Articolo tratto da Sponda Sud: http://www.spondasud.it10312414_491457367621711_4027467497430257958_n

(Maddalena Celano) – Sin dal 2012, in Venezuela, si registrò un’impennata di protagonismo e partecipazione politica e sociale femminile. Raramente un governo rivoluzionario fu così prodigo nel favorire l’inclusione-femminile, l’uguaglianza e il rispetto dei diritti delle donne nella società. Pochi movimenti femministi, nel mondo di oggi, ebbero la rara opportunità di essere ascoltati, di incontrare il presidente di una nazione e continuare a tracciare un percorso politico condiviso su scala nazionale.Così Andreina Tarazón Bolívar, il ministro del Potere Popolare per le donne e l’uguaglianza di genere in Venezuela, lo scorso 25 novembre 2012, durante il Consiglio del governo popolare del Presidente, celebrò la Giornata Mondiale per la lotta contro la Violenza di Genere. In quel giorno, quando nel mondo centinaia di migliaia di donne organizzano proteste contro i maltrattamenti-sessisti e gli abusi di ogni tipo, senza la minima tutela giuridica a loro favore, il governo bolivariano all’opposto firmò una legge organica sul diritto delle donne a una vita libera dalla violenza.

Durante l’incontro, Andreina richiamò le donne che mai si unirono alla rivoluzione, mentre il presidente Nicolas Maduro, definì quel giorno come storico, perché il gesto di firmare una legge specifica contro la violenza di genere, fu un messaggio di inclusione, un gesto di demolizione verso il vecchio stato borghese basato sull’ eguaglianza formale ma non sostanziale, l’ idea di costruire un potere popolare, realmente inclusivo e socialista.Secondo un censimento registrato nel 2011, la popolazione venezuelana raggiunge più di 28 milioni e 946 mila abitanti, di cui il 50,20% sono donne. D’altra parte, un sondaggio da parte dell’Istituto Nazionale di Statistica (INE), riportò un tasso di occupazione femminile rappresentato dal 91,2%. Notò che comunque le donne restano (anche nel sistema venezuelano) le più colpite dalla povertà estrema. Questo perché le donne (anche in Venezuela) svolgono, spesso, lavori servili o domestici sottopagati o, comunque, con rischi maggiori di precarietà, ricatto e licenziamento. La Rivoluzione-Bolivariana, attraverso il finanziamento di numerosi servizi di orientamento, formazione ed assistenza burocratica ed amministrativa (per quanto concerne l’ impresa-femminile), riuscì a ridurre la povertà femminile del 30%.

Le donne occupate in Venezuela spesso si occupano di attività legate all’assistenza comunitaria, al sociale, ai servizi personali, nel commercio all’ingrosso, lavorano in ristoranti o alberghi o in agricoltura, mentre nei settori legati all’allevamento, alla pesca, alla caccia e altri come i trasporti e comunicazioni, la presenza femminile comincia a diminuire notevolmente. Il Venezuela si trova anche tra i paesi riconosciuti dal Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP) per i buoni risultati raggiunti nell’indice di sviluppo umano durante il 2012. Recentemente, la FAO, ha anche offerto un riconoscimento al governo venezuelano per il suo impegno nella lotta contro la fame e la malnutrizione, così come l’accesso ad una dieta equilibrata a prezzi bassi. In termini di salute, la situazione è migliorata e l’accesso ai Servizi Sanitari è in gran parte pubblico e gratuito, ma persiste ancora un alto tasso di mortalità materna, che ha quasi raggiunto un tasso di 58 bambini morti per 100.000 bambini nati vivi, una delle sfide per cui si preoccupa maggiormente il governo.

Tuttavia, sono le donne che regolano il 70% dei consigli comunali, le organizzazioni di base del Potere Popolare; il 60% dei direttori scolastici nelle scuole secondarie sono donne e 3.988 capi di circoli di base del neo-eletto Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV) per i comitati delle lotte popolari, nel 48% dei casi sono donne. Il futuro del processo rivoluzionario bolivariano è stato segnato dallo sviluppo di piani di impatto nazionali per il consolidamento di uno Stato-Sociale democratico di diritto e di giustizia, approvato dalla Costituzione della Repubblica, che stabilisce un sistema di governo partecipativo, la cui sovranità risiede nel popolo composto da uomini e donne attivi negli affari pubblici. Il Piano per la Patria scritto per mano dal comandante Hugo Chavez, contiene obiettivi storici nazionali, generali e specifici per la transizione al socialismo, messo a fuoco da azioni politiche volte a risolvere alcune realtà sociali ed economiche tra le quali sono state molto importanti le azioni d’inclusione e riconoscimento delle donne.

