VENERDÌ 04 DICEMBRE 2015 tratto da http://www.ilsudest.it

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e da http://www.convergenzasocialista.com

di MADDALENA CELANO, Dipartimento Esteri C.S.- Relazioni con l’America Latina

Il 10 Febbraio 2014 rappresentò una giornata decisiva per il futuro delle relazioni tra l’Unione Europea e Cuba: i ministri degli Esteri dell’Unione Europea votarono per autorizzare il capo della diplomazia europea, Catherine Ashton, e la Commissione Europea ad avviare negoziati con le autorità cubane per un dialogo politico bilaterale e per maggiore cooperazione.

Il consenso politico ricevuto sulla revisione della politica UE nei confronti di Cuba, nel mese di gennaio 2014, fu senza precedenti: l’ intero Consiglio Europeo si pronunciò a favore di maggiori aperture verso Cuba. Per la prima volta, in quasi due decenni, si mostrò la volontà di sconvolgere lo status quo nei rapporti con l’isola. Dal 1996, l’Unione Europea, in accordo con gli U. S. A., basò la propria politica verso l’isola sull’imposizione di sanzioni e sull’imposizione di una condizione di isolamento.

Poiché le autorità cubane respinsero le critiche unilateriali e le imposizioni subdole di un’economia di mercato, i rapporti tra UE e Cuba furono in sostanza congelati e le relazioni si basarono solo su contatti sporadici, ad esempio, nel campo dei progetti di aiuti umanitari o di sviluppo. Attualmente Cuba è l’unico paese con cui l’UE non ha un dialogo politico formale ed è l’unico paese dell’America Latina e dei Caraibi che non riporta alcun accordo di cooperazione con l’Unione Europea.

Dopo 18 anni di politiche restrittive imposte dagli U.S.A., da Israele e dell’UE, si può affermare che né la posizione comune europea, né le sanzioni applicate temporaneamente a Cuba (dal 2003 al 2008) hanno raggiunto i loro obiettivi. È vero che nell’isola c’è stata l’introduzione di piccole riforme nel sistema economico e politico, ma vi sono anche studi che affermano che, nello stesso periodo, si è registrato il consolidamento del potere dei fratelli Castro. Né la classe politica cubana mostra la volontà di adeguarsi alle regole della democrazia rappresentativa occidentale, anche se, in molti casi, i loro rappresentanti si manifestano favorevoli verso l’introduzione di riforme basate su un’economia di mercato controllata (stile cinese e vietnamita). Inoltre Cuba, risulta essere l’unico paese al mondo basato su uno sviluppo realmente sostenibile. Lo afferma un rapporto della ONG WWF consultabile sul sito http://www.wwf.es.

Il rapporto afferma che in America Latina, Cuba risulta essere la regione più vicina alla sostenibilità. Il consumo di risorse naturali è triplicato tra il 1961 e il 2003. Cuba è l’unico paese con lo sviluppo sostenibile, secondo il rapporto semestrale pubblicato nell’ottobre 2006 dall’organizzazione WWF a Pechino. Ciò non vuol dire che Cuba sia un paese perfetto o l’ideale per gli ambientalisti. Ciò vuol dire semplicemente che, nel paese, il rapporto tra produzione e consumo di risorse naturali ed ambientali risulta piuttosto equilibrato e bilanciato. Il WWF pubblica ogni due anni rapporti sull’ abuso delle risorse ambientali e climatiche.

La ONG ritiene che, se l’ umanità continua ad inquinare e consumare secondo gli attuali ritmi imposti dall’ attuale produzione capitalista, nel 2050 l’umanità avrà bisogno di consumare risorse naturali equivalenti a due volte il pianeta Terra, con conseguenze devastanti per la sopravvivenza della stessa umanità. Si tratta di un circolo vizioso: i paesi poveri generalmente producono meno danni all’ ambiente, ma appena si sviluppano, e in questa situazione si trova la Cina e l’India, inquinano con ritmi impressionanti.

