10514682_456754881128660_5649082858133873468_nArticolo ripreso dal settimanale “Il SudEst”, pubblicato il 27/10/2013

(Articolo riportato con l’ integrazione di un lungo articolo scientifico dell’ Ingegnere Maria Teresa Peña González ed una lieve revisione del testo)

Sito: http://www.ilsudest.it/cultura-menu/55-cultura/3386-studi-cubani-la-legge-occidentale-continua-a-seguire-la-tradizione-giudeo-cristiana.html

La materialità del corpo segna uno dei punti di forza del pensiero della donne, la storia delle rivendicazioni femminili e le strategie emancipati-ve delle donne.

Ogni politica e ogni pratica patriarcale, a partire dalle pratiche patriarcali di natura religiosa, hanno negato il corpo della donna, il suo aspetto, il ritmo delle sue esigenze, lo spazio che gli è idoneo per esprimersi secondo natura. Le donne hanno sempre contrapposto la corporeità del loro esserci al mondo alla dogmatica simbolica che ha imbrigliato il loro movimento corporeo e la loro vita femminile a un contesto di razionalità strumentale e funzionale al sistema-dominante patriarcale. L’ Ing. Maria Teresa Peña González, nata il 25 maggio 1940, a San Fernando Camarones (Cuba), laureata in Ingegneria Chimica e militante politica e attivista dei diritti delle donne, una referente importante in America Latina sugli studi sulle religioni con una prospettiva di genere, analizza e sottolinea l’influenza delle Chiese nella creazione del mito sulla (presunta) inferiorità delle donne, descrive all’ interno del suo ultimo saggio come la donna da individuo libero ed indipendente sia stata trasformata in un sistema passivo di approvvigionamento di feti e nascituri, un passivo terreno di maturazione di stadi biologici organizzati e consacrati. Era l’ estate del 20121, nell’ ultima decade di un torrido agosto, quando per la prima volta la incontrai all’ Avana, nel quartiere del Vedado. Riceveva quotidianamente, nella suo grazioso appartamento coloniale, storici, pedagogisti e sociologi da tutto il mondo per confrontarsi riguardo varie tematiche sia sociologiche che giuridiche. Una riflessione frequentemente riportata dall’ ingegnere Peña González è che

“...le norme giuridiche erano anche veicoli di valutazione che portarono alla coscienza sociale la convinzione che certi comportamenti siano indesiderabil e ricusabili con gravi conseguenze o che

viceversa, esiste un altro genere di azioni considerate stimabili o preziose. Intanto, sia la Chiesa che la legislazione cercarono meccanismi che permettessero di disciplinare, ed unificare, l’attività sessuale, perché fino ad allora, esistevano molte possibilità di stabilire relazioni di compagnia, le quali si organizzavano di accordo ai differenti ambienti culturali della cristianità: i rapimenti, le unioni temporanee e relazioni diffuse molto ambigue, relazioni tra concubinato e matrimonio”.

Nel periodo medioevale migliaia di persone furono torturate nel mondo a causa della loro sessualità diversa. Ma ancora, in pieno secolo XXI, vari paesi condannano, perfino con la pena di morte omosessuali e lesbiche, nonostante norme giuridiche internazionali sui diritti umani proibiscano la tortura ed altri trattamenti crudeli. Tuttavia, la considerazione di simili atti come delitto in alcuni casi ed il silenzio complice in altri, ancora rendono molti omosessuali, bisessuali, lesbiche e transessuali persone discriminate per la loro scelta sessuale e allontanati dall’uguaglianza.

Cosa certa è che queste valutazioni possono nascere indipendentemente dalle norme giuridiche, ma quello che non si può negare è come socialmente la qualificazione di alcuni atti sessuali come spregevoli, immorali, non naturali, conducano questa considerazione ad una regola di comportamento che attraverso gli usi e l’abitudine determinano un certo atteggiamento dell’individuo che tendono ad evitare quelle azioni. Non possiamo nemmeno ignorare che, in varie occasioni, la valutazione dei comportamenti sessuali che si deducono attraverso la legge penale ubbidisco all’imposizione di certi concetti patriarcali considerati “morali” e che non sono altro che concezioni religiose imposte a tribù nomadi per gruppi, fondamentalmente tabù di carattere politico ed economico che pretendevano di portare a termine una difesa dei propri interessi”. Che cosa hanno da dire le donne a un samaritano che cerca il suo prossimo nel loro ventre? Maria Teresa Peña González ha scritto:

…riprendiamo la nostra osservazione riguardo uno stato di

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cose nel quale si manifestano queste stesse idee che inspiravano il Diritto Penale Medievale e che possono essere dislocate, con le logiche conseguenze, a periodi storici più recenti nella normativa con la quale si sanzionava il corpo e la sessualità che costituisce ancora un arma politica-giuridica, sociale e religiosa molto poderosa per vilipendere i diritti e le libertà fondamentali di un’immensa maggioranza di uomini e donne.

