CONVOCHIAMO TUTTE E TUTTI A PRESIDIARE PIAZZA DEL GRANO A BOLZANO: QUESTO SABATO 8 AGOSTO, ORE 16:00.

E’ sempre più evidente come il governo turco stia utilizzando l’ ISIS come pretesto per attaccare il PKK (il Partito dei Lavoratori del Kurdistan). La Turchia ha appena annunciato che invierà le sue truppe alle forze di coalizione, presumibilmente per combattere contro l’ ISIS. Ma, al momento, risulta che la Turchia abbia come reale bersaglio le posizioni curde in Iraq, al di là delle posizioni di ISIS in Siria. In Turchia, milioni di Curdi autoctoni continuamente risultano essere vittime di atteggiamenti inquisitori e/o terroristici da parte dalla polizia locale. Vengono arbitrariamente trattenuti nelle questure, picchiati o molestati, costretti a vivere in ghetti, spesso assassinati (da polizia o da nazionalisti turchi). Ma i terroristi di ISIS continuano a viaggiare liberamente, ad attraversare i confini per andare in Siria o ritornare in Turchia; curarsi nei migliori ospedali turchi ed usufruire di ogni genere di servizio socio-sanitario. Piuttosto sembra che il governo della Turchia stia intraprendendo una nuova guerra contro il Curdi, mentre afferma di voler combattere il terrorismo. Questo 24 luglio fonti turche riportano di aver bombardato il PKK curdo, le basi in Qandil, in Iraq, così come lo Stato islamico (ISIS) in Siria. Secondo “liMes”, rivista italiana di geopolitica, l’offensiva segna una svolta importante nella politica estera turca: si tratta della prima volta in assoluto che la Turchia interviene contro l’Isis al di fuori dei suoi confini ed è il primo attacco negli ultimi quattro anni contro il Pkk.Il primo ministro turco Ahmet Davutoglu ha dichiarato che un totale di 590 combattenti dell’Isis e del Pkk sono stati arrestati (citazione da: http://www.thepostinternazionale.it).Il governo turco ha deciso di lanciare un’offensiva contro i due gruppi in seguito all’attentato di Suruç, in cui un turco affiliato all’Isis ha compiuto un attacco suicida che ha causato 32 vittime, e l’uccisione di due poliziotti da parte del Pkk. La mattina del 20 luglio a Suruç, città al confine con la Siria, un turco di 20 anni – che secondo gli investigatori aveva legami con l’Isis – si è fatto esplodere a un raduno di giovani attivisti della Federazione delle associazioni giovanili socialiste turche. Gli attivisti si trovavano nel centro culturale Amara e stavano preparando la partenza per Kobane, la città siriana che aveva subito un lungo assedio da parte dell’Isis ed era stata riconquistata dai curdi nel gennaio del 2015. I giovani volevano aiutare la popolazione locale a ricostruire alcuni edifici, tra cui la biblioteca. Due giorni dopo, la mattina del 22 luglio, due poliziotti turchi sono stati uccisi a Ceylanpinar, nel sudest della Turchia, al confine con la Siria. Il Pkk ha rivendicato l’attacco, dichiarando che si trattava di una ritorsione in seguito alla strage di Suruç, e ha accusato i poliziotti di aver collaborato con l’Isis (citazione da: http://www.thepostinternazionale.it).

