TALAL KHRAIS, Damasco

MADDALENA CELANO, Roma

Omran Zoubi Ministro dell’Informazione Siriano: “Li abbiamo avvertiti, chi usa il terrorismo si brucerà le mani”
Prima di lasciare la Siria abbiamo avuto il piacere di essere degli ospiti graditi alla Conferenza Internazionale su media e il terrorismo. Siamo stati insieme a 130 persone, tra analisti, studiosi e giornalisti provenienti da diverse parti del mondo che hanno partecipato alla conferenza terminata la sera del 23 luglio. Purtroppo, nonostante l’annuncio, da circa tre mesi, nessun giornalista italiano ha chiesto il visto per ascoltare le analisi e i giornalisti da tutto il Mondo sul fenomeno più preoccupante, che è il terrorismo.Mentre sono in Siria, osservo che, su alcuni siti-internet italiani, si riportano vecchi e semplici incontri riciclati da diversi vecchi siti: tutto riportato come se fossero interviste inedite. Spesso i giornalisti tacciono o non divulgano la realtà dei fatti. Ma chi pretende di essere autentico giornalista dovrebbe faticare un po’ di più nell’ individuare fonti attendili e rispettarle (non riciclarle e non manipolarle per altri scopi)…

Non dovremmo allora sorprenderci se, nel prossimo futuro, avremo dei terroristi a casa nostra. L’Occidente e l’Europa ha grandi colpe, anche l’Italia del Ministro Terzi cerca di mostrare all’opinione pubblica personaggi squallidi come opposizione democratica, bloccando addirittura i visti di deputati indipendenti come l’autorevole sig.ra Maria Saadeh. Forse l’Italia del Ministro Terzi è il male minore rispetto alla Francia, agli Stati Uniti o alla Gran Bretagna che ha fornito armi e consiglieri ai terroristi. Anche questi tre Paesi sono il male minore rispetto a Paesi che sono intervenuti direttamente nel conflitto come l’Arabia Saudita, il Qatar e, in particolar modo, la Turchia che oggi, più che mai, è minacciata dagli spiriti maligni che essa stessa ha creato.

Tutti noi sappiamo che con Qaedah non si scherza, quando promette qualche cosa non ritorna indietro e diventa il primo nemico. L’amichevole incontro con il Ministro dell’Informazione Siriano Omran Zoubi ha sottolineato i pericoli che rappresenta il terrorismo, su Paesi che l’hanno voluto usare contro la Siria: “siamo l’unico Stato, insieme alla Resistenza Libanese a combatterlo seriamente. L’Occidente deve decidere chi è il suo nemico, se noi o i terroristi. Non possono essere nemici, allo stesso tempo, di uno stato vittima del terrorismo e del terrorismo”. Purtroppo l’Occidente vede con l’occhio di Israele, uno Stato occupante recentemente conosciuto come lo Stato che ha sostenuto i terroristi di al Nusra. E’ vergognosa la visita del Premier Renzi in Israele, tutto il sostegno all’occupante, nemmeno una parola sugli insediamenti, sul massacro di Gaza, qualche parola solo sugli aiuti umanitari ai palestinesi, nessuna parola sulle risoluzioni dell’ONU 242, 338, 194 e tanti altri risoluzioni mai applicate. L’Europa, in realtà, al di là delle dichiarazioni, punisce chi combatte il terrorismo.Infatti, chi combatte il terrorismo viene punito dall’Amministrazione Americana che ha imposto delle sanzioni a tre responsabili militari di Hezbollah. Le persone in questione sarebbero colpevoli, secondo il Dipartimento del Tesoro degli USA, di aver svolto un ruolo chiave all’interno delle operazioni militari in Siria, svolte dal gruppo armato in sostegno del governo siriano. Il Ministro dell’Informazione, Omran Zouhbi, chiede chiarezza ogni volta che abbiamo occasione di incontrare colleghi giornalisti: ”i terroristi sono delle marionette ma, quando finisce il gioco, presto diventano magma nelle mani degli stessi manovratori”. In Siria, nessuno crede alla teoria turca di combattere il terrorismo, nello stesso tempo in cui aerei da guerra turchi F-16 hanno colpito obiettivi di Isis oltre il confine con la Siria e, almeno 251 persone sono state arrestate durante un blitz anti-terrorismo, continuando ad addestrare il cosiddetto gruppo dell’Armata al Fateh, 90% di Jabhat el Nusra e il 10% altri gruppi tutti legati ad al Qaedah. In realtà, secondo l’autorevole analista ed ex ministro dell’Informazione, Mahdi Dakhlallah, ci sono due motivi che spingono la Turchia a cambiare faccia. Il primo motivo è che il potere in Turchia rappresenta i Fratelli Musulmani, i quali cercano di usare lo Stato dell’Iraq e del Levante come strumento per affermare il potere della Fratellanza Musulmana. ISIS, con il supporto dei Servizi dell’Esercito Turco, diventa sempre più incontrollabile ed ha come obiettivo quello di creare un Califfato. In Turchia vi sono almeno 4000 combattenti turchi legati a ISIS, non più contenibili.

Ecco perché la Turchia è piombata in una spirale di violenza: in tre giorni sono stati assassinati, in diversi attacchi rivendicati dal Pkk turco, tre poliziotti. Il secondo luogo, sempre secondo Dakhlallah, la Turchia interviene in Siria con il placido accordo della stessa Siria poiché il nemico sarebbe comune. Ma, di fatto, la Turchia desidera solo avere libertà di movimento per intervenire in qualsiasi momento, soprattutto quando i curdi rappresenteranno una vera identità autonoma. Non a caso, proprio in questi giorni, le autorità di Ankara hanno legittimato una serie di attacchi aerei contro obiettivi dell’Isis, che invece hanno preso di mira posizioni del PKK.
Gli attacchi hanno centrato campi d’addestramento legati al Partito dei lavoratori nel Kurdistan iracheno. Difatti, in Iraq, sulle montagne di Qandil, si trova il quartier generale del PKK. Il gesto dei turchi non deve stupire, visto le opinioni di Ankara, che considera il PKK un’intimidazione terroristica, non inferiore a quella dell’Isis e che potrebbe ulteriormente complicare lo scenario. “La Turchia sostanzialmente ha spezzato il cessate il fuoco”, afferma all’Associated Press Zagros Hiwa, un portavoce del PKK in Iraq. Probabilmente le azioni intraprese dalla Turchia porranno la parola fine agli accordi di pace del 2013, quando Ocalan chiese ai suoi di abbandonare le armi.
Intanto i curdi continuano ad accusano le autorità di non fare abbastanza contro l’Isis, di effettuare solo operazioni “cosmetiche” (o di facciata) per mettere a tacere l’ opinione pubblica. Lasciando, di fatto, la popolazione curda sola e sempre più fiaccata, sempre più isolata di fronte ad una minaccia globale. Al ritorno, chiedo all’autista di passare nella vicinanza di Zabadane, le notizie sono ancora più positive. Stamattina Hezbollah ed Esercito Siriano hanno ottenuto il pieno controllo della città più importanza dal punto di vista strategico. I terroristi di al Nusra, ed altri gruppi, cercano di abbandonare la città. I vincitori di questa battaglia cambiano le cartine geografiche che ora conosciamo. Zabadane, oltre alla sua importanza strategica è il serbatoio d’acqua della Siria. Si tratta di una cittadina a nord ovest di Damasco che prima dell’inizio della guerra civile contava solo 26.000 abitanti.

da http://www.ilsudest.it