–  Non si nasce donne: si diventa.

–  “La femmina è femmina in virtù di una certa assenza di qualità”, diceva Aristotele. “Dobbiamo considerare il carattere delle donne come naturalmente difettoso e manchevole”; e San Tommaso ugualmente decreta che la donna è “un uomo mancato”, “un essere “occasionale”. Proprio questo vuol simboleggiare la storia della Genesi in cui Eva appare ricavata da un osso “in soprannumero di Adamo”.

–  C’è una strana malafede nel conciliare il disprezzo per le donne con il rispetto di cui si circondano le madri.

–  L’umanità è maschile e l’uomo definisce la donna non in quanto tale ma in relazione a se stesso; non è considerata un essere autonomo.

–  L’uomo può pensarsi senza la donna: lei non può pensarsi senza l’uomo.

(Simone de Beauvoir; Parigi 1908 – 1986;
Il secondo sesso; Le Deuxième Sexe, 1949)

  • « L’oppressione sessuale è dominio politico »

Kate Millet, La politica del sesso, 1970

  • “La sessualità non deve essere evitata o repressa, ma rispettata come un mezzo che ti permetterà di conoscere meglio il tuo amato. L’unica speranza di salvezza per l’umanità risiede nella liberazione della sessualità, sulla quale bisognerebbe imprimere il marchio della sacralità.
    L’ipocrisia, la convinzione che il sesso sia cosa sporca, peccaminosa e degradante, è stata fonte di disgrazia per migliaia di esseri umani, un elemento di odio, di rancore, di violenza, di dolore. E’ necessario soppiantare quest’idea imposta da una civiltà che non perseguela la felicità, l’allegria, il piacere, bensì la guerra, la repressione sessuale, la pornografia.”
    (La profezia della curandera, H. H. Mamani)

Sessualità e simbolismi religiosi negli studi cubani

Sono già trascorsi 4 anni dal giorno in cui conobbi l’ ingegnere chimico María Teresa Peña González, in una torrida estate di una gremita Avana, pullulante di artisti ed intellettuali dal temperamento pittoresco. La sua dimora nel Vedado, è un via vai di studiosi, artisti e politicanti di ogni angolo del mondo che consumano intense ore serali a discorrere degli argomenti più disparati. Singolare è l’impegno di Teresa, nella difesa della laicità degli stati, nel pieno riconoscimento sociale e giuridico della donna e nel pieno riconoscimento dei diritti civili delle coppie di fatto. Tematiche, in America Latina, particolarmente sentite poiché non tutte le nazioni di quell’ area hanno raggiunto un’ effettiva separazione del potere politico da quello religioso.

L’ intensa amicizia nata all’ Avana e successivamente trasformata in una fitta corrispondenza epistolare, tra me e Teresa, nell’ arco degli ultimi 4 anni mi hanno portata ad approfondire ulteriormente alcuni ambiti legati al tema del simbolismo e della religiosità in un’ ottica “di-genere”. Un aspetto della cultura politica e sociale per cui ho nutrito sempre un ampio interesse ma che, per varie ragioni di natura personale, decisi di trascurare. Bizzarra è stata l’ eterogenesi dei fini: l’atea e scettica Teresa ha continuato ad incoraggiarmi nell’ attenta analisi di queste discipline, a partire proprio dagli studi religiosi e simbolici. Nell’ arco di questi due anni Teresa ha scritto un saggio dal titolo “SEXO-GÉNERO: una construcción socio-religiosa-cultural” e un articolo su “La Donna: a partire da postulati religiosi biblici”, in cui si sottolinea come la storia parte dalla stessa “creazione” del mondo nella Genesi, dove si introdusse per la prima volta la figura della donna, donna descritta come “carne” dalla carne di Adamo, nel modo in cui si riveli “un aiuto adeguato per l’uomo”. Più avanti nelle Scritture si giustifica l’atteggiamento subordinato della donna all’ interno del peccato originale, del quale ella risulta responsabile per il suo atteggiamento istigatore. Come conseguenza, lo stesso Yahvé la punisce affermando che “l’uomo regnerà su te“. La storiella di Adamo ed Eva risulta essere più che una spiegazione a posteriori dei distinti ruoli dei sessi, legittimandoli attraverso un supposto mandato divino.

L’ enorme lavoro svolto dall’ ingegnere chimico María Teresa Peña González, ha richiamato alla mia memoria l’ eticista cattolica Sowle Cahill, più volte citata anche all’ interno del saggio “Lacrime Amare, Cristianesimo e violenza contro le donne” della teologa battista Elisabeth E. Green, che critica la chiesa per non aver dedicato “attenzione critica e analisi teologica” proprio alle istituzioni del matrimonio e della famiglia, e di aver invece dedicato un’ energia sproporzionata ai dilemmi sessuali, quali per esempio l’ omosessualità. Cahill ritiene che le comunità cristiane avrebbero fatto meglio a denunciare i mali che si annidano proprio nella famiglia eterosessuale tra cui “la violenza sessuale, gli abusi sessuali, lo stupro matrimoniale, la crudeltà degli uomini verso il peso quotidiano portato dalle donne” (L. SOWLE CAHILL, Sex, Gender and Christian Ethics, Cambridge, 1996, pag. 159).