L’”impronta ecologica” che il WWF ha sviluppato nella sua relazione, sovrappone due variabili: l’indice di sviluppo umano (fissato dalle Nazioni Unite) e l ‘”impronta ecologica”, che indica l’energia e le risorse consumate per persona in ogni paese. Sorprendentemente, soltanto Cubariporta, in entrambi i casi, livelli sufficienti che consentono di designare l’ isola come un paese che soddisfa i criteri minimi di sensibilità ambientale e responsabilità sociale.

L’ecosistema è degradato a un ritmo senza precedenti nella storia: “ciò non significa, naturalmente, che Cuba sia un grande paese (sotto il profilo ambientale), ma è l’ unico che soddisfi le condizioni”, ha dichiarato Jonathan Loh, uno degli autori dello studio. “Cuba ha raggiunto un buon livello di sviluppo secondo le Nazioni Unite a causa del suo alto livello di alfabetizzazione e l’aspettativa di vita risulta molto alta, mentre la sua ‘impronta ecologica’ indica che si tratta di un paese con basso consumo di energia”, ha affermato Loh, che ha presentato lo studio di Pechino. Infatti, la regione latino-americana in generale sembra essere quella più vicina alla sostenibilità, dal momento che in altri paesi, come il Brasile e il Messico, o altre regioni come l’Africa, gli U.S.A. o l’ Europa, si registrano dati inversi: scarso o problematico “sviluppo-umano” (nel migliore dei casi lo sviluppo umano risulta stazionario, come in Usa o Europa) ed eccessivo dispendio di risorse ambientali e climatiche.Â

La situazione globale che dipinge il rapporto del WWF è scoraggiante: per esempio, il numero di specie di vertebrati è calato del 30% negli ultimi 33 anni. In America Latina, la gente sembra più felice o probabilmente ha raggiunto un migliore equilibrio tra lo sviluppo e la tutela dell’ambiente, ma alcuni paesi (come il Messico, la Colombia ed il Brasile) riportano ancora un alto tasso di analfabetismo e degrado umano e sociale. Gli attuali costumi sociali ed umani sono tali che “le risorse vengono consumate in un tempo piuttosto veloce, ciò impedisce loro di rimettersi in contatto con la Terra”, ha detto il direttore generale del WWF James Leape, che ha anche partecipato alla presentazione del rapporto a Pechino.

L’”impronta ecologica” dell’uomo, il suo consumo di risorse è triplicato secondo il WWF tra il 1961 e il 2003, per cui l’essere umano e gli impatti sul pianeta hanno raggiunto un 25% in più rispetto al processo di rigenerazione naturale che la Terra può sostenere. C’è anche un peggioramento della situazione, nonostante gli sforzi, nel cercare di risolvere il problema: nel rapporto precedente del WWF, pubblicato nel 2004, l’impatto dell’uomo ha superato di un buon 21% la capacità rigenerativa del pianeta. L’esperto Jiang Yi di Pechino della Tsinghua University, ha affermato durante la cerimonia tenutasi a Pechino che, una delle chiavi per migliorare il consumo di risorse e di energia in Cina è quello di “sviluppare un sistema di bilancio energetico rurale” e ricercare mezzi e strumenti per un sistema di riscaldamento alternativo all’ aria condizionata per le case cinesi. La questione non è di poco conto in un paese in cui, con alte temperature estive, condizionatori d’aria e interruzioni di corrente causano enormi deficit di energia nelle zone più sviluppate della Cina, in particolare nel delta del fiume Yangtze. Inoltre, negli ultimi dieci anni, Cuba ha mantenuto un trend di aumento del proprio PIL costante: $121 miliardi nel 2012 ($117.3 miliardi nel 2011 e $114.1 miliardi nel 2010): dal sito http://www.indexmundi.com.

Gli effetti di questo crescente benessere hanno favorito ulteriormente i livelli di istruzione secondaria superiore. Gli studenti cubani ricevono un’ottima formazione professionale ed un ottimo orientamento, senza distinzione di sesso, etnia o religione, consentendo loro di selezionare un’ adeguata istruzione pre-universitaria o di specializzarsi attraverso un’istruzione tecnica o professionale senza alcuna limitazione.