In questo nuovo contesto, si crearono due spazi validi per esercitare la sessualità, la verginità o il matrimonio, ambedue, un rimedio contro il desiderio che ostacola l’ ascesa dell’anima a causa dell’attaccamento alla carne, posizioni che ancora la Chiesa difende a spada tratta. Tuttavia, la castità maschile non viene mai citata o mensionata, poichè fu prevista unicamente per alcuni monaci, mentre il controllo e la vigilanza sulla donna fu moltiplicato.

In effetti, durante la storia, gli individui che hanno rappresentato il potere politico e religioso e che introdussero l’ideologia sulla sessualità furono uomini che per mezzo del Diritto Penale, come strumento semplice per potere conservare lo status patriarcale del gruppo sociale che servivano o per poter dominare e trasformare determinate situazioni efficacemente, utilizzarono l’intervento “divino” per mezzo del peccato, la paura e la punizione, non potendo raggiungere risultati simili con le leggi: cioè introdurre il controllo delle pratiche sessuali per metterle in funzione dei poteri esistenti.

La tradizione cristiana ha seguito gli insegnamenti di Paolo, e la società patriarcale nel suo insieme ha istituzionalizzato i precetti religiosi come concetti morali. Si è esclusa l’ mosessualità ed altre possibilità erotiche, adattando il tutto alla tradizione ebraica. Un elemento importante di questa prospettiva paolina fu il carattere quasi eminentemente maschile dell’accusa di omosessualità, perché questo comportamento nella donna non era conosciuto, situazione di invisibilità che si mantiene fino ai nostri giorni.

Questo tra altre cose, fu un sforzo per frenare istintivamente le pratiche sessuali citate per metterle in funzione dell’incremento della natalità ed organizzare le coppie in una migliore direzione ed organizzazione sociale”…….Per motivi storici e politici in America Latina, la gerarchia di una religione egemonica è arrivata ad esercitare considerabile influenza sulle politiche di Stato affinchè i codici morali della religione abbiano influenza sulle norme legali. Aderendo ad una determinata dottrina religiosa, il discorso e le politiche ufficiali difendono l’esistenza di norme fortemente restrittive che violano i diritti sessuali e riproduttivi delle persone. Queste norme sono foderate da un carattere sacro ed inviolabile. Propiziare cambiamenti verso una norma differente alla sacra, comporta sempre determinati costi politici. Mariela Castro[1], la direttrice del CENESEX, considera che quando la persona “diversa” non compare né nella leggi né nella politica, resta in qualche modo esclusa ed in una certa forma disprezzata e non tutelata.

(9. – LA LEGGE OCCIDENTALE SEGUE LA TRADIZIONE GIUDEO-CRISTIANA. Maria Teresa Peña González).

La nozione di “carne” nella peculiare declinazione da essa assunta con l’ avvento della tradizione cristiana, possiede una connotazione libidica. La nozione di “carne” interviene agli inizi della tradizione cristiana dando unità alle strutture del desiderio e delle pulsioni che, per ragioni di potere ed eventuale disciplinamento-gerarchico, vanno represse per garantire la durata del potere e la sua sostenibilità. Infatti , come spesso scrive ed afferma l’ ingegnere Maria Teresa Peña González, ad introdurre mutamenti rilevanti nella morale sessuale, non fu tanto l’ avvento del Cristianesimo, quanto piuttosto l’ organizzazione istituzionale monastica e sacerdotale, che favorì la nascita di codici giuridici estremamente penalizzati nei confronti di donne e schiavi. La lotta per l’ affrancamento delle donne latino-americane e delle minoranze etniche si basano proprio sul potenziamento della loro soggettività e visibilità. All’ Avana, la scorsa primavera, un gruppo di donne afrocubane dell’ associazione Afrodescendiente (ARA), in collaborazione con il corso di dottorato di Moro Parrado, esperta in questioni di genere, si è riunita per promuovere più efficacia nell’ individuazione della discriminazione di genere, sia nel linguaggio, come nelle immagini audiovisive.

Le afrocubane richiedono maggiore conoscenze e preparazione nella società, più volontà politica attiva nell’ eliminazione del sessismo linguistico e mediatico. La Moro ha sottolineato: “Le disparità perdureranno se un’ iconografia ed un’ iconologia mediatica continueranno a sotto-rappresentare le donne. Fino a qualche decennio fa, i medici erano prevalentemente uomini. Oggi, la situazione si è capovolta: i medici cubani sono prevalentemente donne- ha continuato la Moro- eppure la presenza femminile è riconosciuta esclusivamente nella pediatria e nella ginecologia. Continua la tendenza ad “invisibilizzare” il ruolo sociale del gentil sesso. Cambiare non è facile, poiché c’è forte resistenza”. Nel dibattito è intervenuta anche la storica Daisy Rubiera Castillo, che ha analizzato il ruolo delle tele-novelas cubane, contenenti alcuni clichè sessisti e razzisti. Il gruppo di donne Afrocubanas e ARA hanno detto: “Questa situazione esiste perché coloro che determinano la programmazione non sono preparati, anche quando la televisione dovrebbe essere uno strumento di cambiamento.