Le chiese “cristiane” (ed i loro agenti politici: cioè i democristiani, i cattolici-popolari, etc.) sacralizzano un’ etica sessuale patriarcale (cioè basata su rigidi ruoli gerarchizzati, antidemocratici, violenti e repressivi), lasciando la famiglia eterosessuale nella morsa di ferree gerarchie basate sulla prepotenza e sulla forza che mortifica, mutila e castra e talvolta uccide, tutte le individualità non fallocentriche (giustificando il tutto con l’ imposizione dell’ amore-oblativo e sacrificale solo per le donne)! Come più volte ha sottolineato la teologa Green all’ interno del suo saggio “Lacrime amare: Cristianesimo e violenza contro le donne”, tutto questo ci porta a fare un’ ultima considerazione: considerando i rigidi ruoli assegnati per troppo tempo, in particolare alle figure femminili, di sopportazione, rinuncia alla propria personalità ed oblazione, le chiese e loro agenti politici hanno contribuito a creare quella cultura di silenzio che circonda ogni forma di violenza contro le donne, facendo in modo che ogni figura femminile non riuscisse ad elaborare una visione del corpo e della sessualità che le aiutasse ad essere più consapevoli di se stesse, più capaci di resistere agli abusi di ogni genere. L’ idea di Dio che si continua a propinare tramite l’ etica-cattolica-familistica (e patriarcale) è un idea di Dio intrinsecamente monarchica, simile alla teologia imperiale in voga nel Medioevo. Secondo l’ analisi di McFague (S. McFague, Modelli di Dio, Torino, 1998), questo Dio si rapporta con il mondo “attraverso il dominio sulla volontà dei suoi sudditi” in cui crea “sentimenti di timore reverenziale“. Suddetti sentimenti, in seguito, vengono però bilanciati da altri di abbietta paura ed umiliazione. Infine, la comprensione della salvezza che accompagna questa visione è un’ espiazione sacrificale (quindi: si introduce e promuove l’ idea che per mantenere salda un’ istituzione bisogna, di continuo, “sacrificare” la personalità e le esigenze-personali di alcuni soggetti della suddetta istituzione). Una donna abusata dal fratello all’ età di dodici anni afferma: “Non si poteva parlare. nessuno ascoltava. Inoltre, non era qualcosa di cui si poteva parlare“, mentre un’ altra dichiara: “Non si poteva parlare di cose di questo genere, certamente non di sensazioni in posti segreti” (testimonianze raccolte nel saggio: IMBENS – JONKER, op., cit. pp. 242-259; M. PROCTER – SMITH, Reorganizing Victimization: The Intersection Between Liturgy and Domestic Violence, in A. THATCHER – E.- STUART (a cura di), CHRISTIAN PERSPECTIVE ON SEXUALITY AND GENDER, Leominister, 1996, pp. 383).

La conclusione è che la stragrande maggioranza delle Chiese Cristiane e loro agenti hanno peccato di omissione non pensando in modo responsabile, né permettendo ad altri di pensare, alla sfera della sessualità. Proprio a causa della stretta connessione tra sessualità e peccato elaborata dalla teologia, il cristianesimo non ha sviluppato una morale sessuale che aiuti giovani e donne a conoscere ed a vivere in modo sano e ragionevole la propria sessualità. Anzi ripetutamente i media-confessionali veicolano l’ idea del sesso come qualcosa sporco, peccaminoso, qualcosa cui non si può pensare, tantomeno parlarne. Attualmente alcune chiese ancora negano alle donne autonomia decisionale su ciò che riguarda il loro corpo, viene, per esempio, negato l’ uso degli anticoncezionali. Per secoli, si è sostenuto che la sottomissione della donna al marito significasse sottoporsi alle sue richieste sessuali non importa quanto pressanti o violenti fossero (R. Radford Ruether, The Western Religious Tradition and Violence Against Women cit. pp. 38 s,; IMBENS – JONKER, cit. pp. 259.263). Nel suo libro “BUIO“, Dacia Maraini racconta di come una donna malmenata ripetutamente dal marito, costretta a subire i suoi rapporti sessuali violenti nonché ad avere rapporti sessuali con altri, finalmente trova il coraggio di rompere il silenzio per andare a confessarsi con il sacerdote. Racconta l’ accaduto così: “Io sono cattolica……sono andata dal parroco e gli ho detto in confessione di mio marito”. Ma lui l’ ha preso come uno scherzo. “Ti vuole bene? E’ fedele? Ti fa mancare niente? E allora, sopporta, figliola. Gli uomini hanno strane idee per la testa in fatto di sesso, bisogna sopportare”. Frutto della fantasia di una scrittrice laica?

