Dal sito: http://www.spondasud.itsaenz bolivar

 

(Maddalena Celano) – Bolivar desiderò attuare con tenacia l’idea di unità latinoamericana. Altri, come Miranda e Picornell originariamente avevano incoraggiato un progetto di unità continentale, ma non furono in grado di articolare i primi passi. Bolivar, nello stesso percorso pionieristico, riuscì a realizzare ciò in parte, attraverso la realizzazione della Gran Colombia. Ha anche proposto una formula specifica per la fattibilità del singolo progetto: una confederazione di Stati latino-americani. Dal momento che i precedenti tentativi di unificare le nazioni si sono basati sulla conquista e la sottomissione, come l’ esempio egizio, quella assiro, quello persiano o greco-romano e altre varianti di imperi in Africa e Asia;

in contrasto con queste esperienze, Bolívar si proiettò verso l’idea di nazioni confederate costituite da popoli della stessa origine, lingua, costumi o tradizione storica comune, sulla base di accordi volontari e autonomi. Il progetto di Bolívar era costruire una confederazione di repubbliche, di rispettare la parità e l’autonomia degli Stati, con la finalità di garantire alle nuove nazioni limiti ai vicereami e ai governatori. Il piano di creare una confederazione di repubbliche è chiaramente espresso in uno dei suoi proclami e nei documenti del Congresso di Panama, dal 1822 al 1826.

Il combattente infaticabile venezuelano torna a ripensare l’unità nel manifesto di Cartagena del 1812. Nel novembre 1814, arringa i soldati: “Per noi la Patria è l’America”.

Costretto all’esilio, dopo il trionfo di Boves e la controrivoluzione in Venezuela, Bolivar riuscì a pensare alla sua Carta de Jamaica (1815).

Il “pensiero bolivariano” prevede l’organizzazione del Nuovo Mondo su basi solidaristiche, di omogeneità giuridica tra nazioni e comuni. Un regime democratico e repubblicano, caratterizzato dall’ assenza d’antagonismo e identità d’aspirazioni. Scrive:

Io desidero più di tutti gli altri vedere formarsi in America la più grande nazione del mondo meno per la sua estensione e ricchezza che per la sua libertà e gloria. È un’idea grandiosa pretendere di formare di tutto il nuovo mondo una sola nazione con un solo vincolo che leghi le parti tra loro. Poiché hanno una sola origine, lingua, costumi e religione, dovrebbe di conseguenza avere un solo governo che confederi i differenti Stati che la formano; di più non è possibile perché situazioni diverse, interessi opposti, caratteri diversi dividono l’America.

Che bello sarebbe che l’istmo di Panama fosse per noi ciò che quello di Corinto era per i greci…

Io dirò a voi ciò che può metterci in grado di espellere gli spagnoli e di fondare un governo libero: è l’unione, certamente, ma quest’unione non avverrà per prodigi divini, ma per effetto di sforzi ben precisi. L’America si trova in questa situazione perché e stata abbandonata da tutte le nazioni, senza relazioni diplomatiche, né aiuti militari[1].

Nella “Carta di Jamaica” (testo da lui scritto nel 1815) si fonde l’uomo di stato, il militare, il diplomatico e l’apostolo della libertà. Questo è uno dei documenti più celebri tra quelli che riguardano il Libertador.

Bolivar polarizza, intorno al suo genio politico e al suo prestigio,

le aspirazioni d’indipendenza in tutti i popoli del continente.

Egli cerca, non solo di costituire un gruppo di nazioni libere e indipendenti, ma anche di allacciarle una all’altra con vincoli di solidarietà.

Per lui, l’America Latina deve divenire una vera famiglia unita per diritto e democrazia. L’idea che Bolivar ha è:

…stessa razza, stessa religione, lingua, pericoli e speranze comuni, uguale destino nella storia, identica concezione del mondo, della vita e la coscienza di formare una stessa famiglia di nazioni.[2]

La ricerca dell’unità americana è presente sin dall’inizio della sua epopea militare e politica. Egli pensa che l’America rappresenti in piccolo l’intera umanità; un’umanità diversa e nuova:

…I popoli americani sono il prodotto di una razza mista; essi non sono né indios, né europei, ma un ibrido prodotto dall’incrocio fra le legittime popolazioni del continente e gli usurpatori spagnoli. L’unica strategia possibile è l’unità. L’America latina dalla “disgrazia” della conquista e della colonizzazione può trarre vantaggio nel consolidare il progetto democratico[3].