“L’America Latina è in debito nella lotta contro il machismo, un concetto che si definisce come una forma di vedere e costruire la realtà, segnata da forme concrete di pensiero sociale. La sessualità machista, marcata dalle politiche ideologiche delle culture, è preponderante nella regione e danneggia in maniera negativa sia le donne che gli stessi uomini”, ha detto Edgar Vega, specialista dell’Università Andina, Simón Bolivar, di Quito, in Ecuador, segnalato da Prensa Latina il 26 gennaio 2012.

La sessualità è il campo più aperto ai conflitti tra gli esseri umani, dove si radicano tutte le discriminazioni”, ha segnalato ancora l’esperto, che partecipò due mesi fa, nel mese di gennaio, al VI Congresso cubano d’Educazione, Orientamento e Terapia sessuale, a L’Avana. Mariela Castro Espin, direttrice del Centro Nazionale di educazione sessuale a Cuba (CENESEXhttp://www.cenesex.sld.cu/index.htm) e figlia dell’ attuale presidente cubano, è in prima linea nel lavoro di contrasto agli stereotipi di genere in una società di cultura ispanica ancora molto ‘machista‘.

In America Latina, sono note le sue coraggiose campagne contro l’omofobia e le proposte di legge a favore dei transessuali. E’ dal 1959, anno del trionfo della Rivoluzione cubana, che sono stati avviati diversi progetti promotori di una politica sociale, tendente alla parità tra uomini e donne. Il tasso di violenza di genere, registrato su territorio cubano, è relativamente basso, se confrontato e paragonato con il terribile trand dei paesi limitrofi (il resto dell’ America Latina riporta il primato mondiale di femminicidio: basti pensare alla Colombia, al Guatemala, all’ Ecuador, all’ Honduras o al Messico, dove fu coniato il neologismo).

Eppure, persiste la convinzione che sia doverosa una legge contro la violenza di genere unitamente ad una rete di attenzione giuridica e di salute, che assista le vittime, tanto quanto la discussione pubblica e permanente sul tema in tutti gli spazi sociali a partire dalle scuole primarie. Cenesex ha appena terminato una campagna di raccolta firme per proporre al governo cubano precise leggi contro il femminicidio e l’omofobia. La campagna ha raccolto molte adesioni e commenti. La raccolta di firme è terminata lo scorso 15 marzo 2013, benché il dibattito resterà aperto a commenti e continua sarà la distribuzione gratuita di materiale editoriale sulla lotta contro la violenza di genere a Cuba e nel mondo.

ARTICOLO COMPLETO dell’ ing. María Teresa Peña González

9. – LA LEGGE OCCIDENTALE SEGUE LA TRADIZIONE

GIUDEO-CRISTIANA.

Ing. María Teresa Peña González2.

Introduzione.

In America Latina e nei Caraibi, la conservazione dell’ attuale “status” socio-religioso-culturale si evidenzia come resistenza ai cambiamenti all’interno del regime sociale-patriarcale, ereditato delle nostre culture ancestrali che hanno influenzato negativamente l’identità della popolazione di questi paesi. Questi paesi dalla loro fondazione fino ad oggi, nella relazione tra Chiesa Cattolica e Stato e popolazione credente formulano un discorso conservatore, in relazione alla sessualità, al concetto di genere, il concetto di sesso e morale ed alla privatizzazione del corpo. Fenomeno che manifesta il vincolo esistente tra il discorso ecclesiastico e la vita quotidiana della popolazione ai cambiamenti concettuali che si producono intorno al sesso, alla sessualità in termini generali e nelle relazioni di genere.

Il discorso sesso-morale-peccato, si costruì come conseguenza della cultura socio-religiosa imposta, profondamente repressiva con l’obiettivo di sviluppare chiara coscienza sui meccanismi discorsivi, dal controllo della sessualità ai ruoli di genere che si sono sviluppati storicamente nel cristianesimo, ereditato del sistema coloniale europeo ed imposto agli abitanti nativi dell’America ed dei Caraibi. Nel contesto sociale in cui si sviluppa questa cultura, il sesso è concepito come uno spazio dove si percepiscono asimmetricamente e complementarmente i ruoli di generi ed anche, ben marcata, esiste la discriminazione della donna condannata per leggi divine.