Ecco perché la “Nuova Legge Organica sul diritto delle Donne a una Vita Libera dalla Violenza”, riassume i passi e le sfide, circa i diritti delle donne sollevati nel Piano per l’uguaglianza di genere e l’equità “Mamma Rosa” (2013 – 2019), un’iniziativa che ha cercato di bandire le disuguaglianze e le discriminazioni basate sul genere, incorniciate dal concetto di eguaglianza sostanziale prospettato dal modello socialista. Questo piano è anche il proseguimento delle azioni del primo piano per la parità tra uomini e donne, noto come Juana Ramirez “La Avanzadora” per il periodo 2009-2013.

Nelle parole di Andreina Tarazón, si tratta di un piano con l’obiettivo di “trasversalizzare” la prospettiva di genere in tutti i lavori del processo rivoluzionario, che tutta la società debba essere impegnata in azioni e attività volte a sradicare ogni forma di sfruttamento e discriminazione contro gli esseri umani, in questo caso delle nostre donne. Il comandante supremo Hugo Chavez si è dichiarato femminista e il presidente Nicolas Maduro ha ribadito il suo pieno sostegno alle donne, perciò invita a trasformare il modello patriarcale che ha prevalso nell’ individualismo, in una visione del mondo capitalistico.

Dopo questi passaggi, un Consiglio consultivo del Potere Popolare per le donne e l’uguaglianza di genere (CCPPMIG), organo popolare, deliberativo, di consulenza e consultazione che si è riunito tre volte tra il dicembre 2013 e il luglio 2014 è stato creato come un antecedente diretto di Consiglio di Presidenza del Governo.

I suoi obiettivi: ottenere, attraverso diversi mezzi di partecipazione e di organizzazione delle donne, nuove istituzioni rivoluzionarie; rafforzare il partenariato strategico tra le Donne e il governo bolivariano attraverso un dialogo diretto tra il presidente Nicolas Maduro, così come arricchire i piani e i progetti dello Stato con i contributi delle organizzazioni femminili.

I risultati mettono in evidenza la creazione di un Osservatorio Nazionale sui Media e l’inserimento nei piani di formazione del Ministero per le Donne, della lotta contro la violenza di genere nei media (contro oscenità denigranti verso il genere femminile, pornografia violenta e linguaggio sessista); la creazione di Istituti comunali di donne, un Comitato per l’ uguaglianza di genere nei comuni e dei consigli di comunità.

“La nuova legge organica sul diritto delle donne a una vita libera dalla violenza”, riconosce per la prima volta nella storia del paese, il femminicidio come un crimine, punibile e anche respinto dal punto di vista umano, morale ed etico. Pertanto, con la firma del presidente Nicolas Maduro, la nuova normativa è stata definita come un atto di giustizia, di amore e di vita, un evento storico che, senza Chavez sarebbe stato impossibile poiché fu lui che sostenne il femminismo socialista in Venezuela e nel XXI secolo.

Quindi, ha anche disposto la creazione di uffici per fornire attenzione ed ascolto immediato alle donne vittime di ogni violenza e ha invitato i media a eliminare programmi osceni e sessisti, denigratori verso l’ immagine femminile.

La Rivoluzione Bolivariana continuò a fissare nuovi standard per il suo popolo, e in settori quali la parità di genere e la lotta alla violenza contro le donne, raggiunse un picco nelle elezioni legislative del 2015, al fine di garantire un 50% di seggi in parlamento occupati da donne.

Durante il mese di aprile 2014, il Venezuela venne inondato da una serie di azioni violente ed attacchi ai pubblici uffici ed alla proprietà-privata, dette “guarimbas” che perdurano tutt’ ora, anche in questi ultimi giorni. È lecito chiedersi se la parola “guarimba” sia stata utilizzata dai gruppi contro-rivoluzionari, fascisti, a significare le loro azioni violente e i loro intendi cospirativi.

