strumenti-commerciali-del-piacere”. Questo è l’abominio che il capitalismo e l’eurocentrismo borghese e maschilista sta portando avanti, dopo avere colonizzato i paesi africani, arabi e asiatici. Ora si ritorna in maniera sinuosa e falsa, gettando fumo negli occhi con questo termine: regolamentazione.

  1. Abbiamo parlato di “doppia-morale” come fondamenta di ogni prostituzione. Ma che cos’è esattamente la “doppia-morale”?

Originariamente, nelle società arcaiche e primitive, in cui esisteva una relativa libertà sessuale femminile, non vi era alcuna distinzione tra sposa e prostituta. Anzi: non esisteva la figura della prostituta come oggi è comunemente intesa. Mi riferisco a società arcaiche come quella delle Mosu (in Cina), come quelle degli indios Guaranì in Centro America (prima della colonizzazione spagnola), dei Tuareg o degli Inuit o l’ antica società Cretese e Minoica in Europa. Società in cui la donna godeva (e tuttora gode, per quanto concerne i popoli arcaici sopravvissuti a secoli di sterminio) di grande autorevolezza e in cui usufruiva anche della piena legittimità di beneficiare della propria sessualità (senza alcuna transazione economica). La prostituta com’è intesa nelle società contemporanee, è una figura che nasce dalle grandi religioni monoteiste (Giudaismo, Islamismo, Cristianesimo), religioni che suddividono nettamente la figura della sposa onesta dalla figura della prostituta, percepita come donna disonesta. La verginità della sposa, con l’avvento delle religioni monoteiste, divenne elemento essenziale del matrimonio. Abbiamo qui una “doppia-morale” più calcata e sfrontata. Tanto maggiore importanza ha la sposa illibata quanta più consistente è la sua dote. È qui che penetra l’elemento finanziario e la “transazione-economica” nell’ambito sessuale. Elementi che, nelle società arcaiche e primitive, non esistevano. La sposa dotata, e illibata, riveste un ruolo importante, di “prima moglie”, e i suoi figli (soprattutto i figli maschi) sono i diretti eredi di tutti i beni e di tutte le cariche sociali e politiche (se il marito della sposa è un uomo influente). Con il tempo e l’accumulo di ricchezza, in special modo in regime poligamico, solo la figlia di un padre ricco e portatore di dote potrà godere di una relativa libertà. Mentre, per le donne povere, sarà lo sposo a pagare la dote al padre della ragazza, in vista della produzione di ricchezza della donna povera resa schiava alla stregua di bestie da soma. L’uomo che offre una dote per una sposa povera, in qualche modo “paga” per avere una produttrice di beni domestici e una fattrice. Fu in questo periodo che le donne, non avendo alcuna libertà economica (tutti i mestieri a esse erano proibiti, era preclusa anche l’ istruzione) e politica, diventarono merce di scambio. Le donne povere che, in qualche modo, non riuscivano ad acquisire un marito erano destinate alla prostituzione. La moglie o “donna-onesta” era destinata al lavoro domestico, al lavoro dei campi (del marito) e alla riproduzione. Non era destinata al piacere, né a produrre piacere. Per quest’ultima attività si creò una categoria a parte, categoria isolata e separata dalle altre donne: la “prostituta”. Per i maschi la prostituzione era un’esperienza giovanile che avrebbero abbandonato con gli anni, ed era molto costosa; per le donne invece “un’esperienza che durava tutta la vita” poiché, una volta entrata nel sistema prostituente, non se ne usciva più. Ovviamente chi pagava e riceveva il servizio, era sempre l’uomo adulto. In questa società, nel periodo di massimo potere della Chiesa, la violenza era una cosa quotidiana e le pulsioni sessuali degli uomini non conoscevano restrizioni. La mascolinità era un privilegio ottenuto con la castrazione della femminilità e la sottomissione fisica di tutte le donne. Si concepivano solo due tipi di donne: quella pubblica e quella privata. Quella privata trascorreva la vita in semi-isolamento, tra quattro mura e sottoposta a duro lavoro domestico o nei campi. La pubblica doveva sottostare alle voglie collettive di tutti gli uomini, subire restrizioni poliziesche, il paternalismo o la condanna delle istituzioni ecclesiastiche e, spesso, violenze e aggressioni da parte dei clienti.