Basato su ciò che è stato anteriormente esposto, proponiamo un’ipotesi di interpretazione della situazione attuale in un’ America Latina tradizionalmente cristiana. Partiamo dai dati investigativi, una lunga bibliografia, le multiple consultazioni realizzate e le note attinte dagli studi di prestigiosi ricercatori in questa tematica. Speriamo di potere compiere adeguatamente il nostro interessante lavoro e, saremmo immensamente soddisfatte, se questo lavoro possa servire da base per svegliare l’interesse di continuare ad approfondire questa tematica.

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Inserendo il tema della sessualità nell’ambito pubblico, sorgono diverse interpretazioni, che motivate per distinti discorsi e prospettive, intervengono nei processi che implicano le politiche pubbliche consociate alla regolazione della sessualità degli individui. In questo senso, nel contesto Latinoamericano e Caraibico la presenza della Chiesa cattolica ha avuto influenza nell’adozione di rappresentazioni, discorsi e pratiche attorno all’esercizio della sessualità e le differenze di genere nella sfera pubblica. Attorno a questi temi si sono sviluppate sfumature molto conservatrici che mostrano grandi resistenze all’ interno dei propri Stati. A partire da questo evento le politiche educative in materie sessuali e di genere tendono ad un progressivo conservatorismo. Il pericolo di questa situazione è la permanenza di un tutoraggio-paternalistico verso le donne, conservando la disuguaglianza come criterio intrinseco nelle relazioni tra donne ed uomini.

In America Latina ed nei Caraibi il carattere socio-politico-religioso e le relazioni di potere tra Chiesa-Stato in difesa della costruzione della società patriarcale, mantengono meccanismi ideologici stereotipati religiosamente, specialmente nei paesi ispanofoni e di tradizione cattolica. Principale ostacolo che affrontano le istituzioni latino-Americane si incontrano in una forte resistenza verso i progetti di educazione sessuale, la prevenzione dell’AIDS, la pianificazione familiare, compresa la contraccezione di emergenza, come la vita sofferta dei gruppi femministi che lottano per la depenalizzazione dell’aborto, o gli omosessuali che reclamano i lorodiritti di convivenza o matrimonio. Le radici religiose evidenti in questa cultura si intravedono nella piattaforma che legittima idee e pratiche che causano rallentamenti e ostruzioni verso le innovazioni..

La difficoltà di comprendere la relazione che esiste tra la religione, la sessualità, la differenze di genere ed gli stessi diritti umani bisognerebbe cercarle nella Bibbia, dove dai primi tempi del cristianesimo, sorprende constatare come nella vita quotidiana di quei paesi la subordinazione esistente della donna all’uomo e la sessualità alla procreazione è atavica. Esiste la discriminazione e non c’è un riconoscimento esplicito alla libera sessualità, tutto è basato su concetti morali e precetti religiosi ammessi come legge dal mondo ebraico3.

Sulla base dottrinale proposta dai testi paolini, la cristianità primitiva assemblò, a poco a poco, all’ interno delle leggi la sua idea di matrimonio e sessualità4. In questo senso, ed in termini generali, vogliamo segnalare che questa concettualizzazione dell’idea religiosa giudeocristiana circa la sessualità, offre una prospettiva negativa e limitativa. Si prende in considerazione il punto di vista costituzionale nei testi fondamentali e delle norme giuridiche, ancora vigenti nei denominati stati occidentali e che ovviamente non concordano con lo sviluppo dell’umanità in quanto alla difesa dei diritti sessuali dal punto di vista di una visione più integratrice e più rivendicativa della sessualità umana. Uno dei criteri comuni a queste prime concezioni fu l’idea della rinuncia al piacere, con quello che stabilì uno dei grandi paradigmi sui quali la cristianità elaborò la sua percezione della sessualità: la spiritualizzazione del corpo5.

L’unico spazio valido che lascia il cristianesimo per esercitare la sessualità è il matrimonio, nel quale San Paolo riconosceva essenzialmente “un rimedio contro la concupiscenza6. Lo stato ideale del comportamento umano era e continua ad essere la castità, dopo il matrimonio il sesso era ed è una concessione, non un comandamento. Questa relazione possiamo considerarla come lo strumento configuratore della società, giustizia e la libertà sociale nella funzione di ripetere questo costantemente, attraverso la storia, per arrivare ad ottenere le condizioni di coesistenza e convivenza degli individui e di gruppi in comunità che rispondano ad una società mediamente giusta e mediamente libera. Tuttavia, queste idee paoline non erano sufficienti per giustificare una posizione così integrale di fronte alla sessualità, perché i suoi scritti menzionavano esclusivamente elementi isolati.