Essendo le varie province in lotta per l’indipendenza e le loro popolazioni eguagliate dallo stesso “destino storico” diviene indispensabile associarle in un progetto comune di riscatto ed emancipazione.

Infatti quando si dice che Hugo Chavez abbia ripreso la figura del Libertador de America, Simon Bolívar, non si intende solo che ne ha rinnovato il mito agli occhi del suo popolo ma, soprattutto, che cercò di riprenderne i progetti e gli ideali. Nel luglio del 2010, il presidente venezuelano ordina la riesumazione del corpo di quest’uomo morto da duecento anni. Non solo, ma assiste e commenta in diretta su YouTube i vari passaggi della cerimonia. L’azione di Chávez non risponde però a un’ideologia ben definita e coerente: Chavez promosse la sua visione di “socialismo democratico” come modello da esportare in America Latina in un’ottica di consolidamento dell’indipendenza regionale dalle influenze esterne.

Il Chavismo, infatti, ha rilanciato l’ideale di panamericanismo attraverso un rafforzamento del ruolo dello stato e della politica come soluzione ai problemi economici e sociali di questi paesi. Proprio in tale ottica è sorta l’ALBA (Alleanza Bolivariana per le Americhe), un progetto di cooperazione politica, sociale ed economica bolivariana tra i paesi del Sud America sorto nel 2004 per volontà di Chavez e Fidel Castro in contrapposizione alle iniziative di integrazione regionale liberiste come il Mercosur o l’Alca.[4] L’Alba che conta otto paesi membri – Antigua & Barbuda, Bolivia, Cuba, Dominica, Ecuador, Nicaragua, Venezuela, e St. Vincent & Grenadines – e numerosi partner nella cooperazione energetica, ha scompaginato gli equilibri regionali proponendo un’integrazione politica ed economica soprattutto grazie alle risorse petrolifere venezuelane. Altri progetti di recente fondazione sono l’UNASUR (Unione delle Nazioni Sudamericane), una piattaforma di integrazione economica regionale sul modello dell’Unione Europea istituito nel 2008 e operativo nel 2011, e il CELAC (Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici), sorto nel 2011 anche questo per volontà di Chavez e del gruppo bolivarista, con lo scopo di contenere l’influenza nordamericana nello spazio meridionale del Continente e sostituire politicamente l’OSA (Organizzazione degli Stati Americani). I progetti di integrazione regionale di stampo bolivariano e il conseguente peso geopolitico acquisito grazie al petrolio, le alleanze politiche con Correa in Ecuador e Morales in Bolivia, la special partnership con i Castro e Cuba[5].

Il progetto bolivariano iniziò a rivestire un carattere sociale, dopo la visita di Simon Bolívar alla prima repubblica di schiavi nel mondo, Haiti, che in realtà era diventata la prima repubblica indipendente di schiavi in America Latina. Bolívar parlò ad Haiti, comprendendo che non si può conquistare l’indipendenza e l’unità del continente, se non combattendo per la libertà degli schiavi neri. Le sue prime sconfitte furono il risultato della mancanza di partecipazione popolare e, in molti casi, la mancanza di supporto da parte di schiavi. Anne Alexandre Sabès, detto Pétion, il presidente haitiano, non solo gli suggerì l’idea di liberare gli schiavi, ma fornì a Bolivar un aiuto incondizionato attraverso la fornitura di militari, di armi, di navi e uomini per riavviare la campagna che si è conclusa con la liberazione del Venezuela. A quel tempo, Bolìvar affermò senza mezzi termini: “Pétion è l’autore della nostra indipendenza”, notando che ogni nazione europea, tranne gli Stati Uniti, fornì aiuto efficace all’indipendenza dell’America Latina, e che il successo fu ampiamente raggiunto con l’aiuto di Haiti.

