Da Naquora, sud Libano: TALAL KHRAIS

Da Roma: MADDALENA CELANO
L’operato della cooperazione Italiana, UNifil e Organizzazioni non governative

Nella terza settimana di Agosto, dopo 33 giorni di continui bombardamenti,vi furono 1100 morti civili, la distruzione di infrastrutture a causa dei bombardamenti israeliani, ma il Libano si pacificò. La conclusione del conflitto è avvenuta grazie alla risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. A differenza di tutte le altre questioni, dove il parlamento si divise, tutta l’Italia, il governo e la società civile scense in campo per sostenere il martoriato popolo libanese.
Incontriamo nel nostro viaggio nella terra della Resistenza, nella Capitale del Sud del Libano il Generale Ali Sharour, Capo della Direzione della Sicurezza dell’Esercito Libanese, nell’area più delicata del Sud Libano:
”Il Libano ha resistito, gli obbiettivi israeliani sono falliti ma se non vi fosse stata la solidarietà internazionale, i libanesi non avrebbero potuto ritornare nelle loro case distrutte, nelle loro terre vi furono un milioni di bombe a grappolo, milioni di mine. Il Paese si è pacificato, l’Italia ha avuto un ruolo importante, potrei dire un ruolo determinante. In particolare i militari italiani furono ricevuti dalla popolazione con braccia aperte”. Il Generale che segue le relazioni tra l’Esercito Libanese e l’UNIFIL continua il suo racconto con entusiasmo:
”La collaborazione tra gli italiani e le forze armate del Libano e la popolazione civile fu straordinaria. Gli italiani hanno rafforzato sempre di più la cooperazione tra civili e militari nel Libano del Sud. Non si contano gli aiuti alla popolazione, centinaia sono stati i progetti realizzati a favore della popolazione, da una parte sostenevano la cittadinanza con tutto ciò che serve dall’altra, l’Italia offriva e continua ad offrire un completo sostegno alle Istituzioni Libanesi”. Passeggiando tra i comuni del Sud, si può constatare la presenza italiana e il rapporto amichevole tra gli italiani e la popolazione. Passiamo a Chahabieh nei pressi di Tiro, una serie di iniziative, a favore della popolazione nel comune,sono state portate avanti, dai caschi blu italiani, nell’ambito delle attività di cooperazione civile e militare,con donazioni di materiale informatico e attrezzature tecniche. L’Italia, con altri 33 Paesi e con l’Armenia,ha assistito il Governo libanese nell’ esercitare la propria sovranità sul proprio territorio ed a garantire la sicurezza dei propri confini,in particolare dei valichi di frontiera con lo Stato di Israele. Sostengono, inoltre, le forze armate libanesi nelle operazioni di sicurezza e stabilizzazione dell’area, allo scopo di prevenire un ritorno delle ostilità e creare le condizioni all’interno delle quali possa essere ritrovata una pace duratura.
Da ricordare che L’Italia è membra della forza multinazionale denominata UNIFIL che, dal 1978, opera lungo la linea “armistiziale” Blue Line tra il Libano ed Israele. Poi, dopo il conflitto, tra il luglio e agosto 2006, la forza multinazionale di UNIFIL ebbe il compito di verificare il ritiro delle truppe israeliane dal confine meridionale del Libano e assistere lo stesso governo a ristabilire la propria autorità nell’area. Dopo la crisi del luglio/agosto 2006, ai precedenti compiti, si aggiungono il sostegno alle forze armate libanesi nel dispiegamento nel sud del paese, l’assistenza umanitaria alla popolazione civile e il monitoraggio della cessazione delle ostilità nell’area compresa tra la “Blue Line” ed il fiume Litani.
All’Italia è altresì affidato il comando del Sector West di UNIFIL che, dal 13 aprile 2015, in tale ambito opera la Task Force italiana in Libano che gestisce le unità di manovra e di supporto fornite da altre nazioni quali: Armenia, Brunei, Finlandia, Ghana, Irlanda, Malesia, Repubblica di Corea, Slovenia e Tanzania e Serbia.
La missione UNIFIL è nata con la Risoluzione 425 adottata in data 19 marzo 1978 da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, a seguito dell’invasione del Libano da parte di Israele (marzo 1978). Successive Risoluzioni hanno prorogato, con cadenza semestrale, la durata della missione.
Il Centro Italo Arabo Assadakah non usufruendo di finanziamenti, lavora con 26 comuni che oggi sono gemellati con i loro partner libanesi, comuni sardi e pugliesi.