L’espansione e il consolidamento delle prime comunità cristiane nel Mediterraneo, forgiarono una posizione più complessa di fronte ai comportamenti sessuali, per i quali si ricorse ad altre fonti. Così, si indica la legge penale come lo strumento giuridico con conseguenze più gravi, delle quali dispone il legislatore per risolvere i conflitti sociali di maggiore intensità. Naturalmente, fino all’arrivo dell’Inquisizione la legge penale fu utilizzata brutalmente come meccanismo di oppressione e sottomissione dei suoi vassalli da parte del dominio feudale e della monarchia. D’ altra parte, gli interessi politici e religiosi della Chiesa utilizzarono il Diritto penale come strumento adatto per la realizzazione di determinati fini politici e religiosi.7 In questo modo, la prima morale cristiana si andò dissimulando nelle leggi, con concetti morali centrati sulla verginità e sulla continenza, soprattutto come elogio della purezza femminile che giustifica una spiritualizzazione del corpo, e in ciò il posto che corrispondeva alla donna all’ interno del matrimonio.

L’archetipo che permetteva che questo elemento si integrasse nella dottrina della sessualità era l’idea che Dio avesse generato suo figlio senza passione, letteralmente per mezzo dell’arcangelo Gabriele, dopo che l’ideale di sessualità venne fissata nello stato di verginità. Il controllo si diresse verso e contro la donna8. La nuova dottrina cominciò a stabilire un discorso circa vari elementi che permettevano di portare a termine questo progetto di spiritualizzazione del corpo, tra i più rappresentativi, una dottrina riguardate il desiderio ed il piacere. Il matrimonio si consolidò come monogámico ed indissolubile, frontiera del peccato e della virtù. Concetti che si conservano ancora validi nella Chiesa Cattolica.

Previe questa indicazioni, riprendiamo la nostra osservazione riguardo uno stato di cose nel quale si manifestano queste stesse idee che inspiravano il Diritto Penale Medievale e che possono essere dislocate, con le logiche conseguenze, a periodi storici più recenti nella normativa con la quale si sanzionava il corpo e la sessualità che costituisce ancora un arma politica-giuridica, sociale e religiosa molto poderosa per vilipendere i diritti e le libertà fondamentali di un’immensa maggioranza di uomini e donne.

In questo nuovo contesto, si crearono due spazi validi per esercitare la sessualità, la verginità o il matrimonio, ambedue, un rimedio contro il desiderio che ostacola l’ ascesa dell’anima a causa dell’attaccamento alla carne, posizioni che ancora la Chiesa difende a spada tratta. Tuttavia, la castità maschile non viene mai citata o mensionata, poichè fu prevista unicamente per alcuni monaci, mentre il controllo e la vigilanza sulla donna fu moltiplicato.

In effetti, durante la storia, gli individui che hanno rappresentato il potere politico e religioso e che introdussero l’ideologia sulla sessualità furono uomini che per mezzo del Diritto Penale, come strumento semplice per potere conservare lo status patriarcale del gruppo sociale che servivano o per poter dominare e trasformare determinate situazioni efficacemente, utilizzarono l’intervento “divino” per mezzo del peccato, la paura e la punizione, non potendo raggiungere risultati simili con le leggi: cioè introdurre il controllo delle pratiche sessuali per metterle in funzione dei poteri esistenti.

La tradizione cristiana ha seguito gli insegnamenti di Paolo, e la società patriarcale nel suo insieme ha istituzionalizzato i precetti religiosi come concetti morali. Si è esclusa l’ mosessualità ed altre possibilità erotiche, adattando il tutto alla tradizione ebraica. Un elemento importante di questa prospettiva paolina fu il carattere quasi eminentemente maschile dell’accusa di omosessualità, perché questo comportamento nella donna non era conosciuto, situazione di invisibilità che si mantiene fino ai nostri giorni9.

Questo tra altre cose, fu un sforzo per frenare istintivamente le pratiche sessuali citate per metterle in funzione dell’incremento della natalità ed organizzare le coppie in una migliore direzione ed organizzazione sociale. Da qui parte l’idea del matrimonio eterosessuale, monogámico, solo per la procreazione, per tutta la vita e comincia la creazione della famiglia nucleare10.

Dietro una lenta evoluzione si riesce a razionalizzare il diritto penale con l’obiettivo che la sua applicazione risponda generalmente alle necessità di logiche circoscritte ed al mantenimento delle condizioni minime di sussistenza e sviluppo della convivenza umana in società e devono essere represse per meccanismi fosse della natura come il diritto e la morale. Il cristianesimo cominciava di questa maniera, a sottolineare uno dei valori che esalta nel tempo e che mantiene fino ad oggi; la negazione di ogni piacere che non sia in diretta relazione con la possibilità di riproduzione.

La società deve ricorrere così al meccanismo di penalizzazione ed intimorire attraverso la minaccia della “punizione divina”, per frenare le possibili appetenze del potenziale soggetto trasgressore. È qui che precisamente funge la Chiesa di sostegno coi suoi meccanismi di reprimere gli istinti concupiscenti o aggressivi dell’uomo, di interiorizzare i valori etico-religiosi che permettono una protezione permanente degli interessi sociali elementari e contemporaneamente per rinforzare quelle leggi proibitive la cui osservanza è assolutamente necessaria, per evitare nella maggiore misura possibile l’esecuzione di azioni che attaccano le basi della convivenza sociale.