Questo sistema sociale, culturale e simbolico, di fatto, nega la sessualità femminile. Sostanzialmente la sessualità femminile resta controllata e disciplinata dagli uomini: dal marito nel caso della “donna-onesta”, dallo stato, dalla polizia e dal pappone nel caso della “donna-disonesta”. La prostituta non è per nulla l’emblema della donna libera e sessualmente realizzata, semmai è l’emblema di una sessualità-pubblica disciplinata dallo stato. Una sessualità che è, di fatto, a-sessualità poiché strumento “meccanico” d’istituzioni politiche, poliziesche e statali. Questo processo ideologico di glamourizzazione della prostituzione, da parte anche di uno pseudo-femminismo libertino e liberista, è pericoloso giacché mitizza e mistifica quello che è solo un processo di controllo e neo-schiavizzazione da parte degli stati “liberal-liberisti” verso il corpo femminile. Perciò ritengo che uno stato moderno ed evoluto che rispetti i diritti umani non debba lucrare sulla prostituzione. Semai dovrebbe combattere la cultura dello stupro che sottende il mondo della prostituzione. Le case chiuse si prospettano, di fatto, come una violazione dei diritti umani. Il vero responsabile e colpevole di tutto questo è la cultura machista basata sul possesso, sull’arricchimento personale, sullo sfruttamento delle classi deboli, soprattutto sul depauperamento delle donne immigrate, emarginate, in difficoltà economiche, usate a piacimento come oggetti. Quando usciamo, siamo circondate da immagini e da foto di donne nude o seminude per commercializzare prodotti, tutti usano il corpo della donna, quando camminiamo per strada e nei luoghi di lavoro le molestie sono all’ordine del giorno. Nell’educazione dei nostri figli dove i maschi sono ancora indirizzati a comportamenti da maschio, a lavori da maschio, e per noi donne c’è ancora il solito stereotipo. Esiste ancora il culto del maschio forte e possessivo, senza tener conto dei sentimenti, delle aspirazioni, dei sogni delle donne che vengono schiacciati e annullati per servire la famiglia, il maschio di famiglia. Ecco il primo luogo della depauperizzazione femminile!

  1. Giusy Sbrisson, ti occupi anche e soprattutto d’inter-culturalità e questioni migratorie. Ritieni che un’eventuale regolamentarizzazione della prostituzione possa inasprire anche forme di razzismo verso le donne migranti, percepite tutte come potenziali-prostitute?

Le donne straniere, per un’infinità di ragioni, sono facile preda o facili vittime per trafficanti o eventuali papponi regolamentati o meno (anche nei bordelli legali d’Olanda e Germania, le straniere sono la netta maggioranza delle donne prostituite). La maggioranza di esse, prive d’istruzione qualificata, con scarse conoscenze linguistiche e con scarsi contatti umani sono le “vittime” privilegiate di tutto il sistema-prostituente. Le immigrate, nella loro condizione di schiave, hanno confermato la tesi secondo la quale le tariffe alte della prostituta sarebbero prerogativa delle degenerate senza scrupoli (le escort di lusso?) allettate da facili guadagni, mentre a tariffe basse accessibili a tutti, abbiamo la vittima sempre costretta dagli sfruttatori e dalla necessità (le schiave di strada o dei bordelli legali?). Come sempre il prezzo dell’eguaglianza e della democrazia lo paga la donna (in questo caso la donna straniera). Abbiamo visto così come l’emancipazione femminile di un élite, di alcune città o alcune nazioni, di un continente, non serva al molto. Questo perché i lavori “femminili” umili (il lavoro di cura di anziani, malati, disabili e la schiavitù-sessuale) restano appannaggio delle donne straniere non emancipate o poco emancipate (secondo i nostri canoni e criteri). In sintesi non si produce alcun cambiamento sostanziale: gli uomini continueranno a occuparsi di finanza, potere e politica, mentre le donne continueranno a occupare il settore dei servizi e il settore impiegatizio. Le donne straniere e migranti, invece, si occuperanno dei settori servili e domestici e del “senzio-sessuale”. Una società fallocentrica, dove tutto continua a girare intorno al maschio, intravede nella donna esclusivamente una valvola di sfogo, un catalizzatore emotivo e un catalizzatore sessuale.

