La Turchia ricatta l’Europa inviando migliaia di profughi ogni giorno.

Mentre i siriani desiderano restare nella loro terra, il popolo Curdo è costretto a tergiversare nel proprio dramma.

Kurdistan Siriano889
Talal Khrais: Damasco
Maddalena Celano: Roma

La questione dei profughi siriani irrita duramente i damasceni. Nadia Hassoun presidente dell’Associazione Siria Nostra afferma: “I siriani che vengono in Europa non partono dalla Siria. Sono costretti lasciare i campi della Turchia. Il governo Turco, isolato da tutto il Mondo a causa del suo sostegno ai terroristi dello Stato dell’Iraq e del Levante, Isis, cerca di creare problemi all’Europa, in pochi parole ricattare l’Europa”. Poi continua: “alcuni siriani partono dalla Siria perché credono che esiste una vita migliore altrove ma poi ritornano per questione di dignità.”
Poi il Presidente dell’Associazione giovanile sottolinea: ”La maggiore parte dei profughi sono curdi e fuggono perché la Turchia li perseguita”.
Rimanete! Nonostante tutte le difficoltà, siate pazienti! Non emigrate!”. È l’accorato appello del patriarca melchita di Damasco, Gregorios III Laham, ai giovani cristiani di Siria. In una lettera inviata in Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs), il patriarca denuncia la forte emorragia di giovani cristiani dalla Siria e dall’intero Medio Oriente. “Cosa ne sarà delle nostre parrocchie e istituzioni?”, si domanda. Come confermato dal patriarcato e da diverse fonti locali, il perdurare della crisi siriana spinge molti cristiani a cercare un futuro migliore all’estero. L’emigrazione mette a rischio il futuro della Chiesa in Siria.
A Bab Touma, in Italiano chiamata “Porta di Tommaso”, parlando con i giovani, ci dicono: “noi vogliamo rimanere qui, non abbonderemo la nostra Patria”. Joseph 25 anni: “l’Europa invece di svuotare la Siria dai cristiani deve aiutarci qui e non interferire contro il nostro Stato. Loro hanno legittimato il terrorismo camuffato come opposizione. Voi avete ospitato e aiutato una opposizione presto smascherata, i loro militanti sono quelli che mangiano fegati e cuori”. Chiedo a Joseph: “ma nel vostro quartiere, almeno una volta a settimana, cadono dei razzi, volete restare lo stesso?”. Il ragazzo risponde: “Il nostro Paese non ha dichiarato guerra contro nessuno. Sono stati i Paesi Arabi ricchi a rifiutare di ospitare i siriani e sostenere il terrorismo con il silenzio e la complicità dell’Occidente”. Afferma il giovane.
Lasciamo Bab Touma per andare a Rokn Eddin, quartiere dove vive una grande comunità curda. In un caffè troviamo molta gente, ci sediamo con loro e ci offrono il the. Chiedo ai ragazzi curdi perché molti curdi mettono a rischio la propria vita su navi dirette in Turchia, per poi ripartire alla volta di un Paese europeo. Mehmet un giovane di 34 anni risponde: “pochi curdi lasciano la Siria per andare via. I Curdi che vengono in Europa provengono da Aleppo e Hasakah, sul confine con la Turchia. Durante i combattimenti nel 2012, si sono recati in Turchia e non possono ritornare più in Siria perché lungo il confine esiste l’ISIS o al Nusra. Loro emigrano, perché la Turchi non li vuole più. La Turchia ha dichiarato guerra contro i curdi, e non sanno più dove andare. I rifugiati curdi non sanno dove posare i piedi. I curdi che vivono in Turchi sono costretti o a resistere, o combattere l’Esercito Turco o a fuggire”. Un anziano curdo, soprannominato Apo, racconta che il popolo curdo continua ad essere martoriato. Gli attacchi a case, civili e quartieri curdi sono ancora in corso e centinaia di migliaia di curdi, in queste grandi città, sono attualmente in grave pericolo. Afferma: “desideriamo fare, tramite voi, un appello alla comunità internazionale. Desideriamo che la Società Civile occidentale stia con i curdi, a fianco del nostro popolo. Questi attacchi sono ordinati dal neo-ottomano Erdogan”.
Sin da questo luglio 2015, nei due distretti urbani di Hasakeh, in Siria, alcuni guerriglieri, sia curdi che forze governative, sostarono insieme nell’ area prima di ritornare a combattere l’ ISIS, il nemico condiviso. Le due forze combattono in zone diverse della città nordorientale, dove il controllo è diviso tra le forze Curde e le forze governative, ambedue necessarie per sconfiggere i militanti ISIS. La capitale della provincia di Hasakeh, fu risparmiata della violenza del conflitto Siriano, proprio perché controllata contemporaneamente dai due eserciti (sia dai guerriglieri Curdi che dall’ esercito di Assad). Ma, proprio dalle province, vi furono una serie di tentativi da parte dell’ ISIS di entrare nella città. I militanti ed i guerriglieri, dopo i vari tentativi di penetrazione da parte di Isis, incitarono centinaia di famiglie e ragazzi a fuggire dall’ area per zone più sicure, persuadono migliaia di residenti ad allontanarsi, mentre l’ emergenza dell’ Isis costringe i combattenti curdi e le truppe di governo in un’alleanza non ufficiale per difendere la città. Secondo l’Osservatorio Siriano per Diritti Umani, le forze dell’ esercito e i combattenti curdi hanno quasi totalmente circondato la parte meridionale di Hasakeh. Da circa 600 metri dalla postazione dell’esercito Siriano, nel distretto di Maaruf, una dozzina di combattenti curdi hanno allestito un piccolo refettorio presso una ex-scuola, ora convertita in una piccola mensa e zona di riunione. Ufficialmente, i curdi negano di ricevere aiuti dal governo siriano, ma le loro armi spesso sono di provenienza russa e, guardandole bene da vicino, somigliano molto a quelle dell’ esercito regolare siriano. Nell’ arco di questa estate diverse combattenti-Curde dello YPJ si orientarono verso l’est della città per stringere l’assedio contro Isis. Attualmente, sul muro della ex scuola del distretto di Maaruf, troveremo sia bandiere dello YPG che delloYPJ, appese su un dipinto che ritrae la bandiera Siriana.