2222Nicolas-Maduro

tratto da http://www.ilsudest.it

I risultati diffusi dal Consiglio Elettorale Venezuelano

(dal sito:http://www.eleccionesvenezuela.com/resultados-elecciones-venezuela.php), vedono l’opposizione – formata da centristi e conservatori –  avanti con ben 99 seggi, contro i 46 del Partito Socialista.

Benché l’orientamento sia già contrassegnato, la prospettiva di risultati definitivi riveste specifica importanza in base alla conformazione del sistema politico venezuelano, che assicura nuove libertà d’azione in caso di raggiungimento di una maggioranza qualificata. In particolar modo, con 100 seggi – cioé i 3/5 del totale – è possibile censurare o rimuovere i ministri, mentre con 111 (i 2/3 del totale) è consentito creare o sopprimere commissioni permanenti e rimuovere magistrati.

L’attuale opposizione confida nella possibilità di ottenere almeno 112 seggi (dal sito: http://www.termometropolitico.it/1199778).

Duro è invece il commento del presidente Nicolas Maduro. Il successore di Hugo Chavez – che già 2 anni e mezzo fa aveva dovuto faticare non poco per avere la meglio su Capriles nella tornata presidenziale, affermandosi con uno striminzito 50.6% dei voti – ha parlato di vittoria non dell’opposizione ma di quello che ha definito “controrivoluzione”. Maduro ha parlato di una vera e propria “guerra economica” scatenata nei confronti dell’esecutivo socialista nel nome di un “capitalismo selvaggio”, in un Paese fiaccato dal persistente ribasso del prezzo del petrolio.

Nonostante le dure parole, il presidente socialista ha tuttavia accettato il responso elettorale, parlando di “vittoria della democrazia” – come confermato anche dall’alta affluenza, che ha superato il 74% degli aventi diritto al voto – e aprendo un dialogo con il nuovo Congresso.

Sforzarsi di intrattenere buoni rapporti tra governo ed opposizione sarà fondamentale, in virtù della struttura del sistema politico del Venezuela, ovvero una Repubblica Presidenziale, in cui il Presidente è anche capo dell’esecutivo, mentre all’Assemblea spetta il potere legislativo.

Tuttavia, l’ampia maggioranza conquistata potrebbe permettere all’opposizione di mettere in atto mosse importanti, a partire dall’approvazione di leggi per la liberazione dei prigionieri politici – tra cui spicca Leopoldo Lopez, condannato a 13 anni di carcere con l’accusa di essere responsabile di una rivolta studentesca sfociata nella violenza, scoppiata nel febbraio 2014 – sino ad un referendum sul futuro dello stesso Maduro, che però non potrà essere indetto prima di aprile, cioè a metà del mandato presidenziale.

Una tale perdita di patrimonio elettorale dopo le indiscutibili conquiste del chavismo per le fasce più povere e, sino ad allora, escluse dalla società, dovrebbe far riflettere molto i dirigenti del PSUV.

Dopo la morte del presidente Hugo Chavez e, durante la campagna elettorale svoltasi tra il 3 e il 13 aprile, i media venezuelani (prevalentemente in mano a piccoli imprenditori privati) sostennero i settori più reazionari per scatenare odio contro la Rivoluzione Bolivariana e delegittimare le principali figure politiche legate a Chávez.

Con la nascita e l’evoluzione del capitalismo contemporaneo, abbiamo assistito alla creazione di monopoli economici enormi, l’egemonia sul potere della comunicazione è nelle mani di sette società di comunicazione principali che controllano oltre il 70% dei mezzi di comunicazione di tutto il mondo. Il ricercatore venezuelano Luis Britto (2007) ha descritto come la maggior parte dei media e delle industrie culturali, siano potenti dispositivi di produzione e distribuzione di forme simboliche, di espressioni significative e sono riconosciute tra le istituzioni che maggiormente contribuiscono alla legittimazione del potere politico.

Nel caso della Rivoluzione Bolivariana, l’oligarchia mediatica venezuelana soddisfa prevalentemente gli interessi dei suoi proprietari, perché in questo paese, la maggior parte dei mezzi di comunicazione si trova nel settore privato.

 

Maddalena Celano