Articolo ispirato a International Socialist Review Issue 35, maggio-giugno 2004.
– Sharon Smith è autrice di “Engels e l’origine dell’oppressione delle donne” (ISR 2, Fall 1997), giornalista per il quotidiano socialista dei lavoratori e co-autrice del saggio “Donne e Socialismo”: saggi sulla liberazione della donna, pubblicato da Haymarket Books.

 “Tipico del maschio-bianco ed Occidentale è un feroce anti-Femminismo sul fronte interno (cioè in Europa o negli USA) e un paternalistico-femminismo all’estero, mirante a contrastare la cultura dei popoli colonizzati.

In realtà il tutto fa parte del progetto di dominio dell’uomo bianco”. 

Il 3 marzo 2004, il Senato francese approvò una legge che vieta alle studentesse di indossare l’hijab, il copricapo indossato da molte donne e ragazze musulmane, nelle scuole pubbliche a partire dal settembre 2004. La nuova legge francese non vieta solo l’hijab, ma tutti i segni “e i vestiti che apparentemente indicano l’ appartenenza religiosa degli studenti”.
Essa vieta inoltre la barba o le bandane che denotano l’ appartenenza islamica, la kippah ebraica, o le “visibili” croci cristiane.
Tuttavia,  non sono poche le persone in Francia, dove la stampa ha definito il divieto “la legge contro il velo,” che ritengono che il target sia tutt’altro che l’hijab.
Il 1 ° aprile 2004, lo stato conservatore del Baden-Wurttemberg, in Germania, ha vietato alle insegnanti della scuola pubblica di religione musulmana di indossare il velo.
La tendenza anti-hijab si è anche estesa agli Stati Uniti, dove un sesto delle studentesse musulmane in Oklahoma, in un distretto della scuola pubblica, sono state sospese due volte nel 2003 per aver indossato l’hijab.
La discussione in Francia di vietare l’hijab ha generato polemiche dividendo la sinistra, gli anti-razzisti, le femministe e anche alcuni musulmani.
Il fondatore del movimento francese, SOS Racisme, un’organizzazione anti-razzista, si è dimesso dopo che è venuto fuori a sostegno del divieto.
Una rispettata e nota femminista come Fadela Amara, presidente di Ni Putes Ni Soumises (Né puttane né oppressi), un gruppo di donne avvocate per le donne del Nord Africa, sostiene la legge.
Nel dicembre del 2003, Muhammad Sayyid Tantawi, il Grande Sceicco di Al-Azhar del Cairo, ha dichiarato pubblicamente che i musulmani che vivono in paesi non musulmani sono tenuti ad obbedire alle leggi del paese ospitante, compreso il divieto di indossare l’ hijab.
Ma gli alti esponenti religiosi islamici contestano fortemente questa affermazione, e sostengono che il divieto dell’ hijab è un attacco diretto contro l’Islam.
In generale, comunque, sia i progressisti che le femministe francesi sostengono la legge, percepita come un passo in avanti per i diritti delle donne musulmane.
Il 5 dicembre 2003, per esempio, una sessantina di donne francesi, figure di spicco o dive dello spettacolo, tra cui attrici come Isabelle Adjani e Emmanuelle Béart, hanno pubblicato una petizione per il divieto puro e semplice dell’ hijab, come “simbolo visibile della sottomissione della donna”.
Tuttavia qualunque sia la motivazione tra i progressisti nel sostenere il divieto dell’ hijab, ciò non fa altro che accrescere il montante razzismo contro le popolazioni musulmane in tutta Europa, e in effetti, in tutto il mondo.

Oltre a rendere la vita più difficile alle giovani musulmane europee, rendendone di fatto più ostica l’ integrazione.

In questa campagna, come in Medio Oriente, lo stesso ex presidente francese Sarkozy, definì la legge come uno strumento importante nel corso della “guerra al terrore”.
Motivazione identiche furono dichiarate dall’ ex presidente francese Jacques Chirac per il divieto, che dichiarò: “Secularism is not negotiable”, nel dicembre 2003.
E la relazione Stasi, lo studio della Commissione di Governo su cui Chirac ha basato il nuovo divieto, ha definito la scuola pubblica come un privilegiato “universo chiuso”, che sottolinea i valori della parità uomo-donna e il rispetto reciproco. Il Rapporto Stasi si basa su un totale di ventisei misure, alcune destinate a promuovere la diversità culturale, come l’aggiunta della festa ebraica dello Yom Kippur e quella islamica di Eid al-Adha, oltre ai cristiani giorni festivi e l’insegnamento delle lingue berbere e della lingua curda per affrontare la questione delle minoranze etniche .
Ma esclusivamente il divieto di “apparenza”, usando l’ abito religioso è stato integrato nel diritto francese.

C’è qualcosa di profondamente ipocrita nell’ iniziativa che vieta i simboli religiosi in nome della laicità e della parità tra i sessi, mentre il governo francese continua a sovvenzionare le scuole private-cattoliche che infondono una cultura altamente-reazionaria, come pure le istituzioni religiose ebraiche.