Ne dubito.

Loren Broadus (scrittrice e saggista molto religiosa) racconta un episodio simile, una donna viene ripetutamente picchiata dal marito, questa volta diacono in una chiesa evangelica.

“Mi colpisce con i suoi pugni, mi fa cadere, mi riprende, mi sbatte contro la porta o il tavolo e mi riempie di calci“, dice la donna. La persona cui si rivolge le consiglia di farsi la valigia e di rifugiarsi in casa di parenti insieme a sua figlia di cinque anni. Nel frattempo, però, arriva il pastore del marito che consiglia alla donna di rimanere col marito e di fare tutto ciò che le è possibile per renderlo felice, aggiungendo che se dovesse lasciare il marito, andrebbe all’ inferno. Broadus conclude “Lungo la storia la risposta più comune della chiesa e della comunità in generale è rispecchiata nel consiglio di questo pastore. La chiesa e la società hanno appoggiato “una congiura di silenzio” col rispetto per gli uomini che maltrattano le donne” (L. Broadus, Sex and Violence in the Family and Church, in THATCHER STUART, p. 401).

Come gli eventi di cui questi due episodi parlano non sono fatti isolati, così le risposte di questi uomini ecclesiastici non sono meramente aneddotici. Esse riflettono un atteggiamento diffuso presso sacerdoti, pastori o altri operatori ecclesiastici. Come conclude la teologa Elisabeth E. Green, si rileva che le donne che rompono il silenzio e cercano aiuto dalla chiesa incontrano reazione di stupore, incredulità, negazione nonché consigli di sopportare, sottomettersi, soffrire. In altre parole, le chiese diventano complici del silenzio che da anni hanno predicato alle donne. Questi aspetti chiamano direttamente in causa le forme tradizionali attraverso le quali la sessualità si esprime nella vita reale, cioè la coppia monogamica e la famiglia. Sono queste le forme ufficiali, istituzionali, autorizzate della vita sessuale. Ma vi sono altre forme della vita sessuale che, nonostante le apparenze, non sono né marginali, né complementari. Si può parlare di un’ opposizione fra le istituzioni che inquadrano e limitano la vita sessuale, imponendole in qualche modo delle “restrizioni”, e i desideri individuali che ricercherebbero, per vie traverse, soddisfazioni supplementari o sostitutive, come per una sorta di “mercato nero del sesso”. Un “mercato-nero-del-sesso” che spesso si estrinseca per la brutalità e lo sfruttamento in cui costringe milioni di giovani donne nel mondo. L’ opposizione “istituzioni-individui” è ammissibile?

Tocchiamo qui il cuore del problema: le “istituzioni” che reggono l’organizzazione della vita sessuale sono in parte responsabili della formazione degli individui come entità biologiche e psicologiche. Nelle società a capitalismo avanzato, se l’ erotismo sociale, quello che si esprime nelle pubblicità, negli spettacoli e nelle diverse manifestazioni-culturali, può essere assimilato a un immaginario collettivo, ai fantasmi collettivi dei membri delle società, è come se la sua ostentazione si sviluppasse in un senso inverso alle soddisfazioni sessuali reali degli individui. Più si sogna, soprattutto se svegli, più questo sogno è segno delle ingratitudini e delle insufficienze della realtà. Ma il sogno è il guardiano del sonno e l’ immaginazione è una fonte di fantasticherie feconde, anticipatrici o tranquillizzanti: l’ immaginario collettivo non è soltanto il luogo inevitabile delle compensazioni fittizie. Emerge così una nuova coppia di opposizioni: dall’ opposizione sessualità-lavoro siamo passati all’ opposizione istituzioni-individui e scopriamo l’ opposizione sessualità realizzata-sessualità immaginaria.

Esattamente questo aspetto è caro alle analisi svolte dall’ ingegnere María Teresa Peña González, la quale terminerà uno dei suoi articoli tratti dal saggio “SEXO-GÉNERO: una construcción socio-religiosa-cultural”, con una riflessione dell’ abuso simbolico dei media, il loro eccessivo utilizzo di simboli e richiami sessuali come emblema e compensazione della penuria “sessuo-affettiva” che segna i meccanismi capitalistici e neo-coloniali dell’Occidente.

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SIMBOLISMI RELIGIOSI NELLA SESSUALITÀ.

Ing. María Teresa Peña González[1].