Così F. Garcia e Maria Hernandez Royett, donne attiviste e impiegate dell’Istituto Nazionale per le donne (INAMUJER) in un’intervista sul metodo destabilizzante svolto dall’opposizione venezuelana di boicottare le azioni del governo, afferma:

¿Guarimbas? “Non ha alcun significato epistemologico, non esiste nei dizionari internazionali; né nel Dizionario della Reale Accademia Spagnola”, ha detto, F. Garcia.

García ammira molto il Venezuela e i cambiamenti effettuati durante il processo rivoluzionario, è attualmente assistente tecnica nella prevenzione e nella gestione della violenza contro le donne (INAMUJER). Quando le è stato chiesto che cosa sono “guarimbas”, con fermezza ha risposto “è una forma vandalica utilizzata dall’estrema destra, che mira a creare un clima del tutto destabilizzante, al fine di introdurre un intervento dall’estero e richiedere immediatamente l’intervento dell’imperialismo nordamericano, è chiaro che l’obiettivo è di prendere il potere in Venezuela, rovesciare il governo chavista, e prendere le nostre ricchezze”. Le guarimbas producono sbandamento, inquietudine, incertezza, insicurezza, sfiducia, sospetto, timore e paura. Lascia intuire collusione, penetrazione, complicità, immobilismo. Provoca contraddizioni e alimenta l’instabilità popolare. Questo genere di violenza vorrebbe dimostrare la vulnerabilità del sistema e la sua sostanziale impotenza; l’opposizione liberista e legata alle lobby nord-americane mira così a dimostrare una sua presunta dinamicità ed efficienza. Le “guarimbas” perseguono degli obiettivi tattici e pratici:

1) Produrre danni materiali ed economici al governo bolivariano, per indebolirne ulteriormente l’ economia.

2) Provocare misure di sicurezza per incrementare controlli e repressione.

3) Provocare inchieste giudiziarie.

4) Provocare reazioni internazionali e indignazione pubblica.

Il tutto fa parte di una più ampia guerra psicologica per ridimensionare le certezze acquisite ed attaccare diritti sociali e consolidati, per riaffermare il potere oligarchico.
Nel frattempo, Maria Hernandez Royett, difensora nazionale dei diritti delle donne, instancabilmente femminista e combattente rivoluzionaria, ha affermato che le “guarimbas” non sono definibili come una normale azione politica, poiché si tratta di un vero e proprio crimine. L’uso e la combustione di rifiuti tossici che causano danni alla salute dei cittadini; utilizzare la spazzatura per bloccare le carreggiate e costruire “barricate” su strade pubbliche, creare ostacoli che impediscono la libera circolazione delle persone e delle merci, è una violazione dei diritti umani ed è penalizzata nella Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela.

La strategia è di creare un clima di paura e di attacco contro le metropoli, creare crisi e caos per facilitare, infatti, l’intervento straniero. Nelle “guarimbas” accadono innumerevoli tipi di violenza, tra cui quella fisica, quella psicologica e quella patrimoniale. Si diffonde a macchia d’olio anche il “sessismo-guarimbero“, una sorta di autorità autonoma di uomini che attaccano le donne, le picchiano, le molestano per strada, le insultano, le pedinano, le stuprano e le uccidono.
Royett ha ricordato il caso di “Black” Llafrancis Hill, moderatore di Zurda KONDUCTA (ZK), spazio Televisivo Venezolano, che ha denunciato la responsabilità diretta di gruppi fascisti nella morte di sua madre. La donna fu rinchiusa in una strada, circondata da barricate fumogene e tossiche, mentre si sentì male, nessuno le prestò soccorso.
Molte donne sono morte durante le orde-fasciste. Domenica 24 marzo 2014 fu uccisa Adriana Urquiola, interprete per il canale televisivo Meridiana Noticiero Venevision. La donna mentre cercò di attraversare una delle barricate costituite dai gruppi di destra venezuelana, fu aggredita ed uccisa.

Il Manifesto Femminista Venezuelano, redatto dal Movimento delle Donne per la Pace e la Vita, ha deciso di riportare tutti i casi di violenza che hanno generato le “guarimbas”, in modo tale le donne si rivolgano a legali o alla Pubblica-Sicurezza collettivamente (o in gruppo) per ottenere giustizia. Tutte le donne perciò sono state, infatti, invitate a chiedere il parere del difensore civico nazionale.