  1. Oggi si sente parlare di quelle che chiamano la quinta colonna del femminismo, cioè delle “regolamentariste” come vengono definite, oggi, da parte dei sistemi capitalisti. Cosa ne pensa?

Si parla del diritto di mercificare il proprio corpo e rendere o trasformare il pappone in onesto impresario (come succede in Olanda e Germania). Dal momento che una legge del 2002, in Germania ha reso la prostituzione un lavoro come un altro, sono cresciute le perversioni sessuali tra gli acquirenti e richieste sempre più estreme che le prostitute, ovviamente, dovranno soddisfare. Certe pratiche stanno diventando sempre più pericolose, con un aumento imponente della violenza contro le donne e mancanza di protezione. C’è un “menu” che circola su Internet, in cui gli acquirenti possono scegliere ciò che desiderano da una prostituta da una lunga lista. Mi limito a citare qualche pratica estrema:

  • AFF = Analer Faustfick (die ganze mano im Hintereingang)  – anale Fistfucking
  • AO = Alles ohne Gummi –  tutto senza preservativoBraun-Weiss = Spiele mit Scheiße und Sperma –  giocare con merda e sperma
  • DP = Doppelpack (Sex mit zwei Frauen) oder: doppia penetrazione (zwei Männer in einer Frau) –  Sesso con 2 donne o doppia penetrazione (2 uomini in una donna)
  • EL = Eierlecken –  leccare le palle
  • FP = Francese pur (Blasen ohne Gummi und ohne Aufnahme) –  pompino senza preservativo
  • FT = Francese doppeldeutig totale: Blasen ohne Gummi mit Spermaschlucken und seltener: Blasen ohne Gummi bis zum Finale – Pompino senza preservativo e con deglutizione dello sperma. 
  • GB = Gesichtsbesamung (manchmal auch Gangbang, anche Gruppensex, aber mit deutlichem Männerüberschuss)  Eiaculare in faccia.
  • GS = Gruppensex –  sesso di gruppo.
  • Kvp = Kaviar Passivo (Frau Lasst anscheißen sich) –  merda di uomo sulla donna
  • SW = Sandwich, eine Frau zwischen zwei Männern –  donna tra 2 uomini
  • TBL, = Tabulos, Alles ist erlaubt –  senza tabù, tutto è permesso (anche evitare preservativi ed anticoncezionali).
  • ZA = Zungenanal (am / im Hintereingang lecken) –  leccare l’ano.

Così, quando leggerete questo, non avrò bisogno di ulteriori studi ed analisi per stabilire se la prostituzione è un servizio legittimo o meno. Leccare l’ano di uno sconosciuto non dovrebbe essere considerato un lavoro. Fare sesso senza preservativo non è diritto di nessuno, tantomeno tra due sconosciuti. Come potrebbe una donna libera e “autoderminata” sopportare tutto questo?

Questa è la domanda che dovremo porci. Questo succede in Germania, nazione europea considerata libera e civile. Pensate poi alle conseguenze sanitarie. Che cosa portano nelle loro case questi gentiluomini? Uomini che espongono al contagio le loro mogli, che mettono in pericolo le potenziali gravidanze delle loro compagne, incapaci di condividere, o aprirsi con la propria convivente. Terminando, affermo che non credo minimamente che questa società “liberale” e capitalista possa mai abolire la prostituzione. Al massimo ne cambierà i connotati o si sforzerà di rendere il “mestiere” più rispettabile, edulcorandone e nascondendone le pratiche più pericolose ed estreme.   La cosa terribile è che sta respingendo noi donne in casa, ci stanno persuadendo ad abbandonare i nostri luoghi di lavoro, ad abbandonare i nostri sogni e le nostre aspirazioni. Stanno creando una sottoclasse da sfruttare. L’unica via per combattere tutto questo è organizzarci in una rete femminista-marxista separatista, urlare la nostra rabbia per cambiare questa società.

Maddalena Celanoprostituzione-nigeriane