Per analizzare le particolari e più seducenti dimensioni della sessualità in tutta la sua complessità e le formazioni discorsive mitico-religiose circa le differenze di genere, il punto chiave sarà proprio quello di riconoscere l’ideologia produttrice di saperi in questo campo che fu inaugurata dalle tappe mosaiche alle idee giudaiche che si estesero nella pluralizzazione degli universi simbolici giudeo-cristiani.

La generalizzazione e la flessibilità di questa dottrina , tutti gli aspetti, dalle dotazioni teoriche che servono da parametri, alle realtà socio-religiose-culturali specifiche, fino alle pratiche sessuali e alle differenze di genere, tutto questo verterà come problematizzazione.

L’ essere umano è nella propria essenza un essere-sociale, il suo pensiero e le sue azioni si trovano influenzate da schemi biologici innati e da abitudini di tipo socioculturale che vengono trasmesse di generazione a generazione. Molte ricerche hanno confermato che l’individuo è influenzato da tutti gli stimoli sociali praticati o meno in presenza altrui. Tutto quello che un individuo sperimenta è condizionato ed i suoi atteggiamenti possono considerarsi una risposta verso determinati obiettivi, persone o gruppi con predisposizioni assimilate tra le varie relazioni-umane che si creano e pertanto fattibili di modifiche[2].

Al momento della nostra nascita ci troviamo immersi in idee già deteriorate o socialmente “naturalizzate”; come sono le credenze e le tradizioni religiose con relazione a versioni bibliche, circa la sessualità e le differenze di genere che si conservano all’ interno della società umana. Dove la religione agisce come un fattore definitore, non solo nella formazione spaziale ma anche nel carattere socioculturale che sviluppa. Di fronte a questa realtà gli esseri umani non reagiscono nel mondo in termini di credenze o sentimenti puri, bensì in termini di espressioni, opinioni e valori condizionati. Nei quali le nostre credenze e i nostri sentimenti si trovano confusamente iscritti e relazionati, in larga misura, con la posizione che occupa l’ individuo umano nella società e le stesse idee ereditate dai suoi antenati vincolati alla realtà circostante; forme “naturalizzate”, importanti nella formazione di miti e tabù, credenze, pregiudizi, etc., che non solo possono provocare discriminazioni sociali, ma vengono anche razionalizzate per giustificare le stesse discriminazioni prodotte.

La legge naturale è una teoria etica che, postulando l’esistenza di una legge il cui contenuto è iscritto nella natura, ha validità in ogni tempo e luogo e per ogni persona. La legge naturale è la fonte basilare per il magistero cattolico riguardo la morale sessuale.

Quando esistono idee preconcette nella società relative ad un atteggiamento considerato come “morale”, le persone dovranno imporsi tutta la vita di crescere e svilupparsi socialmente come esseri riconosciuti ”moralmente”. D’altra parte, devono sforzarsi anche per ridurre quelle tendenze considerate negative che possano danneggiare la loro vita e chi li circonda; il processo socio-religioso-culturale “naturalizzato” che appare cosciente o incosciente, mediante abitudini, credenze, miti, tabù, stereotipi e pregiudizi “morali”, etc., che una volta etichettati o non sempre ben etichettati, segnano l’identità di una popolazione[3].

Lo spostamento della religione di tutte le sfere della vita sociale all’ambito privato familiare, si verificò in maniera simultanea durante la stessa comparsa di altri universi simbolici produttori di sapere. Questo nuovo contesto multiplo produttore di senso socio-religioso ha implicato da parte sua, la coesistenza di sistemi di valori “non necessariamente coerenti tra sé.” [4]

Per analizzare la complessità delle formazioni discorsive religiose, quella dell’amore e la sessualità sono il punto chiave nell’ideologia produttrice di valori. Il processo di creazione del mito della sessualità e lo sviluppo “naturalizzato” dei ruoli di genere, insieme asfissiano una gran parte dell’umanità, polemizzando con vari aspetti politici, economici e sociali, riaffermando una cultura che si definisce come una sorta di identità. Si capisce e si estende come costruzioni socio – culturali storicamente situate. Configurano esperienze pratiche; “quello che si dice”, “quello che si fa”, la cosa “buona”, la cosa “brutta”, la cosa “naturale” o meno, la cosa “normale” o no,

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etc., sul sentimento amoroso sessuale, la sessualità sperimentata per gli individui e la posizione sociale che occupano le donne differenziate dagli uomini.

Questa dolorosa realtà sottolinea un compromesso etico col il mito, per una società preda di modelli ideologici ancora vigenti. Presenta le credenze religiose mascherate da sistemi ufficiali di relazioni politiche, educative, giuridiche, mediche ed identitarie in gran parte della popolazione, tutto dolcificato con una ricompensa che li aspetta nell’ “All’ aldilà”. L’idea dell’esistenza di questo principio fantastico impoverisce l’uomo, poiché porta l’ uomo ad abbandonare il proprio controllo su aspetti di vita concreti e sostanziali che vengono affidati alla volontà di un’ entità inspiegabile, sconosciuta, a cui l’ uomo crede aprioristicamente, come riflesso della sua esistenza sociale.

