dal sito: http://www.ilsudest.itimagescuba

La sociologa Marta Núñez Sarmiento riferisce che le correnti femministe furono stigmatizzate in Cuba per molti anni,
e persistono ancora pregiudizi verso esse. Il movimento femminista cubano, nato nelle prime decadi del secolo scorso, svolse un ruolo rivoluzionario permettendo l’ottenimento di importanti rivendicazioni in date molto recenti, come la Legge sulla Patria Potestà (1917), la legge sul Divorzio(1918) e la Legge sul Suffragio Femminile (1934). A Cuba diverse intellettuali femministe sono state “istituzionalizzate” e vengono studiate nelle scuole come Vicentina Antuña, Mirtha Aguirre e Camila Enríquez Ureña, tutte donne apertamente femministe che apportarono interessanti cambiamenti ed analisi sulle questioni di genere. Prima del gennaio 1959, il femminismo che esisteva a Cuba era un femminismo di natura liberale e borghese. La Rivoluzione Cubana smontò la struttura di classe pre-esistenti e fu logico che all’ interno di essa, si biasimasse anche a questo femminismo. Perciò la Federazione delle Donne Cubane, FMC, optò per distanziarsi da quel genere di femminismo. La Federazione delle Donne Cubane rappresenta casalinghe, operaie, contadine, donne interessate ad apportare un evidente scontro classista. La cosa più incredibile, ma certa, fu che a Cuba, dopo la Rivoluzione, le donne furono introdotte in tutti i settori della vita civile e sociale, tuttavia, continuava ad essere un paese culturalmente patriarcale. Per questioni tanto storiche, quanto semplicemente culturali, a Cuba si respinse il termine femminismo nonostante esistessero corrispondenze tra i principi umanisti espressi dalle varie filosofie femministe (occidentali e non) e quelli del Progetto Sociale della Rivoluzione Cubana. La storia cominciò nei primi anni del secolo XX. Allora i primi movimenti femministi cubani furono molto criticati dalla società, soprattutto dalla stampa, perché i loro obiettivi attaccavano il potere degli uomini ed ubicavano le donne lontane dal tradizionale servilismo e dalla tradizionale sottomissione. La realtà che si imponeva alle donne agli inizi del secolo XX, fu quella di vivere relegata nella sfera domestica, non partecipando in nessun modo alla vita sociale. La donna era esclusivamente l’addetta all’educazione dei figli, perciò fu limitata la sua partecipazione nell’ambito pubblico. Non aveva né diritto al voto, né all’opinione; era, a sua volta, utilizzata come un oggetto sessuale, e caratterizzata come santa o prostituta. Per cambiare questa situazione, irruppe nel mondo politico, Pilar Jorge di Tellas che creó nel 1918, il Club Femminile di Cuba. Cominciò, in questo modo, la lotta per i diritti femminili a Cuba. Pilar si trasformò nell’Animatrice del Corso di Civico Superiore e Diritto Sociale, una campagna per l’educazione e l’istruzione femminile. La Campagna in questione promuoveva l’istruzione delle donne di campagna e dei sobborghi urbani, alle quali furono somministrati principi di igiene, economia domestica e rudimenti di educazione civica. Il Club Femminile di Cuba, creò la prima forma di istruzione e formazione per le bambinaie che lentamente si divulgò in tutto il paese, mostrando quanto pesavano i pregiudizi e i convenzionalismi sociali nella mente di molte donne cubane.

Tuttavia c’è da dire che, nonostante i primi Movimenti Femministi Liberali facessero molta paura, le loro rivendicazioni, in realtà, si limitavano ad una mera “eguaglianza-formale”, senza intaccare i sostanziali rapporti di potere. Tutto si riduceva ad una mera rivoluzione di costume. Altro singolare “paradosso” del femminismo-cubano fu che la FMC, nonostante per lunghi anni rifiutò il termine “femminista”, né mai si dichiarò tale, non si discostò in nessuna occasione dalle vecchie rivendicazioni egualitarie del femminismo liberale ottocentesco. Non solo, la FMC arricchì il tradizionale dibattito femminista sulle “eguaglianze-formali” con critiche ed analisi ben più radicali, basate su richieste di eguaglianza sostanziale, a partire da quella economica. Infatti, per lunghi anni, la FMC si batté affinché le donne Cubane abbiano diritto sul loro corpo, accesso alla salute sessuale e riproduttiva e gli stessi diritti degli uomini sul lavoro ed in campo economico. Il femminismo cubano, non dichiarandosi “femminista” andò oltre l’etichetta, divenne una filosofia-radicale che trasformò in meglio la vita di intere generazioni. Attualmente la FMC riconosce che a Cuba sia esistito, nel periodo rivoluzionario, un femminismo al quale possiamo mettergli il cognome che desideriamo: di sinistra, rivoluzionario, socialista, ma è stato femminismo. Perciò la FMC si è riappropriato dell’etichetta, definendosi organizzazione “femminista”.

Fonti:

DOMÍNGUEZ N., Ofelia. 50 anni di una vita. L’Avana: Istituto Cubano del Libro, 1971

GONZÁLEZ, Jorge F. Le lotte per il suffragio femminile sotto il regime di Machado. 2007. Lavoro di Diploma-facoltà di Filosofia e Storia-dipartimento di Storia, Università di L’Avana, L’Avana

GONZÁLEZ PAGÉS, Julio César. Alla ricerca di un spazio: Storia delle donne in Cuba. L’Avana: Casa editrice di Scienze Sociali, 2003