Il processo di formazione di una dottrina discriminatoria ed intollerante contro la sessualità ed il corpo, specialmente riguardante il controllo della dimensione femminile di sesso-morale ed il rifiuto totale all’omosessualità, si cominciò ad evidenziare con i cambiamenti sociali, economici e culturali che generarono la famosa “rivoluzione feudale” dei secoli XVI e XII durante IV Concilio Lateranense (1215) che sacramentalizó il matrimonio e lo sviluppo della scolastica. Questi due avvenimenti permisero il consolidamento di un’ideologia più chiara rispetto ai comportamenti sessuali leciti o non leciti.11

Benché le norme giuridiche fossero anche veicoli di valutazione, cioè le norme giuridiche erano anche veicoli di valutazione che portarono alla coscienza sociale la convinzione che certi comportamenti siano indesiderabil e ricusabili con gravi conseguenze o che viceversa, esiste un altro genere di azione considerate stimabili o preziose. Intanto, sia la Chiesa che la legislazione cercarono meccanismi che permettessero di disciplinare, ed unificare, l’attività sessuale, perché fino ad allora, esistevano molte possibilità di stabilire relazioni di compagnia, le quali si organizzavano di accordo ai differenti ambienti culturali della cristianità: i rapimenti, le unioni temporanee e relazioni diffuse molto ambigue, relazioni tra concubinato e matrimonio.

Nel periodo medioevale migliaia di persone furono torturate nel mondo a causa della loro sessualità diversa. Ma ancora, in pieno secolo XXI, vari paesi condannano, perfino con la pena di morte, omosessuali e lesbiche, nonostante norme giuridiche internazionali sui diritti umani proibiscono la tortura ed altri trattamenti crudeli. Tuttavia, la considerazione di simili atti come delitto in alcuni casi ed il silenzio complice in altri, ancora rendono molti omosessuali, bisessuali, lesbiche e transessuali persone discriminate per la loro scelta sessuale e li allontanano dall’uguaglianza.

Cosa certa è che queste valutazioni possono nascere indipendentemente dalle norme giuridiche, ma quello che non si può negare è come socialmente la qualificazione di alcuni atti sessuali come spregevoli, immorali, non naturali, conducono questa considerazione ad una regola di comportamento che attraverso gli usi e l’abitudine determinano un certo atteggiamento dell’individuo che tendono ad evitare quelle azioni ed omissioni svalutate. Non possiamo nemmeno ignorare che, in varie occasioni, la valutazione dei comportamenti sessuali che si deducono attraverso la legge penale ubbidiscoo all’imposizione di certi concetti patriarcali considerati “morali” e che non sono altro che concezioni religiose imposte a tribù nomadi per gruppi, fondamentalmente tabù di carattere politico ed economico che pretendevano di portare a termine una difesa dei propri interessi.

E’ certo che la formulazione di questo atteggiamento intollerante delle leggi di quell’epoca era relazionata con la definizione degli spazi che competevano alla sessualità “normalizzata”. Anche le forme di punizione all’ interno dell’amministrazione della giustizia secolare, intimamente relazionata con l’ amministrazione religiosa. In ogni modo, invariabilmente portavano alla morte l’accusato, dove i tipi di punizione andavano dal falò fino alla castrazione, la prigione e l’esilio. Queste leggi imposero la vigilanza scrupolosa di qualunque comportamento che deviasse della norma, stabilita per le leggi e ben vista da Dio.

Dalla scoperta dell’America, gli spagnoli prendono a modello la legislazione della penisola Iberica e la morale sessuale si impose con la frusta e la croce. L’atteggiamento che si assunse di fronte a questo comportamento tanto radicale come inumano portò all’ idea che tutto quelli che commetteva peccato contro natura fossero incarcerati o arsi vivi. Inoltre, come era usuale nell’ epoca, si assumeva la concezione di peccato per trasformarlo in delitto civile, punito gravemente. Infatti, la giustificazione della sua gravità era sostentata nella dottrina cristiana, della quale si riprendeva la nota argomentazione biblica12.

Questo processo era derivato dal rafforzamento della base dottrinale del cristianesimo, come delle determinazioni sociali proprie del suo momento. Fino ad allora, la morale sessuale era molto rigida, il sesso giudicato illecito o cosa peccaminosa. Giuridicamente si condannava partendo dalla base della polarizzazione degli atti leciti, contenuti dentro lo spazio matrimoniale, e gli illeciti. Tuttavia, per qualche tempo si consolidava il concetto moderno di famiglia, la famiglia nucleare, quella che permise che si rafforzasse punitivamente qualunque delitto-peccato che attentasse a questa nuova istituzione..