Il 25 luglio l’Isis inoltre ha fatto esplodere due camion, in due diversi villaggi nei pressi della città siriana di Tel Abyad, controllata da milizie curde, causando diverse vittime. La Turchia evidentemente è sconvolta dal riavvicinamento che il PKK sembra stia stabilendo con gli Stati Uniti e l’Europa. Sembrerebbe sconvolta dalle simpatie che il PKK riscuote tra la Società civile occidentale. Probabilmente è stata anche allarmata dalle vittorie del PKK contro ISIS, così come le varie alleanze internazionali ulteriormente fortificate. Ankara, oltre a designare come bersaglio le posizioni di ISIS in Siria, bombarda le posizioni di PKK nelle montagne di Qandil del’ Iraq, dove si trova la sede centrale del PKK. Non c’è ISIS a Qandil. Questi attacchi non solo inaugurano una nuova era di morte e distruzione, ma compromettono ogni opportunità di dialogo non-violento sul problema curdo in Turchia. Secondo “Diritti Globali” (della Società INformazione onlus): la prima notte, la Turchia ha bombardato l’Isis in un intervento molto semplice e breve, solo 25 minuti e 5 bombe. Quello contro il Pkk non è un intervento secondario, ma primario: le parole di Davutoglu (primo ministro turco) e le azioni dell’esercito sono l’espressione chiara dell’intenzione di colpire il Pkk e non l’Isis. Davutoglu domenica ha detto che lo scopo è rispondere al Pkk in merito all’uccisione dei due poliziotti a Ceylanpinar. Un gesto forte dopo due anni e mezzo di quasi totale silenzio. Dico quasi perché negli ultimi mesi la tensione era salita: l’esercito ha costruito dighe e nuove caserme in territorio kurdo e ha militarizzato il territorio.Ancora sabato e domenica in altre 30 città migliaia di poliziotti hanno svolto operazioni nelle abitazioni di civili portando in caserma centinaia di presunti membri del Pkk, ma anche membri del Partito Democratico del Popolo, l’Hdp (citazione da http://www.dirittiglobali.it).Dopo che le operazioni militari contro il PKK cominciarono, l’ accesso ai websites di giornali pro-curdi ed ad alcune agenzie di notizie fu negato. Molti siti favorevoli al popolo Curdo furono chiusi o oscurati. Tra questi websites sono inclusi: Firat Notizie Agenzia (ANF), Dicle Notizie Agenzia (DIHA), Hawar Notizie Agenzia (ANHA), Ozgur il giornale di Gundem, Notizie di Yuksekova, Rudaw e BasNews. Probabilmente il governo turco pensa che bombardare il PKK genererà l’ entusiasmo dei nazionalisti che andrà in favore dell’AKP, per aiutarlo riguadagnare un’ autentica maggioranza alle prime elezioni. Apparentemente, la Turchia sembrerebbe non aver bisogno di deputati curdi nel suo parlamento. A prima vista, sembrerebbe che lo stato turco preferisca macellare o arrestare i Curdi o fingere che non esistano. Purtroppo, la Turchia ha preferito non formare una “alleanza turco-curda” per combattere l’ ISIS. Inizialmente, la Turchia ha aperto i suoi confini all’ ISIS, alimentando la crescita del gruppo terrorista. Ed ha colto, nell’ ISIS, un’ ulteriore strumento di repressione contro la minoranza Curda. Secondo questa strategia (tipicamente turca), la “pace” sarà possibile esclusivamente quando i Curdi si sottometteranno al “suprematismo” turco ed abbandoneranno la loro meta di divenire una nazione uguale in diritti ed opportunità. Il governo di Ankara è ormai ufficialmente accusato dalle stampe ufficiali di stato, come CCN e BBC, (https://www.youtube.com/watch?v=qARNhiyHvZA or http://www.bbc.com/news/world-middle-east-29004253) di favorire i miliziani di Daesh (“ISIS”), permettendo loro il libero passaggio tra le frontiere, cura dei feriti nei propri ospedali, nonché fornendo armi, come denunciato da recenti documentari che prima delle elezioni hanno fatto scandalo (http: // albainformazione. com / 2015/05/07 / turkey-isis / and http://www.informationclearinghouse.info/article39825.htm). I miliziani di “ISIS”, ufficialmente classificati come terroristi, si avvalgono in realtà della potenza di un vero e proprio stato nazione, finanziato da Qatar, Emirati, e Arabia Saudita, ma anche dalla vendita di donne e bambine schiavizzate, dal traffico di stupefacenti, contrabbando di beni archeologici e controllo di gas e petrolio. Questi mercenari sono armati da Turchia e USA, addestrati da Israele e Stati Uniti, due