L’ex primo ministro francese Jean-Pierre Raffarin, un grande paladino dello “svelamento” delle donne, afferma che la Francia è “la terra antica del cristianesimo”.

L’ ex ministro della giustizia di uno Stato tedesco giustificò il divieto dell’ hijab, affermando che i bambini tedeschi “devono imparare le radici della religione cristiana e della cultura europea.”
Siamo ad un passo dal proclamare i principi religiosi cristiani ed europei apertamente “superiori” rispetto alle altre culture nonché dichiarare aperta ostilità all’Islam.
L’ ex Primo ministro francese Alain Juppé ha affermato, “Non è paranoia affermare che siamo di fronte ad un aumento del fanatismo politico e religioso”.

Jacques Peyrat, il sindaco di Nizza, una roccaforte di estrema destra ha affermato in un discorso, “le moschee non dovrebbero esistente all’interno di una Repubblica laica.”

Difatto la Le Pen non fa altro che sostenere che la Francia ha cinque milioni di immigrati arabi che portano criminalità per le strade, e che dovrebbero “assimilarsi” nella società francese o essere espulsi. Giovani donne musulmane vengono di fatto usate come capri espiatori, al centro dell’attenzione per distrarre la Francia dalla dilagante disuguaglianza sociale e delle privazioni dell’ Istruzione e della Sanità.

Capri-espiatori utilizzati per tenere la mente al largo dalla deregolamentazione, sul calo della sicurezza nel lavoro, la discriminazione razziale e la vera disuguaglianza di genere. In maniera altrettanto razzista, il vecchio governo francese (l’ ex governo di Centro Destra) ha fatto-passare le manifestazioni dei musulmani contro il divieto dell’ hijab come uno sciopero contro l’antisemitismo, nonostante l’ evidenza, cioè che i crimini di odio contro gli ebrei francesi provengono espressamente dalle forze di estrema destra (e non dai migranti musulmani). La stesso fenomeno si verifica in Italia.
Nel corso del dibattito sull’ hijab, l’ ex ministro dell’Istruzione, Luc Ferry ha sostenuto che il conflitto in Medio Oriente “è entrato nostre scuole” e che la Francia è di fronte ad un nuovo anti-semitismo “che non è più della destra estrema, ma di origine islamica”.

Questo nonostante non si siano mai registrate aggressioni a giudei o alle sinagoghe da parte di immigrati arabi.

Fenomeno mai verificatosi.

Se mai continuano a registrarsi attacchi ai giudei ed alle sinagoghe da parte di attivisti dell’ Estrema-Destra o da parte di semplici cittadini francesi (non arabi) con opinioni politiche anti-semite.

Nel novembre 2004, poche settimane prima di proporre il divieto anti-hijab, Chirac annunciò una nuova commissione di governo per la lotta contro l’antisemitismo, che riguardò i residenti dei quartieri del Nord Africa per l’educazione contro l’antisemitismo.

In realità, i musulmani sono stati l’ obiettivo primario dei crimini d’odio in Francia (e in tutta Europa) dal 1960.

Numerose sono state e tutt’ ora sono le aggressioni contro le famiglie arabe e le moschee. Eppure l’ ex ministero francese degli interni non comprese nemmeno una categoria per gli attacchi diretti contro i migranti musulmani o/e nordafricani, come fece con le aggressioni antisemite, nonostante quest’ ultime continuino ad essere causate più frequentemente da attivisti di destra francesi, bianchi e certamente non musulmani.
In Francia, la Commissione nazionale consultiva dei diritti dell’uomo (CNCDH) ha documentato i vari crimini di odio commessi contro i musulmani nel 2002, ed ha osservato che gli esempi fossero “ben al di sotto del numero reale”:

lo studio elenca alcuni esempi di gravi violenze commesse nel 2002 contro le comunità musulmane: bottiglie molotov lanciate contro le moschee di Mericourt (nel Pas-de-Calais) e Chalons (nella regione di Marne), il 25 aprile e il 27, il 24 marzo contro la moschea Ecaudin (nella regione del Rodano), una lettera-bomba è stata inviata ad un’associazione della moschea di Perpignan (nei Pirenei Orientali), il 9 aprile, un monumento della religione islamica è stata profanato a Lione, il 24 aprile si è verificato un tentato incendio di un luogo di culto in Rillieux-la-Pape (Rhône), etc.

In questo contesto, il divieto francese di indossare il velo islamico non può che incendiare ulteriormente il razzismo e l’ odio anti-musulmano.

Una legge di tale ipocrisia razzista sarebbe destinata a promuovere la causa della parità delle donne.