In patria, Bolívar non ha mai dimenticato la promessa fatta a Pétion, dichiarando nel 1816 e nel 1817 la liberazione degli schiavi in un paese dominato prevalentemente da schiavitù impiegata nelle piantagioni di cacao. Di conseguenza, cominciò la lotta di liberazione nazionale per l’eguaglianza sociale. La guerra d’indipendenza ha cominciato ad acquisire un carattere popolare e la struttura di classe dell’esercito andò in crisi per via di un massivo arruolamento di neri e mulatti (non visti di buon occhio dalla casta militare tradizionale). Uno dei uno dei personaggi più influenti fu Manuel Piar, un mulatto figlio illegittimo della nobile Maria Isabel Gomez. Nato a Curaçao nel 1774, emigrò ad Haiti presso Piar, diventando uno dei latino-americani autore della più importante esperienza rivoluzionaria del tempo. Tornò in Venezuela per partecipare al processo di indipendenza. Temporaneamente sconfitto, tornò ad Haiti nel 1816, dove si unì alla spedizione di Bolívar, finanziata da Pétion. Invase il Venezuela a est, liberando la Guyana orientale con una divisione di 800 neri, per lo più haitiani.

Con queste misure egualitarie, Piar riuscì ad integrare nell’esercito patriottico vasti settori indigeni e neri, un fatto riconosciuto dal generale spagnolo Morillo. Ma Piar commise l’errore di provocare una crisi durante la guerra contro il nemico spagnolo, avviando una campagna diffamatoria contro Marillo e Bolívar.

Bolívar vide un pericolo in Piar perciò l’accusò di disobbedienza, pertanto venne giustiziato.

Negli ultimi anni della sua vita, Bolìvar si rese conto di aver commesso un errore ordinando l’esecuzione di Piar. Nelle lettere a Paez e Pedro Mendez Briceno, il Libertador scrisse: “Mi dispiace per la morte di Piar, Padilla e altri morti per la stessa causa (…)”.

Bolivar nel 1817 delineò i primi segni di una campagna continentale, liberando le Ande. In una lettera a Pedro Briceño e, attraverso di lui, ai suoi soldati, dichiarò, una volta raggiunta l’indipendenza del Venezuela:

Non vorresti volare a rompere le catene degli altri fratelli che soffrono la tirannia del nemico?[6]

Continuò la sua marcia trionfale per sconfiggere gli spagnoli a Pichincha (24/05/1822) liberando Quito e Guayaquil e aggiunse un nuovo paese alla Grande Colombia. I suoi riferimenti alla Colombia derivano dal vecchio termine “Colombeia”, la parola usata da Miranda per riferirsi al continente conquistato da Colombo. “Colombeia” divenne così il simbolo dell’unità del continente.

Così l’America Latina realizzò rapidamente la necessità storica di porre fine ai rapporti servili di produzione e una rivisitazione del sistema dei salari. Il 5 luglio 1820 si ordinò che tutte le forme di schiavitù venissero abolite, e che lo stipendio dei lavoratori venisse corrisposto interamente in contanti. Inoltre si cercò di applicare un concetto di giustizia sociale basato sulla redistribuzione delle terre ai nativi ed ai contadini poveri.

 

[1] Tratto da: “La Rivoluzione Bolivariana” – ed. La Città del Sole, Napoli

A cura della delegazione italiana comunista per il XVI F.M.G.S. di Caracas 2005, dal sito: http://www.resistenze.org/sito/te/cu/st/cust5l08.htm

[2] Tratto da: “La Rivoluzione Bolivariana” – ed. La Città del Sole, Napoli

A cura della delegazione italiana comunista per il XVI F.M.G.S. di Caracas 2005, dal sito: http://www.resistenze.org/sito/te/cu/st/cust5l08.htm

[3] Tratto da: “La Rivoluzione Bolivariana” – ed. La Città del Sole, Napoli

A cura della delegazione italiana comunista per il XVI F.M.G.S. di Caracas 2005, dal sito: http://www.resistenze.org/sito/te/cu/st/cust5l08.htm

[4] http://www.ispionline.it/it/articoli/articolo/usa-americhe/chavez-venezuela-e-il-sogno-bolivariano-background

[5] http://www.ispionline.it/it/articoli/articolo/usa-americhe/chavez-venezuela-e-il-sogno-bolivariano-background

[6] https://www.google.it/#q=bolivar+simon++rompere+le+catene+degli+altri+fratelli+che+soffrono+la+tirannia+del+nemico%3F&start=20