Intervista a Nicola Viceconti – dal settimanale ILSudEst

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di Maddalena Celano

Intervista al sociologo e scrittore Nicola Viceconti

  1. Come è nato il tuo sentimento di solidarietà e amore per l’ Argentina?

E’ nato per caso, a seguito di un viaggio fatto in Sud America alcuni anni fa. In particolare si è sviluppato dopo l’incontro con alcune persone che ho sentito vicine, quasi familiari, al punto di credere di aver trovato in quella parte del mondo la mia seconda casa. I luoghi e le persone che ho frequentato mi hanno particolarmente colpito e indotto ad una profonda riflessione sulla necessità di approfondire la storia di quel paese. Da qui, l’ispirazione letteraria dei miei racconti che hanno segnato e continuano a segnare questa mia incredibile avventura di scrittore.

Il tuo sodalizio con artisti argentini come Jorge Omar Sosa ed un poeta e scrittore impegnato come Héctor Pedro Celano?

Il musicista Jorge Omar Sosa e il poeta Hector Celano sono esempi significativi del mio rapporto con persone che vivono o provengono dall’Argentina. Jorge mi accompagna ormai da tanti anni nel percorso di ricostruzione dell’identità e della memoria del popolo argentino, un viaggio che ho intrapreso appunto con la scrittura di romanzi dedicati ai temi dell’emigrazione, del tango e, soprattutto, dei diritti umani. Insieme organizziamo momenti narrativo-musicali nei quali al sapore della letteratura si aggiunge la magia della musica tradizionale argentina.

Ho conosciuto Hector Celano pochi giorni fa, in occasione del suo recente viaggio in Italia, organizzato per presentare la sua ultima produzione letteraria. L’incontro con questo grande poeta argentino è avvenuto grazie ad un amico in comune, il Professore Hugo Massei di Buenos Aires. Con Hector Celano, da anni impegnato per la promozione della cultura latino americana -in particolare cubana- nel mondo, ho stabilito fin da subito un’interessante collaborazione artistica, che attualmente ci vede insieme in importanti appuntamenti a Roma, dedicati alla memoria. In tali contesti, si sperimenta soprattutto il ruolo sociale della letteratura quale valido strumento di elaborazione e ricostruzione dell’identità di un popolo.

2)  In Argentina ci fu una dittatura militare, chi organizzò e finanziò la dittatura furono le multinazionali, e con esse gli Usa, nonché la complicità di buona parte del Clero Cattolico. Questa è la verità che occorre avere sempre presente, una verità che richiede ben altro che la doverosa solidarietà. Cosa ha fatto il governo italiano per tutelare i nostri immigrati?

Prima di descrivere cosa fece (o non fece) il governo italiano nei confronti della dittatura argentina dal 1976 al 1983 è opportuno ricordare che il golpe, promosso dai vertici militari (il generale Jorge Rafael Videla, comandante dell’Esercito; l’ammiraglio Emilio Eduardo Massera, comandante della Marina e il generale di Brigata aerea Orlando Ramon Agosti, comandante dell’Aeronautica militare) è stato il più feroce tra tutti i colpi di Stato consumati negli anni Sessanta e Settanta in America latina e che si instaura il 24 marzo del 1976 dopo aver destituito il traballante governo di Maria Estéla Martinez de Peròn, detta Isabelita, vedova del generale Juan Domingo Peròn, cui era succeduto dopo la sua morte, avvenuta il 1° luglio del ’74.

Possiamo tranquillamente dire che esiste un duplice atteggiamento dell’Italia nei confronti della terribile dittatura argentina: il primo è stato quello di distacco e di indifferenza grazie al quale, (tranne negli interventi dell’ex console Enrico Calamai che, agendo in prima persona, è riuscito a trarre in salvo oltre duecento persone dalle grinfie del regime), l’Italia di quegli anni non ha mai concesso rifugio politico a nessun esule. E’ l’Italia, dunque, delle porte chiuse dell’ambasciata, un’Italia molto diversa da quella che, pochi anni prima, aveva denunciato al mondo intero l’orrore che stava accadendo nel vicino Cile, con l’instaurazione della dittatura di Pinochet.

Il secondo atteggiamento, purtroppo minoritario in quegli anni, è stato quello in difesa dei principi democratici che aveva adottato ad esempio l’ex presidente Sandro Pertini il quale, per ben quattro volte incontrò le Madri de Plaza de Mayo e scrisse direttamente al Generale Bignone per “denunciare gli orrendi crimini che afflissero l’Argentina e tutta l’umanità”.

Fortunatamente, l’Italia di oggi è quella che si muove in questa direzione. Basti pensare all’inesauribile impegno di tante associazioni attive nel settore dei diritti umani o, più specificatamente, all’enorme campagna di stampa avviata dall’Ambasciata Argentina e dalla Rete per l’identità Italia per il ritrovamento dei figli dei desaparecidos privati della loro identità al momento della nascita.

Italia e Argentina sono oggi paesi che hanno intrapreso un percorso comune fatto di giustizia e verità sui fatti accaduti nel corso della dittatura del genocida Videla. A tale proposito, è utile ricordare il Memorándum de Entendimiento firmato tra i Italia e Argentina l’1 giugno 2011, grazie al quale sono stati consegnati dal Ministero degli esteri italiano all’Archivio Nazionale della Memoria argentino, i fascicoli relativi a 60 cittadini italiani, con doppia cittadinanza o argentini di origine italiana, desaparecidos o vittime della dittatura. E’ altresì importante sottolineare che l’Italia è il primo paese europeo che consegna questo tipo di documenti con lo scopo di facilitare la ricostruzione del periodo storico di quei tristi anni.

3) Ritieni che su alcuni aspetti di queste vicende si debba fare ancora luce?

Nel tortuoso cammino della memoria c’è ancora tanto da fare. L’Argentina sta ricucendo le proprie ferite e affrontando importanti processi contro i responsabili di tanti crimini. Solo così un paese potrà voltarsi indietro a leggere le pagine oscure della propria storia. Solo così la ricostruzione della memoria sarà completa. La memoria è legata indissolubilmente al concetto di giustizia dove quest’ultima, come ricordano sempre le madres e le abuelas di plaza de mayo non deve lasciare spazio ad alcun sentimento di vendetta.

4) Ti ritieni un “commesso-viaggiatore” per la libertà ed una democrazia-radicale?

Il mio è un piccolo contributo alla memoria e alla verità. Grazie alla produzione di romanzi sui temi elencati in precedenza sono entrato a far parte di un coro di voci di persone impegnate nel rivendicare giustizia e nel restituire la memoria dei desaparecidos. La pubblicazione dei miei romanzi in entrambi i paesi e i continui viaggi “dall’altra parte dell’oceano” potrebbero far pensare ad un commesso-viaggiatore ma preferisco definirmi come li chiama Vera Vigevani un “militante della memoria”.