A Cuba, per quanto riguarda la composizione femminile, nell’iscrizione dei Politecnici Agricoli (IPA) nel periodo 2003-2004, le donne hanno rappresentato 28,9% di quella totale. Per i giovani agricoltori, Cuba offre corsi gratuiti di contabilità ed informatica. La qualità della vita delle donne rurali (che decidono di dedicarsi alla creazione di imprese agricole) è in aumento con benefici riscontrabili anche per le loro famiglie. Inoltre risulta che Cuba, sotto il profilo dell’ istruzione e della formazione sia uno dei primi al mondo: http://www.bancomundial.org/content/dam/Worldbank/Highlights%20&%20Features/lac/LC5/Spanish-excellent-teachers-report.pdf

Secondo un recente rapporto della Banca Mondiale il sistema educativo cubano è il migliore dell’area latinoamericana e dei Caraibi. Il giornalista Fabio Marcelli (su http://www.ilfattoquotidiano.it) afferma che Cuba possiede un corpo docente di alta qualità e presenta parametri elevati, un forte talento accademico, retribuzioni adeguate ed elevata autonomia professionale, al pari di Paesi rinomati in questo senso a livello mondiale, come Finlandia, Singapore, Cina (in particolare la regione di Shanghai), Corea, Svizzera, Paesi Bassi e Canada.

Già in precedenza, peraltro, sempre la Banca Mondiale aveva rilevato, in un altro dei suoi rapporti, il riconoscimento internazionale attribuito a Cuba per i suoi successi nei campi dell’educazione e della salute, ottenuti grazie a un sistema di servizi pubblici che supera il livello presente nella maggiore parte dei Paesi in via di sviluppo e in alcuni settori è comparabile a quello dei Paesi sviluppati. E che fin dalla rivoluzione del 1959 è stato creato un sistema che permette l’accesso universale alla salute e all’educazione (da: http://www.ilfattoquotidiano.it).

Perciò quali potrebbero essere alcune chiavi per migliorare la politica dell’Unione Europea nei confronti di Cuba?

1°: Creando una rete o un ponte per l’ufficializzazione di un dialogo formale con l’isola.

Questo è importante perché si potranno valorizzare maggiormente i cambiamenti prodotti nell’isola ma anche l’opportunità della creazione di un confronto culturale e sociale, per la promozione di maggiori cambiamenti sotto il profilo sociale e politico anche in Europa. Cuba ha anche adottato un approccio molto pragmatico, mostrando interesse nel rafforzare le relazioni con i governi ideologicamente lontani (ad esempio, Costa Rica). D’altra parte, l’alta frequentazione (31 dei 33 capi di Stato) al vertice della Comunità di Stati Latinoamericani e dei Caraibi tenutosi di recente all’Avana ha confermato che i leader latino-americani sostengono una Cuba sotto tutti i punti di vista.

2°: Rafforzare i legami commerciali con Cuba.

Pur essendo un piccolo mercato (11 milioni di abitanti) con un basso potere d’acquisto, Cuba risulta essere comunque un mercato importante nei Caraibi. Una generale carenza di offerta interna significa che vi sono opportunità per l’esportazione europea, in particolare nel settore del turismo, del nichel, del tabacco, nella biotecnologia e nel settore zuccheriero. Grazie a un aumento degli scambi e una maggiore presenza nei collegamenti nazionali, l’U.E. può acquisire una migliore conoscenza del mercato e un quadro più chiaro dei cambiamenti in atto nell’isola.

3°: Rafforzare la Cooperazione Culturale: soprattutto nell’ambito scolastico ed accademico.

Gli altissimi livelli raggiunti da Cuba, sotto il profilo educativo, possono rappresentare delle “buone-prassi” da esportare anche nelle periferie e nei piccoli villaggi italiani ed europei per risolvere problemi inerenti al degrado ed al sotto-sviluppo legato ad un’ analfabetismo di ritorno.

4°: Rafforzare la Cooperazione nell’ambito medico e sanitario. Quest’ultimo, essendo uno dei settori d’eccellenza all’ interno dell’ isola, potrebbe stimolare l’ U.E. ad assumere delle “buone-pratiche” nel riuscire a garantire un’ ottimo servizio sanitario a prezzi e consumi contenuti.

Bisognerebbe approfittare di un clima favorevole per i negoziati. Tuttavia non vi è alcun dubbio che gli U.S.A. segnano la direzione della politica occidentale verso l’isola.