VENEunnamed copiaRDÌ 06 MAGGIO 2016 00:00 da http://www.ilsudest.it

di MADDALENA CELANO

Le riflessioni di Nicola Viceconti

L’aumento delle forze bolivariane al potere guidate da Hugo Chavez nel 1999, è uno dei casi emblematici di svolta a sinistra che si è verificata in tutta l’America Latina. Fin dall’inizio questo movimento fu caratterizzato da una vocazione popolare e da una natura progressista.  Ma le sue origini furono militare, Chavez, infatti, organizzò un golpe che fallì nel 1992 e rappresentò il primo caso di leader politico “sambo” (cioè metà indio e metà nero). Queste caratteristiche, nel corso degli anni del suo governo, hanno suscitato sospetti e polemiche che continuano fino ad oggi. Cosa pensi di questo fenomeno politico e sociale inedito?

Hugo Chávez è un personaggio complesso che trova la sua interpretazione nel contesto politico-sociale nel quale si è formato. Bisogna risalire a diversi anni prima delle elezioni del 1999 – che lo hanno fatto divenire per la prima volta Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela –  per scoprire, nella sua intensa carriera politica, alcune tappe simboliche utili a comprendere appieno le modalità della sua ascesa al potere. Si tratta di occasioni che hanno avvicinato Chávez al popolo e lo hanno legano indissolubilmente a una politica di difesa delle classi popolari, finalizzata all’ottenimento della giustizia sociale. Una di queste fasi è sicuramente quella del 27 febbraio 1989 quando nel Paese si realizzò il cosiddetto caracazo, la gigantesca protesta popolare contro il caro-vita provocato dalle misure economiche volute dall’allora presidente Carlos Andrés Peréz. Al fine di mantenere l’ordine pubblico il governo coinvolse i reparti militari; Chávez e gli altri del Movimiento Bolivariano Revolucionario MBR 200 si rifiutarono di eseguire gli ordini e decisero di impegnarsi in difesa del popolo. Anche se la ribellione fallì e i protagonisti furono arrestati, l’immagine del volto del leader del movimento e la promessa di Chávez del suo impegno in politica, accesero la speranza di una rivalsa dei settori più oppressi della società venezuelana. La successiva creazione del Partito V Repubblica, che si poneva come obiettivo principale la fondazione di una nuova Repubblica, vede Hugo Chávez vincolato nel progetto della cosiddetta Rivoluzione Bolivariana, che ottenne il primo importante sostegno popolare con la vittoria alle elezioni del 6 dicembre 1998. Appoggio che il popolo venezuelano confermò nelle elezioni dei 2000, del 2006 e del 2012.

Le vittorie politiche di Chávez hanno segnato un passo importante nella realizzazione del socialismo democratico nonché nel tentativo, da sempre auspicato dal 61esimo Presidente del Venezuela, dell’integrazione dei paesi dell’America Latina nella Patria Grande.

Tra le diverse definizioni che sono state attribuite a Hugo Chávez trovo interessante quella che ha dato di lui Gianni Minà nell’intervista “Chavez a cuore aperto” realizzata a Porto Alegre nel 2003: “Chávez, un leader animato da grandi ideali di giustizia sociale, un leader inedito nel panorama del continente latinoamericano. Carismatico e provocatorio, che ha catturato il favore dei poveri e degli emarginati”.

Cosa ne pensi dei profondi caratteri carismatici degli ultimi leaders latino-americani, in particolare, di Hugo Chavez?

In un articolo apparso su “Il Manifesto” immediatamente dopo la sua morte, Chávez venne definito “un leader fiammeggiante e carismatico”. Come spesso accade in questi casi non è facile per i successori mostrare di “saper continuare il cammino”. Lo stesso è quello che si saranno chiesti molti argentini quando alla corsa per la presidenza, Cristina Kirchner aveva designato il candidato peronista Daniel Scioli (che poi ha perso nel confronto con il neo liberista, ex Governatore di Buenos Aires, Mauricio Macri). E ancora, la stessa domanda se la saranno fatta i milioni di seguaci di Fidel Castro, dopo il suo ultimo discorso, con il quale ha passato le consegne a suo fratello Raul Castro. In Argentina, durante la campagna elettorale, la parola d’ordine tra i militanti di Cristina era “votare il progetto del popolo” e così dovrebbe essere, ma quali incognite restano quando escono di scena leader così carismatici?

Quali sono state le caratteristiche delle sua proposta per la società? E quale fu la sua concezione della politica internazionale e la sua politica estera?

La politica sociale del governo bolivariano di Chávez ha investito su una serie di servizi pubblici relativi alla salute, al diritto all’abitazione, all’istruzione, alimentazione, all’educazione, tutti elementi indispensabili per la costruzione del “Socialismo del XXI Secolo”. Particolare attenzione è stata rivolta all’aspetto dell’istruzione che è stata considerata “un diritto umano e un dovere sociale fondamentale” tutelato dalla Costituzione. Il modello di scuola auspicato è quello basato sull’esclusione sociale, la democrazia partecipata e il riscatto dell’identità nazionale. Altra caratteristica delle proposte sociali messe in atto dal governo bolivariano è quella delle cosiddette missioni che, come ha dichiarato lo stesso Chávez, rappresentano “componenti fondamentali del nuovo Stato …/… della caratterizzazione socialista del nuovo Stato sociale di diritto e di giustizia. Quelli che sono stati esclusi, adesso sono inclusi, assieme a tutti: studiando, organizzandosi, lavorando con una nuova cultura, con una nuova coscienza, perché le Missioni stanno generando una nuova realtà, persino nell’ordine culturale, psicologico, ideologico e filosofico, insieme alla realtà concreta e pratica nell’ordine sociale, economico ed educativo”.