La legislazione vigente rispetto all’omosessualità nella Spagna dei secoli XVI al XVIII, e per estensione nelle sue colonie americane, fu marcata dagli editti dei Re Cattolici e Felippo II, i quali erano erano influenzati da ideologie medioevali. Da parte loro, uno dei testi giuridici più importanti del basso Medioevo iberico, furono Le sette Partenze di Alfonso il Saggio che legiferava largamente su tematiche legate alla sessualità. Seguendo la tradizione della dottrina abbozzata nella sua epoca e seguendo la linea dei testi precedenti, giudicava grave il peccato sodomítico tra uomini definendolo contro natura13.

Tuttavia, un elemento fondamentale nella storia della sessualità occidentale lo costituì l’ evento della Riforma Luterana che modificò le relazioni della Chiesa con gli stati; d’altra parte, l’impatto della scoperta dell’America, alterava l’atto di comprensione del mondo che aveva la cristianità; inoltre, la stampa alterava fino ad un certo punto, le abitudini ed abitudini della popolazione. In questo contesto, il concilio di Trento riorganizzò la Chiesa per i prossimi quattro secoli. Rispetto ai problemi che avevano a che vedere con la sessualità, il punto afondamentale fu la dottrina matrimoniale, la quale acquisì i tratti che fino ad oggi la distinguono, ed ovviamente, escludeva qualunque altro comportamento14.

La legislazione del 1497 dei re cattolici raccoglievano nuovamente gli elementi che erano essenziali. Insistevano sul fatto che l’omosessualità sia un atto contro l’ordine naturale, e che per tale ragione deve essere punito, insistevano sul fatto che sia cosa da estirpare, per cui il criminale “debba essere bruciato in fiamme di fuoco sul posto per la giustizia a chi appartenesse la conoscenza o funzione di tale delitto”. Ma una delle caratteristiche importanti di questo documento è che elevava il delitto allo stesso livello dell’eresia gli atti di lesa maestà15.

Se l’Europa si sentiva fortemente legata all’interpretazione medievale dell’omosessualità, i territori spagnoli in America conservarono la stessa tradizione ma tuttavia con alcune variazioni, una delle condizioni storiche che permise che il processo fosse differente fu che questi territori si sentivano lontani dai sistemi di controllo esercitati in Spagna, per quello che in alcune misure ebbero una certa debolezza rispetto al controllo sui comportamenti sessuali. A questa condizione bisogna anche aggregare l idea che la cristianità non aveva affrontato mai culture che conservassero altre idee o prassi rispetto all’uso del corpo, per questo l’ omogeneizzazione dei comportamenti fu una caratteristica essenziale del processo di introduzione della cultura spagnola dall’ambito delle abitudini religiose16. Nel caso di determinati peccati come l’incesto, la tolleranza poteva dipendere dal vescovo che poteva perdonare l’ atto a seconda del grado di consanguineità, dal fatto se si fosse sposati o meno o a seconda del grado di supplica o dalla gravità dello stesso peccato.

A dispetto di queste condizioni, un altro tratto distintivo del processo in America fu che l’accusa ricadde specialmente su quelli gruppi culturali che si allontanavano dalla norma culturale che avevano i conquistatori, l’accusa di omosessualità si trasferì su quegli indigeni americani che resistevano alla conquista, coi quali si giustificò anche l’idea di Guerra Giusta. Tempo più tardi, la stessa accusa di comportamento “infame” si eseguì sugli schiavi neri ed i sui loro “strani” atteggiamenti. In questo senso, la giustizia terrena e politica era l’addetta a giudicare la gravità o meno dei peccati. Secondo i dati ufficiali, tra il 1540 e l’1700, i Tribunali Peninsulari di Valencia, Barcellona e Saragozza processarono rispettivamente 380, 453 e 791 persone, che in relazione al totale di delitti non si tratta di una cifra molto rappresentativa.17

L’influenza che il fattore religioso acquisisce in questo processo, è l’incarico di conservare e riprodurre il modello culturale proprio della collettività che costituisce il fattore chiave che determina la presenza di una chiara divisione sessuale delle pratiche del lavoro, del tempo e dello spazio. Introdurre così i ruoli assegnati alle cose femminili ed alla cose maschili. A sua volta la sessualità rimane definita e significata storicamente secondo i dictat dell’ ordine costituito; cioè l’insieme delle esperienze umane attribuite al sesso e segnate per la differenza sessuale ed il significato che a ciò si dà, relativamente all’organizzazione generica della società. Costituisce il punto di partenza delle strade tracciate in anticipo per la costruzione di ogni vita18.

