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Articolo tratto da http://www.ilsudest.it

Per anni, grazie al mio lavoro giornalistico, ho evidenziato, con tanto di nomi e cognomi, le responsabilità di governatori, senatori,

alti funzionari di polizia e imprenditori multimilionari le cui attività non si limitano alla corruzione: vanno ben oltre. Sono uomini di potere che hanno banalizzato il fenomeno della prostituzione e che, con sempre maggior frequenza, richiedono bambine (e bambini) sempre più piccoli per soddisfare i loro piaceri sessuali. Aver documentato in che modo un gruppo di governatori e lo stesso capo della polizia messicana partecipavano a festini nei quali le donne che si prostituivano erano ragazzine di dodici o tredici anni, e si scambiavano filmati pornografici aventi come protagoniste bambine di soli quattro anni, mi è costato assai caro: passerò il resto della mia vita minacciata dalla sete di vendetta di questi personaggi. Ma è una minaccia che sono disposta ad accettare. È raro, nella nostra vita di giornalisti, avere l’ opportunità di osservare da vicino le reti criminali, di ascoltare in presa diretta le strategie dei produttori di pornografia infantile, di conoscere le prove certe e inoppugnabili e comprendere fino in fondo la vera portata dei meccanismi sociali che sono alla base di questo fenomeno. (Lydia Cacho, Memorie di un’ Infamia, Fandango Tascabili, 2011, pag. 11)[1]

Lydia Cacho Ribeiro nata a Città del Messico il 12 aprile 1963, è una giornalista messicana, femminista ed attivista per i diritti umani. Descritta da Amnesty International come “la giornalista investigativa più famosa del Messico e tra i massimi esperti sulla violenza di genere”, Cacho sta riportando alla luce indagini scottanti sulla violenza contro le donne e l’abuso sessuale verso donne e bambini. Nel 2004, il suo libro I demoni dell’Eden (in Italia uscito nel 2005) creò uno scandalo su scala nazionale dichiarando che molti uomini d’affari prominenti avevano cospirato nel proteggere un’ industria di pedofilia e pedopornografia. Attraverso un nastro, da lei registrato, emerse una conversazione tra l’ uomo d’affari Kamel Nacif Borge e Mario Plutarco Marín Torres nel 2006, governatore del Puebla, nel quale loro complottavano di far rapire, violentare ed uccidere la stessa giornalista Lydia Cacho. Cacho è la vincitore di numerosi premi internazionali e numerosi omaggi per il suo giornalismo d’ inchiesta, incluso il Premio per il Coraggio Civile, la Medaglia di Wallenberg, e il Premio Olof Palme. Nel 2010, lei fu dichiarata Eroe Mondiale per la Libertà di Stampa dell’ Istituto Internazionale della Stampa. Lydia Cacho Ribeiro nacque da una madre di origine francese che si trasferì dalla Francia in Messico durante la II° Guerra mondiale. Cacho visse brevemente a Parigi come studentessa, mentre studiava all’Università della Sorbona lavorava come una domestica. All’età di 23 anni, lei rischiò quasi di morire per problemi ad un rene. Dopo la sua guarigione, cominciò a lavorare per i giornali di Cancún, scrivendo di arte e intrattenimento. Ma ben presto Cacho cominciò a scrivere sulla violenza contro le donne. Nel 1999 lei fu assaltata e stuprata da un uomo in un bagno della stazione d’ autobus e subì delle gravi fratture alle ossa. Cacho è fermamente convinta che l’attacco fosse una ritorsione per le sue investigazioni. Lei continuò le sue indagini, comunque l’anno seguente fondò un Centro-Rifugio per donne maltrattate. Sicché scrisse articoli sull’abuso sessuale di minori per il giornale Por Esto nel 2003, inclusa una nota su una ragazza abusata da un proprietario di un albergo locale, Giovanna Succar Kuri. Rendendosi conto che la polizia locale ignorò le lamentele della ragazza e non agì, l’anno seguente Cacho pubblicò il libro “I Demoni dell’ Eden”, in cui accusò l’ affarista Kuri di essere coinvolto in un giro di pornografia di bambini e prostituzione, basando l’ indagine sulle asserzioni ufficiali dalle sue vittime, allegando anche un video che lui girò. Il libro nomina anche importanti statisti come Emilio Gamboa Patrón e Miguel Ángel Yunes, tutti politici coinvolti nello scandalo ed accusa Kamel Nacif Borge, un uomo d’affari di Puebla di proteggere Succar Kuri. Dopo la pubblicazione del libro, Cacho fu arrestata a Cancún e gli ufficiali interessanti l’abusarono. Lei fu imprigionata per un po’ di tempo in quanto accusata di diffamazione prima di essere rilasciato su cauzione. Il 14 febbraio 