Vale a dire, la credenza in un “Essere Superiore” non è una decisione intima ed individuale dell’ umanità, bensì un riflesso delle condizioni sociali, culturali ed economiche nelle quali l’ umanità stessa si genera e si sviluppa. In base a questa argomentazione, l’idea di multipli ordini o universi simbolici nella società, implica che questi esistono “obiettivamente”, cioè, indipendenti della volontà degli individui;

materializzati in credenze, valori, rappresentazioni, oggetti, simboli che hanno dato loro carattere di naturalizzazione nell’ambito sociale o collettivo. La nostra società continua ad essere conservatrice e repressiva e l’ imbattersi negli elementi simbolici mitici presenti nella struttura della società porta la dimensione umana verso un vuoto esistenziale la cui coscienza alienante è divinizzata attraverso i mezzi di comunicazione di massa.

Da secoli la religione Occidentale deforma le idee inerenti alla sessualità e al genere. Attorno a questi presupposti, sessualità e genere, si basano le concezioni che lottano per imporre la propria egemonia intorno a queste attività. Diverse istituzioni socio-religiose e politico-culturali confliggono; il tutto per stabilire cosa sarebbe “permesso o proibito, corretto o scorretto, vero o falso, normale o anormale”, etc. Stereotipi, pregiudizi ed atteggiamenti discriminatori sono presenti, inculcati profondamente nelle coscienze degli individui, concetti assorbiti molte volte in maniera incosciente da amministratori della stessa giustizia durante la normale prassi lavorativa, che negano la legalità di alcune pratiche (un esempio è l’ aborto considerato illegale in molti paesi dell’ America Latina o dell’ Africa), nonostante esistono prove che l’impatto negativo di questo genere di azioni cade in maniera più violenta e abituale proprio sulle donne

Quando si occulta l’origine storica gudeo-cristiana del controllo sul sesso, la morale ed il concetto di peccato nonché la disuguaglianza tra uomini e donne, si contribuisce a riprodurre le condizioni in cui si perpetua o incrementa l’oppressione del controllo sessuale e l’iniquità di genere. Perciò, dobbiamo riflettere e ridefinire la nostra ideologia sessuale, il nostro concetto di erotismo ed amore, impregnato da un certo tipo di misticismo per favorire la creazione di una nuova realtà equa, ugualitaria e giusta.

Per facilitare cambiamenti di pensiero e condotta dalle prime tappe della vita e offrire strumenti per illustrare i concetti stereotipati, dall’educazione primaria fino alla superiore, come in ogni proietto sociale o lavorativo tanto per le donne come per gli uomini, bisogna potenziare gli studi circa l’origine mitico-religiosa-culturale giudeo-cristiana delle credenze inerenti alla sessualità ed i ruoli di genere che demonizzano le donne e le pratiche sessuali.

Il Centro Studi sulla Donna della FMC e le Cattedre di Studio sulla Donna dell’Università dell’ Avana, sono eccezionali istituzioni che hanno realizzato molte valide attività permettendo di raggiungere gli studi femminili ed addentrarsi in tematiche profonde sulla sessualità e il genere. Ma sarebbe vantaggioso che si incoraggiassero gli organismi incaricati all’educazione, come gli organismi centrali dello Stato affinché ogni progetto sociale, si potenzi con la conoscenza approfondita dei miti giudeo-cristiani e la conseguente storica demonizzazione della sessualità e delle donne, il tutto per facilitare la nascita di nuove riflessioni e cambiamenti di condotta dalle prime tappe della vita e limitare tutta l’ideologia mitico-religiosa che li restringe e limita i cambiamenti. Crediamo che questo sia un dibattito necessario a tutta la società. Ricchi di queste nuove conoscenze potremo affrontare consapevolmente la cultura occidentalizzata di massa, la cui funzione normativa è adattare la coscienza degli individui al mondo delle idee mitiche e religiose stereotipate, imposte pedantemente da migliaia di anni.

Novembre/2012
Il ruolo della Bioetica in America Latina e nei Caraibi

LA RELIGIONE POLEMIZZA CON LA BIOETICA SESSUALE

Ing. María Teresa Peña González[5].

Dra. Gilda Monteagudo Peña[6].