Il Governo Italiano e l’ Ambasciata intervengono con il famoso programma di emergenza chiamato Ross. Il Ross,è complesso insieme di iniziative di Emergenza, promosso dalla Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo (Dgcs) del Ministero degli Affari Esteri, illustrato a Beirut il dall’ ex ambasciatore d’Italia Gabriele Checchia, dal coordinatore del progetto Paolo Bonomi e da Nabil al-Jisr, presidente del Consiglio libanese per lo sviluppo e la ricostruzione. I risultati del Ross sono stati apprezzati, sia dal governo libanese che dalla popolazione che operava con questi obbiettivi: promuovere il ritorno della popolazione nei villaggi abbandonati,attraverso interventi nelle regioni interessate dalle conseguenze del conflitto, riqualificare gli insediamenti e migliorare le condizioni sociali, economiche e ambientali delle popolazioni e dei territori. Gli obiettivi si inquadrano nelle finalità generali dell’azione italiana che sono: la promozione della pace, della solidarietà, dello sviluppo sociale ed economico, della tute l’ambientale, l’affermazione dei diritti umani, lo sviluppo del dialogo interculturale, il rafforzamento del ruolo della società civile libanese in tutte le sue componenti.
Infatti sono stati riabilitati settori economici nelle aree più colpite dal conflitto, attraverso il ripristino e il rafforzamento delle attività generatrici di reddito, in un contesto rurale ed urbano. Sono stati ripristinati dei servizi essenziali per la popolazione: approvvigionamento idrico; fognature; trasporti; gestione dei rifiuti solidi;amministrazione locale.
Più di 400 ONG hanno operato in Libano. Purtroppo devo dire che la maggior parte ha speso il denaro pubblico in privilegi personali e formazione inutile. Sembrava che il Libano fosse il più retrogrado Paese al Mondo, nonostante tanti studi di fattibilità.
Due sono state le organizzazioni radicate nel territorio libanese che godono di straordinario rispetto. L’AVSI che, in questo momento, concentra nelle regioni del sud le sue forze,quella di Tiro in particolare, seguita da Bint, Jbeil e Marjayoun nella valle della Beqa’a.
Ha anche inaugurato una sede della Cooperativa Dardara. La Fondazione AVSI è una organizzazione non governativa, ONLUS, nata nel 1972 e impegnata in 107 progetti di cooperazione allo sviluppo in 30 paesi del mondo, tra Africa, America Latina e Caraibi,Europa dell’ EST, Medio Oriente, Asia.
La missione di AVSI è promuovere la dignità della persona attraverso attività di cooperazione allo sviluppo con particolare attenzione all’educazione, nel solco dell’insegnamento della Dottrina Sociale Cattolica. L’AVSI è presente in Libano dal 1996, prima con interventi sanitari di emergenza a supporto della popolazione, poi con interventi di ricostruzione e riabilitazione di un campo profughi palestinesi al Nord. Con progetti di riqualificazione dei sistemi di irrigazione e sostegno in campo agro-alimentare in tutto il Paese. Negli ultimi anni, AVSI ha concentrato le proprie attività nella zona del sud,in particolare nella Piana di Marjayoun, una delle aree agricole più vaste della regione, abbandonata a causa del conflitto dal 2006. Grazie ad una solida rete di partner e consulenti (FAO, Ministero dell’Agricoltura libanese, Cooperazione Italiana, Regione Lombardia, Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Milano, Studio Mazzucchelli e Pozzi) sono state realizzate importanti opere infrastrutturali che hanno permesso di ridurre del 50% il consumo idrico, irrigando il 40% in più dei terreni. Un lavoro impegnativo che è andato di pari passo con il favorire la proficua convivenza tra la comunità sciita e quella cristiana della Piana e garantendo la gestione condivisa delle risorse idriche con la nascita della Cooperativa di Dardara, i cui membri appartengono ad entrambe le comunità. Questi sono stati solo i primi passi di un percorso di valorizzazione e sviluppo della Piana e delle le oltre 40.000 persone che la abitano, un percorso che continua oggi promuovendo l’uso efficiente delle risorse irrigue, introducendo tecniche di lotta integrata e riduzione dell’uso dei pesticidi, l’innalzamento di qualità della produzione agricola, l’introduzione di colture più redditizie e un accompagnamento puntuale e continuo, grazie al sostegno a distanza, dei bambini della Regione e delle loro famiglie.
L’altra Organizzazione l’ICU – Istituto per la Cooperazione Universitaria Onlus – è un’Organizzazione non governativa che realizza progetti di cooperazione allo sviluppo, nei paesi del Sud del mondo, e promuove iniziative di informazione ed educazione sui temi della solidarietà internazionale. Ad oggi sono stati realizzati circa 350 progetti in Africa, America Latina, Asia e Medio Oriente, con una forte componente di formazione, così da assicurare la sostenibilità dello sviluppo. Sono numerosi i progetti dell’Organizzazione presente in Libano, malgrado tutti i rischi che si corrono dal 1984.

da http://www.ilsudest.it