Articolo tratto da http://www.ilsudest.it

ilsudest

di MADDALENA CELANO

 

La morte del comandante in capo Fidel Castro, in questi giorni, ha generato una valanga di commenti e opinioni nei media mainstream occidentali. La vulgata comune parla di “orfani”, di un popolo cubano smarrito che non saprebbe più dove andare. Addirittura si è lanciato l’allarme di “insurrezioni” che, come affermano giornali e televisioni mainstream, potrebbero esplodere all’Avana. Le telecamere delle grandi imprese televisive internazionali arrivate a Piazza della Rivoluzione, pur essendo visibili molti giovani in marcia e addolorati, hanno intervistato esclusivamente persone anziane.

Il tentativo resta quello di voler ridisegnare una Cuba che non esiste, la grande stampa capitalista lavora per creare un’immagina falsata della società cubana.

Non è la prima volta. E ‘successo quando l’URSS cadde e il “satellite”, che, in base alla stampa – era Cuba, sarebbe dovuto cadere con essa. Addirittura si stampò un libro molto di moda allora che si chiamava “L’ultima ora di Fidel Castro”.

Il socialismo, secondo la dottrina più in voga in Occidente, dovrebbe scomparire dall’orizzonte, anche ciò che milioni di cubani hanno approvato in successivi dibattiti aperti. É impossibile dare consigli a un’isola che da anni non conosce analfabetismo, in cui non mancano vaccini, in cui non esiste traffico di droga o è veramente ridotto (certamente di gran lunga inferiore al traffico di stupefacenti presente negli USA o UE), in cui sono assenti bande criminali, etc. Persino uragani come il quelli che hanno appena attraversato i Caraibi, hanno lasciato morti in tutto il mondo, tra cui il Stati Uniti meno che a Cuba.

I media cubani hanno dato voce in questi giorni a migliaia e migliaia di persone, alcuni intervistati, altri nelle e_mail o in commenti in spazi digitali: in un modo o nell’altro la maggioranza è d’accordo nel proseguire e perfezionare il cammino intrapreso da Fidel. Nessuno ha espresso opinioni rancorose verso Fidel Castro. Io non nego l’esistenza di qualche dissidente soddisfatto della morte del Lider Maximo, come succede a Miami. Ma è altrettanto vero che il comandante godeva ancora di un indiscusso consenso popolare, del tutto inalterato nel corso di questi ultimi anni. Negare ciò significa modificare la realtà, creando esclusione e inganno.

Moltitudini di cubani, questo 30 novembre 2016, con facce tristi, hanno trattenuto l’emozione e le lacrime durante il pellegrinaggio delle cenere del Lider Maximo nei maggiori comuni del paese.

Cuba era al suo quarto giorno di lutto nazionale, la sera un’enorme folla ha partecipato a una manifestazione di massa nella Piazza della Rivoluzione, che è iniziata alle 19:00. Mercoledì scorso, le ceneri si imbarcano in un viaggio cerimoniale in tutta l’isola, con un itinerario che ricorda, al contrario, la “Carovana della Libertà” del gennaio 1959, avuta luogo a Santiago de Cuba.

Un Raul Castro visibilmente commosso ha ricordato gli eventi importanti della vita nazionale che hanno avuto, come scenario, la Piazza della Rivoluzione, e il protagonismo del Comandante in Capo che ha guidato la società socialista degli umili, per gli umili e con gli umili.

Le parole vibranti di comandante in capo, ha aggiunto Raul, risuonano in questa piazza a elencare alcuni di questi eventi indimenticabili: la rivoluzione contadina a sostegno della riforma agraria nel 1959, la prima e la seconda Dichiarazione dell’Avana, rispettivamente del 1960 e del 1962, l’attentato alla Coubre, un sabotaggio terroristico avvenuto del porto dell’Avana. Le campagne per l’alfabetizzazione che portarono Cuba a diventare la prima nazione latino-americana totalmente libera dall’analfabetismo, successo riconosciuto persino dall’ONU nel dicembre 1961.

In questa piazza sono state onorate le vittime dell’attentato su un aereo cubano nel 1976.

Nella Piazza della Rivoluzione, è stata richiesta la revoca del blocco economico e sono stati ratificati gli accordi più importanti del Congresso del Partito Comunista di Cuba.

L’Avana traboccava d’amore, di giovani, di donne, di militari.

Uomini e donne provenienti da tutto il mondo sono venuti a dire “hasta siempre Fidel, Fidel Presente”.

Milioni di uomini e milioni di donne hanno raggiunto Cuba per onorare l’eterno giovane, l’eterno sognatore, il ribelle imperituro.