Durante questo lavoro osserveremo quanto sia importante analizzare come la Chiesa Cattolica abbia utilizzato le istituzioni di bioetica, vincolati ad altri Organismi della Destra religiosa, come un metodo di recupero del terreno perso nei vari ambiti pubblici. Questo accade perché le relazioni Stato-Chiesa si riferiscono all’ istituzionalizzazione dei suddetti “retti-obblighi” per tutti i cittadini e l’insieme di “norme morali” che dirigono la condotta umana. Ciò è percepibile in diverse sentenze giudiziarie o progetti di legge sul tema dei diritti sessuali e riproduttivi affinché tali diritti non vengano mai pienamente riconosciuti o diventino difficilmente applicabili i diritti riconosciuti come la contraccezione, l’ educazione sessuale, i diritti degli omosessuali in alcune aree, etc. Si sono inviate relazioni pubbliche o sviluppate conferenze da parte di differenti Comitati e Centri Studi di Bioetica, in coordinamento con Istituzioni composte da Attivisti Cattolici in ripudio a qualunque tipo di politica al riguardo del riconoscimento della libertà riproduttiva ed il riconoscimento delle coppie di fatto.

Negli ultimi anni la Chiesa Cattolica, nella sua opposizione al pluralismo in materia di sessualità si è trasformata. I discorsi religiosi affiancano discorsi scientifici e si articolano per giustificare la sua posizione in difesa di una concezione tradizionale ed esclusiva della sessualità umana. Funzionari giudiziari ed universitari, membri di Comitati di Bioetica, vescovi ed organizzazioni pro-life formano un blocco per ostacolare o per ostruire – tra altre cose – l’aborto ancora in quei casi in cui è permesso per diritto.

Affianco ai discorsi religiosi basati sulla Bibbia o sulla dottrina ufficiale della Chiesa Cattolica si assiste, sempre di più, a giustificazioni scientifiche, bioetiche e proposte di legge per difendere una forma dogmatica di visione della sessualità nel mondo contemporaneo. “Obiezione di coscienza, immagini di feti, persecuzione giudiziale per le donne che abortiscono o fanno uso di anticoncezionali, si articolano con minacce di scomuniche e gli appuntamenti per gli studi biblici”[7].

Comitati di Bioetica della Regione hanno formulato argomenti per sostenere l’interruzione volontaria della gravidanza nei servizi di salute pubblici. Mentre in alcuni paesi, quei Comitati hanno servito da promozione a posizioni fondamentaliste contro i diritti delle donne, facendo in modo che il settore medico si paralizzi. L’ONU ha accettato le petizioni delle organizzazioni femminili e ha emesso risoluzioni che incriminano gli Stati che negano l’accesso all’aborto non punibile, come una violazione di diritti umani. In altri casi, il tempo per rispondere alle domande o petizioni è scaduto senza riuscire ad individuare una risoluzione adeguata. Alte istanze giudiziali si sono pronunciate a beneficio della distribuzione della pillola contraccettiva di emergenza. Mentre, altre alte istanze hanno considerato che il farmaco è un abortivo e pertanto l’hanno proibito.

Nei lineamenti che contraddistinguono i vescovi nella loro diocesi, ogni volta è più frequente trovare discorsi scientifici che si articolano per giustificare una posizione unica e dogmatica della sessualità. Diversa analisi hanno messo in evidenza la forma in cui l’attivismo conservatore cattolico utilizza la società civile come terreno privilegiato per difendere politicamente una concezione egemonica della sessualità, come è la penalizzazione dell’aborto e contro la legalizzazione delle convivenze omosessuali. Nell’anno 1994 si crea la Pontificia Accademia per la Vita, la stessa si erige come Istituzione della Chiesa Cattolica a livello ufficiale e mondiale che specificamente ha al suo carico gli studi nel ramo della Bioetica[8].

Se dovessimo fare brevemente una classifica degli argomenti più utilizzati negli interventi di diversa indole che si realizzano nei Centri di bioetica Cattolici relativamente alle loro opposizione a temi legati ai diritti sessuali e riproduttivi, ci ritroveremo con nozioni che ruotano intorno ai seguenti postulati:

A: protezione restrittiva ed irrealistica della vita, dai suoi inizi biologici fino alla morte naturale. Qui si inserisce tutta la campagna religiosa contro gli anticoncezionali e l’aborto.

B: La differenza tra uomini e donne sarebbe di indole “naturale”. Basati su una presunta”Legge Naturale”; la Chiesa rispetta come “mandati divini” i concetti di differenza di genere che prendono una base sociale, culturale e religiosa.