Consapevolmente o meno, le femministe che sostengono misure come il divieto dell’ hijab sostengono contemporaneamente le campagne volte a sfruttare il simbolo dell’oppressione delle donne occidentali (l’ imperialismo occidentale sostenuto dalle varie Chiese Cristiane che, in misura sempre crescente, ostacolano in ogni modo l’ emancipazione della donna in Europa ed USA), rivendicano una superiorità culturale dell’imperialismo occidentale e rafforzano i suoi obiettivi sul mercato interno e globale, il tutto sotto il pretesto di lotta contro il “terrorismo islamico”.
Come è successo anche in Afghanistan, Mariam Rawi dell’Associazione Rivoluzionaria delle Donne dell’Afghanistan (RAWA), associazione femminista afghana che non ha mai sostenuto la Campagna di Bush J. per la “liberazione delle donne in Afghanistan” e che non ha mai creduto alle promesse “liberatorie” degli USA, sostiene: “gli Stati Uniti hanno sostituito un regime misogino con un altro altrettanto fondamentalista.”

Di fatto, il Dipartimento dei Talebani del Vizio e della Virtù, è risorto sotto il nome del Ministero degli Affari Religiosi, un Ministero che non fa altro che produrre leggi ed “articoli” pesantemente vessatori contro le donne.

I signori della guerra responsabili di un regno di terrore tra il 1992 e il 1996, compresa la violenza di massa e gli omicidi di donne, restano al potere, arricchendosi notevolmente attraverso la produzione di oppio.

Dopo aver visitato l’Afghanistan, il regista Meena Nanji ha segnalato: le leggi approvate che regolano il comportamento delle donne, come si legge in una pagina del manuale di talebani, include il divieto di seguire corsi scolastici, restrizioni alla capacità delle donne di muoversi e viaggiare, il divieto alle donne di cantare o ballare in pubblico, etc.. Inoltre una legge del 1970 che proibisce alle donne sposate di frequentare le classi delle scuole superiori è stata confermata. Questo è un grave passo indietro per le donne e le ragazze, come molte ragazze minorenni sono state costrette a sposarsi e ora non hanno alcuna speranza di migliorare la loro vita. Ma nel 2001, le femministe degli Stati Uniti non hanno mai messo in discussione il concetto ridicolo che un uomo di destra e Repubblicano come Bush, in realtà, non fosse minimamente intenzionato a migliorare la condizione delle donne afghane o che la guerra fosse un pretesto per altro.
Due giorni dopo la sua inaugurazione-presidenziale, nel gennaio 2001, Bush ripristinò una Reagan “gag”, (cioè una regola risalente a Reagan), negando i finanziamenti degli Stati Uniti a qualsiasi organizzazione internazionale di pianificazione familiare che cita la possibilità di abortire alle pazienti in stato di gravidanza problematica o rischiosa, cosa che nega di fatto il diritto di scegliere di milioni di donne povere di tutto il mondo di fronte a gravidanze non pianificate o “disagevoli”.
Secondo l’ Organizzazione Mondiale della Sanità, 78.000 donne in tutto il mondo muoiono di aborti non sicuri ogni anno. Tuttavia, l’approvazione femminista per la guerra in Afghanistan ha aiutato l’amministrazione Bush nel promuovere la finzione che una guerra possa avere lo scopo di “liberare” le donne afghane. Lo stesso divieto in Francia sull’ hijab non è un fenomeno nuovo, derivante da circostanze particolari della società “moderna”. L’ attuale campagna del governo francese contro l’hijab come un mezzo per denigrare la cultura islamica ha le sue origini nella storia coloniale.

Gli imperialisti e i loro difensori hanno sostenuto la superiorità culturale europea come una giustificazione per dominare le società musulmane. I punti di riferimento dei colonizzatori britannici in Egitto di un secolo fa, per esempio, hanno una notevole somiglianza a quello degli Stati Uniti ed europei imperialisti di oggi. Durante l’occupazione britannica dell’Egitto, il console generale britannico Lord Cromer, un fanatico nemico del “velo-islamico”, ha dichiarato che gli egiziani dovrebbero “essere convinti o costretti ad assimilare il vero spirito della civiltà occidentale”.
Eppure, una femminista egiziana come Leila Ahmed notò:
“Questo campione dell’ emancipazione femminile e dello “svelamento” delle donne in Egitto, in Inghilterra, fu un membro fondatore e talvolta presidente della Lega dell’ Uomo Contro il Suffraggio Femminile”.

Tipico del maschio-bianco ed Occidentale è un feroce anti-Femminismo sul fronte interno (cioè in Europa o negli USA) e un paternalistico-femminismo all’estero, mirante a contrastare la cultura dei popoli colonizzati.

In realtà il tutto fa parte del progetto di dominio dell’uomo bianco.

Le politiche coloniali di Cromer in Egitto, erano intese a sviluppare l’economia del paese, non più come fornitore di materie prime per le fabbriche con base in Inghilterra, perciò fu descritto erroneamente come promotore dei diritti delle donne.

Maddalena Celano da http://www.ilsudest.it