facce queste ultime della stessa medaglia e accomunate da uno stesso scopo, egemonia territoriale ed economica del Medio Oriente. Europa, UN e NATO appoggiano conniventi queste operazioni ILLEGALI (http://www.retekurdistan.it/2015/06/hdpil-governo-turco-deve-dimostrare-di-non-essere-coinvolto-nellattacco-a-kobane/). Mentre l’occidente strumentalizza l’integralismo islamico di “ISIS” per fomentare la politica del terrore, l’odio, il razzismo e indebolire così l’opposizione popolare, Erdogan, strumentalizzando il problema dei profughi in fuga da “ISIS”, rilancia il suo progetto di una “fascia di sicurezza” in territorio siriano, tolta al controllo di Bashar Assad. Lo scopo è rendere la Siria una no-fly zone, una zona cuscinetto. Mira ovviamente al controllo di aree strategiche tra Turchia e Siria e all’annientamento dei popoli Kurdi dell’autonomo Rojava, la cui pacifica pratica politica minaccia la sua supremazia. USA e Turchia affermano volere addestrare migliaia di “ribelli moderati” siriani che dovranno prendere il controllo delle aree liberate da “ISIS” e dal governo centrale di Damasco. Ricordiamo che agli inizi degli anni 90’ il PKK con l’appoggio delle popolazioni cittadine turche aveva raggiunto un punto di svolta tale che l’indipendenza del Kurdistan sembrava vicina. Fu proprio l’intervento della NATO a impedire che ciò accadesse per tutelare gli interessi dell’alleata Turchia. Nonostante il Rojava abbia ridimensionato le sue richieste, chiedendo solo un’autonomia governativa e non più l’indipendenza, la persecuzione è continuata.UK e Danimarca si sono aggiunti con raid aerei “anti-ISIS” già intensificati dagli Stati Uniti, emblematicamente proprio nei territori siriani che non hanno chiesto il loro intervento, e senza l’approvazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (http://ilmanifesto.info/isis-erdogan-scende-in-campo-per-la-zona-cuscinetto-in-siria/). Di fatto le frontiere si sono ulteriormente indebolite. (http://www.linkiesta.it/isis-conquista-kobane-siria). La Turchia continua a negare ma lascia entrare gli jihadisti in Siria, arrestando e torturando invece Kurdi in fuga, anche bambini e adolescenti (http://www.uikionlus.com/5-giovani-del-rojava-torturati-dai-militari-turchi/) che cercano di varcare i confini all’interno dei quali le popolazioni del Rojava sono braccate, assieme a centinaia di cadaveri dei terroristi sedicenti islamici e dei civili, che stanno diffondendo epidemie e malattie. Il popolo Kurdo, già vessato e perseguitato dal genocidio di Dersim avvenuto 77 anni fa, viene considerato alla stregua di carne da macello anche dal “democratico” Occidente! Le lotte di potere dei più potenti Stati Nazione si combattono ancora una volta sul corpo delle donne, a migliaia infatti le Curde, soprattutto Yazide, spesso giovanissime e bambine, vengono rapite e vendute sui mercati arabi, violentate, torturate e rese schiave sessuali quando da sole non riescono a togliersi la vita per impedire che questo accada. Le unità di difesa del popolo YPJ e YPG, associate al PKK, costrette a difendere la propria gente e la propria vita dagli attacchi casa per casa effettuati da “ISIS”, rientrano invece ancora nelle liste delle organizzazioni terroristiche anche in Europa e negli Stati Uniti, perché così vuole la Turchia, “membro di ferro” della NATO. Se la NATO per tutelare gli interessi economici, politici e territoriali dei suoi membri si macchia di genocidio e di reati contro tutta l’umanità, questo riguarda tutte e tutti, che risediamo nei paesi che di essa fanno parte e sottostiamo ai governi che ci rendono complici delle loro manovre egemoniche illudendoci di tutelarci con la “democrazia” per spegnerci il cervello e ogni capacità empatica con l’indifferenza. BASTA INDIFFERENZA! Chiediamo solidarietà contro una guerra che riguarda tutta l’umanità! NON POSSIAMO RIMANERE IN SILENZIO! RESTANDO IN ATTESA DI ALTRE MOBILITAZIONI NAZIONLI ED INTER-NAZIONALI, CONVOCHIAMO UN PRESIDIO A BOLZANO: QUESTO SABATO 8 AGOSTO ORE 16 PIAZZA DEL GRANO A FIANCO DELLA RESISTENZA CURDA IN TURCHIA, SIRIA E IRAQ! FERMIAMO LE COLLABORAZIONI MILITARI FRA ITALIA E TURCHIA CONTRO LA REPRESSIONE DELLO STATO TURCO!

M.C. & I. L.

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