C: La finalità “naturale ed unica” della relazione sessuale, sarebbe la procreazione di un nuova essere. Per questo la Chiesa è contraria alla contraccezione e all’aborto, poiché argomentano che attraverso questi atti si dileguerebbe la funzione “naturale” non suolo dell’atto sessuale in se stesso, ma anche del ruolo naturale che infonde alle donne “la maternità.” [9]

Sebbene esistono Istituzioni e Centri di Bioetica slegati dai dogmi della Fede Cattolica, la forza e l’efficacia di questi non sembrano equipararsi al lavoro di diffusione che viene realizzato nei centri confessionali. Tra le cause di questo fenomeno possiamo segnalare: l’alto grado organizzativo ed istituzionale che rende comprensibile l’ esistenza di questi Centri in questa Regione, il quale diventa palese avendo un organo centrale ufficiale, dipendente direttamente dal Vaticano, come lo è l’Accademia Pontificia per la Vita; che lavora in coordinazione con gli Istituti di Bioetica, con le Scuole di Avvocatura, con i Medici Cattolici ed Organizzazioni Pro-Life. Tristemente crediamo che questa pratica comprova che questo tipo di interventi nelle politiche pubbliche sulla sessualità vanno in deterioramento dei principi che detta una visione bioetica laica e pluralista.

La Chiesa Cattolica non controlla unicamente lobby segrete ed invisibili, ma si vede obbligata a divenire un’ entità pubblica ed attiva, ad uscire nelle strade ed a formare organizzazioni, a difendere la sua posizione con discorsi secolari. “Questi cambiamenti, malgrado in apparenza presentino una destra religiosa più poderosa ed attiva, sono la conseguenza di società che stanno modificando le frontiere legali e quelle morali in relazione alla sessualità in generale ed all’aborto in particolare”[10].

La bioetica può proporre un’educazione integrale sul significato della vita umana, la sessualità ed il piacere, l’autonomia e la responsabilità personale e sociale, i diritti sessuali e riproduttivi come i diritti umani inalienabili. Tuttavia, tanto la Chiesa come i gruppi conservatori in America Latina si oppongono completamente all’educazione sessuale, argomentando che possa aprire le porte alla promiscuità, l’omosessualità ed all’aborto. Inoltre, contraccezione ed aborto sarebbero problemi ancora sospesi che si affrontano nella sfida di dovere adottare misure che permettano di educare le persone all’esercizio responsabile della sessualità e alla sfida di rendere accessibili i mezzi per il controllo della riproduzione e la diminuzione dei rischi inerenti alle relazioni sessuale non protette[11].

Questione ricondotta con la primaria necessità di stabilire una regolazione chiara ed uniforme sull’obiezione di coscienza del personale sanitario. Il requisito essenziale è che l’esercizio dell’obiezione di coscienza per un professionista sanitario non debba presupporre mai danni per il paziente (come lo è l’ omissione di soccorso). L’obiezione di coscienza, come possibilità derivante del diritto fondamentale della libertà ideologica, è individuale e non può essere mai esercitato in un’istituzione di salute pubblica e negli ospedali pubblici[12].

Stranamente, la dignità umana si invoca tanto per difendere il diritto a scegliere liberamente il momento della morte – diritto a morire degnamente – come per opporsi, in suo nome, al riconoscimento di questo diritto. Un altro tema in sospeso è la riforma della legge dell’aborto affinché le sue condizioni siano chiare ed accessibili. Con ogni cambio di Governo si parla di modificarla e si resuscita una polemica che sarebbe opportuno risolvere dato che colpisce la salute pubblica. La bioetica trascende la mera riflessione morale e richiede decisioni giuridico-politiche che riflettano l’opinione sociale; di lì la necessità che i poteri pubblici si occupino di risolvere le questioni posticipate.

In America Latina e nei Caraibi, l’introduzione del la bioetica venne gestita da mani secolari, cioè da medici e non da Teologi. Cuba potrebbe considerarsi insieme all’Argentina pioniere nell’area, poiché nel 1975 ufficializzò i comitati di etica negli Ospedali, per risolvere gli eventuali conflitti che si possano verificare nella relazione medico-paziente. Caso paradigmatico in relazione al tema che occupa è quello della Bolivia, poiché l’origine dell’attività bioetica in quella regione, si trova vincolato direttamente alla Chiesa Cattolica. La sua creazione risale all’anno 1992 quando l’Università Cattolica di San Pablo, in Cochabamba , attraverso il Consiglio Direttivo dell’Istituto Superiore di Studi Teologici approvò la costituzione di un Centro di Bioetica in detta casa di studi. Per queste ragioni, si può annunciare che la Bioetica è diventata effettivamente una componente importante nelle politiche che elabora questo paese, in salute come in altre aree del benessere umano[13].

L’utilizzo di questi organismi nelle politiche pubbliche sanitarie, come vedremo, è diventato evidente in differenti paesi della Regione, ma non solo cercando di avere influenza sulle agende degli Stati in ambiti legati alla salute sessuale e riproduttiva, bensì attraverso un intervento diretto su diverse istanze giudiziali che trattano questioni riferite alla depenalizzazione o non punibilità degli aborti terapeutici. Questo fenomeno si evidenziò nel II Congresso Mondiale di Bioetica celebrato nell’anno 2002 in Gijón España, in cui si sottolineò come la Chiesa Cattolica abbia il predominio della bioetica in quanto a numero Istituzioni ed iniziative di azione e ricerca[14].