Le norme, le credenze, le abitudini, le azioni e le relazioni basate sulla sessualità sono a loro volta spazi di costruzione del potere. Ognuno di questi è un complesso spazio di incontro di diverse normative politiche, sociali, religiose e giuridiche che definiscono i ruoli e le possibilità generiche per ogni persona. La diversità sessuale è un tema polemico ed universale. Si trova in una fase di dibattito incipiente, ma essendo associato alla sessualità come argomento risale ad epoche remote, tanto quanto l’esistenza stessa dell’essere umano. È per questo che non deve sorprenderci l’ attuale divergenza tra le diverse strategie e le contraddizioni all’ interno della geopolitica vaticana riferite a questo tema.

Nella maggior parte di questi paesi la cultura tende oggi all’equiparazione del diritto e della morale. Specialmente sul concetto di “decenza” e “morale sessuale”. Con faticosa monotonia, il legislatore ricorre a “il senso della decenza”; “l’ordine morale” “le concezioni morali fondamentali del paese” etc.

Formule dietro le quali non c’è altro che la vecchia antipatia dei Padri della Chiesa contro la sessualità, quello che è un’eredità inequivocabile della repressione cristiana degli istinti. Inoltre, le gerarchie cattoliche nei differenti paesi si percepiscono con il potere ed l’ autorità di intervenire nelle politiche degli Stati in quanto alla legislazione delle leggi rispetto alla sessualità che sono quelli che mantengono la supremazia del controllo maschile sulle donne, impiantate e difese dai poteri politici, giuridici e religiosi che non concepiscono la donna come un essere autonomo, coscienzioso e responsabile.

Per motivi storici e politici in America Latina, la gerarchia di una religione egemonica è arrivata ad esercitare considerabile influenza sulle politiche di Stato affinchè i codici morali della religione abbiano influenza sulle norme legali. Aderendo ad una determinata dottrina religiosa, il discorso e le politiche ufficiali difendono l’esistenza di norme fortemente restrittive che violano i diritti sessuali e riproduttivi delle persone. Queste norme sono foderate da un carattere sacro ed inviolabile. Propiziare cambiamenti verso una norma differente alla sacra, comporta sempre determinati costi politici. Mariela Castro19, considera che “quando la persona “diversa” non compare né nella leggi né nella politica, resta in qualche modo esclusa ed in una certa forma disprezzata e non tutelata.

L’Avana, Cuba, maggio 2007

1Si tratta di un errore di digitazione: in realtà l’ ho conosciuta l’ estate (tra l’ ultima decade di agosto ed i primi giorni di settembre) del 2011.

2 Ingegnere Chimico. Studiosa di religioni e le influenze di esse sulla sessualità, per oltre 14 anni. Ha presentato relazioni in occasione di eventi nazionali ed internazionali ed ha tenuto conferenze a Cuba e all’estero.

3Per quanto riguarda la questione della sessualità nella tradizione testamentaria, l’informazione è piuttosto completa. Una sintesi del problema è in Heinrich Fries, Fondamenti di Teologia, Volume II, pag. 704.

4Jean Gaudemet, Il matrimonio in Occidente, p. 59-61.

5 Ronaldo Vainfas. Casamento, Amor e desejo no ocidente cristao. Capítulo 2. Philippe Aries, San Pablo y (los pecados) de la carne, pp. 65-66

6 I colonisenses 7,12. Antiguo Testamento La Biblia.

7Con respecto a las primeras concepciones a cerca del matrimonio y la sexualidad en la Cristiandad Primitiva, véase Peter Brown. La Antigüedad tardía, p. 258-260; 289-3015 El amor como parte costitutivaión de pareja sólo se consolidó hasta el siglo XIX, dentro del ambiente propio de la sociedad burguesa, es lo que se conoce como el amor moderno.

8 Fuente histórica de Información.

9 Romanos 1; 26-27; I Corintios 6: 9; I Timoteo 1:10, textos en los que el concepto sodomía estaba emparentado con fornicación.

10 Aprobado en el Concilio de Trento, en el siglo XVI

11 Fuente histórica de información.

12Ídem.

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13 Alfonso el sabio. Las siete partidas. Proemio del Título XXI de la Partida Séptima. También: Ley 1 del mismo título y Partida.

14La historiografía latinoamericana poco se ha preocupado por esta temática. Entre las investigaciones que se han llevado a cabo se puede nombrar el trabajo de Serge Gruzinski, las cenizas del deseo y la de Luis Mott, o sexo proibido. Virgens, gays e escravos nas garras da inquisicao.

15Jaime Borja. El control sobre la sexualidad: indios y negros (1550-1650) en Inquisición, muerte y sexualidad en la Nueva Granada.

16 Idem.

17Ídem.

18Tomas y Valiente, Francisco. El crimen y pecado contra natura, pp. 52 ss.

19Directora del Centro Nacional de Educación Sexual, (CENECEX) La Habana, Cuba, En entrevista a SEMlac en 2005.

Maddalena Celano; Maria Teresa Peña González