Inoltre si tenta di promuovere l’integrazione latino-americana ed una cultura critica rispetto ai valori dominanti del “consumismo” e del “libero-mercato” attraverso Telesur TV, una rete televisiva pan-latino-americanista terrestre e satellitare. Telesur TV nacque nel 2005 con l’obiettivo di fornire informazione e cultura critica per promuovere l’integrazione dell’America Latina. La sua sede è a Caracas. Offre notizie, sport e programmazione informativa ed a carattere educativo. L’ idea nacque per impulso del presidente del Venezuela Hugo Chávez con l’appoggio dei governi dell’Argentina, del Brasile, di Cuba e dell’Uruguay, sulla base della necessità di fornire agli abitanti della vasta regione latinoamericana un mezzo per divulgare i propri valori, una propria identità, per discutere le proprie idee e trasmettere i propri contenuti in maniera libera ed equa, in alternativa ai mezzi di comunicazione statunitensi come la CNN e Univision, o la britannica BBC. Successivamente, si sono uniti ai soci fondatori anche la Bolivia, il Nicaragua e l’Ecuador. Sul fronte della politica estera messa in atto dal governo bolivariano è chiara la presenza di elementi di anti-globalizzazione e anti-americanismo che, negli anni, hanno tentato di rompere l’egemonia statunitense in America latina. Ciò attraverso un’attenta rielaborazione della figura di Simón Bolívar, simbolo dell’orgoglio e dell’unità latinoamericana, e l’alleanza con alcuni paesi amici presenti nell’’area. Importante e determinante è anche il ruolo della Comunità di Stati Latinoamericani e dei Caraibi (in spagnolo: Comunidad de Estados Latinoamericanos y Caribeños, CELAC), nome transitorio di un blocco regionale di nazioni dell’America Latina e dei Caraibi attuato il 23 febbraio 2010 al “Vertice sull’unità dell’America Latina e dei Caraibi” tenuto a Playa del Carmen, in Messico.

La CELAC è successiva a quella del Gruppo Rio e del Latin American and Caribbean Summit on Integration and Development (CALC).

Quale direzione prenderà il movimento bolivariano, dopo il “riflusso” Argentino e Brasiliano?

La morte di Hugo Chávez ha rappresentato un “giro di boa” nell’orientamento nella politica dei governi latino americani, analogamente a quanto avvenuto nel momento della sua ascesa. La “restaurazione conservatrice” in corso nella regione ha inizio con la perdita della maggioranza parlamentare del Chavismo in Venezuela, per proseguire con la vittoria di Macri (seppure di poco sopra il 50% dei voti) in Argentina, la sconfitta di Evo Morales nell’ultimo referendum in Bolivia e l’impeachment tuttora in corso nei confronti di Dilma Rousseff in Brasile. L’ascesa delle destre ha frenato l’avanzata dei governi progressisti che, da quindici anni, stava assicurando l’indipendenza dagli USA. Non è facile ipotizzare in quale direzione si orienti il movimento bolivariano. Nonostante sia ritenuta superata da alcuni politologi, può tornare utile in questo caso la teoria del “pendolo” del sociologo italo argentino Gino Germani sulla dinamica sincrona delle vicende politiche in alcuni stati del sub continente. Con tutte le dovute differenze dalla versione originale (che si riferiva all’alternanza tra democrazia e dittatura), quello che mi preme sottolineare è lo spostamento quasi contemporaneo dei paesi di tutta l’area interessata. La politica in tali Stati ha subito le conseguenze di un dondolamento collettivo analogo a quello di un pendolo. Il movimento nel quadrante della democrazia si è alternato a quello del conservatorismo. Sempre secondo il sociologo italo argentino, la spinta al cambiamento è rappresentata dalle tornate elettorali, che diventano le occasione per ridisegnare nuovi progetti politici influenzati da crisi economiche e interessi esterni.

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Nicola Viceconti, scrittore, sociologo, laureato in Sociologia e in Scienze della Comunicazione, appassionato di storia e cultura rioplatense con particolare riferimento alla tematica dei diritti umani. Autore di quattro romanzi, tre dei quali pubblicati contemporaneamente in Italia e in Argentina, distribuiti anche a Cuba (distribuzione Artex) e in Cile (Concepción, libreria “Nuestra América”). Dal 2008 al 2010, socio della Camera di Commercio Italo Argentina. Attualmente socio di 24 marzo Onlus, associazione dedicata al sostegno dei familiari dei desaparecidos. La Camera dei Deputati della Provincia di Buenos Aires, nella seduta del 20 maggio 2015, ha rilasciato allo scrittore e sociologo italiano Nicola Viceconti il prestigioso riconoscimento di “Visitante Ilustre” per la capacità di mantenere viva la memoria del popolo argentino attraverso i suoi romanzi che rappresentano differenti realtà e momenti storici centrali della cultura contemporanea e politica. Nicola Viceconti è da annoverare tra i pochi scrittori stranieri che con impegno e passione ha messo in risalto gli orrori dell’ultima dittatura argentina, contribuendo in tal modo, con spirito obiettivo, a diffonderne la conoscenza.