Come si evince dai concetti fin’ ora esposti, l’influenza della gerarchia ecclesiastica e di altre organizzazioni religiose conservatrici per esercitare potere sullo Stato ed impiantare dei precisi limiti culturali e morali alle popolazioni, si manifesta specialmente rispetto ai diritti sessuali e riproduttivi, con particolare enfasi sul tema dell’aborto. In questo senso, si costruisce una pluralità di argomentazioni provenienti dal campo religioso che si accorda ad elementi discorsivi di bioética scientifica e secolare a livello nazionale ed internazionale. Questo fenomeno, come vedremo, si traduce nella pluralità di azioni e strategie che si interpretano come forme di controversia sul senso che lo Stato e la società laica concede alla sessualità ed al corpo. Fondamentalmente tutto ciò avviene sul tema della riproduzione che è il mandato principale ed inevitabile che cercano di continuare a sostenere sulla pelle stessa delle donne.

In America Latina e nei Caraibi, nonostante i differenti contesti e processi intorno al riconoscimento ed al’ inclusione dei diritti sessuali e riproduttivi nelle legislazioni interne, osserviamo che le organizzazioni religiose conservatrici non sono sparite affatto. Quest’ ultime con con pretese di regolare le politiche sulla sessualità, come supposte in alcuni momenti dal progetto sulla modernità, hanno saputo adattare i discorsi e le strategie ai cambiamenti sociali, culturali e scientifici, al ruolo dei Comitati di Bioetica Cattolici nelle politiche pubbliche sulla sessualità.[15]

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[1] Ingegnere Chimica, attualmente pensionata. Studia le religioni ed il loro influsso nella società da più di 20 anni. Ha presentato lavori in eventi nazionali ed internazionali e ha impartito conferenze in Cuba ed all’estero. Attualmente collaboratrice nella Federazione Democratica Internazionale di Donne (FDIM).

[2] Santiago Castro Gómez, Studi Culturali e Concetto di Ideologia, Istituto di Studi Sociali e Culturali PENSAR, della Pontificia Università Javeriana, Bogotà. Colombia.

[3]Peña González, María Teresa y Monteagudo Peña, Gilda. “Género: Una trampa entre sexo y religión”, Conferencia presentada en el evento internacional Casa de África “Antropología Social” enero del 2006.

[4]Berger y Luckman .TALASA Ediciones S.L.Madrid,1997,p. 20.

[5] Ingegnere Chimico. Attualmente pensionata, studia religioni da più di 17 anni. Ha presentato i suoi lavori durante eventi nazionali ed internazionali e ha impartito conferenze a Cuba ed all’estero. Attualmente è collaboratrice della Federazione Democratica Internazionale delle Donne, FDIM, il cui Ufficio regionale si trova all’ Avana, Cuba.

[6] Dottoressa in medicina, laureata dal 1985; Specializzata in Endocrinologia al Ministero di Salute Pubblica di Cuba dal 2002. Ricercatrice presso l’Accademia di Scienze di Cuba, dal 1997, con un Master in Salute Riproduttiva ottenuto a Cuernavaca, Messico. Dal 1987 lavora nell’Istituto di Endocrinologia Nazionale, come ricercatrice ed insegnante.

[7]Juan Marco Vaggione. La Iglesia Católica y el aborto: el final de una hegemonía. ALAI, Latin America in Movement. 2007-09-28

[8]Angélica Penas. http://centauro.cmq.edu.mx Búsqueda 3/12/2009

[9]Ídem.

[10]Juan Vaggione es Investigador CONICET/ Facultad de Derecho y Ciencias Sociales de la Universidad Nacional de Cordoba. Fuente: Artemisa Noticias
http://alainet.org/active/19894&lang=en

[11]IWHC. Beijing Plus Five: IWHC’s Analysis of Negotiations and Final “Further Actions”. Document 5; 2000.

[12]La bioética pendiente. María Casado; titular de filosofía del derecho y de la cátedra UNESCO de bioética de Barcelona. Búsqueda en Google 23.12.20010

[13]Angélica Penas. http://centauro.edu.mx Búsqueda Google 3.4.2007

[14]Rol de los Comités de Bioética Católicos en las políticas públicas sobre sexualidad.Penas Defago, María Angélica. Católicas por el Derecho a Decidir Córdoba-Argentina. Búsqueda en Google 21.8.2009.

[15]Penas Defago Maria Angélica. Católicas por el Derecho a Decidir Córdoba-Argentina. Búsqueda Google 23.9.2008.