2006, molte conversazioni telefoniche tra Nacif Borge e Mario Marín, il governatore dello stato di Puebla, furono rivelate pubblicamente da La Jornada del Messico (quotidiano nazionale) ed Urbano, e ciò creò agitazione tra i media. Durante queste conversazioni, prima dell’arresto di Cacho, Marín e Nacif Borge, si discusse di far arrestare Cacho come favore personale, picchiarla ed adusarla in prigione per farla tacere. L’incisione fece scintille e Marín finì per andare sotto inchiesta. Cacho portò il caso del suo arresto alla Corte Suprema. La Corte non aveva nessun elemento per rispondere dell’arresto di Cacho, ma, nonostante ciò, la Cacho venne incarcerata e molestata. Un caso che il New York Times descrisse come “una sconfitta per la libertà giornalistica in Messico”. Il Consiglio dei Diritti umani delle Nazioni Unito le consigliò di lasciare il paese, raccomandandole di cercare asilo politico in un altro paese, ed offrì la sua assistenza legale ed assistenza nel guadagnare accesso presso le corti internazionali. Mentre era detenuta, alla Cacho fu accordato il Premio Francisco Ojeda per il suo valore giornalistico (Premio Francisco Ojeda per il Coraggio Giornalistico). Nel 2006, Cacho fece delle inchieste su un centinaio di omicidi di donne in Ciudad Juárez. Nel 2007, Lydia Cacho ricevette l’Amnistia Ginetta Sagan, Premio Internazionale per i Diritti delle Donne e dei Bambini, l’IWMF (la Fondazione Internazionale delle Donne), il Coraggio nel Giornalismo Award e l’Oxfam Novib/PEN Premio. A Cacho nel 2009 fu data anche la Medaglia di Wallenberg dall’Università di Michigan per il suo lavoro di portare all’ attenzione pubblica la corruzione delle organizzazioni criminali che sfruttano donne e bambini. Un anno più tardi, Cacho ricevette il Hrant Dink Award, premio destinato alle persone che lavorano per un mondo libero della discriminazione, dal razzismo e della violenza, che corrono rischi personali per i loro ideali, che usano la lingua della pace e che inspirano ed incoraggiano gli altri. Nel 2005, Lydia Cacho fu avvicinata da molti agenti di polizia. Loro la legarono e la trascinarono in un furgone e per 20 ore fu trasportata da Cancun al Messico meridionale, dove lei vive tutt’ oggi, nella città di Puebla. Fu stuprata e minacciata di morte. Una pistola fu spinta nella sua bocca. Pensò ogni minuto di essere sul punto di morire, ma è sopravvissuta. Quando loro arrivarono in prigione, una donna-poliziotto le disse che sarebbe stata stuprata in cella. Infatti, una rete di amici, contatti ed attivisti si misero in azione per darle una mano e liberarla. Divenendo nota come uno dei giornalisti più coraggiosi del Messico, dopo queste vicende, Cacho avviò presto il lavoro per il suo prossimo libro.

Questa storia dice molte cose su Cacho ed il mondo nel quale lei lavora: l’ ampia corruzione (affiorarono nuovi nastri che mostrarono come il suo arresto fu orchestrato da un uomo che dichiarò avere collegamenti con un giro di pedofilia) e la vulnerabilità dei giornalisti del Messico. Il suo nuovo libro: Esclavas del poder, in cui denuncia una fitta rete di complicità politiche legate alla tratta di esseri umani, le procurò numerose minacce di morte, perciò si rifugiò nel Regno Unito. Quasi tutto il lavoro d’ inchiesta della Cacho si basa sulla raccolta di testimonianze di donne e bambini. Lei incontrò dei bambini liberati dalla schiavitù del sesso in Cambogia ed in Guatemala, sulla base delle loro testimonianze e dei loro ricordi ricostruì intere vicende. Un donna nord donna americana, ad esempio, le disse come i suoi “datori di lavoro” le avevano promesso di farla lavorare come cantante in una discoteca, ma invece fu spedita in una camera d’ albergo dove fu drogata e stuprata da dozzine di uomini. Una donna del Venezuela che scappò dai suoi trafficanti, in Messico, era capace ancora di identificare ufficiali di immigrazione e poliziotti come suoi clienti o tra quelli che avevano facilitato il passaggio di ragazze destinate alla tratta. Travestita da suora in Città di Messico, fu l’unico modo sicuro, per Lydia Cacho di camminare nelle aree controllate dalla mafia e di incontrare le baby-prostitute che lavorano nei motel. Lei fu minacciata di continuo durante tutte le sue ricerche. A Bangkok, alloggiò, sempre travestita, in alberghi molto lussuosi per osservare i clienti europei e ricchi portarsi le baby-prostitute nei motel. Cacho crede realmente che le donne non possono scegliere di diventare prostitute: per effettuare una scelta bisogna avere realmente varie e differenti opzioni disponibili. Se non si ha a disposizione varie possibilità e differenti strade, concretamente non si sta scegliendo. In molti casi, Cacho ha notato, le donne prostitute trascorrono la loro esistenza arrangiandosi (avendo opportunità limitate di scelta durante la loro esistenza). Lei dice che non c’è solo l’idea stereotipata di bambini e donne rapiti e schiavizzati (sebbene si tratti di casi piuttosto numerosi); esistono anche le donne che sono state imbrogliate o hanno contratto gravi debiti e gli uomini, spesso loro creditori, le controllano. Cacho spesso descrive che molte donne sono state condizionate o convinte nel credere che vendere i loro corpi sia l’unico modo, per loro, di guadagnarsi la vita. In Cambogia, Cacho incontrò una donna che dirige un bordello che spiegò come lei “riprogramma-mentalmente” le ragazze, cercando di presentare alle ragazze la prostituzione come qualcosa di “normale” ed “accettabile”, anche attraverso l’ esposizione sistematica della pornografia. Le ragazze (secondo l’ opinione della direttrice del bordello) dovevano essere convinte che per loro fosse l’ unica scelta ragionevole. Anche le donne “autoderminate” che ha incontrato, prostitute che guadagnano migliaia di dollari con il mestiere, donne apparentemente libere di lasciare “la professione”, non la convinsero. Dopo un pò, quando lei riusciva ad ottenere la possibilità di un’intervista più approfondita, loro cominciano spesso a parlarle di come vengano maltrattate dai clienti, come loro odino i loro odori o il modo in cui i clienti si comportano. Cominciano a raccontare piccole storie di violenza. Cacho adotta il metodo di ricostruzione, ricostruire la maglia dell’ oppressione e delle varie ramificazioni, spesso minuscole, che compongono il mondo della tratta e dell’ industria pedo-pornografica. Incontrò anche la prima moglie di un trafficante di medicine-illegali che raccontò come le giovani donne vengano sfruttate prima come prostitute, poi costrette a lavorare nelle loro fabbriche che producono medicine illegali e come le medicine vengano poi rivendute a Londra. La Polizia in paesi diversi le ha confermato quanti statisti e membri dell’ordinamento giudiziario siano clienti di bordelli gestiti dalla criminalità organizzata (in cui si pratica tratta, stupro sistematico, ricatti e minacce). Lo sfruttamento sessuale sta crescendo in parte perché molti statisti in tutto il mondo usufruiscono volentieri di questi “servizi”. “Servizi” basati proprio sullo sfruttamento esasperato dei corpi di donne e bambini nati nei paesi in via di sviluppo. Gli statisti non stanno migliorando le vite delle donne e delle ragazze realmente. Una ragione della sempre più crescente industria pornografica è proprio la prostituzione, la maggioranza delle attrici porno spesso sono prostitute, in molti casi sotto-pagate (soprattutto se provengono da Africa ed America Latina o alcune aree dell’ Asia). Cacho crede che mentre la condizione femminile migliori in tutto il mondo, la cultura della mascolinità non è cambiata molto e la maggioranza degli uomini continuano ad essere persuasi che l’ unico modo per essere maschi e “virili” sia essere violenti ed esercitare l’ oppressione in ogni aspetto della loro vita. Il fatto che esistano molti uomini, e lei indica uomini dell’ Europa e del nord America che si recano in Messico, Colombia, Venezuela, Cambogia e Thailandia per usufruire di sesso con donne in età pre-puberale, denota che in Occidente è ancora diffusa e radicata una cultura basata sulla soggezione femminile violenta e sistematica. Cacho ricorda nei suoi scritti che una giovane donna in Spagna spiegò come il suo compagno utilizzasse le prostitute, spiegò che lui non voleva essere infastidito durante il sesso, cioè non voleva parlare con le donne durante l’ atto sessuale. In sintesi l’ uomo scindeva letteralmente il sesso dalla relazione umana (il sesso percepito come atto puramente meccanico). Cosa la Cacho aspirerebbe realmente intravedere per il nostro futuro? Lei scrive che c’è bisogno di una rivoluzione maschile nuova: una generazione nuova di uomini, non di guerrieri non armati perché in punizione divina (gli uomini rancorosi per la perdita dei loro privilegi), ma soprattutto di uomini non minacciosi, non violenti, uomini che possiedono un senso forte di progresso e giustizia.
[1] Lydia Cacho, Memorie di un’ Infamia, Fandango Tascabili, 2011, pag. 11